Oggigiorno lo studio dei kanji come si è sempre fatto è diventato inutile (“Waah! Sacrilegio!!”). Scrivere un kanji un centinaio di volte e memorizzare 2000 kanji e circa il doppio di pronunce… A fronte di tanta tanta fatica oggigiorno si ricava poco o nulla dallo studio dei kanji! Attenzione, questo è vero oggigiorno (un tempo erano INDISPENSABILI!) e solo SE si studiano i kanji come si è sempre fatto.

In questo articolo spero di dimostrarti:

  • per quali motivi si studiavano i kanji
  • che questi motivi non hanno più senso oggi e quindi
  • che il vecchio metodo (legato ai vecchi motivi) non ha più senso

….ma anche che:

  • Lo studio dei kanji però è ancora UTILISSIMO, se li si studia con un nuovo metodo per un “nuovo” scopo (che un tempo si era costretti a trascurare)

Ci concentreremo quindi su:

  • perché i kanji sono ancora UTILISSIMI
  • quale nuovo metodo usare per impararli
  • ciò su cui è necessario concentrarsi di più oggigiorno

Ti avverto che si tratta di un articolo lungo… perché lo è? Perché mi rendo conto che il tema sia controverso: si è sempre fatto così, perché dovresti credere all’autore di questo articolo che per di più propone come metodo quello del suo libro? Per questo ho fatto un articolo dettagliato, per cercare di spiegare con un’analisi più chiara possibile come stanno le cose.

Per quanto riguarda il mio libro… Considera solo che potevo scrivere un libro di kanji come hanno fatto altre persone, compresi admin di siti e youtuber. Sarebbe stato mille volte più facile e veloce, qui sul sito avevo già le liste di oltre mille kanji con pronunce e significati… potevo fingere di non sapere nulla di quel che ti dimostrerò in questo articolo e fare un libro con kanji, pronunce e significati, qualche esercizio… avrei impiegato un decimo del tempo e venduto allo stesso modo. Invece ho scritto un libro ricercando l’etimologia di ciascun kanji su testi giapponesi e cinesi, approfondendo tutte le sfumature di ogni kanji… perché so che è questa la nuova via da seguire oggi se si vuole imparare davvero e in modo efficiente e io volevo aiutare gli studenti ad imparare davvero, non rifilargli la solita idea: “Devi imparare a memoria i kanji perché si è sempre fatto così… Se non ci riesci è colpa tua, lascia stare il giapponese!” …Ecco, no, non è così e io non ci sto.

1. Perché studiare i kanji? Il classico errore…

Troppo spesso si crede che conoscere i kanji serva a leggere un testo. Non è così. I kanji sono caratteri, come le lettere, non parole. Sì, alcuni a volte sono anche parole (se letti in un certo modo), un po’ come la lettera “e” è sia una lettera che una parola (p.e. in “Marco e Luca”), ma è tutto lì.

Conoscere anche TUTTI i kanji di un testo (con tutte le loro pronunce!) non vuol dire né capire il testo, né saper leggere il testo. A meno che sia assolutamente elementare, tipo “Il sole è rosso” (sì, esatto, per i giapponesi il sole è rosso), per leggere/capire un testo è necessario conoscere le parole presenti nel testo. Il che significa che è necessario studiare i vocaboli, non i kanji.

2. Perché studiare i kanji? Vecchi motivi e vecchi metodi

Studiare i kanji un tempo significava MEMORIZZARE i kanji. Il loro studio era legato (1) alla necessità di scriverli (su carta) e (2) alla necessità di cercarli sul dizionario di kanji. Questo perché non era possibile trovare una parola di un testo se non si sapeva come era letta.

Tieni presente che un kanji di norma non forma da solo una parola. Una parola è composta perlomeno da due kanji. Per sapere come leggere una parola che conteneva un kanji mai visto prima bisognava:

  • trovare il kanji su un dizionario di kanji,
  • se la parola che cercavamo non era tra gli esempi per quel kanji bisognava usare le pronunce del kanji e provare le combinazioni di queste pronunce con le pronunce note dell’altro kanji presente nella parola e cercare queste combinazioni sul dizionario di vocaboli…

Per trovare un kanji sul dizionario di kanji bisognava o (a) saperne almeno una pronuncia o, in pratica, (b) sapere come scriverlo. Ma se non lo conosco, come faccio a sapere come scriverlo? Un kanji in genere è fatto di “parti” più semplici che probabilmente uno sa già scrivere, così in qualche modo ci si arrangiava… ma non farmi andare in particolari. Tanto tutto ciò oggi non serve più!

3. Perché studiare i kanji? Nuovo scopo, nuovo metodo

Facciamo un passo indietro.

La prima cosa da fare è chiedersi qual è il proprio obiettivo con il giapponese: dove vogliamo arrivare, cosa vogliamo farci con il giapponese? Ami i kanji e la calligrafia? O vuoi comunicare? O vuoi leggere romanzi? O vedere film? O lavorare in Giappone?

Alla luce del tuo obiettivo chiediti…

Ha senso per me scrivere a mano i kanji?

