N5 – Espressioni

Elenco delle espressioni d’uso comune per il livello N5 del JLPT

A fine elenco trovate delle note per tutte le espressioni contrassegnate da asterisco. Ovviamente però non posso spiegare in modo completo ciascuna espressione, se doveste avere dubbi domandate pure; tornerà utile anche a me per migliorare questa pagina! (-_^)

# Espressione Traduzione
1 どうも・有難うございました。
どうも・ありがとうございました。
Grazie mille*
1′ どうも・有難うございます。
どうも・ありがとうございます。
Grazie mille*
2 いただきます。 Buon appetito (ricevo umilmente)*
3 いらっしゃい・ませ。 Venga pure/Benvenuto (negozi)*
4 (では) お元気で。
(では) おげんきで。
(Allora) mi stia bene
5 お願いします
おねがいします。
Per favore*
6 お早う(ございます)
おはよう(ございます)
Buongiorno (cortese*)
7 お休み(なさい)
おやすみ(なさい)
Buonanotte (cortese*)
8 ご馳走さま(でした)
ごちそうさま(でした)
Era tutto buonissimo (cortese*)
9 こちらこそ。 Altrettanto*/Dovrei essere io a dirlo
10 ご免ください
ごめんください。
Si può?/Posso entrare?
11 ご免なさい
ごめんなさい。
Scusami*
12 こんにちは。 Buongiorno*
13 こんばんは。 Buonasera
14 さよなら|さようなら。 1.Addio 2.Arrivederci (2 è “infantile”*)
15 失礼しました
しつれいしました。
Perdoni la scortesia/il disturbo*
16 失礼します
しつれいします。
Con permesso*
17 すみません。 Mi scusi*
18 では、また。 Bene, alla prossima*
19 (いいえ) どういたしまして。 (Si figuri) di niente/Prego
20 初めまして
はじめまして。
Piacere (lett. incominciamo)*
21 (どうぞ) 宜しく
(どうぞ) よろしく。
Piacere (lett. Mi affido a Lei)*

* Note:

N.B. I kanji sono indicati solo se usati abbastanza di frequente (a parte 15 e 16, di cui troverete sempre i kanji, gli altri si incontrano comunque molto meno dell’espressione in kana).
Non indico mai i kanji per o- e go-, 御 , per kudasai, 下さい, e per gozaimasu, 御座います, e il suo passato, gozaimashita, nonché i vari -sama (様) e -san (che
avrebbe lo stesso kanji ma non lo si usa mai per rendere la pronuncia “san”). Per il semplice fatto che è raro incontrarli in simili espressioni (specie gozaimasu).
Si trova kudasai in kanji, in genere, se segue una forma in -te di un verbo, non se segue un sostantivo… ma non è una regola fissa.

1 e 1′. Doumo arigatou gozaimashita è un’espressione posta al passato: il presente sarebbe doumo arigatou gozaimasu. Un’espressione passata si usa solo se ciò di cui ringraziate è un’azione già bella che compiuta. Quindi se uno mi presta una penna, dico subito arigatou gozaimashita? No. Arigatou gozaimasu quando la ricevete, arigatou gozaimashita va bene, restituendola o andandovene o quando va via l’altra persona. La maggior parte delle volte che lo sentirete però sarà in bocca a un commesso del konbini (convenience store)… o in altri negozi, per salutare i clienti che van via.
Ad ogni modo il gozaimasu/-shita si può trascurare, anche solo doumo e/o arigatou sono ringraziamenti sufficienti, a seconda del contesto.
I kanji presentano in realtà due varianti dovute al diverso uso dell’okurigana. Ho indicato la più usata delle due 有難う, l’altra è 有り難う. Comunque la maggior parte delle volte troverete solo ありがとう, in kana. Ne parlo anche tra le espressioni N3 e N2, ma potete approfondire leggendo questo articolo.

