Mi avete spesso chiesto quali libri in inglese sia il caso di usare quando si studia da soli. Se siete dei principianti assoluti il Contemporary Japanese di Eriko Sato è un ottimo punto di partenza. Guardate la mia recensione più giù per farvi un’idea di come è fatto questo libro 😉

Se poi decidete di prenderlo, mi raccomando di non trascurare di fare esercizio con il relativo workbook! D’altronde come potete vedere nei link non si tratta dei prezzi pazzi del Minna no nihongo, del Genki o del Marugoto, per cui non pensateci nemmeno: l’eserciziario serve.

Buona visione (⌒▽⌒)/”

11 thoughts on “Review – Il Contemporary Japanese

  1. non hai idea di quanto mi capiti a “fagiolo” questo tuo post! ho intenzione di iniziare a studiare giapponese e mi sto guardando attorno per capire cosa fare: corsi? qui a Genova abbiamo il CELSO che è ottimo ma devo conciliare molte cose, pittura, scuola, casa ecc e a volte anche un’ora di bus in più diventa complicato. Leggendo il tuo articolo mi rincuoro molto e vorrei provare iniziando da sola…parto da questo testo? amo moltissimo la cultura e l’estetica giapponese e ne sono debitrice sia come stile, come tematiche e anche come “scelte” filosofiche, soprattutto al wabi-sabi. Ora sto leggendo “il pensiero giapponese classico” di Massimo Raveri che mi appassiona moltissimo. Ogni tuo consiglio è apprezzatissimo. GRAZIE. Margot

  2. ワンワン
    カンカン
    ahahahahha

    bella review.
    una domanda. nel video ti riferisci alle forme ーて おく e ーて ある? E’ l’ultimo argomento che ho studiato.

    Grazie.

    1. Se ti riferisci ai “due modi per esprimere lo scopo” mi riferisco a “you ni” e “tame ni”

      You ni e te aru non indicano uno scopo. Diciamo invece che te oku indica un’azione fatta “avendo in testa un qualche scopo” o “supponendo che l’aver fatto l’azione in questione possa poi tornare utile a qualcuno in qualche modo”.

      La forma in -te aru esprime uno stato, quindi non può aver a che fare con il fine di un’azione. Tuttavia è spesso paragonata al passato della forma in -te oku, -te oita …che NON esprime uno stato. Perché? Perché alla fine della fiera la situazione è la stessa, ma le sfumature tra le due forme sono innegabilmente diverse
      reizouko ni biiru wo irete oita
      Ho messo la birra in frigo (ho fatto un’azione con uno scopo)
      reizouko ni biiru ga irete aru
      La birra è in frigo (la birra è in un certo stato (a causa dell’azione di qualcuno))
      …alla fine della fiera la birra è bella fresca, ma le sfumature sono diverse

  3. Ciao! Ho scoperto il tuo sito recentemente e mi sono messo a leggere gli articoli che riguardano lo studio della lingua giapponese. Innanzitutto, ti faccio i complimenti per la chiarezza espositiva. Vorrei porti due domande però:

    I testi base di giapponese come questo che hai presentato o il Genki o il Minna, arrivano tutti allo stesso livello? Mi pare di aver capito arrivino all’N4, giusto? Poi da qui, consigli di usare i testi per il JLPT oppure ci sono anche testi intermedi? Mi sembra di averne trovati alcuni online ma non so quanto siano validi.
    Molti te lo avranno già chiesto ma mi piacerebbe sapere come mai non consigli il Genki, al di là del prezzo sicuramente eccessivo. Quali sono le pecche principali che, ad esempio, non sono presenti nel Contemporary Japanese? Te lo chiedo perché sono indeciso sui due testi e questo video mi fa propendere per il Contemporary ma sarebbe utile avere un confronto diretto.

    Ti ringrazio davvero molto!

    1. Tutti i libri in 2 o 3 volumi arrivano all’n4, poco più o poco meno.
      Perché non il genki (è decisamente non il minna).
      Il prezzo complessivo è ridicolo
      Buttano in ogni lezione troppa roba alla volta (il minna poi senza criterio, proprio)… ho fatto una recensione sul minna che spiega proprio cosa vuol dire “troppa roba alla volta”. La trovi linkata nell’ultimo articolo postato qui sul sito… il genki è un pochino meglio ma ha lo stesso problema: fai un’unità e c’è troppa roba nel dialogo iniziale, negli esercizi sulla grammatica, negli esercizi sui vocaboli, ecc. Il contemporary ti fa fare bocconi più piccoli: dialoghetto con meno roba, esercizi con meno roba, ecc. 2 pagine dopo nuovo dialogo, nuovi esercizi, con qualcosa in più. Finita l’unità avrai fatto quanto c’era sul genki, ma un po’ alla volta… e io trovo, da insegnante, che sia più facile gestire lezioni così

      Testi intermedi… c’è tempo 😅 Non li consiglio perché ognuno ha la sua idea di intermedio, meglio usare i testi jlpt perché sintetici, permettono di fare tanto esercizio e sono facilmente reperibili online

      1. Sì, il video sul Minna l’ho guardato e non ci penso proprio a prenderlo. Ero solo indeciso tra questi due e visto che il Genki mi è capitato di sfogliarlo e mi sembrava comunque accattivante, volevo avere un confronto. Alla fine opterò per il Contemporary probabilmente. Ti ringrazio ancora, è un sito molto prezioso il tuo. 🙂

    1. Per me il migliore è senza dubbio il Japanese stage-step, perché il contemporary fa dei compromessi in certi argomenti come ho spiegato qui e nel recente articolo che linko alla fine. Ma quale sia migliore per te… leggi l’articolo sotto e cerca di farti un’idea. Intendo fare una recensione anche del japanese stage step, ma ci vorrà un po’ di tempo. Comunque puoi anche dare un’occhiata a all’estratto che trovi su amazon (meglio guardare su amazon.com dove vedi proprio come è fatto il libro, mentre su amazon.it vedi l’estratto per il kindle)

      https://studiaregiapponese.com/2018/10/19/da-dove-inizio-per-imparare-il-giapponese/

Fatti sentire!

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