A ben vedere, nessuno oggigiorno scrive più a mano, in nessuna lingua. Non ha senso quindi insistere tantissimo sul saper scrivere i kanji …a meno che per es. uno abbia una passione per la calligrafia. La gran parte delle persone che si avvicina al giapponese, non ha bisogno di riempire quaderni e quaderni con lo stesso kanji: non ti servirà mai scrivere in bella calligrafia!

Mi viene in mente la youtuber di AskJapanese, che parla un giapponese perfetto, ma sa a malapena scrivere a mano… questo non vuol dire che sia analfabeta nel mondo di oggi, perché non avrà problemi a scrivere con il PC o lo smartphone. (Se proprio dovessi ritrovarti a scrivere a mano, c’è l’hiragana per sostituire i kanji che non ricordi).

Ma mi hai detto che saper scrivere i kanji serve a cercarli sul dizionario!

Sì, ma oggigiorno si possono cercare su un dizionario online copiandoli con il dito grazie allo smartphone …che è così intelligente che perdona tranquillamente degli errori, per esempio nell’ordine dei tratti (che ha sempre dato problemi agli studenti).

Quindi imparare a scrivere i kanji può interessare, può aiutare in certi casi, ma non è più assolutamente necessario come un tempo!

Altro dubbio più che legittimo…

Ha senso memorizzare le pronunce dei kanji?

Come detto, anche se conosci tutti i kanji di un testo, questo non vuol dire saper leggere quel testo. Conoscere le pronunce dei kanji ti aiuta solo a cercare il kanji sul dizionario di kanji oppure a cercare una parola in cui il kanji compare, cercandola tra gli esempi sul dizionario di kanji. STOP.

Ma, come al punto precedente, oggigiorno puoi cercare sul dizionario ridisegnando il kanji, anche malino, sullo schermo del tuo smartphone. Se ti interessa la parola in genere puoi inserire anche l’altro kanji e quindi l’intera parola che cercavi. Puoi perfino cercare un certo kanji e poi chiedere all’app di trovare tutte le parole che lo contengono o che iniziano/finiscono con quel kanji. Dunque il punto è ha senso per te imparare una serie di pronunce meccanicamente, kanji dopo kanji?

Per saper leggere un testo devi imparare le parole che contiene, lo studio dei vocaboli è sufficiente.

Come imparo a leggere un vocabolo se non imparo le pronunce dei kanji?

I vocaboli giapponesi di norma non sono lunghi e complessi come i nostri, tipo “toponomastica”, sono fatti di 2-3 caratteri! Per esempio quando trovi la parola 時間 impari che si legge jikan e anche se non hai studiato individualmente ciascun kanji, quando la ritrovi la riconosci (e capisci pure che il primo è ji, il secondo è kan). Alla fine impari anche le pronunce dei singoli kanji, perché quando studi anche 一時 ichiji ti rendi conto che 時 non c’erano dubbi si legge ji in genere …a volte “toki”, ma questo lo scopri vedendo altre parole.

Sì, certo se provi a riscrivere la parola 時間, anche se l’hai vista molte volte, potresti trovarti in difficoltà, ma…

  • Non ti serve scrivere a mano, in realtà. I libri di testo possono chiedertelo o puoi essere appassionato di kanji e puoi voler imparare a scrivere a mano… ma la gente comune praticamente non scrive mai a mano.
  • Dimenticare come scrivere certe parole, specie se difficili, è un problema che hanno davvero TUTTI gli studenti occidentali, anche quelli che hanno studiato i kanji… certo, chi più e chi meno, ma tutti. Per un motivo molto semplice: i kanji sono un sistema di scrittura super-complesso e si tende a dimenticarli se non si vive immersi in una realtà piena di kanji! Non a caso giapponesi e cinesi che vivono in Italia iniziano in breve tempo a dimenticare come scrivere i kanji.

CAPIRE i kanji aiuta a CAPIRE un testo

Ecco il nuovo scopo dello studio dei kanji: nel leggere un testo capire i kanji aiuta a capire il testo. La parola chiave è “capire”… posso non ricordarmi come leggere dei kanji, ma conoscendone il senso saprò comunque di cosa si parla nel testo.

Le pronunce, la scrittura, sì, si possono ancora studiare: possono aiutarci a non essere dipendenti dallo smartphone nelle nostre ricerche, ma… sono secondarie ormai. Sono secondarie rispetto al terzo aspetto dei kanji a cui ora vale la pena dare la massima attenzione: i “significati”.

Questo aspetto dei kanji era un tempo molto trascurato: c’era già abbastanza lavoro tra pronunce e scrittura. Ora che pronunce e scrittura sono più secondarie perché “comunque in qualche modo possiamo cavarcela”, è il momento di dedicarci ai “significati”.