2. Itadakimasu è un modo umile di dire “io ricevo (qualcosa)”, quindi una sorta di “ricevo (con gratitudine) questo cibo”. Un tempo era di ringraziamento agli dei per il cibo ricevuto, oggigiorno è un grazie a chi ha preparato il cibo per noi, quindi è bene usarlo perché non è davvero un “augurio” come il nostro “Buon appetito”.

3. Irasshaimase è un imperativo cortese, ormai riservato ai negozianti che accolgono i clienti (non troppo diverso da un comico Venghino, venghino! (XD) o da un più serio Avvicinatevi signori! o ancora, banalmente, Benvenuto). Anche se è sempre tradotto con Benvenuto, difatti è l’imperativo in forma molto cortese del verbo “venire”, per questo è usato anche per richiamare i clienti, p.e. dai venditori delle bancarelle o del mercato, non solo per accogliere qualcuno che entra in un negozio.

5. Usato solo se qualcuno sta per fare qualcosa per noi, non a inizio frase p.e. nel chiedere indicazioni (Per favore, può dirmi come arrivare…), ma può stare da solo, come a dire “Ti prego” (fammi questo favore). Esempio banale potrebbe essere una conversazione tipo A: “Faccio un pacchetto regalo?” B: “Hai, onegai shimasu.”

6-7-8. L’aggiunta della parte tra parentesi indica cortesia, mentre senza equivale ad un’espressione che usereste tra familiari, amici o conoscenti.
8, gochisou-sama si dice a fine pasto, quasi immancabilmente (andrebbe detto a chi ha cucinato o al ristoratore, ma nel secondo caso, ovviamente non è d’obbligo). A volte viene detto anche senza rivolgersi a nessuno, appena finito il pasto, quasi a segnare la fine come se diceste “Ho mangiato benissimo”.
Anche se gochisou oggigiorno significa “leccornia”, “delizia” oppure, come verbo, “offrire il pasto”, in origine indicava l’essere indaffarato di chi ha “corso avanti e indietro” per noi, per prepararci il pasto (si vede nei kanji con cui è scritto “chisou”). Quindi è un ringraziamento che è bene usare.
La risposta a go-chisou-sama, che può venire solo da parte di chi ha preparato il pasto, è o-somatsu-sama, お粗末さま cioè “era poca cosa”, “non era granché”, “non era niente di che” e quindi “non c’è di che” o “di nulla” (che anche noi usiamo per dire “prego”).
Curiosità: gochisousama si usa con il significato “classico”, in modo sarcastico, quando una coppia di amici si lascia un po’ andare in pubblico. Equivale un po’ a “grazie per lo spettacolo”.
Il significato originale invece si ritrova di rado per ringraziare qualcuno di “essersi dato da fare per noi”. Ad esempio in Sora no woto la protagonista ringrazia, perché una persona le ha preparato e lasciato fare il bagno in casa propria, dicendo: お風呂、ご馳走さまでした cioè “Ofuro, gochisousama deshita”… e ovviamente non è che la protagonista si sia mangiata la vasca da bagno, giusto? ^_^;;

9. “Altrettanto” non nel senso della risposta a Buon appetito. Equivale a “Piacere mio”, se vi hanno detto “Piacere di conoscerla” e volete rispondere. Nelle altre situazioni ha l’altro senso indicato.

