N5 in sintesi – Il passato alla forma piana

~た e だった (-ta e datta)

☑ 意味:
La forma passata è quella che rappresenta una situazione in cui l’azione è del tutto conclusa, compiuta, passata appunto (a volte si dice “perfetta” o “perfettiva”).
Già la volta scorsa abbiamo affrontato l’argomento per la forma cortese, molto semplice da costruire, oggi vedremo la forma piana.

Affronteremo il tutto per bene, fin nei dettagli. Vedremo come si forma il passato e poi le varie eccezioni.

Perché tanta attenzione a questa forma, tutto sommato, “banale”? …direte voi.

Perché un’altra forma verbale giapponese – importantissima! – si crea in modo identico a questa… a parte il fatto che usa il suono “e”.
Parlo, ovviamente, della て形 (o テ形) te-kei o “forma in -te”, che appunto finisce in -te invece che con il suono “a” del passato …e difatti il passato si indica spesso come た形 (o タ形), ta-kei, oltre che come 過去形 kako-kei, forma passata.

La te-kei però è una forma “problematica” per gli studenti, dato che ha davvero molti usi molto diversi. Dunque preferisco affrontare qui il problema di come formare te-kei e ta-kei in modo da non dover più affrontare la cosa quando vedremo i vari usi della te-kei.

Ma adesso dedichiamoci completamente alla forma passata piana (o ta-kei). Partiamo dalla forma affermativa, poi, prima delle frasi d’esempio, vedremo la negativa.

Come si forma il passato piano affermativo

Distinguiamo anche stavolta, per praticità, tra verbo “essere” e tutti gli altri. Le “regole generali” sono le seguenti:
◆ Ren’youkei + ~た è la forma base del passato. ~た è l’ausiliare che serve a fare la forma passata dei verbi; segue la ren’youkei, la base della forma in -masu, ma nel caso dei godan ci sono alcune modifiche possibili (che ora vedremo).
◆ だった datta è il passato affermativo piano del verbo essere (nasce dalla contrazione del passato di dearu, cioè da de+atta = datta).

Nel caso dei verbi ichidan aggiungo -ta alla radice, per cui se avevo 食べる tabe-ru ora ho 食べた tabe-ta.

Con i verbi godan però la cosa si fa più complessa! La radice è sempre la ren’youkei (si vede ancora bene per il verbo n°4 話す hanasu, che trovate nell’elenco poco più giù), ma questa ren’youkei ci appare diversa dal solito: non è la forma cortese in -masu, a cui tolgo l’ausiliare -masu.

Ad esempio se il verbo è 聞く kiku e la forma in masu è 聞きます il passato non risulta banalmente 聞きた! A parte il 4° verbo, appunto, la ren’youkei dei godan ha subito modificazioni fonetiche, diverse in base alla desinenza del verbo (o se preferite, troviamo modifiche diverse, a seconda della rentaikei o forma del dizionario).

Vediamo un verbo d’esempio per ciascun “tipo” di verbo godan:

  1. 買う kau → 買った katta
  2. 聞く kiku → 聞いた kiita
  3. 泳ぐ oyogu → 泳いだ oyoida
  4. 話す hanasu → 話した hanashita
  5. 持つ motsu → 持った motta
  6. 死ぬ shinu → 死んだ shinda
  7. 転ぶ korobu → 転んだ koronda
  8. 休む yasumu → 休んだ yasunda
  9. 帰る kaeru → 帰った kaetta

Sembra un delirio, lo so, ma come potete vedere (grazie ai colori), ci sono dei punti in comune facili da individuare e utili per ricordare:

  • I verbi godan che finiscono in ~う~つ~る (che spesso indico come v5u, v5t e v5r) perdono l’ultimo kana e aggiungono ~った (-tta).
    Dunque se trovate un passato in -tta non potete sapere a quale verbo si riferisce esattamente, se non l’avete studiato… ma se non l’avete studiato non sapete che significa e quindi dovete comunque cercarlo sul dizionario per cui poco importa^^
  • I godan che terminano in ~く (i verbi che indico con v5k) perdono il kana -ku e finiscono in ~いた (-ita), mentre i verbi la cui terminazione è sonorizzata, ~ぐ invece di ~く, anche alla forma passata terminano con una desinenza sonorizzata: ~いだ (-ida, cioè ho だ al posto di た).
  • I godan che finiscono in ~ぬ~ぶ~む (v5n, v5b, v5m) alla forma passata perdono l’ultimo kana e finiscono in ~んだ (-nda).
    Vale lo stesso discorso fatto per la desinenza -tta, cioè rischio di confondermi, ma tenete presente che i verbi in -nu sono davvero rari… o meglio, ne esistono solo due! Uno è shinu, morire, l’altro è un verbo dialettale e/o arcaico (a seconda del senso), che forse non ritroverete mai dopo oggi: 往ぬ, inu.
  • Infine i verbi in ~す -su (v5s) sono “regolari”, fanno la ren’youkei e aggiungono -ta, come nel caso di hanasu, che fa hanashi+ta (nb pronuncia hanàsh-tà).