Parto da questa parola, “significati”. Dato che i kanji non sono “parole” ma “caratteri”, parlare di “significato” di un kanji può creare confusione. Diciamo che ogni dato kanji ha una o più “sfumature di senso”. Mi spiego meglio. Esistono le parole e ciascuna parola ha il suo significato. Se una parola è composta da due kanji (la situazione più comune), quei kanji contribuiscono ciascuno con la sua sfumatura di senso a creare quella parola: i kanji, ciascuno con la sua “sfumatura”, sono un po’ come le parti di un robot gigante, ciascuna da sola serve a poco, ma se le si combina ne viene fuori un robot gigante… la parola con il suo significato. Chiaro, no? XD

Facciamo un esempio concreto.

Nella parola 後悔 koukai abbiamo 後 (che ha sfumature di senso come dopo, posteriore, successivo, dietro…) e 悔 (frustrazione, amarezza…): per questo 後悔 è la parola rimpianto. Quel che succede è che le sfumature di senso dei due caratteri messe insieme danno qualcosa tipo “l’amarezza del dopo”, e così creano il significato della parola 後悔 ovvero “rimpianto”: se “dopo provo amarezza” è perché rimpiango quel che è successo, no?

Dunque un kanji non è una parola che si può tradurre, è un simbolo con dietro un’idea, un’immagine! Come il simbolo ❤ …rende l’idea di amore, amare, ecc. no? Se scrivo “Luca ❤ Laura” lo sai perfino leggere, no? “Luca ama Laura”. Se scrivo “I ❤ NY” leggerai “I love New York”, no?

Ecco, un kanji è proprio questo. Un simbolo che rappresenta un’idea di base, nel nostro caso “amore” (e altre idee derivate, come “amare”) e può essere letto in uno o più modi (p.e. “ama”, “amo”, “love”, ecc).

Se uno conosce bene le sfumature di senso di un kanji, in base al contesto può arrivare a capire il significato di moltissime parole nuove!

Questo fatto è importantissimo.

  • Ci evita di cercare continuamente parole sul dizionario mentre leggiamo un testo
  • Possiamo capire una frase senza saperla leggere… tanto che a volte capisco il testo di certi sottotitoli in cinese(!) anche se non conosco il cinese

Abbiamo detto inoltre che studiare i kanji è evitabile ma studiare i vocaboli è indispensabile… Attenzione però i vocaboli da sapere sono 15-20 mila. Un’infinità. Ecco, l’altro motivo per cui è importante quanto appena detto è che

  • Se si studiano anche solo 1500-1800 kanji prestando la massima attenzione alle loro sfumature di senso, questo studio ci risparmierà un sacco di fatica con i vocaboli (che sono 10 volte di più!)

Come si fa in concreto?

Proprio come visto nell’esempio del “rimpianto”. Quel che abbiamo visto lì, può essere fatto più spesso di quanto non si creda in giapponese. Ti faccio degli esempi prendendo alcune tra le parole che mi sono rimaste più impresse in mente…

  • 聖歌隊 sei ka tai, cioè sacro + canzone + gruppo/formazione = coro gospel
  • 乱入 ran nyuu, cioè rivolta/disordini/disturbo + entrare = irruzione
  • 刺激臭 shi geki shuu, cioè pungere/infilzare + violento + odore = puzza, odore pungente
  • 余白 yo haku, cioè avanzare (essere in più, di troppo) + bianco = margine (a bordo pagina)
  • 前代未聞 zen dai mi mon, cioè precedenti + generazioni + non + sentire = inaudito (più banalmente “una roba mai sentita nelle precedenti generazioni”)

…devo continuare?

Anche studiando solo i vocaboli fino a un certo punto si può fare lo stesso, ma se si studiano anche i kanji questo processo è molto più efficace e utile alla lunga.

A meno che uno sia un mezzo genio con una memoria incredibile, diventa perfino indispensabile imparare i kanji in questo nuovo modo per riuscire (senza impazzire) ad imparare davvero bene il giapponese …ah, con “imparare davvero bene” intendo, per esempio, andare oltre l’N1… cosa che, attenzione, non implica una conoscenza specialistica (che potresti immaginare come inutile). “Andare oltre l’N1” significa innanzitutto rendersi conto che il JLPT è abbastanza inadatto a misurare la conoscenza del giapponese reale e significa avvicinarsi alla comprensione del giapponese reale, significa saper leggere romanzi e esprimersi in modo colto in ambienti colti e colloquiale in ambienti colloquiali, significa saper seguire un programma comico, un documentario, un film di samurai… Per tutto ciò il JLPT non ti preparerà affatto, se non in misura minima.

Come, concretamente, lo studio dei vocaboli non aiuta quanto lo studio dei kanji?

