N4 – Espressioni

Elenco delle espressioni d’uso comune per il livello N4 del JLPT

A fine elenco trovate delle note per tutte le espressioni contrassegnate da asterisco. Ovviamente però non posso spiegare in modo completo ciascuna espressione, se doveste avere dubbi domandate pure; tornerà utile anche a me per migliorare questa pagina! (-_^)

Espressione Traduzione
1 いってらっしゃい Saluto per chi esce (p.e. di casa)*
2 いってまいります Vado./Vado e torno (molto cortese)*
2′ いってきます Io vado!/Vado e torno (cortese)
3 お帰りなさい
おかえりなさい
Bentornato (a casa)*
4 おかげさまで Grazie a Lei/al cielo*
5 お大事に
おだいじに
Si riguardi (detto a un malato)
6 お待たせしました
おまたせしました
Scusi se l’ho fatta aspettare*
7 おめでとうございます。 Congratulazioni/Auguri
8 かしこまりました。 Capito/Agli ordini*
9 それはいけませんね。 (E’ vero,) così non va!
10 ただいま。 “Sono tornato!”
11 よく、いらっしゃいました。 Ha fatto bene a venire/Benvenuto!
12 (XXX へ/に)ようこそ! Benvenuto (a XXX)!

* Note:

N.B. I kanji sono indicati solo se usati abbastanza di frequente.
Non indico mai i kanji per o- e go-, 御 , e per gozaimasu, 御座います, e il suo passato, gozaimashita. Per il semplice fatto che è raro incontrarli, in kanji, in simili espressioni (specie gozaimasu/mashita).

1. Itterasshai è in effetti contrazione di itte e irasshai, come a dire Vada e torni (lett. “vada e venga”). Si usa ormai normalmente, anche tra familiari quasi come per augurare il buon viaggio anche se non si tratta di viaggio, ma di una semplice uscita per la scuola, il lavoro, ecc. L’espressione italiana che ci va più vicina è Torna presto! Come okaeri (n° 3) che serve ad accogliere e tadaima (n° 10) che si dice rientrando, può essere usato in senso più o meno ironico e non limitato all’ambiente familiare (ma non si usa mai per i saluti sul posto di lavoro, a scuola, ecc).

2 e 2′. Ittemairimasu è un modo molto utile di annunciare che si sta uscendo o di rispondere a itterasshai (in effetti sarebbe l’opposto, prima annuncio che vado, così mi sento rispondere “itterasshai”). “Mairimasu” è un verbo umile, che è raro sentire usare nel quotidiano. Molto, molto più comune è l’espressione ITTEKIMASU. Attenzione! Non si usa andando a casa dal luogo di lavoro… Bisogna tener presente che è un’espressione composta “itte” (vado) più “kimasu”, o “mairimasu” (torno). Insomma, il nostro “vado e torno”, non ha senso dirlo per annunciare che state uscendo dall’azienda per tornare a casa… ha già più senso se vi mandano a fare una commissione, uscite a comprare il pranzo per voi e dei colleghi… cose così ^__^

3. Okaeri è colloquiale, l’aggiunta di nasai implica più cortesia. Vd. anche 1.

4. Tutti bene in famiglia? Grazie al cielo sì. …i Giapponesi però non dicono Grazie al Cielo (è un riferimento religioso), dicono “okagesama de”, cioè “Grazie a Lei” (lett. “grazie alla Sua influenza/alle Sue attenzioni”, come se questa persona avesse vegliato sulla persona che parla), anche se la persona in questione non ha effettivamente fatto proprio nulla di cui esserle grata. Mi sembra una buona riprova di quanto i rapporti con gli altri siano cruciali in Giappone, più importanti del rapporto con la divinità, per esempio. Ad ogni modo, la parola chiave, che abbiamo tradotto come “influenza”, “favori/e”, “attenzione” è “kage”, 陰 , che in effetti significa “ombra” (o il “corrispondente” kanji jouyougai, cioè non di uso comune: 蔭).

6. Può essere usato in senso proprio, ma anche solo formalmente. Al ristorante o in generale persone di cui siete clienti vi diranno omatase shimashita, anche se avete aspettato pochissimo. P.e. ho appuntamento con un tizio di un’azienda, la segretaria va ad avvertirlo e tornando per farmi strada mi dice “omatase shimashita”, anche se è passato un minuto.

7. E’ raro trovare omedetou in kanji ma vale la pena conoscere i kanji del termine da cui deriva, medetai 目出度い (rif. a qualcosa di cui rallegrarsi, può però essere usato sarcasticamente). Sono kanji banalissimi, usati con valore solo fonetico al posto di quelli usati un tempo che ormai hanno perso la pronuncia di allora (il kanji di “ai”, amore, che compariva nel verbo 愛づ mezu, ed il kanji di hanahadashii estremamente, nella parola 甚し al tempo letta itashi. Insieme significavano dunque “estremamente amabile”).

8. Kashikomarimashita, modo umile di dire “Ho capito”, lo sentirete usare giusto da qualche cameriera/e al ristorante per dire che “ha compreso il vostro ordine” (non perché siete stranieri e lei faticava a capirvi eh! Vale per chiunque!^^). Per sentirlo altrove servono contesti molto formali in cui è difficile che vi troviate; al più potrebbe capitarvi di sentire, in qualche film, un servitore o un vassallo che risponde così, come per dire “Agli ordini!”. Capita, in qualche izakaya o negozi così, un po’ alla mano, di sentirlo abbreviato in “kashikomari” (in tono ascendente). In kanji si incontra di rado, ma capita 畏まりました.

10. Molto raramente in kanji: 只今.

11. e 12. Sono due diversi “Benvenuto!”. Il primo è letteralmente “hai fatto bene a venire”, in gen. è detto, non so, da un padrone di casa o da qualcuno che ti “accoglie privatamente”, non da un negoziante, commesso, ecc. (che, se ricordate, dicevano irasshaimase o, in modo più colloquiale “irasshai”, sia per dare il benvenuto sia per attirare clienti).
Il secondo è un vero e proprio “Benvenuto!”. Due note: tra へ e に non c’è differenza; in “XXX he/ni youkoso!” XXX può essere un paese o una città, come il nome d’un negozio, non importa… Mirano he youkoso! Dorimurando ni youkoso! Wagakou ni youkoso! (Benvenuti a Milano/Dreamland/nella nostra scuola).
Tuttavia nessuno di questi termini è il sostantivo “benvenuto” (es. dare il benvenuto, grazie per il benvenuto). In questi casi si usa kangei (che tradurrei “accoglienza” in espressioni tipo “grazie della (calda) accoglienza”.
Per dire “Grazie del benvenuto” dirò 歓迎を、ありがとう(ございます) kangei wo, arigatou (gozaimasu). NB “wo” segue il sostantivo per cui ringrazio quando dico “grazie di…”. Se ringrazio qualcuno per un’azione, allora non uso “wo”, il verbo viene messo alla te-kei, o “forma in -te”. Curiosità, per dire “grazie a…” uso la particella “ni”.

One thought on “N4 – Espressioni

Fatti sentire! (ノ ° Д°)ノ

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