Per imparare il giapponese – I kanji e i loro segreti

Eccoci con un altro articolo salva-vita per principianti! 🙂 Oggi vedremo cosa sono i kanji, cercheremo di capire il concetto di kanji, di vedere un po’ tutte le loro particolarità, e, cosa più importante, come fare a ricordarli: come studiare i kanji e non dimenticarli più! Se vi siete persi le scorse puntate e volete andare con ordine, usate la tag Per imparare il giapponese e partite dal fondo, altrimenti cominciamo!

1. Cosa sono i 漢字 kanji?

I kanji sono dei caratteri a cui viene associato non solo un suono come succede per le lettere o per i kana ma anche un significato. Forse per questo loro avere un significato sono spesso confusi con delle parole, ma un kanji è innanzitutto un carattere, come lo è la lettera “a”. E proprio come la lettera “a” (che uso in “andare a Roma”), certi kanji possono essere presi anche da soli e formare una parola, ma questa non è “la norma”. È importante quindi distinguere tra kanji e parole e ricordarsi che un kanji altro non è se non un “carattere cinese” (o “sinogramma”), che è poi la traduzione letterale del termine kanji: kan è un modo per dire “cinese”, mentre ji significa “carattere”.


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2. Il concetto di kanji

Se scrivo “F” o “L” nessuno di voi pensa che queste lettere abbiano un significato, ma i caratteri “kanji” sono diversi: come già detto, ciascuno trasmette un significato (di solito abbastanza semplice). Inutile dire che ciò spesso lascia perplessi, ma non dovrebbe. Il concetto di “kanji”, infatti è relativamente semplice e ogni lor particolarità si ripresenta anche nella nostra quotidianità… solo che con caratteri diversi. Cerchiamo quindi di darvi un’idea di cosa sia un kanji con una serie di paragoni con elementi della nostra vita di tutti i giorni.

Anche noi usiamo continuamente simili simboli. Per esempio se scrivo “I ♥ NY” voi leggete “I LOVE NY” e date al cuore ♥ il significato di “amo”, giusto?

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Altri simboli che si comportano come ♥ sono ad esempio %, €, @ ecc.; hanno tutti una loro lettura e un loro significato. Senza andare così lontano, i numeri sono simboli dello stesso tipo: il simbolo 8 si legge “otto” e indica il concetto di 8 (8 cose, concrete o astratte). Le stesse parole inglesi, dal nostro punto di vista di italiani, sono un po’ simili a dei kanji… fly si scrive così (f-l-y), ma si legge flài e significa “volare”. Allo stesso modo 日 si legge hi e significa “sole”.

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I kanji possono avere più d’un significato …come le parole inglesi! Be’ a volte perlomeno. Abbiamo citato fly, “volare”, ma la verità è che fly significa anche “mosca”; allo stesso modo abbiamo ancora il kanji 日 hi che vuol dire sia “sole” che “giorno”, ma anche 本 hon che vuol dire sia “libro” che “origine”.

Infine i kanji possono avere più d’una lettura: se li si incontra da soli, o a seconda delle parole in cui capitano, possono essere letti in modo diverso. Ma anche le nostre cifre se messe assieme cambiano lettura! 2 si legge “due” e 0 è “zero”, ma 200 si legge “duecento” non “due zero zero”, giusto?

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Le possibili letture o pronunce di un kanji sono divise in on e kun, ovvero “pronunce di origine cinese” e “pronunce di origine giapponese”. Un kanji può avere più d’una pronuncia di ciascun tipo. Ci sono casi, infatti, in cui parole diverse, ma contenenti lo stesso kanji, sono state importate in Giappone in epoche diverse, da luoghi diversi della Cina. Ovviamente non venivano davvero importati i kanji o le parole, ma dei libri, che poi venivano adattati per essere letti in Giappone. Lo stesso kanji presente in parole diverse in libri diversi, scritti a distanza di 300 anni, magari, in luoghi diverse, aveva pronunce diverse. È per questo che nel giapponese moderno si hanno più pronunce di tipo on per uno stesso kanji: sono le pronunce cinesi che il kanji aveva in quei testi, “adattate” dai giapponesi.

Un kanji, inoltre, può avere anche più d’una lettura kun, se è stato deciso, in tempi diversi e in base alle diverse sfumature di senso di un kanji, di legarlo a più d’una parola del giapponese parlato.

Per sapere altro sulle pronunce on e kun è possibile leggere questi due articoli


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3. Come imparare i kanji (e non dimenticarli)

Imparare un kanji richiede di impararne il significato, la corretta scrittura e le sue letture.

3.a. Come ricordare il significato di un kanji

Per la maggior parte i kanji non sono una semplice serie di tratti “sconnessi”. Molti kanji infatti sono stati creati affiancando dei “disegni” più elementari per rendere un’idea più complessa. Per esempio il kanji di “luminoso” è dato dai kanji di “sole” (日) e “luna” (月) messi insieme in un unico carattere (明). Di solito basta scrivere questi kanji un po’ più in piccolo e avvicinarli, a volte però possono cambiare leggermente di forma. Per esempio una persona (人) messa vicino ad un albero (木) trasmette l’idea di “riposo” (休): come vedete il kanji di persona è un po’ cambiato.