11. Se usato per scusarsi ha un che di infantile. Si sente usare quando tra gli interlocutori c’è differenza d’età (da parte d’un bambino o parlando con un bambino) o quando si è fatto qualcosa per cui si merita un rimprovero. Può capitare tra fidanzati, p.e., e anche tra amici, ma in questo caso un ragazzo non aggiungerebbe il -nasai (tolto il -nasai, gomen, è comunissimo e il resto del discorso cade).
E’ più raro in altri contesti, specie se formali. Sul luogo di lavoro può essere usato giusto da una donna con qualche suo sottoposta/o (nella stessa situazione un uomo usa più sumanai, direi), p.e. dopo aver chiesto un favore… Non è poi strano perché una differenza d’età equivale a un rapporto gerarchico (adulto>bambino) e spesso è anche vero l’inverso, cioè che un rapporto gerarchico implica differenza d’età… ma questo ha più a che fare con la società giapponese che con la lingua^^.
In contesti più colloquiali o non formali può essere usato in vari modi, per chiedere un favore (ah, scusa, mi passi la salsa?), per ringraziare dopo aver ricevuto un aiuto (in gen. con “ne” o “na”, es. gomennasai nee, come a scusarsi d’aver “costretto” l’altro a darsi da fare per noi), per chiedere permesso tra la folla, per attirare l’attenzione quando si vuole entrare in un posto ma non si è accolti da nessuno (es. entri in un negozio e non c’è nessuno; vd. anche gomen kudasai) e infine per rifiutare in modo particolarmente deciso (es. sore wa gomen da! = Di una cosa del genere faccio volentieri a meno! / Mi si risparmi almeno questo /Scusa, ma questo no!).

6-13. Ohayou (gozaimasu) si usa solo la prima volta che si incontra qualcuno e solo durante la mattina, mai dopo le 12 (お早う ohayou = così presto/di prima mattina, lett. è “presto”, da 早く). In ogni altra situazione si usa konnichiwa (ma non si usa mai andando via da un posto). Si trascrive konnichiWA perché il kana は “ha” corrisponde alla particella WA (scritta con il kana “ha”, appunto)… colpa dell’espressione da cui deriva, di cui konnichiwa è solo la parte iniziale. Nello “slang giovanile” sempre più spesso si trova il kana わ invece di は, ma è ovviamente scorretto (altre espressioni, contrazioni di konninchiwa, sono こんちわ, konchiwa, e ちわ, chiwa, mentre ちわッス chiwassu è slang, specie maschile, giovanile (ma un po’ più educato!) e viene da konnichiwa desu).
I kanji per konnichiwa e konbanwa sarebbero 今日は e 今晩は , ma non si usano praticamente mai (creerebbero confusione, specie la prima espressione che tenderei a leggere con la pronuncia speciale per 今日, “kyou wa”).

14. Fino alle elementari (circa) si saluta l’insegnante (e questa risponde allo stesso modo) dicendo sayonara (o sayounara), ma crescendo si usano espressioni più adeguate a seconda del contesto, mentre sayounara ritrova il semplice significato di “Addio”.

15-16. Il passato shitsurei shimashita si usa solo se l’azione di cui parlate come d’una scortesia è compiuta (“scortesia” in senso lato, ma comunque è una forma di scuse). Il presente si usa per dire il nostro “con permesso”, entrando o uscendo da una stanza (p.e. l’ufficio di un professore) o come semplice forma di saluto, commiato (p.e. salutando un professore con cui stavate parlando). La differenza può diventare sottile… se siete andati a fare una richiesta al capo, andando via potreste usare shitsurei shimashita (Scusi se l’ho disturbata), mentre se vi ha chiamato lui, accomiatandovi potreste dire “shitsurei shimasu” (nel senso di “col suo permesso, io andrei”). Ovviamente queste traduzioni non sono letterali, cerco di rendere il senso della cosa.

17. Sia per richiamare l’attenzione (in tal caso spesso preceduto da “Anou…” = Ehm…), sia per scusarsi (mettiamo che urtiate qualcuno sul bus).

18. Dewa (in cui il kana “ha” si legge wa) viene in genere contratto in “Jaa”. “Jaa, mata” è un’espressione colloquiale per salutare (Ci vediamo!), da jaa, mata aimashou/aou (allora, ci incontreremo di nuovo/in un’altra occasione). A parte dewa esiste anche soredewa, ancor meno colloquiale, contraibile in sorejaa. A conti fatti tra amici potete usare “jaa, mata”, mentre in altri contesti (riferendoci a noi turisti intendiamo il caso in cui stiate salutando persone con cui avete scambiato qualche parola, ma non commercianti o uno che vi ha giusto indicato la strada, per cui ha più senso un grazie) userete “sorejaa” da solo.