Molti vocaboli ci danno un’idea parziale del senso di un kanji

  • perché a volte un kanji ha più sfumature di senso diverse tra loro, alcune poco note a uno studente che ha iniziato da poco con il giapponese
  • perché i vocaboli che si incontrano da principianti ci danno una visione distorta del senso del kanji

Un esempio del primo caso è 白日 hakujitsu …per chi ha studiato solo vocaboli o ha studiato i kanji in modo superficiale questa parola indica un “giorno/sole (日) bianco (白)” …che ovviamente non ha senso. Chi ha studiato a fondo i kanji e le loro “sfumature di senso” sa che (1) 日 può richiamare l’idea di luce (la sua presenza in 間 suggerisce proprio questo… a chi ha studiato 間) e che (2) 白 è un kanji ben più complesso della semplice idea di “bianco” (p.e. 白状 e 告白 vogliono dire “confessione”). Se a queste conoscenze si unisce la conoscenza del contesto in cui la parola compare, pur non conoscendo la parola in questione si può arrivare al suo significato e proseguire senza interrompere la lettura… 白日 concretamente indica la “luce bianca”, cioè la luce del giorno così intensa che il cielo non appare più di un bel blu, ma di un azzurro sbiadito, specie se si guarda il cielo dal lato del sole. Dunque si pensa a giornate con una luce molto forte e, quindi in altri contesti si potrà usare in certe espr. per richiamare l’idea di “mettere in luce” dei fatti, “portarli alla luce” (in gen. quando si parla di scoprire degli scandali), perché ciò che è “in piena luce” è “visibile a tutti” e quindi “esposto al pubblico”.

Per fare un esempio del secondo caso possiamo partire dalle parole 博物館 hakubutsukan, museo, e 博士 hakushi/hakase, Ph.D./esperto. Per molto tempo queste sono rimaste le uniche due parole che avessi studiato che contenevano il kanji 博, relativamente raro. Questo mi ha dato l’idea che 博 avesse a che fare con la conoscenza… Non mi ero mai preoccupato di approfondire, non avevo mai provato a cercare di CAPIRE il kanji. Così trovando la parola 博愛主義 hakuai-shugi non capivo che significasse.La sapevo leggere, sapevo il senso di 主義 shugi, quello di una (personale) politica

Perché dai vocaboli basilari che avevo imparato non potevo immaginare che 博 non ha a che fare con la conoscenza ma con un’idea di pluralità!

Difatti un 博物館 museo è un grande edificio 館 dove ci sono tante 博 cose 物, e un 博士 esperto è un uomo 士 che conosce tante 博 cose, così 博愛 è amare 愛 tutti 博 (tutte le persone) e 博愛主義 indica la filantropia.

A un certo punto, quando uno si rende conto che il vocabolario a cui deve mirare è almeno 3 volte quello delle liste per il JLPT (che includono in tutto 6 mila vocaboli), non conoscere i kanji diventa un problema… ENORME. Perché significa studiare praticamente una per volta quelle 18 mila parole, quando uno potrebbe studiarne molte molte meno se investisse un po’ del suo tempo per studiare le sfumature di senso di appena 1800 kanji.

Be’, che altro dire… Spero a questo punto ti sia chiaro perché ho deciso di scrivere un libro come Capire i kanji, invece di usare le  liste già presenti sul blog per realizzare un libro come avrebbe fatto chiunque altro: secondo me c’è un problema ENORME con l’attuale modo di studiare i kanji e Capire i kanji è per me la soluzione… spero lo sia anche per te!

12 thoughts on “SMETTI DI MEMORIZZARE I KANJI!

  1. Grazie mille per questo interessantissimo e illuminante post!
    Ammetto che è parecchio difficile cercare di entrare in una nuova prospettiva tramite un metodo così innovativo, abituati come ci hanno sempre insegnato cioè a scrivere e scrivere per memorizzare una qualsiasi cosa…
    Però l’articolo mi ha fatto innanzitutto capire che in merito al mio obiettivo di imparare il giapponese (che non è così “alto”: data la passione che ho, vorrei “semplicemente” saper leggere dei testi come romanzi e manga) di sicuro scrivendo a mano una marea di volte i kanji e affannandomi a imparare mille pronunce non vado da nessuna parte… oltre a perdere un sacco di tempo, quando la vita è troppo breve XD
    Ma ho anche capito che se memorizzare 2136 kanji mi sembrava spaventoso, l’idea di imparare 15-20 mila vocaboli lo è 1000 volte di più >_< Quindi mi pare di aver capito che sia meglio fare un pò entrambe le cose in contemporanea.
    A questo punto mi chiedo: considerando sempre il tipo di obiettivo che mi sono prefissata, imparare singolarmente un tot kanji attraverso ad esempio i mazzi di Anki e poi magari per ciascun kanji cercare di memorizzare man mano i vocaboli in cui lo stesso appare e concentrandomi sul significato o più precisamente come dicevi sulle "sfumature di senso", può rivelarsi un buon punto di partenza?