Possiamo dire che i kanji quando sono usati in questo modo fanno da componenti di altri kanji. Per esempio 日 è una componente di 明. Una delle componenti di ciascun kanji è detta, per convenzione, “radicale” e usata spesso nei dizionari per catalogare i kanji in base ai radicali (non si può usare l’ordine alfabetico per cercare nel dizionario se si conosce solo la forma di un kanji, no?). La convenzione con cui i kanji sono stati divisi per radicale è vecchia di un 300 anni e del tutto arbitraria, per cui a volte lascio stare i formalismi e chiamo “radicale” qualsiasi componente e “radicale ufficiale” il radicale di cui sopra.

Perché tutto questo discorso? Perché conoscere queste “componenti”/radicali è utilissimo. Non vi serve sapere per ogni kanji quale sia il radicale ufficiale, ma conoscere i significati delle componenti di un kanji è molto utile per ricordare il significato del kanji stesso.

Sapendo i significati delle varie componenti, infatti, potete fare un’associazione di idee o inventarvi una “storia” per legare il senso delle componenti al senso del kanji… proprio come abbiamo fatto più su parlando dei kanji di “luminoso” e “riposo”.

A tal proposito vi consiglio Il metodo Heisig e Remebering the Kanji: sì o no? Che alternative?

3.b. Come ricordare la corretta scrittura di un kanji

Per imparare a scrivere i kanji e non dimenticarli più è necessario tenere a mente due principi:

  • I kanji non sono una serie di tratti, ma un insieme di componenti, quindi vanno scritti una componente dopo l’altra, non semplicemente un tratto dopo l’altro!
  • Esercitarsi seguendo sempre lo stesso ordine dei tratti (e delle componenti) è importante perché a un certo punto la mano dovrà andare veloce, con il pilota automatico, e per allora dovrà avere una sua “memoria muscolare”

Per approfondire vi invito a leggere Serve sapere ordine e numero dei tratti?

Nient’altro? Non hai consigli più concreti da darci?! – dirà qualcuno più ansioso. Certo che sì, tranquilli!

Volete ricordare i kanji? Bene, la parola chiave è “ricordare”: dovete esercitarvi a ricordare i kanji.

Crearvi delle storie che usano le componenti è sicuramente utilissimo per poi ricordare il senso di un kanji quando lo si incontra in un testo… per “leggere”, in un certo senso. Certo, anche in fase di scrittura la storia torna utile, ma a volte si ricordano le componenti, ma non il loro “posto” nel kanji (destra, sopra, sotto…).

In questi casi molto spesso la scrittura, la “memoria muscolare” della mano, ci salva. Provando a scrivere il dato kanji, non solo a pensarlo, la mano riscrive il kanji in modo corretto… le viene naturale, diciamo. Questo, però, è ovvio, solo se si è esercitata abbastanza (e comunque non sempre basta, perché forse “abbastanza” è molto più di quanto ci aspettiamo).

Molti studenti, sapendo (o no) tutto ciò, si esercitano molto nella scrittura dei kanji, ma si dimenticano quanto detto più su: per ricordare i kanji dovete esercitarvi a ricordare i kanji (non solo a scriverli).

Ciò significa MAI copiare il kanji che avete appena scritto, perché non serve. Guardatelo, se è necessario, poi copritelo e provate a riscriverlo. Coprite quello che avete appena scritto e provate a riscriverlo ancora… e così via. Il giorno dopo cercate direttamente di riscrivere i kanji del giorno prima e del giorno prima ancora, sempre cercando di sforzarvi di ricordare, perché è quello il punto.

3.c. Come ricordare le pronunce di un kanji

L’ultimo punto è anche il più breve. C’è chi incorpora le pronunce nelle “storie” che si inventa per mettere insieme le varie componenti e ricordare la forma di un kanji, ma, detta molto semplicemente, per me il gioco non vale la candela. Spesso, salvo i casi problematici, si può fare a meno delle storie, figuriamoci di storie che includono la pronuncia (spesso molto difficili da immaginare).

C’è qualcosa di molto più semplice che potete fare: mentre trascrivete più volte il kanji, giorno dopo giorno, ripetete le sue pronunce, possibilmente ad alta voce… magari pensate anche al significato del kanji. In questo modo il tutto risulterà legato nella vostra mente e una cosa richiamerà alla mente l’altra.

È un po’ come usare la stessa suoneria per una certa persona. Alla fine sentire quella canzone alla radio ci fa pensare a quella persona, no? Io ho ancora degli album che ho ascoltato leggendo certe serie manga e quando riprendo in mano uno di quei CD ripenso al manga che leggevo al tempo e viceversa. Non vi è mai successo niente del genere? No? Allora fidatevi, funziona… A tutt’oggi se non ricordo la pronuncia di un kanji provo a riscriverlo perché così facendo di solito la ricordo.  😉

Spero che tutto questo discorso vi abbia aiutato a fare un po’ di chiarezza e a orizzontarvi su come studiare i kanji. Se c’è qualche dubbio, come sempre potete scrivetemi nei commenti ^_^

Alla prossima! ヾ(。>﹏<。)ノ゙

Fonte immagine di copertina

6 pensieri su “Per imparare il giapponese – I kanji e i loro segreti

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