20. Dopo hajmemashite ci si presenta, immancabilmente. Se vi hanno già presentato un secondo prima (Questo invece è Tizio Caio…) è comunque probabile che si ripeta perlomeno il cognome, Hajimemashite, Tanaka desu, con la formula più breve possibile usata per presentarsi (a parte un più informale Tanaka desu, senza hajimemashite).

21. Questo, non il 20, è il “Piacere” a cui rispondere con “kochirakoso” (n°9). L’espressione completa, più cortese, è douzo yoroshiku onegai shimasu, seguita da (in ordine di cortesia) yoroshiku onegai shimasu, douzo yoroshiku e semplicemente yoroshiku. Il senso è “mi affido a Lei”, “mi tratti bene”, per questo è usato anche al di fuori del contesto di una presentazione (in situazioni, spesso, in cui anche onegai shimasu, da solo, basterebbe). Deriva dall’aggettivo “yoroshii” (simile nel suo uso ad “ii”, è usato in contesti più cortesi).

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5 pensieri su “N5 – Espressioni

  1. Volevo chiederti un consiglio: è meglio che studi prima grammatica ( ho già finito i kana) e poi inizi a fare kanji o che faccia tutto contemporaneamente un po’ alla volta tipo livelli jlpt?Grazie

    • Inizia a fare la grammatica e quando trovi un kanji di una parola che ti pare importante lo studi per bene.
      I kanji si studiano in due modi: 1) apposta e 2) senza accorgersene.
      Tutti gli studenti a un certo punto dicono che riconoscono tot kanji, ma “sanno” molti meno kanji.
      La differenza sta nel capire di che kanji si tratta, quando lo si vede, rispetto al saper davvero il kanji, cioè saperlo scrivere da zero e ricordarne tutte le pronunce.
      E’ ovvio che fare “per bene” i kanji, in quest’ultimo modo, è meglio… ma è solo una parte dello studio, quindi abituarti a vedere i kanji, un po’ alla volta, mentre studi… anche se non ricordi tutte le pronunce, è certamente un bene.

      p.s. cerca di usare le sezioni adatte. C’è quella di Domande di lingua e anche la sezione Chat, per quando non sei sicuro.

  2. Ottimo il modo di approfondire, nel dettaglio e con l’uso di numerosi esempi, il significato originario delle espressioni piu’ comuni ed il loro utilizzo pratico nei vari contesti.
    Per quanto riguarda il n. 8 ごちそうさま(でした) gochisousamadeshita mi viene in mente, se da te ritenuto corretto e condiviso, che un ulteriore uso dell’espressione ricorre quando una persona paga il conto del ristorante per l’intero tavolo (per le persone che erano a cena con lui). In questo caso, chi si e’ visto offrire il pasto, appena uscito dal ristorante, e’ solito ringraziare con un inchino chi ha pagato, dicendogli ごちそうさま(でした). E’ molto frequente ed utile.

  3. E’ certamente corretto, il fatto è “se è abbastanza diverso da quanto detto”.
    Hai ben detto “chi si e’ visto offrire il pasto”, quel gochisousama deriva difatti da quel “gochisou suru” = offrire (un pasto)… ma è un verbo che uso (se sono educato) solo se sto parlando di un’altra persona ed è lei che offre il pasto (se sono io a offrire uso il verbo “ogoru”… o dico “boku no ogori da” = Offro io!)
    Come passo dal verbo ogoru alla forma sostantivata ogori, così uso gochisou suru o il semplice sostantivo con “sama”.
    Alla fine dei conti è sempre un “grazie per il pasto” o quel “grazie per esserti indaffarato per me” che citavo a proposito dell’etimologia della parola go-chisou, quindi la sostanza è quella detta… ad ogni modo chi volesse cogliere anche questa sfumatura, probabilmente avrà modo di leggere il tuo commento… o un post che potrei fare in futuro (quanto hai letto è stato aggiunto di recente, non credo l’abbiano letto in molti^^).

Fatti sentire! (ノ ° Д°)ノ

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