    1. Imparare i vocaboli con Anki da un lato e concentrarsi sulle “sfumature di senso” dei kanji così come trovi fatto sul mio libro… In breve breve non devi imparare tutte e 12 le pronunce di 生, alcune meno importanti le imparerai poi, quando le trovi nei vocaboli (tra parentesi il mio libro presenta prima tutte le pronunce, scritte in kana, poi le riduce a quelle più importanti, scritte in roomaji). In compenso è molto utile farti un’idea piùprecisa del kanji 生, che non è solo “vita” come si dice in genere, sennò perché si dice 生ビール nama-biiru? O 生肉 namaniku ecc? Certo, anche questi puoi impararli come vocaboli ma tante volte succede che ricordi la pronuncia di un kanji ma non come è scritto… Oppure cerchi di distinguere tra due parole che sembrano avere la stessa traduzione, come 信用 e 信頼, ed è la comprensione dei kanji che ti aiuta a cogliere la sottile differenza e quindi come usarlo correttamente. P.e. ci si può fidare di un bambino… Ma in questo caso per “fidarsi” usi il primo vocabolo, non il secondo perché in 信頼 quel 頼 dà la sfumatura che uno conta sul bambino, si affida a lui… E in genere non sarà questo che si intende dicendo “io mi fido di Marcolino, non direbbe mai bugie!” 😅

  2. Ciao! Ho da poco iniziato lo studio dei kanji, e sono molto interessato anche al lato culturale e storico che si portano dietro. Trovo che il tuo approccio sia molto valido, e quando parli di “sfumature di significato” metti tutto lo studio del giapponese in una prospettiva inedita ed elettrizzante. L’unica domanda che ti faccio è: hai intenzione di pubblicare anche altri libri con i restanti quattro livelli JLPT? Oppure il solo N5 è sufficiente a capire anche tutti gli altri? Grazie mille per il tuo tempo e per il tuo lavoro.

    1. Assolutamente è nei miei piani, perlomeno per N4 e N3, anche se dopo il corso N5 penso che mi dedicherò subito al corso N4 e poi ai kanji N4. Con l’aumentare del numero di kanji per volume potrei trovarmi a modificare il formato (p.e. eliminare gli spazi per la scrittura, bilanciare diversamente certi aspetti della trattazione di ogni kanji), ma lo spirito dell’opera, l’attenzione ai vari significati del kanji, resterà invariato

  3. ciao grazie per questo post, ha risposto a molti miei dubbi. solo che me ne resta uno:
    tutti quelli che studiano giapponese sanno che i kanji si possono leggere in due modi, con la lettura kun e on . il mio dubbio è quando bisogna leggere uno e quando l’altro??
    adesso non so se tu avevi gia fatto un post su questo anche perchè ti seguo da poco XD ma se mi potresti fare un riassunto su questo argomento o altro mi farebbe tanto piacere ma mi sarebbe anche tanto utile. ciao: D

    1. Non ho affrontato direttamente il discorso delle pronunce la risposta alla tua domanda in realtà in realtà è già compresa in questo articolo. Come dicevo per leggere un testo Non serve conoscere ikangi e quindi decidere quale delle due pronunce utilizzare per leggerli. Quello che serve è conoscere i vocaboli! Quando hai studiato i vocaboli, sai come leggere con sicurezza una parola… È come in qualsiasi lingua: se non hai studiato la parola non sai con che accento leggerla.
      Esiste una regola per ipotizzare con quale pronuncia leggere un kanji: se è da solo o insieme a dei kana lo leggi con pronuncia kun, se è in coppia con un altro o più kanji lo leggi con pronuncia on… Ma è una regola davvero poco rigida e ci sono un sacco di eccezioni.
      Dunque come dicevo nell’articolo la via è studiare i vocaboli in anticipo… O se trovi un vocabolo mai visto, cercare la parola sul dizionario, impararne la pronuncia e il senso preciso.
      Come lo cerchi sul dizionario se non sai come leggerlo?
      Ci sono 3 vie:
      – se conosci le pronunce dei kanji presenti nella parola puoi azzardare delle combinazioni e cercare sul dizionario (NB le pronunce dei kanji si dividono in kun e on, sono di due tipi ma non è detto che siano solo due di numero, 1 kun e 1 on, puoi avere per esempio anche tre pronunce on, per quanto si tratti di casi rari, ma abbastanza spesso ne hanno due)
      – puoi cercare un kanjibsu un dizionario di kanji e vedere se tra gli esempi compare la parola che cerchi
      – puoi cercare su un dizionario online o su una app e inserire i componenti del kanji o riteacciare i tratti del kanji sullo schermo e lasciare che l’app lo trovi per te (consiglio l’app\dizionario Akebi)
      …trovata la parola la studi e non avrai più il problema.
      Allora perché darsi la briga di studiare i kanji… Vale la pena farlo per i motivi che dico nell’articolo (e per passione, se piace)