Eccezioni!

  • Le più “famose” sono quelle dei verbi する suru, fare, e 来る kuru, venire. Questi usano la ren’youkei che vediamo nelle loro forme in -masu. Quindi non ho (×)sutta e (×)kutta, ma した shita e 来た kita. Cioè le radici sono shi- e ki-, così come nelle forme in -masu questi verbi facevano shimasu e kimasu.
    Dunque in un certo senso non è la loro forma passata ad essere irregolare, si forma normalmente, ren’youkei + ta. È invece la loro stessa ren’youkei ad essere irregolare (infatti non dico (×)surimasu o (×)kurimasu, ma shimasu e kimasu)
  • Una seconda eccezione, che non proveremo a “giustificare”, è quella del verbo 行く iku, che è l’unico verbo v5k (cioè l’unico verbo in -ku) che al passato prende la desinenza ~った invece di ~いた e dunque fa 行った itta.
  • Altre due eccezioni poco note si hanno con i verbi 問う tou e 請う kou: stranamente si limitano ad aggiungere -ta: fanno 問うた touta e 請うた kouta (questo secondo verbo ha due “varianti”, 乞う e 訪う; lette sempre kou, sono simili nel significato e si comportano allo stesso modo anche al passato, 乞うた e 訪うた).
    Si tratta comunque di verbi più che altro tipici del linguaggio letterario quindi vi sarà difficile incontrarli… Il significato è simile per tutti: hanno sfumature diverse, ma si possono tradurre tutti più o meno “domandare”, “chiedere” (ma 問う si usa se si chiede qualcosa perché la si vuole sapere, mentre gli altri si usano se si vuole avere la cosa che si chiede).
    Lo stesso discorso vale per i verbi 恋う kou (amare) e 厭う itou (1.disedegnare, 2.prendersi cura di), ma sono tutt’altro che comuni (letterari, se non addirittura arcaici).
    Piccola curiosità: per i verbi v5u, cioè quelli in ~う, la terminazione ~うた è comune nel dialetto del Kansai (Kansai-ben), es. 思う omou, “pensare”, fa 思うた omouta, mentre 言う iu (o meglio “yuu”, perché nel Kansai-ben viene trascritto così), fa 言うた iuta (o meglio “yuuta”).

Il passato piano negativo

Le corrispondenti forme negative sono le seguenti:
◆ Mizenkei + ~なかった per gli altri verbi
◆ じゃなかった per il verbo essere
(Nota: じゃ è contrazione di では, scritto deha ma letto dewa)

Sapendo che la forma negativa piana dei verbi finisce in -nai (es. janai, tabenai, kawanai, ecc.) e sapendo che “nai” è la forma negativa piana del verbo aru… ma si comporta come un aggettivo in -i, dovreste essere in grado di capire facilmente come mai la forma passata piana e negativa del verbo essere sia じゃなかった janakatta e quella d’un verbo qualsiasi finisca in -nakatta.

Semplicemente -nai fa il passato come un aggettivo in -i e quindi passa alla ren’youkei come farebbe un aggettivo in -i (ottengo “naku”) e poi si appoggia al verbo “aru”, il cui passato, regolare, è “atta” (dato che “aru” è un v5r, cioè un verbo godan che termina in -ru). Infine ho una contrazione tra naku e atta:
-nai → (naku+atta) → -nakatta

Volendo vedere la cosa in modo più semplice posso limitarmi a dire che il passato piano negativo si ottiene come il presente negativo, ma al posto della desinenza -nai ho -nakatta.

È importante ricordare le eccezioni che valgono per i negativi presenti e, di conseguenza, anche per i passati.

  • Il verbo ある aru, come sarà chiaro ormai, al negativo fa ない nai e al negativo passato fa なかった nakatta.
  • I verbi godan che terminano in ~う non fanno la mizenkei con あ bensì con わ. Dunque il negativo di 買う kau è 買わない kawanai, quello di 思う omou è 思わない omowanai… e i corrispondenti passati ovviamente sono 買わなかった kawanakatta e 思わなかった omowanakatta.
  • Il presente piano negativo di suru è しない shinai, mentre quello di kuru è 来ない konai. Dunque i passati piani e negativi saranno しなかった shinakatta e 来なかった konakatta.
  • Gli altri verbi che erano irregolari alla forma passata piana affermativa, non lo sono alla forma negativa (行く iku fa 行かない ikanai, mentre 問う tou fa 問わない towanai, e tutti gli altri si comportano in modo simile, “normale”).

