hon ni kaite aru

I verbi durativi

In Giapponese esistono due tipi di verbi principali, durativi e istantanei. Sì, immagino che avrete pensato tutti a godan e ichidan, ma ci sono più modi di classificare i verbi, tra questi c’è il riferimento alla durata dell’azione.

Un verbo è durativo se l’azione che comporta ha una sua durata. Ad esempio scrivere, mangiare… sono verbi che possono richiedere del tempo, no? 20-30 minuti per un pranzo, 10 minuti per un’email… giusto? Quindi sono durativi.

Poiché queste azioni hanno una durata, posso dire “io sto scrivendo”, “lui sta mangiando” e così via. Su queste espressioni ci torneremo la prossima volta, per ora basti sapere che in giapponese solo i verbi detti “durativi” possono avere questa forma “io sto…” (il present continous inglese).

Dunque, nell’ordine posso annunciare che scriverò, descrivere l’azione che sto facendo e infine dire che azione ho già compiuto:

Tra poco scrivo → Ora sto scrivendo → Un attimo fa ho scritto

In italiano ogni verbo può costruirsi anche così, però è vero che in certi casi non serve a dire cosa stiamo facendo. Prendiamo ad esempio la frase seguente: “ho capito, ho capito, mi sto sedendo, non serve urlare”. È chiaro che non dico “mi sto sedendo” nel momento preciso in cui abbasso il sedere verso la sedia, lo dico per annunciare che lo sto per fare, no?

Certo, volendo, potrei dire “mi sto sedendo” proprio mentre abbasso il sedere, nulla da ridire, ma questo solo perché l’italiano la vede così… in giapponese ci sono dei verbi, come il verbo “sedersi”, che sono considerati “istantanei” e per i quali non si può descrivere l’azione mentre è in corso… perché sono istantanei, non hanno una durata e quindi non possono essere “in corso”.

La lezione di oggi però si occupa della forma in -te+aru. Capiterà solo ai verbi durativi, direte voi. Ehm… no. Ci occupiamo di…

意味: Aが V-て + ある・あります indica lo stato in cui si trova A come risultato dell’azione V (V-て è la forma in -te di un verbo volontario).

Ehm, perché mi citi i verbi durativi se non compaiono nella definizione?!

Eh… allora…*sudorefreddocolalungoletempie*

Nella forma in -te+iru che esprime lo stato risultante (e di stato risultante ci occupiamo anche oggi) il verbo deve essere per forza istantaneo (cioè l’opposto di un verbo durativo). Invece per fare la forma in -te+aru, che esprime anche lei uno stato risultante, un verbo deve essere per forza… volontario! Sì, c’è chi dice che deve essere durativo e chi dice transitivo… è la volontarietà però che è una condizione necessaria. Attenzione, necessaria ma non sufficiente.

Ora, quanto segue è un delirio… non dovete imparare nulla di tutto ciò, è solo per dire perché diamo una definizione strana/complicata.

Ci sono un sacco di verbi volontari che NON fanno la forma in -te+aru, ma fanno la forma in -te+iru per esprimere uno stato risultante (es. 結婚している kekkon shite iru, sono sposato)… E ci sono anche verbi che fanno la forma in -te+iru e volendo anche quella in -te+aru (es. 覚える oboeru, memorizzare).

I verbi che fanno la forma in -te+aru sono anche quasi sempre transitivi …ma (1) ci sono verbi transitivi che fanno la forma in -te+iru (e non quella in -te+aru): 知る shiru, venire a sapere, 忘れる wasureru, dimenticare, perché involontari, 愛する ai suru, amare, anche se volontario(?). E (2) ci sono verbi intransitivi che possono fare la forma in -te+aru (quando questa assume una particolare sfumatura). Inoltre i verbi che possono fare la forma in -te+aru sono spesso durativi, in particolare se non si tratta del verbo transitivo in una coppia jitadoushi, cioè verbo intransitivo/transitivo (coppie come kieru/kesu, aku/akeru, hairu/ireru). Al di là di queste coppie però ci sono verbi istantanei (ma transitivi), come 覚える oboeru, memorizzare (è volontario!), che possono fare sia la forma in -te+iru che quella in -te+aru (con la sfumatura citata sopra) e perfino istantanei e intransitivi (p.e. posso dire 行ってある se ciò implica la sfumatura in questione… ovvero il “completamento di certi preparativi”).