  4. Buonasera, trovo il suo blog molto ben fatto ed i suoi libri originali e interessanti ma questo articolo secondo me è sbagliato e fuorviante per chi si sta approcciando da poco alla lingua Giapponese, ma anche per chi la studia da più tempo.
    A mio avviso metodi veramente innovativi non esistono e questo sopratutto che lei cita non è un metodo, ma una sorta di scappatoia mentale dalla fatica di dover studiare tanto perchè spinge la gente ad intuire un senso senza poi andarlo ad approfondire, cosa invece veramente importante.
    Inoltre scrivere i Kanji a memoria è invece utile se uniti ad un esercizio finale di creazione di un testo, ad esempio ogni tot kanji studiati. Vivremo nel mondo dei pc e degli smartphone, ma essere fluenti come un nativo senza saper scrivere non dico altrettanto bene ma almeno decentemente non significa essere come i nativi, che al contrario sanno scrivere (per quanto anche loro stiano in parte dimenticando i kanji più difficili).
    Non ci sono scorciatoie se non studiare molto, leggere molto e scrivere molto con costanza.
    Poi non capisco, conoscere tutti Kanji non significa capire il testo: ma è chiaro che si possa incappare in parole complesse mai viste ed occorra andare a senso, ma, come si può capire un testo senza comunque conoscerne la maggior parte e saperne il significato? Non si può andare molto “ad recchiam” con questa lingua, non è lo Spagnolo.
    Questo articolo al contrario di TUTTI gli altri mi sembra molto clickbait. spero non me ne voglia, ma anzi un così bel blog merita sempre contenuti all’altezza.

    1. Il titolo è clickbait… sì. Lo fanno tutti, potrò permettermelo anch’io una volta ogni dieci anni.
      D’altra parte le critiche al metodo sono del tutto fuori luogo perché non riflettono quel che dico, né il mio metodo né il contenuto del mio libro.
      Per esempio

      “Non ci sono scorciatoie se non studiare molto, leggere molto e scrivere molto con costanza.”

      Da qui mi sembra di capire che non hai il mio libro di kanji e tu abbia semplicemente creduto che l’articolo dica di studiare solo i significati, cioè le 2-3 parole che gli altri testi suggeriscono per ogni kanji… Non è così. Seguimi un secondo perché sono SICURO che troverai il mio metodo più interessante e affascinante del tipico modo in cui vengono insegnati i kanji.

      Intanto, il mio grande cruccio è semmai il fatto che quasi sicuramente ho chiesto TROPPO agli studenti: il libro è troppo ricco e di ampio respiro e questo scoraggia i più! Avessi fatto un libro come tutti gli altri avrei fatto molta meno fatica e probabilmente avrebbe venduto di più.
      Sembra che mi vanti vero? Abbi pazienza, ora ci arriviamo…

      “una sorta di scappatoia mentale (che) spinge la gente ad intuire un senso senza poi andarlo ad approfondire

      …il punto del mio metodo è appunto concentrarsi sui significati, *approfondirli!*
      E comunque, sia chiaro, il mio libro permette di studiare anche pronuncia e scrittura: ci sono perfino spazi per trascrivere i kanji e la dimensione degli spazi vanno a ridursi (altra cosa che gli altri non fanno) per aiutare a scrivere via via a dimensioni più normali.

      ten
      E in questo screen non si vedono la pagina iniziale del capitolo, né gli esercizi di fine unità, che comprendono esercizi di scrittura, pronuncia, vocaboli ecc.! Per questi puoi vedere la pagina di presentazione del libro.

      Ho ragione o no che forse è “troppo ricco”?

      Viceversa…
      Il “metodo tradizionale” è da sempre SACRIFICARE il lato dei significati a favore dello studio mnemonico di scrittura e pronuncia *un tempo indispensabili* …un tempo, ma non più.
      Il tipico studio dei kanji è da sempre
      年 toshi, NEN, anno, età. trascrivilo 20 volte

      Non è certo “approfondito”. È anche sbagliato perché i più pensano che i kanji abbiano delle “traduzioni” e spesso sono imprecise (es. 思 = pensare …?!). Ma soprattutto studiare così ELIMINA DEL TUTTO IL FASCINO DEI KANJI …quello che ti spinge a impararne 2000 e passa.

      Io suggerisco di ribaltare le cose! Se si DEVE sacrificare qualcosa oggigiorno, semmai si possono sacrificare letture e scrittura perché 1. le se impara comunque tramite i vocaboli, 2. oggigiorno all’occorrenza si può rimediare con le tecnologie
      …mentre l’ENORME utilità di una conoscenza approfondita del SENSO dei kanji è qualcosa di ignoto ai più (perché uno se ne rende conto solo se ce l’ha e arriva abbastanza avanti) e penso che l’articolo nella parte finale la dimostri molto bene.
      Di nuovo: tutto ciò vale “se uno proprio non ce la fa” …il mio libro dedica molta attenzione anche a letture e pronunce.

      Ciò mi riporta all’idea che il mio metodo non sia un “metodo originale” (anzi nemmeno un metodo, mi pare tu dica).
      Se la pensi così, prendi in mano il mio libro e trovami un altro testo di kanji che affronti le cose nello stesso modo.
      Per me dedicare l’attenzione che dedico allo studio dei significati è assolutamente un metodo nuovo: NESSUNO lo fa, nessun altro libro insegna i kanji in questo modo.
      C’è un testo, Henshall, che parla di etimologia, ma non c’è nessun testo che colleghi l’etimologia ai significati moderni e che evidenzi i legami tra i moderni significati. Né c’è un testo che approfondisca con le note come invece faccio io. Citando tradizioni, aneddoti storici, drama, anime, ecc. ecc.
      Ma per carità se trovi un libro che faccia un lavoro simile, mostrami uno screenshot e ti darò ragione.

