Informazioni su 風当たり

Laureato in Scienza dei Materiali si è presto accorto che lo studio delle lingue era la sua vera vocazione. A guidarlo, la passione per il Giappone e un vero e proprio amore per per la Cina (in più d'un senso). Insegnante di giapponese, traduttore, studioso instancabile di lingua e cultura Giapponese, viaggiatore per passione, coltiva anche sogni da fotografo e scrittore. E poi?! - direte voi. Be', ovvio: "Fisico, filosofo eccellente, musico, spadaccino, rimatore, del ciel viaggiatore, amante, non per sé, molto eloquente" ...nonché appassionato di Rostand e del suo Cyrano.

N5 in sintesi – La forma in -te usata per coordinare (2) – la forma negativa

La forma in -te (o テ形 te-kei) usata per coordinare, posta al negativo

Coordinare con la forma negativa… si può fare davvero?

Caso 1 – Frasi coordinate in successione temporale e frasi modali

In un certo senso sì, si può fare la forma negativa della te-kei modale e di quella che esprime una frase coordinata di due frasi in successione temporale; per farlo si usa la forma negativa in -naide. In italiano rendiamo quasi sempre queste forme in -naide con “senza fare…”: un’espressione che non ha molto a che fare con l’idea di coordinazione…

朝ご飯を食べて、学校に行った。
Asagohan wo tabete, gakkou ni itta.
Ho fatto colazione e sono andato a scuola. (frasi coordinate e in successione)

Creiamo ora la forma negativa della forma in -te. Cosa succede?

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Parole forti! – Karoushi

karoushi
+++
過労死
KAROUSHI
+++

(lett. morte da troppo lavoro) – Da 死 shi, morte, e da 過労 karou, troppo lavoro (過 ka significa eccedere, superare, mentre 労 rou si riferisce al lavoro). Indica la morte sopraggiunta per troppo lavoro, quindi l’idea di morire, letteralmente, di fatica. Nella definizione (anche legale) di karoushi rientra anche il suicidio commesso da una persona per le condizioni che si sono venute a creare in conseguenza di troppo lavoro.

Inutile dire che è qualcosa di sconosciuto a noi italiani (o almeno questa è l’immagine che ci portiamo appresso). Viceversa in Giappone (ma non solo come vedremo) ormai è davvero un problema molto serio e, per fortuna, di recente è divenuto un problema anche abbastanza sentito, al punto che in Giappone è al vaglio una proposta di legge per rendere obbligatorio prendere alcuni giorni di ferie all’anno… Sì perché molti giapponesi non prendono ferie!

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N5 in sintesi – La forma in -te come modale

La forma in -te (o テ形, te-kei) come modale

Vediamo una prima frase, tipicamente usata per gli esempi di questo tipo di frasi con la forma in -te

歩いて近くのコンビニに行きます。
Aruite chikaku no konbini ni ikimasu.
Vado al konbini (qui) vicino a piedi/camminando.

Nel caso sopra la frase modale è abbastanza semplice. È altrettanto semplice nel caso in cui il modo in cui svolgo l’azione corrisponda all’espressione del mezzo con cui la svolgo (i giapponesi preferiscono parlare di una forma in -te che esprime un mezzo… di norma queste frasi usano il verbo 使う tsukau, usare, o verbi simili).

Vediamo due esempi di frasi simili (negativa e affermativa)…

包丁を使わないで、料理をした。
houchou wo tsukawanaide, ryouri wo shita.
Ho cucinato senza usare il coltello.
包丁を使って、料理をした。
houchou wo tsukatte, ryouri wo shita.
Ho cucinato usando il coltello.

Tuttavia ci sono delle frasi (affermative) che non sempre sono individuabili chiaramente come delle frasi modali. Di seguito capirete perché il termine che io uso, “modale”, è di solito evitato dai testi, ma capirete anche, spero, perché secondo me è comunque il più adatto!