Roba da pazzi, eh? ^^;;

Considerando la frequenza di queste mille eccezioni, una buona approssimazione della realtà a cui sono giunto è: per esprimere lo stato risultante di un’azione già avvenuta si userà (1) la forma in -te+iru con i verbi istantanei (gen. intransitivi) o (2) la forma in -te+aru con i verbi transitivi (a volte durativi) …che hanno anche la particolarità di essere volontari.

Di verbi istantanei e forma in -te+iru abbiamo parlato all’ultimo punto in questo link: L’azione dei verbi istantanei e lo stato risultante.

Veniamo ora alla forma in -te+aru. Come detto si fa con i verbi transitivi (a volte durativi). Un verbo transitivo sarebbe normalmente costruito così:

(私は)まどをあけます。
(Watashi wa) mado wo akemasu.
(Io) apro la finestra.

La forma in -te+aru ci permette di usare il verbo akeru per dire qualcosa sulla finestra. Per spiegare lo “stato” in cui la finestra si trova dopo l’azione che io ho compiuto (aprire la finestra). Insomma, ci permette di usare il verbo “akeru” per dire “la finestra è aperta”.

まどがあけてあります。
mado ga akete arimasu.
La finestra è aperta.

Per la precisione questo tipo di espressione lascia a intendere che qualcuno ha aperto la finestra. Quindi attenzione, stiamo parlando della finestra: notare il “ga” dopo “mado” che ci dice che la finestra è soggetto!

Stiamo dicendo “come la finestra è”, punto, ma usando un verbo transitivo lasciamo anche a intendere che qualcuno ha agito. In italiano possiamo ottenere lo stesso effetto con la forma passiva “La finestra è stata aperta.” (attenzione però, senza specificare da chi è stata aperta).

Inoltre poiché il verbo usato è volontario, si presume la presenza di uno scopo dietro l’azione. Come risultato di ciò, in presenza di uno scopo o di un motivo dichiarato per cui quel qualcosa si trova in un certo stato, dobbiamo usare questa forma in -te+aru e non possiamo usare la corrispondente forma in -te+iru, se esiste. Prendiamo per es. la coppia jitadoushi shimaru/shimeru (chiudersi/chiudere).

寒いので、(窓が閉まっている/窓が閉めてある)。
samui node, (mado ga shimatte iru/mado ga shimete aru).
Dato che è freddo, la finestra è chiusa.

La forma in -te+iru si usa in pratica quando si nota qualcosa di non proprio normale e se ne descrive lo stato. Con la forma in -te+aru il verbo è volontario, c’è dietro la mano di qualcuno: che da quel verbo si arrivi a quell’azione è normale! Dunque se noto qualcosa fuori dall’ordinario non vado a usare la forma in -te+aru! Se vedo un portafogli per terra, dunque…

あ、あそこに(お財布が落ちているお財布が落としてある)。
a, asoko ni( osaifu ga ochiteiru/ osaifu ga otoshite aru).
Ah, c’è un portafogli a terra laggiù.