☑ 例文:

  1. ikkagetsu mae made wa (boku wa) sensei janakatta.
    Fino ad un mese fa non ero un maestro.
  2. reizouko mo nakatta ka
    Non c’era nemmeno il frigorifero?
  3. reizouko (wa) mou katta ka
    Hai già comprato il frigorifero?
  4. “keeki wa niichan ga tabeta ka”. “keeki wa mou tokku ni owatta”.
    “Hai mangiato tu la torta, fratellone?”. “La torta è finita da un pezzo”
  5. kekkyoku, kare wa ikenakatta
    Alla fine lui non è potuto andare.
  6. “omedetou” to iwanakatta
    Non (gli) ho detto “congratulazioni!”

☑ 注意:

  • Per somiglianza con gli aggettivi in -i capita di trovare alcune forme verbali piane, seguite da “desu” al fine di renderle cortesi.
    In particolare si tratta del passato affermativo (es. itta desu al posto di ikimashita), del presente negativo (ikanai desu = ikimasen) e del passato negativo (per cui ho “due varianti”, es. ikanakatta desu e ikanai deshita, che corrispondono a ikimasen deshita).
    Tutte queste forme non appartengono al giapponese standard corretto (vengono dal dialetto di Tokyo) e sebbene siano diffusissime (per ikanai desu google dà 265 milioni di risultati contro i 7 milioni di ikimasen) vanno considerate come proprie della lingua colloquiale. Sarebbero quindi da evitare in situazioni formali (certo, è prevedibile che la grammatica stessa cambierà per adeguarsi ai tempi, ma nel frattempo teniamo presente anche questi dettagli).
    Piccola nota nella nota. Il passato del verbo essere seguito da “desu” (datta desu) e il negativo seguito da “deshita” (a “imitare” gli aggettivi in -na) sono le due formi più percepite come dialettali e/o innaturali (se chi ascolta non ne conosce l’origine). Dunque sebbene, ad esempio, ikanai deshita restituisca milioni di risultati su google è la forma che vi sconsiglio con maggior decisione (e non a caso è l’unica meno usata sul web rispetto alla corrispondente forma del giapponese standard).
  • Il passato piano, incredibilmente, può essere usato come forma imperativa. Non lo troverete di certo nell’esame per il JLPT, ma se qualcuno gridasse “chotto matta!” in un anime, sappiate che non sta dicendo “ho aspettato un attimo”, ma “aspetta un attimo!”. Questa forma si trova in particolare quando è ripetuta: tabeta, tabeta! significa “forza, mangia, mangia!” (o, in base al contesto, “dai, assaggia, assaggia!”).
  • Un altro uso inaspettato del passato sia ha quando precede “hou ga ii” o “mama”. Si tratta di costruzioni particolari però, le vedremo a parte, quando sarà il momento. Lo stesso vale per un altro paio di costruzioni in cui l’uso del passato è obbligatorio, ma più prevedibile (i.e. con “ato de” e con “koto ga aru”)

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15 pensieri su “N5 in sintesi – Il passato alla forma piana

  1. ikenakatta da “ikeru” forma potenziale di “iku”. Come vedi ho tradotto “non è potuto andare”.
    Tra l’altro “ikeru” ha più d’un uso, per questo lo considero importante e cerco di presentarlo come “verbo a parte” (se cerchi su un buon dizionario dovresti trovarlo come lemma a sé).
    Per esempio si usa nelle forme d’obbligo o divieto (tabete wa ikenai = non devi mangiare/tabenakute wa ikenai = devi mangiare), ma si usa anche come verbo a sé stante …in genere per dire, come diciamo anche noi, “può andare (bene)” nel senso di “può funzionare” oppure di “può piacere (per esempio, può piacere alla gente/essere una buona idea …e concetti del genere)”.
    Per esempio il Kenkyuusha per “ikeru” riporta quanto segue (come terzo significato dopo “poter andare” e la costruzione -te iku, che vedremo per l’N5 o l’N4):
    3 〔よろしい〕 (非常に) be (very) good; be fine; be great; be not at all bad; 《口》 will do fine; (まあまあ) will do; 《口》 be ⌐OK [okay]; be not bad; 〔うまくできる〕 will [can] manage [cope]; 《口》 will do OK; 〔いい味だ〕 be nice; be good; be tasty.
    ▲「こんな企画はどうでしょうか」「それはいける」 ”How’s this for a plan?”―”That’s fine.”
    ・よし, これならいける, 撮影準備 OK. Right [OK], that’s fine. Ready to shoot.
    ・「段ボールの箱はこれでいいでしょうか」「うん, それでいけるだろう」 ”Will this cardboard box be all right?”―”Yes, that should do.”
    ・いけると思った瞬間, 点を入れられて僕たちは負けた. Just when we thought we were ⌐home free [″home and dry], the other team scored and we ended up losing the game.
    ・新人オーディションで僕がこの子はいけると見ていた子が合格した. At the audition for “new faces,” the girl who succeeded was the one who I thought had it in her (to succeed).
    ・この本は百万部はいけると見ているんだ. I’ll bet that sales of this book will reach a million (copies).
    ・こいつはちょっといけるワインだ. This wine is not ⌐half bad [at all bad, bad at all].
    ・この味はなかなかいけるね. This tastes pretty good, doesn’t it?
    ・このお茶は水でもいける. You can make this tea even with cold water.
    ・外米もチャーハンにすれば十分いけるじゃないか. I say! [Hey!] This ⌐foreign [imported] rice is not bad when you make it into fried rice.

