N3/N2 – Espressioni

Elenco delle espressioni d’uso comune per il livello N3 e N2 del JLPT

“Livello N3 e N2″ perché esiste una vecchia lista espressioni riferita al vecchio 2° livello (uguale all’attuale N2, a detta del sito ufficiale del jlpt), ma non delle nuove liste ufficiali (dicono che non intendono pubblicarne più). Dunque non dovrebbero comparire espressioni più avanzate di queste, né nel livello N3, né nel livello N2. Quelle in rosso sono state aggiunte da me, perché mi pare sacrilego non conoscerle, ma non erano nella lista che  ho trovato… scegliete voi se studiarle o meno… ^_^

A fine elenco trovate delle note per tutte le espressioni contrassegnate da asterisco. Ovviamente però non posso spiegare in modo completo ciascuna espressione, se doveste avere dubbi domandate pure; tornerà utile anche a me per migliorare questa pagina! (-_^)

# Espressione Traduzione
1 (どうも)ありがとう。 Grazie*
2 どうも。 1. Grazie; 2. Salve; 3. Scusi *
3 行って来る
いってくる。
Io vado (e torno)
4 お帰り
おかえり。
Bentornato
5 おかけください。 Si sieda, La prego.
6 気をつけて
きをつけて。
Fa’ attenzione/Mi raccomando/(Buon viaggio)*
7 お気をつけ下さい
おきをつけください。
Faccia attenzione/Si riguardi*
8 お構いなく
おかまいなく。
Non si disturbi/Non pensi a me/Non mi badi/Non faccia caso a me*
9 お気の毒に
おきのどくに。
Mi spiace per Lei*
10 (では)お元気で
(では)おげんきで。
Mi stia bene (a chiudere una lettera)
11 お元気ですか
おげんきですか。
Sta bene? (ad inizio lettera)
12 お邪魔します
おじゃまします。
(lett.) Scusi il disturbo*
13 お邪魔しました
おじゃましました。
(lett.) Scusi se l’ho disturbata*
14 お世話になりました
おせわになりました。
Ha fatto molto per me*
15 お願い(ね)
おねがい(ね)。
Per favore (/mi raccomando, ok?)
16 おはよう/おはよ。 ‘giorno!
17 お待たせしました
おまたせしました。
Scusi l’attesa*
18 お待ちください
おまちください。
Attenda un attimo, per favore.*
19 お待ち遠さま(お待ちどうさま)
おまちどおさま。(“dou” è errore comune)
(lett.) La sua è stata una lunga attesa*
20 おめでとう。 Complimenti!/Auguri!
22 ご遠慮なく
ごえんりょなく。
Non faccia complimenti
23 お先に(失礼します)
おさきに(しつれいします)
(Mi congedo/Vado via) prima (di Lei). (Saluto detto andando via dal posto di lavoro)
24 お疲れさま
おつかれさま。
Ottimo lavoro. (Anche come saluto rivolto a chi esce dal posto di lavoro)*
25 ご苦労さま
ごくろうさま。
Ottimo lavoro.*
26 ご存知ですか
ごぞんじですか。
Lo sa?/Ne è al corrente?*

* Note:

N.B. I kanji sono indicati solo se usati abbastanza di frequente.
Non indico mai i kanji per o- e go-, 御 , per kudasai, 下さい, e per gozaimasu, 御座います, e il suo passato, gozaimashita, nonché i vari -sama (様) e -san (che
avrebbe lo stesso kanji ma non lo si usa mai per rendere la pronuncia “san”). Per il semplice fatto che è raro incontrarli in simili espressioni (specie gozaimasu).
Si trova kudasai in kanji, in genere, se segue una forma in -te di un verbo, non se segue un sostantivo… ma non è una regola fissa.

1, 3, 4, 15, 16, 20 sono forme più colloquiali di espressioni già viste.
Piccola curiosità su… 1. Arigatou è l’avverbio classico derivante da “arigatai” (l’aggettivo per indicare qualcosa di cui essere grati). L’etimologia, l’origine della parola “arigatou” è interessante. Intanto è comunemente sbagliata dagli stranieri che credono sia “(un debito) che è difficile/duro (katai) avere (ari)” (spesso si legge di “un’espressione di gratitudine che in realtà indica rimorso, rammarico”). Però anche i giapponesi non la conoscono bene e credono venga dal portoghese “obrigado”. In realtà si trova ne “I racconti del cuscino” (makura no soushi) sotto una forma che, quasi da sola, ce ne spiega l’origine. E’ infatti riferita a “cose che è raro che esistano” (arigataki mono), ovvero “cose che è raro trovare” (di grande bellezza, importanza… ecc). Dunque cose che “non si possono trascurare” (non puoi passarci vicino e non vederle), “non si possono ignorare”, perché rare e preziose… come il favore, la gentilezza appena ricevuta. Per approfondire per bene vi consiglio di leggere questo mio articolo.

2. Doumo è un’espressione di grande complessità che meglio si conosce incontrando gli usi in situazioni di vita quotidiana. Letteralmente significa “in qualche modo” (dou mo) e può essere usata in vari modi, tra cui quelli visti e altri, tipo il chotto di “watashi wa chotto…”, a indicare che qualcosa non vi è andata o non vi va bene. O ancora sarcasticamente, per esempio in “sore wa doomo!” con suono particolarmente allungato sulla “o”, a intendere “Eh! Grazie tante!/Troppo buono!” e simili commenti sarcastici. Se volete approfondire vi consiglio questo post su jappop.