例文:

  1. テレビがつけてありますよ。
    terebi ga tsukete arimasu.
    La tv è accesa! (è rimasta accesa/è stata accesa).
  2. 文化祭のおしらせは黒板に書いてあります。
    bunka-sai no oshirase wa kokuban ni kaite arimasu.
    L’annuncio del festival della cultura è scritto alla lavagna.
  3. 答えはすべて本に書いてある。
    kotae wa subete hon ni kaite aru.
    Le risposte sono scritte tutte nei libri.
  4. 個人情報は消してあります。
    Kojinjouhou wa keshite arimasu.
    Le informazioni personali sono state cancellate.
  5. れいぞうこにビールが入れてあります。
    C’è la birra in frigo (/la birra è stata messa in frigo)

注意:

  • Come si può notare dalle frasi 2-4, il ga può essere sostituito da wa. D’altronde, come dico sempre: al contrario di quanto spesso si legge, ga e wa si possono quasi sempre sostituire l’uno con l’altro, tutto dipende da quel che si vuole dire, perché con ga si ha una sfumatura e con wa un’altra. Ad esempio nella frase 2 se avessimo voluto far presente che c’era un annuncio alla lavagna o all’improvviso ci fossimo accorti sella sua presenza, avremmo usato il ga… Invece abbiamo usato wa perché stiamo parlando “a proposito dell’annuncio del festival della cultura”, supponendo che chi ci ascolta sappia di cosa parliamo.
  • Come dimostrano le frasi 4-5, non sempre la traduzione è facile. D’altronde si passa da un verbo che indica un’azione svolta su qualcosa a una caratteristica di quel qualcosa… Non è facile usare lo stesso verbo nella traduzione italiana. A volte bisogna scendere a compromessi, usare il passivo, eliminare il verbo (come nella frase 5 dove traduco con “c’è” invece di usare il verbo ireru, mettere dentro).
  • Come si vede nell’immagine sotto, poi, possiamo ritrovare questa costruzione anche in frasi più complesse… xxx wa doko ni kaite aru no? significa “Dove è scritto xxx?” (xxx = come fare a leggere la scadenza della carta di credito). Ma d’altronde avendo visto “oshirase wa kokuban ni kaite aru”, dovremmo saper leggere anche questa frase: in fondo l’unica differenza sostanziale è che non abbiamo il luogo in cui è scritto, ma si chiede “dove”… quindi invece di “kokuban ni” abbiamo “doko ni”, ma non mi pare una tragedia, no? ^^;;

kigennC’è un secondo caso, quello della sfumatura che ho citato spesso sopra, in cui in genere è ben chiaro chi ha agito (spesso è stato lo stesso parlante). In questo caso la forma in -te+aru rende l’idea che dei preparativi siano stati completati: qualcuno, ed è chiaro chi è, ha agito volontariamente per un certo scopo, o meglio in preparazione per qualcosa (p.e. “ho (già) studiato per il test”).

Quando la sfumatura è questa ciò che ha in effetti subito un’azione (come la porta che è stata chiusa) può ancora avere il ga, oppure può prendere la wo!

Si usare il ga quando si ha un verbo che si collega a luogo con ni/he. Per esempio il prof può dire che c’è un avviso scritto alla lavagna:

黒板知らせ書いてあるので、手帳に写してください。
kokuban ni shirase ga kaite aru node, techou ni utsushite kudasai.
Alla lavagna c’è scritto un avviso, copiatelo nell’agenda.

鞄の中お守り入れてある。
kaban no naka ni omamori ga irete aru.
Ho un omamori (una sorta di “santino”) dentro la borsa.

Tuttavia con altri verbi l’uso della wo è molto più comune in questo particolare caso.

たくさん勉強してあるから、今日のテストは問題ないと思う。
takusan benkyou wo shite aru kara, kyou no tesuto wa mondai nai to omou.
Dato che ho studiato parecchio (in preparazione ad oggi), per quanto riguarda il test di oggi non penso ci saranno problemi.

In questo secondo caso tecnicamente non possiamo più parlare di “stato risultante (del soggetto)”, perché non c’è più un soggetto di cui chiarisco lo stato. Si tende quindi a parlare del perdurare dell’effetto di una azione già compiuta.

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2 thoughts on “N5 in sintesi – La forma -te aru dei verbi durativi

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