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Vocaboli – Non mi ricordo…

oboeru2Pochi vocaboli sono più fraintesi del caro 覚える oboeru… poverino. Non vi fa pena? No? Solo perché non conoscete la sua storia, se solo sapeste quante ne ha passate… Ma ora sto deragliando (mi pareva più appropriato di “divagando”), quindi torniamo a noi.

Il verbo oboeru è universalmente scambiato per il verbo “ricordare”. Quindi quando qualcuno vuole dire “non mi ricordo” uso il verbo oboeru alla sua forma negativa… e sbaglia. Ma non solo: sbaglia clamorosamente e tragicamente.

L’uso di 覚える oboeru e 思い出す omoidasu

È importantissimo cogliere la differenza tra i due verbi in questione perché tra loro passa una differenza sottile, sì, ma profonda come un crepaccio dell’Himalaya.

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N5 in sintesi – La forma in -te usata per coordinare (1)

La forma in -te (o テ形 te-kei) usata per coordinare (1)

Come immaginerete dal titolo i verbi possono essere coordinati con la te-kei, o forma in -te… ma anche gli aggettivi!

Prima di vedere i verbi partiamo proprio dagli aggettivi.

(1) Gli aggettivi in -i passano alla forma in -ku e aggiungono -te.

高い takai → 高く+て takaku-te → 高くて takakute

(2) Gli aggettivi in na si appoggiano al verbo essere per cui desu/da → de quindi per esempio avrò きれいな・きれいだ/です → きれいで kirei de.

木田さんの奥さまはきれいで、やさしいです。
kida-san no okusama wa kirei de yasashii desu.
La moglie del Signor Kida è bella e gentile.

Gli aggettivi dei colori però sono un’eccezione!

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Parole forti! – Neguse

neguse
寝癖
NEGUSE
+++

(lett. abitudini del dormire) – Da 寝る neru, dormire, e da 癖 kuse, cattiva abitudine. Ha due significati principali (anche altri in effetti). Indica (1) i capelli scompigliati al risveglio (gli stessi capelli o la loro condizione) e (2) Le cattive abitudini che si hanno durante il sonno, come rigirarsi spesso, calciare e togliersi le coperte… e così via.

Tra i comportamenti che si hanno durante il sonno esiste un’altra parola particolarmente interessante. Si tratta di 寝返り negaeri, che indica il girarsi nel letto (senza una particolare connotazione di “cattiva abitudine”).

Ma vediamo un paio di esempi per neguse…

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N5 in sintesi – La forma in -te come imperativo

La forma in -te (o テ形, te-kei) come imperativo

La forma in -te da sola corrisponde, nel linguaggio colloquiale, a un imperativo “ammorbidito” rispetto alla vera e propria forma imperativa.

こっちに来て!
Kocchi ni kite!
Vieni qui

“kocchi” è “da questa parte”, letteralmente, ma può equivalere a koko, qui.

ここに来てよ。
Vieni qui!

Lo “yo” suona da rafforzativo, un modo si rendere insistente la richiesta. Altro esempio, stavolta cambiamo particella.

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Domande frequenti – Com’è nata la lingua giapponese scritta?

kanbunOggi proveremo a rispondere a una domanda molto difficile… quella del titolo, ovvero come è nata la lingua giapponese scritta.

Non è assolutamente qualcosa di tanto semplice da poter sperare di rispondere perfettamente in poche righe, ma possiamo sacrificare un po’ di tecnicismi e parole difficili a tutto vantaggio della chiarezza e della brevezza (sì, che ci crediate o no, l’articolo che segue è una versione sintetica).

Proverò a spiegare anche, nel modo più semplice possibile spero, alcuni dei punti meno affrontati di solito e che spesso incuriosiscono gli studenti: chiariremo da dove vengono le pronunce on e kun, perché vanno studiate entrambe e perché sono nati e servono tutt’oggi i kana, hiragana e katakana.

Partiamo da ciò che si dice più comunemente.

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