6-7. ki wo tsukete, letteralmente “attaccaci lo spirito” (i.e. mettici la testa, fa’ attenzione a quel che fai). Nonostante la traduzione letterale non si usa per gridare a qualcuno di stare attento perché gli sta cascando in testa qualcosa da uno scaffale… si usa per esempio con una ragazza che rincasa da sola la sera (tra ragazzi maschi suonerebbe un po’ strano), o con dei bambini che tornano a casa da soli (ki wo tsukute kaette ne! = tornate a casa facendo attenzione), o lo dice la madre al bambino che va a pescare col papà … insomma, come saluto e al tempo stesso come raccomandazione. La versione al punto 7, o-ki wo tsuke kudasai, o anche o-ki wo tsukete kudasai, è semplicemente la versione più cortese e formale, rivolta magari a un’anziana signora con cui non avete troppa confidenza (non certo a un bambino).

8. Dal verbo kamau, interessarsi (di qualcosa), qui reso sostantivo e seguito da nai alla forma in -ku (avverbiale o ren’youkei), per dire di non aver a che fare con/badare al parlante. Alla forma non cortese, kamawanaide, diventa un “lasciami stare”, “fregatene” o “non farti coinvolgere/preoccuparti di una data cosa”, espressa con に). Se invece il soggetto è il parlante, kamawanai, kamawan, equivarrà a un “me ne frego”, “non mi importa niente!”.

9. Indica che qualcosa è un veleno (doku) per lo spirito (ki). L’opposto del molto meno usato “ki no kusuri” (medicina per lo spirito) che indica “qualcosa che ci rimette al mondo”, qualcosa di bello, ecc. Ovviamente diventa un “mi spiace per Lei” per dire “sento il Suo dolore come un veleno per lo spirito”, cioè mi ferisce come se anch’io fossi interessato dalla situazione. Si può usare anche per scusarsi di aver arrecato un fastidio ad altro (ki no doku na koto wo shimashita, ho fatto una cosa che è veleno per lo spirito).

12-13. ojama shimasu, cioè “sarò un fastidio (per Lei)”, e il suo passato sono le tipiche frasi dette quando entrate a casa di qualcuno e quando salutate per andare via. Mettiamo poi siate da un amico, sua madre rientra dopo un po’ e nel salutarla direte “ojama shite imasu” perché in quel momento l’azione di “disturbare” che compite stando a casa d’altri, è in corso, quindi usate la forma continuativa.

14. osewa ni narimashita è ben tradotto dall’inglese “I’ve been in your care”, noi diremmo “Si è preso gran/buona cura di me” o “Le sono grato per tutto quel che ha fatto per me”. Incidentalmente si può dire ai proprietari quando lasciate un albergo… o in molte situazioni più formali, p.e. salutando un prof quando vi diplomate, il capoufficio quando vi trasferite… Volendo leggere qualcosa di più approfondite lo trovate nel link che vi lascio a fine pagina. Incidentalmente esiste, è chiaro, la forma al presente (o meglio al futuro): “kyou kara wa osewa ni narimasu”, cioè “da oggi in poi mi affiderò a Lei” (I’ll be in your care).

17-19. Tema: l’attesa (XD). Il 17, scusi l’attesa, l’abbiamo già visto, il 18 è “l’opposto”: aspetti per favore. Omachidoosama era riportato scorrettamente (-dou-) anche dove ho preso la lista che vedete. In effetti è un errore comune anche tra i giapponesi, tanto che come si legge qui, ci sono molto risultati a favore della forma scorretta (addirittura di più se “machi” è scritto in kanji e non in kana!)… Tuttavia deriva da “tooi”, sonorizzato e senza desinenza -i, quindi la forma corretta è ovviamente solo quella con l’allugamento “oo”. Il significato è lo stesso del n°17, omatase shimashita, ma è molto più informale… Potreste sentirlo in un izakaya, quando portano il cibo, o in un ristorantino di sushi. E’ spesso abbreviato: “Hai, omachi!” (che suona come un “Ecco qua!”).

24-25. Gokurousama viene usato solo dai superiori verso i dipendenti. Otsukaresama è il termine da usare con i propri superiori (ma può essere usato anche dai superiori). Come detto nella nota è usato a fine giornata, per salutare un collega che va a casa (il quale dirà probabilmente “o-saki ni shitsurei shimasu” o solo “osaki ni”), ma anche al termine di un preciso lavoro portato a termine (quasi come significasse “congratulazioni (per aver finito)” o “ottimo lavoro”). Viene usato anche come forma di saluto durante la giornata (in genere per persone con cui non si lavora a stretto contatto tutto il giorno), per esempio incontrando uno dei propri superiori in corridoio, si farà un inchino e si dirà, per l’appunto, “otsukaresama desu” (al che il superiore risponderà gokurousama o come dico fra poco).
C’è qualcos’altro da dire, anche se non esattamente sull’espressione, quanto sul suffisso… -sama. Noterete che quando è una persona più importante, specie se uomo, a parlare ad una persona meno importante, spesso dirà otsukaresan o gokurousan, non userà cioè sama, ma -san, oppure nessun suffisso… o solo con un cenno col capo).

26. La forma in questione è la versione cortese usata al posto di “shiru”. Cioè se parlate in modo cortese con una persona più importante, p.e. il capo dell’azienda dove lavorate, e il capo è soggetto del verbo sapere, allora non dite “shitte imasu ka” (lo sa?), dite “go-zonji desu ka”. Mentre quando siete voi a sapere qualcosa (e siete nello stesso contesto, p.e. col vostro gran capo), sarete più umili togliendo il prefisso go-, direte “zonjite orimasu” (Ne sono consapevole/Lo so)… notate l’uso di “oru” invece di “iru”, tipico di questi contesti.

Volendo approfondire veramente, a questo indirizzo si trovano delle spiegazioni molto complete su alcune di queste espressioni, su alcune viste nei livelli precedenti e alcune non viste finora.

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