Le shimekazari

Gli ingressi delle case, poi, vengono addobbati anche con delle altre decorazioni (se ne nota una anche nella foto sopra, al centro, appesa) chiamate しめ飾り shimekazari.

Il termine ha il prefisso shime, chiusura o “fascio” (come in un “fascio di fili intrecciati”)… e se ne osservate una capirete perché. Ma “c’è dell’altro dietro”. Perché ho scritto “shime” in kana e non in kanji? È vero, con certe parole capita, per praticità, di usare i kana invece dei kanji… ma quali sono i kanji di shime?

shimekazari-bigFoto tratta da muza-chan.net

Ma shime, sebbene abbia il senso citato, si scrive con kanji che ben poco hanno a che fare con l’idea di “chiusura”: 注連 (il primo è “versare” e “attenzione”, il secondo indica continuità, sequenza). Chi conosce un po’ di giapponese si aspetterebbe ben altro, il kanji di “shimeru”, cioè “chiudere”, tanto per cominciare. Non so dirvi il motivo per cui invece si usano questi kanji, ma seguitemi un attimo nel mio ragionamento…

Queste shimekazari sono, per così dire, “equivalenti” alle しめ縄 shimenawa: non a caso condividono la prima parte della parola… Per chi non lo sapesse, le shimenawa sono quelle corde (a volte decorate con – o fatte di – sola carta) che nei templi delimitano qualcosa di sacro. Probabilmente non conoscevate il termine, ma se siete appassionati di anime e/o manga ne avrete viste parecchie! Se no, guardate questa mia foto (-_^)

Meiji-jinguEcco, personalmente sospetto che l’origine dei kanji di “shime” in shimenawa (e quindi anche in shimekazari) sia dovuta all’idea di rispettare quel che di sacro c’è o c’era nello spazio delimitato dalla corda: bisognava “fare attenzione 注 alla continuità 連 della corda” e cioè non si doveva “spezzarla”, tagliarla. Certo, il tutto è solo una mia speculazione^^

Lo “scopo” di queste “corde intrecciate” è ciò che le due hanno in comune e quel che mi fa dire che sono “equivalenti”. Le shimenawa infatti delimitano qualcosa di “sacro”. Ciò significa che per contro quel che è fuori dalla corda è “non-sacro”, no? Da questo concetto si è arrivati all’idea che le shimenawa delimitino qualcosa di sacro che il “non-sacro”, l’impuro, il male (chiamatelo come volete) non può e non deve toccare.
Lo scopo delle shimenawa è connesso a ciò: proteggono la casa “tenendo alla larga le disgrazie”, perché come le shimenawa (e Gandalf) dicono agli spiriti maligni “Tu… non puoi… passareee!”.
Secondo un’altra interpretazione invece, come i kadomatsu, accolgono i toshigami, poiché le shimenawa racchiudono qualcosa di sacro, la shimekazari risulta un invito alla divinità ad entrare e fermarsi nella casa sulla cui porta essa si trova.

La differenza, invece, tra shimenawa e shimekazari? Le parole sono diverse perché la seconda parte della parola ci ricorda il diverso uso: kazari significa infatti “decorazione” (poca fantasia, dite? Non posso darvi torto^^).

1280px-Sacred_straw_rope_at_New_Year's,shimenawa,katori-city,japanFoto dalla wikipedia giapponese

Le shimekazari possono variare nell’aspetto, ma hanno alcuni elementi comuni che ricorrono più spesso. I “fili” intrecciati che la compongono, vagamente simili al vimini, sono ricavati da piantine di riso. Ci sono poi le strisce di carta intrecciata, 紙垂 kamishide (o shide), che purificano dal male, le arance amare, daidai (di cui ho parlato alla fine dello scorso post su shougatsu), le foglie di yuzuriha (una pianta “parente” delle magnolie), le foglie di urajiro (un particolare tipo di pianta giapponese della famiglia delle felci, che si vede in questa foto), ed i rametti di pino o le foglie d’agrifoglio, che essendo sempreverdi simboleggiano e auspicano una lunga vita. Può esserci perfino qualche animale: un 折り鶴 orizuru, l’origami di una gru, che è simbolo di lunga vita, o (la replica di) un… aragosta! La wiki giapponese parla solo di “ebi” (gambero), ma cercando altrove ho scoperto che si tratta di “iseebi” (aragosta). Il nome deriva dal fatto che si trovavano nella provincia di Ise, ma il motivo per cui si usano come decorazione è un gioco di parole: 威勢がいい si legge “isee ga ii” e significa vigoroso, pieno di vita.

“Tutte qui” le decorazioni di shougatsu?
A dire il vero no, ce ne sono altre, ma sono un po’ troppe per trattarle tutte, abbiate pazienza. Potete però andare a questo elenco sulla wiki giapponese e aprire i vari link per vedere delle foto (-_^) ma non trascurate di leggere nell’ultima pagina qualche altra notizia particolare sul kagamimochi…

Nella prossima pagina invece facciamo gli auguri come si deve …fare dall’1 gennaio.

7 thoughts on “Oshougatsu, ovvero Capodanno in Giappone (parte 3)

  1. Forse non è l’ora giusta per leggere questo articolo così particolareggiato, ma volevo avere un quadro completo ed ero curioso di arrivare in fondo. Ho tovato questa inversione di lettere e come sempre stona con la tua precisione, ciao a presto.

    Dopo “tanti inizi”, c’è anche una fine di cui dobbiamo parlare…

    Oshougatsu finisce ufficialmente con 二十日正月 hatsuka shougatsu, il 20 di gennaio, data per la quale si mettono via tutte le decorazioni …quelle non commestibili almeno. Questa mia frase sibillina è dovuta al fatto che l’11 gennaio è il giorno di 鏡開き kagamibiraki, mentre il 15 è koshougatus e la conclusione “non ufficiale” di shougatsu.

    1. La resa dei colori dipende dal settaggio del tuo monitor e/o della scheda video… per esempio dei colori belli sul tuo pc possono risultare più accesi o più spenti su un altro.

      p.s. grazie della segnalazione del commento sopra, ho sistemato e anche risistemato l’intera frase che era venuta proprio male ^^;;

  2. Grazie per la segnalazione, è una cosa di cui sono al corrente.
    L’immagine che vedevo io era un po’ slavata, sbiadita, ho solo caricato meglio i colori e cose simili, non ho idea però di come vedevate voi l’immagine, penso sia impossibile “vederlo” potete solo descriverlo, giusto?
    Se vi va di perdere qualche istante con me, mi dite come vedete l’originale di Kaze nell’articolo e come vedete la versione corretta con photoshop da me?(descrivendolo a parole) mi aiutereste molto, anche perchè fare un lavoro per il proprio piacere è una cosa farlo per gli altri e poi magari gli altri non lo vedono……….beh, è un peccato.

  3. Grazie ragazzi, se il rosso a cui vi riferite è quello della cornice, concordo, ma se gli altri si vedono bene è tutto ok, altrimenti ho fatto una “pecionata”.
    (termine romano per dire una schifezza!)

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