      1. Grazie per la risposta.
        Non ho mai detto che il suo è un brutto libro, anzi, sicuramente in Italia libri con spiegazioni etimologiche di questo livello non ci sono, mentre in altri paesi come il Giappone si.
        Lo studio etimologico inoltre va bene per i 700-1000 kani, dopo non di scappa, bisogna studiarli sodo.
        E comunque anche se la spiegazione etimologica funziona, se uno non li trascrive molte volte e non scrive dei testi comunque li dimenticherà. Per cui dire che si possa sacrificare la scrittura è sbagliato, scrivere anche più volte aiuta sia a ricordarne la lettura che la scrittura, a mio avviso non si sfugge, non eisistono scorciatoie, e si studiare Kanji certe volte può essere meno divertente( infatti è una delle lingue più difficili al mondo non a caso).
        Poi è chiaro la lettura si impara anche dai vocaboli stessi, ma è anche vero il contrario, entrambi i metodi sono validi.
        Per cui ripeto, non discuto il valore del libro, solo che è inutile mettere fumo negli occhi per indorare il sacrificio che comparta studiare i kanji, che poi quando si comincia a leggere e scrivere bene da anche molto gusto scriverli ed il sacrificio svanisce di colpo.
        Inoltre ripeto anche se si capisce il senso di alcune parole pur non conoscendone la lettura, alla fine non ha senso perchè se non conosci la lettura, non conosci la lingua.
        Se poi si continua con questo approccio leggere i giornali sarà impossibile.

        1. Mi chiedo se non ci sia qualche fraintendimento. Per esempio l’idea che io sminuisca il metodo classico o la fatica fatta da chi l’ha usato. Non è così. Ripeto, un tempo era indispensabile, da un paio d’anni a questa parte però obiettivamente non lo è più: come ammette anche lei, lo studio tramite i vocaboli è un metodo valido. E aggiungo io, usato da molti. Era a tratti faticoso però, prima dell’arrivo di app tipo Akebi.
          Lo studio classico dei kanji è uno studio puramente mnemonico di pronunce e scrittura, i significati sono completamente sacrificati, come dimostrano innumerevoli libri e liste su internet.
          Lo studio dei kanji tramite i vocaboli d’altra parte, per quanto efficiente sia, di norma sacrifica lo studio del singolo kanji: pronunce e scrittura si imparano dai vocaboli in cui esso comprare e stop. Di fronte a nuove parole mai incontrate si è sempre stati un po’ persi a meno di usare metodi come lo SKIP di Halpern.
          Il mio articolo aggiunge solo che questo metodo (lo studio tramite i vocaboli) un tempo era più difficile, ora, da un paio d’anni a questa parte, forse meno, non lo è più, grazie a app finalmente davvero intelligenti nel riconoscere la scrittura a mano dei kanji. L’idea nell’articolo è che, stando così le cose, invece di evitare lo studio dei kanji a prescindere, come fanno i fan dello studio tramite i vocaboli, si può approfittare della minor fatica fatta con questo metodo e aggiungervi uno studio più attento dei significati. Questo è il metodo proposto dall’articolo… che ancora non è però il metodo del mio libro.

          Mi parla di “indorare la pillola(?)” …ma come è possibile?
          Nell’articolo propongo di fare di più rispetto a un metodo che lei ritiene comunque valido.

          Veniamo ad una realtà troppo spesso ignorata.
          Ci sono gli studenti (pochi) che diligentemente imparano 2000 kanji per ripetizione (scritta o con anki) e quelli che imparano i vocaboli e stop. E poi c’è la stragrande maggioranza: quelli che che lasciano.
          Il mio articolo vuole riportare allo studio dei kanji chi lo ha abbandonato (o lo abbandonerà!) perché non ha avuto la costanza necessaria o perché ha preferito i vocaboli o perché semplicemente si è scoraggiato. Fare sapere loro che ci sono altre strade oggi e che c’è molto di più oltre alle ripetizioni. Perché C’È molto di più.
          Lei dice: “dà anche molto gusto scriverli ed il sacrificio svanisce di colpo”.
          Questa però è solo la sua esperienza personale. Io ho studiato 2300 kanji per l’N1, ho scritto non so quanti quaderni… e li ho sofferti non poco, anche fisicamente.
          Mi sono reso conto mentre studiavo per l’N1, grazie soprattutto a mia moglie, che lo studio dei significati è ciò che è davvero interessante nei kanji (e quanto torna utile!)… ed è questo che cerco di trasmettere ai lettori.

          L’idea che l’unica via valida sia “stringere i denti finché uno ci prende gusto”… non nego sia possibile, ma non capisco come si possa imporla agli altri come fosse una Verità: come ho dimostrato un tempo era necessario quel tipo di studio, oggigiorno no, quindi si è molto più liberi di esplorare altre strade. Riconoscere solo il proprio metodo finisce inevitabilmente per escludere un sacco di persone …che lo si faccia involontariamente o no (è innegabile ci siano degli elitisti nel campo).

