Informazioni su Riccardo “Kazeatari” Gabarrini

Forzato della scienza, aspirante traduttore, appassionato di Giappone e pazzo per il Giapponese, viaggiatore per passione coltiva sogni da fotografo e scrittore. E poi?! - direte voi. Be', ovvio: "Fisico, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore, amante, non per sé, molto eloquente..."

Vacanza non-vacanza

Il sito si prende una breve vacanza. Ho parecchio per le mani: questa settimana sarà davvero intensa, mentre settimana scorsa ho fatto un viaggio a Roma con mia moglie (gli articoli sono usciti perché programmati). Dovete quindi scusarmi, ma non ci saranno nuovi articoli per una decina di giorni.

Ora che sono tornato proverò ovviamente a rispondere – poco a poco – ai commenti arretrati, se però notate un ritardo nelle risposte, sapete il perché.

Stranezze giapponesi (26) – Virtual hizamakura

hizamakura cov膝枕 hizamakura è una parola composta da hiza, ginocchia, e makura, cuscino. Insomma, si riferisce all’usare le ginocchia come cuscino… le ginocchia di qualcun altro (o le proprie, nel caso di contorsionisti particolarmente abili).

Forse lo sapevate già e forse no, ma mai e poi mai avreste potuto immaginare quel che vi mostrerò oggi per la rubrica Stranezze giapponesi.

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Domande – La differenza tra tema e soggetto

Da una domanda di Acciughina969

Ciao, sei sempre molto chiaro nelle tue spiegazioni e mi sono innamorata di questo sito! Volevo chiederti però un’ulteriore spiegazione… Non riesco a capire bene la differenza tra soggetto e tema nella frase giapponese…. Avevo preso dei libri in biblioteca, ma mi hanno confuso e basta >_< Grazie mille!

Quando la gente pensa che il difficile del giapponese sia dato dai kanji, si sbaglia. Studiare i kanji è un processo lungo (e noioso, per molti), ma non è difficile in sé. L’argomento a cui hai appena accennato, invece, è difficile. Molto difficile.

Viene spesso identificato come la differenza d’uso di due particelle, la particella WA che indica il tema, e la particella GA, che indica il soggetto.

Ci sono perfino interi libri sull’argomento. Avevo una sensei in Giappone che ha ammesso di non sapere perché in una frase si usava una particella (ga) invece dell’altra (wa)… mentre io lo sapevo perché era uno dei casi più banali (per un giapponese è questione di “ciò che suona più naturale”, c’è quasi da aspettarselo che non conosca le varie regole).
Tutto ciò per dirti, quanto è difficile. Capirai così perché non possiamo condensare ed esaurire qui il discorso (considera che sto scrivendo un libro sull’argomento!)

La differenza sostanziale tra le due cose, tra il WA che indica il tema, e il GA, che indica il soggetto, può però essere spiegata con pochi esempi… o almeno ci proverò, tieni presente che non possiamo fare miracoli.

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Perché non eliminare i kanji?

senUna domanda frequente quando si è agli inizi nello studio del giapponese (l’ho fatta anch’io!) è proprio quella del titolo!

Il sistema di scrittura giapponese è molto complesso, quindi spesso ci si chiede “Perché non rinunciare ai kanji, e/o possibilmente anche al katakana, per scrivere solo in hiragana, o meglio ancora in roomaji?”

In genere tendo a dare una chiara e completa (e molto lunga) spiegazione del perché il giapponese sia diventato così come è oggi e del perché sia il raggiungimento di un equilibrio tra vari fattori. Mi sono reso conto, però, che la cosa migliore è forse dimostrare con degli esempi l’importanza dei tre punti che sconsigliano le semplificazioni dette.

I punti che vedremo sono tre:

  1. Gli omofoni
  2. Efficacia della comunicazione
  3. La letteratura

Partiamo dunque dal principio e vediamo innanzitutto…

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Nuovi vocaboli – Kabe-don

kabedon114 modi per liberarsi da un kabedon. Situazione (si veda il video) a volte indesiderabile

Un vocabolo relativamente nuovo in giapponese (con cui inauguriamo una nuova “rubrica” di Giapponese contemporaneo e slang) è questo 壁ドン kabe-don.

Kabe significa “muro”. Invece “don” sta per 丼 letto don o donburi a seconda dei casi. Di questo secondo termine avrete sentito parlare, immagino, o forse avrete letto il mio articolo Stranezze giapponesi (21) – OOMORI & Co., oppure avete semplicemente ordinato un カツ丼 katsudon al ristorante giapponese.

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Ringraziare in vari modi, perfino al passato!

arigatou (3)La maggior parte di voi conoscerà, immagino, l’espressione ありがとうございます arigatou gozaimasu, ovvero un cortese “grazie”. Se non la conoscete, ma anche se la conoscete, è il caso che diate un’occhiata a questo mio post: Miti – L’origine di arigatou.

Per cominciare vorrei riepilogarvi i vari modi che esistono per ringraziare.

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Stranezze giapponesi (23)

Come detto negli articoli i fanatici della salute e i fanatici della bellezza, le giapponesi, ma anche i giapponesi (in effetti dovremmo parlare anche di altri paesi asiatici, come Cina, Corea e Taiwan) hanno una discreta paura del sole e dei suoi danni (reali, sia chiaro) alla salute e al loro desiderabile “pallore estetico”.

È dunque del tutto normale vedere in estate donne di ogni età girare con l’ombrello anche se non piove: si fa per proteggersi dal sole, così come facevano le dame europee tra ‘800 e ‘900.

Senza considerare poi che l’estate giapponese può essere calda e molto piovosa insieme, in certi periodi… si può avere 30 e passa gradi, con la pioggia!

Non dovreste dunque stupirvi del fatto che i giapponesi, sempre pronti a provare strade nuove cercando di migliorare l’esistente, abbiano inventato il prodotto che vi presento oggi.

Obrellore? Ventello? Fanbrella, all’ingese? Guardate immagine e video e scegliete voi il nome!

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L’insostenebile leggerezza di doumo

doumo 01Via piace il titolo? Era meglio “Se questo è un doumo”…? Non lo sapremo mai.

In genere doumo viene studiato come parte dell’espresione どうもありがとうございます doumo arigatou gozaimasu per ringraziare, o al più si specifica che può essere usato in alternativa ad arigatou (e basta), sempre per ringraziare.

Ma non è tutto qui!

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