Informazioni su 風当たり

Laureato in Scienza dei Materiali si è presto accorto che lo studio delle lingue era la sua vera vocazione. A guidarlo, la passione per il Giappone e un vero e proprio amore per per la Cina (in più d'un senso). Insegnante di giapponese, traduttore, studioso instancabile di lingua e cultura Giapponese, viaggiatore per passione, coltiva anche sogni da fotografo e scrittore. E poi?! - direte voi. Be', ovvio: "Fisico, filosofo eccellente, musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore, amante, non per sé, molto eloquente" ...nonché appassionato di Rostand e del suo Cyrano.

Lo sapevate? – I tanti nomi del Giappone

MartinBehaim1492

Lo sapevate? Sapevatelo! …diceva il buon Guzzanti in Rieducational Channel. Ecco allora che inauguriamo una rubrica del genere, con brevi informazioni sul Giappone, poco note ai più. Oggi parliamo dei tanti nomi del Giappone, perché se dobbiamo partire da qualche parte, un argomento così, sul Giappone in generale, mi pare il più ovvio…

Wa? Yamato? Nihon? …Japan?

Il nome più antico del Giappone è 倭 wa (o 倭国 wakoku, con l’aggiunta del kanji di “nazione”). Il termine fu usato a lungo, almeno fino all’ottavo secolo, sia in Giappone che in Cina e Corea, ma molto probabilmente nacque come termine dispregiativo, poiché in Cina fin dal secondo secolo è riportato con il significato di “sottomesso”, “docile”, dato che rappresenta una persona piegata o che si piega. Il riferimento era probabilmente alla bassa statura dei giapponesi o alla loro abitudine a inchinarsi.

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Le forme imperative – Il VERO imperativo

ganbare nihon

In tanti conoscono la forma “imperativa” in -te+kudasai (o senza il kudasai), ne abbiamo anche parlato nell’articolo La forma in -te usata come imperativo. Oggi però vediamo quella che potremmo definire la VERA forma imperativa, cioè quella che si trova nel “paradigma” dei verbi giapponesi, nascosto tra le terrificanti basi dei verbi.

Per i verbi godan la forma imperativa equivale alla base che termina con il suono E (la meireikei, da meirei, ordine, e -kei, forma).

がんば ganbaru → がんば ganbare

kaeru → 帰 kaere

Suona scortese, o perlomeno brusca… anche se tutto dipende dal contesto: un atleta viene incitato con “ganbare!” …senza ovviamente che risulti scortese!

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Parole forti! – Terekakushi

terekakushi
照れ隠し
TEREKAKUSHI
+++

(lett. “il nascondere l’imbarazzo”) – Da 照れる tereru, imabarazzarsi, e da 隠す kakusu, nascondere. Insomma, come da immagine sopra, il fatto di nascondere il proprio imbarazzo o, più spesso, qualcosa che si fa (o si dice) per nascondere il proprio imbarazzo… come un’azione violenta nel caso di una tsundere (ovvero una ragazza che sotto sotto è in realtà interessata, ma che si dimostra scontrosa, perché l’imbarazzo le impedisce di essere onesta nei suoi sentimenti).

Vediamo come si usa con qualche esempio…
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Miti – La coordinazione degli aggettivi

Ci sono due grandi miti sulla coordinazione degli aggettivi:

  1. che unire due aggettivi richieda sempre di coordinarli con la forma in -te
  2. che coordinando due aggettivi, il loro ordine non conti affatto

Inutile dire, giunti a questo punto, che si tratta di due “miti”, se non addirittura di vere e proprie furfollerie!

No, non stateci a pensare, ho inventato io la parola “furfollerie”.

Insomma, a volte gli aggettivi si possono coordinare senza la forma in -te o con una forma alternativa (in -ku). Altre volte invece bisogna addirittura evitare di usare la forma in -te. Inoltre ci sono casi in cui l’ordine degli aggettivi non importa e casi in cui è fondamentale.

Bene, se vi sentite pronti… cominciamo!

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Parole forti! – Hanmenkyoushi

Hanmen-kyoushi
反面教師
HANMENKYOUSHI
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(lett. “insegnante opposto”) – Da 反面 hanmen, l’opposto (il lato/la facciata opposta), e da 教師 kyoushi, insegnante. Ma forse faremmo meglio a leggere questi kanji a la cinese, ovvero fǎn miàn jiào shī …e scommetto che il perché vi stupirà parecchio!

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Domande frequenti – Scrivere a mano i kanji …è possibile?!

kanji da mezzo centimetroNell’immagine sopra vedete un kanji molto complesso, scritto da me in un quadretto da mezzo centimetro… Be’, invidiosi?  Allora sappiate due cose…

  1. Non siete i soli, ma tranquilli! Ci arriverete anche voi a scrivere così…
  2. Vi serve solo il tempo e il giusto materiale per scrivere …e esercitarvi spesso.

Per sapere come trovare il materiale necessario… continuate a leggere l’articolo ^__^

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Stranezze giapponesi (35) – Ossessioni alla frutta

Ossessioni di frutta (0)Immagino abbiate sentito che la frutta costa tanto in Giappone… ma quanto costa davvero, lo sapete? In una parola… tanto. Che volete, mica posso stare a dirvi i prezzi un frutto per volta, vi pare?! Ma sorvoliamo, cercherò di darvi un’idea di quella che è la realtà quotidiana della massaia giapponese… prima di sconvolgere il vostro mondo.

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Parole forti! – Sokojikara

sokojikara

底力
SOKOJIKARA

(lett. forza sul fondo) – Da 底 soko, fondo, e da 力 chikara, forza (la “chi” sonorizza, uno dei rari casi in cui accade; la sua trascrizione sarebbe “di”, ma la pronuncia è “ji”). Il termine 底力(そこぢから)indica una forza nascosta alla vista, invisibile ai più, una “energia latente”, che di norma non lasciamo trasparire in superficie, ma che nel momento del bisogno, quando più si rivela necessaria, riusciamo a trovare dentro di noi e a sfruttare.

Bella parola, no? Se vi ricordate l’articolo sulle stranezze giapponesi di qualche giorno fa, quello sulle pubblicità giapponesi della Nissin, ricorderete forse anche i video della campagna “Boil Japan”. Vediamo il loro 合言葉 aikotoba (slogan) insieme a qualche altro esempio qui di seguito.

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Domande – Venire, andare e tornare

keroro gunsou

Ho ricevuto una domanda interessante su facebook a proposito di un argomento che, mi sono reso conto, non abbiamo mai affrontato qui sul sito, sebbene sia molto importante. Mi riferisco, come suggerisce il titolo, ai verbi venire, andare e tornare.

Questi tre importanti verbi, come vedremo tra poco, in Giapponese sono quattro (?!)

1) 来る kuru, venire, e 行く iku, andare

Per certi versi quel che leggiamo nel titoletto dovrebbe essere sufficiente: kuru significa venire e iku significa andare, cosa c’è di difficile? Be’, non sempre è così.

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