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    • Ok assimilo e annoto sul mio quadernone, in effetti il verbo IKU è abastanza complesso ora ho altro materiale per questo verbo. Grazie della spiegazione, ciao e BUON ANNO per domani.
      P.S come si augura un buon anno a un giapponese ? per loro è una festa importante, hai qualche idea o frasi e detti per questo giorno?

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  2. Prima di Capodanno si dice “yoi toshi wo”, dove sottintendo il verbo “inoru” o “negau”, a dire che prego o spero che quella persona abbia un buon (yoi = ii) anno (toshi).
    Dopo Capodanno si dice il “famoso” Akemashite omedetou gozaimasu. Che in slang giovanile si può abbreviare in “ake ome”.
    Si può dire anche “shinnen omedetou gozaimasu”, ma sempre solo allo scoccare della mezzanotte perché “omedetou” non significa auguri, ma, in pratica, “congratulazioni” e quindi si dice per qualcosa che è stato ottenuto.

    Inoltre certi vocabolari online riportano shinnen akemashite omedetou gozaimasu, ma è errato, perché in questo caso “akeru” si scrive 明ける e significa finire.
    Mi spiego meglio…
    1) Dicendo akemashite omedetou dico “congratulazioni per aver terminato (l’anno)” (e non “auguri per il nuovo anno”, che è reso da “yoi toshi wo”).
    2) Dicendo shinnen omedetou intendo congratulazioni per “aver ottenuto” questo nuovo anno (shinnen 新年)… per quanto sia orribile da dire in italiano.
    In akemashite omedetou “l’anno” è sottinteso (l’ho messo tra parentesi nella traduzione al punto 1), ma se esagero e aggiungo shinnen:
    “shinnen akemashite omedetou gozaimasu”
    in effetti finisco per dire “congratulazioni per aver finito il nuovo anno“… che non ha senso!^^;;

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  3. Buon 2013! Eccomi pronta a dire la mia anche nell’anno nuovo!

    “Shinnen akemashite omedetou gozaimasu” è sbagliato, ma è un errore piuttosto comune, soprattutto tra le giovani generazioni. Credo che derivi dal fatto che akeru vuol dire sia finire che cominciare, ma quando è scritto 明ける non ci sono dubbi, vuol dire solo finire. Esempio tipico: yoake 夜明け significa “alba” cioè “la notte che finisce”.

    Sempre in tema di errori e festività, mi viene in mente la dicitura 一月元旦 ichigatsu gantan, che molti scrivono nei nengajou. Più che sbagliata è ridondante, perchè gantan di per sè significa già “la mattina del primo giorno dell’anno”, ma credo che sia un errore meno grave di “shinnen akemashite omedetou gozaimansu”.

    Ma quant’è bello il kanji 旦? Il sole che si staglia sull’orizzonte!

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  4. La confusione nasce dal fatto che 明ける akeru significa comunque “aprire/si”.
    Vale anche in italiano a volte… Es.: “La notte si aprì per lasciare il posto al giorno ed i primi raggi di sole, correndo sul mare, raggiunsero la veranda”.
    Quest’idea de “la notte si aprì” è quel che porta all’idea di finire.
    Lo stesso vale per akeru = cominciare, che vale solo quando si tratta di qualcosa che posso anche aprire (cominciò = aprì un’altra bottiglia di vino).

    Sugli errori commessi con gantan, mi hai battuto sul tempo… nel post pubblicato ieri c’è un pezzo sull’argomento.

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  5. Ciao Kaze!!! Cercavo una cosa in internet su questo tempo verbale e sono arrivato qui! 😀 Sono il Barone di Jappop! 😀 Gran bel sito!!! Me lo guardo bene bene, miniera di interessanti delucidazioni. Ti lascio un saluto, CIAO!!!

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