          Vengo al metodo del mio libro.
          Lo definisce “studio etimologico …che può funzionare all’inizio, poi bisogna studiare sodo”. Come se studiare etimologia non sia studiare sodo.
          Il che francamente mi ha un po’ offeso.
          Il mio metodo però “per fortuna” NON è etimologico, semplicemente *parte* dall’etimologia.
          Non è nemmeno lo studio dei kanji tramite i vocaboli: si parte comunque dal kanji. E scrittura e pronunce non sono trascurate.

          L’idea per il mio libro è nata nel vedere che mia moglie, cinese, aveva in mente immagini chiare per ogni kanji, non delle approssimate traduzioni come succedeva a me. È banale ma illuminante. Il focus perciò è posto sull’idea che si lega al kanji e raggruppa le sue varie sfumature che si ritrovano nei vari vocaboli.
          Inoltre ho anche cercato di “trasformare” il tutto in una sorta di “storia affascinante”, in modo da suscitare il più possibile l’interesse del lettore per i kanji. Perché, appunto, in troppi abbandonano (da gestore di siti e gruppi lo vedo bene): quindi è innegabile che anche metodi e materiali disponibili hanno le loro colpe.

          Tutto ciò che ho appena descritto è qualcosa che nessun altro libro fa allo stesso modo. Ci sono solo testi che si basano su un aspetto o su un altro (citati in bibliografia), ma nessuno è comprensivo. In nessuna lingua. E questo direi che costituisce a buon diritto un nuovo metodo.

  5. Grazie per la risposta.
    sicuramente c’è stato un fraintendimento, lei pensava stessi criticando il suo libro, che è fatto bene e spero che coloro che leggano anche i commenti capiscano che io non voglio sconsigliarlo, anzi è un ottimo libro se si studiare la lingua. Io ho solo criticato certi messaggi che si vuole far passare, come che saper scrivere non sia così importante e che partendo dallo studio etimologico per poi approfondire “Il mio metodo però “per fortuna” NON è etimologico, semplicemente *parte* dall’etimologia.”
    Non basta per memorizzare per sempre i Kanji o per far arrivare sempre al significato di una parola tramite intuizione, occorre anche leggere, cercando i significati e la lettura sul vocabolario (basta una app o un traduttore elettronico) e occorre anche scrivere, anche scrivendo più volte lo stesso kanji su di un quaderno, oltre che dei testi o delle lettere (se avete amici a cui inviarle).
    Il tentativo di far riavvicinare gli scoraggiati alla lingua è lodevole e degno di menzione, ma alla fine chi vuole studiare una lingua dovrà necessariamente fare sacrifici ed affrontare momenti anche noiosi o comunque impegnativi sopratutto se si vuole arrivare a padroneggiare bene una lingua.
    L’approccio è certamente più stimolante rispetto ad alcuni libri classici, infatti adesso anche in Giappone consigliano il libro 漢字なりたち図鑑, anche se ripeto secondo me non esistono scorciatoie per arrivare a conoscere, leggere e capire più di 2000 kanji.

    1. Il libro che cita dice 2 cose in croce per kanji, è inutile anche parlarne.

      Piuttosto non capisco come decida che quel modo di fare sia l’unico. Pura avendo imparato i kanji per ripetizione stando qui mia moglie ha iniziato subito a dimenticarlo… Ed è l’esperienza di tutti, giapponesi e cinesi, che vivono qui e in realtà di tutti gli adulti di oggi anche in Giappone. Le mie insegnanti, pur usandoli ogni giorno, scordavano o sbagliavano i kanji scrivendo alla lavagna. Non c’è un modo di imparare i kanji per sempre. Ho però detto, qui e in altre occasioni, che scrivere aiuta a ricordare. Questo non vuol dire però che sia necessario, e soprattutto non è necessario *per uno straniero* imparare il numero di tratti, il corretto ordine dei tratti (basta usare sempre lo stesso ordine) e il radicale di ogni kanji… Che di norma si viene costretti ad imparare.
      Con i miei studenti ho sempre cercato il metodo più valido per ciascuno e anche se è sempre quello di partenza perché più rapido, di rado il metodo classico funzionava. C’è chi è diventato bravissimo con Anki e chi ha iniziato a ricordare i kanji solo studiando vocaboli nelle letture e solo ritrovandoli nelle letture …per quanto l’avessi fatta studiare su eserciziari tradizionali non ricordava nulla, da quando ho iniziato a interrogarla su un libro di letture ha fatto passi da gigante, risultati che poi abbiamo verificato in altri testi. E questo per citare solo due esempi.
      E non riesco a capire come si possa dire che l’unico Vero Metodo sia quello classico se non c’è dietro uno straccio di prova, esperimento o che so io, se non “si è sempre fatto così”.
      Ma facciamo pure che accetto l’idea che il metodo classico sia il più efficace alla lunga per imparare e ricordare 2000 kanji. Se però uno abbandona prima di arrivare a 100 per disperazione, be’ meglio usare un altro metodo impararne 2000 e scordarne 500.

Fatti sentire!

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