Dopo “tanti inizi”, c’è anche una fine di cui dobbiamo parlare…

Oshougatsu finisce ufficialmente con 二十日正月 hatsuka shougatsu, il 20 di gennaio, data per la quale si mettono via tutte le decorazioni …quelle non commestibili almeno. Questa mia frase sibillina è dovuta al fatto che… ora ci arrivo, ma partiamo innanzitutto da questi due fatti: l’11 gennaio è il giorno di 鏡開き kagamibiraki, mentre il 15 è koshougatsu e la conclusione “non ufficiale” di shougatsu.

Un tempo, in effetti, il 15 gennaio, con koshougatsu, si concludeva matsu no uchi, mentre il 20 era il giorno di kagamibiraki… il che aveva senso perché kagamibiraki è la tradizione di spezzare e mangiare il kagamimochi (le due tortine di mochi usate come offerte religiose), di cui abbiamo parlato sul finire dello scorso post. Essendo il 20 il giorno conclusivo di shougatsu aveva senso che allora si mettessero via le decorazioni (anche quelle commestibili). Tuttavia il 20 gennaio 1651 morì lo shougun Iemitsu Tokugawa e da allora quel giorno si considera sfortunato e la tradizione di kagamibiraki, che è propiziatoria, è stata spostata (perlopiù all’11 gennaio, ma ci sono zone dove si svolge nel più vicino weekend… e a Kyoto e dintorni per qualche motivo è il 4 gennaio).

Vi siete chiesti perché “kagamimochi” e “kagamibiraki”?

Kagami significa “specchio”. Ho trovato due spiegazioni, che non si escludono a vicenda, in una si dice che le tortine sono fatte a forma di specchio, nell’altra, più accurata, si parla di una doppia tradizione propria delle famiglie nobili e “doppia”, per uomini e donne. La tradizione “femminile” sarebbe quella che si è diffusa tra il popolino… e poiché le nobildonne ponevano il kagamimochi sul kagamidai (il mobiletto con lo specchio), da qui è venuto il nome del mochi e della tradizione moderna.
Inoltre lo specchio è simbolo di 円満 enman, armonia… Sembra strano, ma è vero ed è facile capire perché se si pensa che l’armonia giapponese è un concetto diverso dal nostro. Implica un’idea di uniformità, conformità, coincidenza (come di cose che coincidono, sono appaiate, equiparate, sovrapponibili) non a caso si rende spesso con il kanji di 合い ai e 合わせ awase. Ecco perché lo specchio è simbolo d’armonia.

Nel kagamimochi quando secca e indurisce si formano delle crepe… più crepe ha e migliore sarà il raccolto, si diceva un tempo in certe zone (per questo era propiziatoria).
Il termine per l’azione di spezzarlo sarebbe 鏡割り kagamiwari… ma non piace a nessuno: nemmeno a noi piace rompere gli specchi, ma nel caso dei giapponesi è colpa della parola “wari”, spezzare, e il suo kanji (composto da ferita, danno, ed una lama sul lato destro)… la si considera una 忌み言葉 imikotoba: una parola tabù.
Al suo posto, come accade spesso con parole tabù o anche solo dal suono “infausto”, si è deciso di usare il termine “hiraki”, che significa “aprire” (con un movimento simile a quello con cui si aprono le ante delle finestre e quindi simile a quello fatto per spezzare il mochi a metà) e risulta una parola fortunata perché dà un’idea di inizio (per lo stesso motivo un evento speciale come un matrimonio non ha una “chiusura”, che è un’imikotoba, invece ha una ohiraki… cioè pur essendo la fine della cerimonia si usa questo termine, più propizio).

Dunque, ormai è un po’ tardino per l’hatsumoude, ma non mi importa, voglio chiudere con quest’immagine e questo saluto!

あけまして おめでとう

7 thoughts on “Oshougatsu, ovvero Capodanno in Giappone (parte 3)

  1. Forse non è l’ora giusta per leggere questo articolo così particolareggiato, ma volevo avere un quadro completo ed ero curioso di arrivare in fondo. Ho tovato questa inversione di lettere e come sempre stona con la tua precisione, ciao a presto.

    Dopo “tanti inizi”, c’è anche una fine di cui dobbiamo parlare…

    Oshougatsu finisce ufficialmente con 二十日正月 hatsuka shougatsu, il 20 di gennaio, data per la quale si mettono via tutte le decorazioni …quelle non commestibili almeno. Questa mia frase sibillina è dovuta al fatto che l’11 gennaio è il giorno di 鏡開き kagamibiraki, mentre il 15 è koshougatus e la conclusione “non ufficiale” di shougatsu.

    1. La resa dei colori dipende dal settaggio del tuo monitor e/o della scheda video… per esempio dei colori belli sul tuo pc possono risultare più accesi o più spenti su un altro.

      p.s. grazie della segnalazione del commento sopra, ho sistemato e anche risistemato l’intera frase che era venuta proprio male ^^;;

  2. Grazie per la segnalazione, è una cosa di cui sono al corrente.
    L’immagine che vedevo io era un po’ slavata, sbiadita, ho solo caricato meglio i colori e cose simili, non ho idea però di come vedevate voi l’immagine, penso sia impossibile “vederlo” potete solo descriverlo, giusto?
    Se vi va di perdere qualche istante con me, mi dite come vedete l’originale di Kaze nell’articolo e come vedete la versione corretta con photoshop da me?(descrivendolo a parole) mi aiutereste molto, anche perchè fare un lavoro per il proprio piacere è una cosa farlo per gli altri e poi magari gli altri non lo vedono……….beh, è un peccato.

  3. Grazie ragazzi, se il rosso a cui vi riferite è quello della cornice, concordo, ma se gli altri si vedono bene è tutto ok, altrimenti ho fatto una “pecionata”.
    (termine romano per dire una schifezza!)

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