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59 thoughts on “Domande sul Giappone, la sua cultura, i giapponesi, i viaggi in Giappone…

  1. Ho una domanda che mi ronza nella testa da un po’ e chissà se puoi aiutarmi ^^
    La mia domanda riguarda le Geishe. Quello che non ho mai capito è la cerimonia del Mizuage. Se lo si cerca su internet lo descrive come tradizione che prevedeva “l’acquisto” della verginità di un’apprendista che poi prevedeva il “cambio del collare” da rosso a bianco. Lo stesso ho letto a suo tempo nel libro “Memorie di una Geisha”. Però poi ho letto “Storia proibita di una Geisha” di Mineko Iwasaki che è stata la più famosa geisha del suo tempo e spiega che la cerimonia preveda solo il cambio del collare mentre l’acquisto della verginità è una cerimonia delle prostitute (oiran) che ha lo stesso nome.
    Essendo il libro “Storia proibita di una Geisha” la storia di una Geisha credo maggiormente a quello però mi piacerebbe avere una conferma o chiarimento poiché mi piace avere informazioni giuste >.<
    Tutti noi occidentali associamo alla parola Geisha quella di prostituta ma non è così e nonostante io spieghi a tutti che la Geisha non è una prostituta nessuno mi ascolta mai. Se solo facessero una ricerca troverebbero ovunque scritto che la Geisha non è una prostituta con tanto di spiegazioni.
    Pongo fine al mio poema, grazie in anticipo e scusa il disturbo ^_^ ☆

  2. Sulle geisha ho scritto un articolo qui:
    http://www.mangadreamworld.it/forum/viewtopic.php?p=35959#p35959
    Lì ho chiarito alcune cose che chiedi, tra cui appunto il fatto che non si trattasse di prostitute. Cioè, non lo sono più per nulla, ma dall’epoca Edo (ca. 1600) quando si “passa” da oiran (cioè la “prima prostituta” di un bordello, la più bella, richiesta e adorata… vd. il film sakuran) a geisha, cioè “artista”.
    Siamo onesti però. Ci sono in giro molti locali dove farebbero i massaggi, ma non fanno davvero i massaggi… ci siamo capiti.
    Certamente le geisha potevano rifiutare i clienti e certamente non c’è più prostituzione dal dopoguerra… così come le bambine non vengono più vendute… Iwasaki venne “accolta” in casa come erede (e crediamoci) ed oggi giorno per fortuna le ragazze devono almeno aver finito la scuola media (15 anni) prima di provare a diventare “apprendiste”.
    Ma dal 1600 alla 2a guerra mondiale? Mi limiterei a dire che c’erano delle geisha che potevano rifiutare i clienti… e durante il ‘900, prima della seconda guerra, le bambine forse non venivano già più vendute, però si parla (parlerebbe?) del mestiere più antico del mondo e di esseri umani. Essere pessimisti è realistico.. Anche se ufficialmente, appunto, ha certamente ragione l’Iwasaki …e tu che la citi come fonte autorevole, ovviamente (per quanto chi è parte in causa, molto di rado è davvero “autorevole” come fonte… ma ecco che torna il mio pessimismo^^).

    1. Sono d’accordo con te, ho capito quello che vuoi dire.
      Si potrebbe dire che le geishe non “dovrebbero” essere prostitute.
      Per quanto riguarda l’Iwasaki è pur sempre una persona e può mentire quindi sono d’accordo che non è davvero poi così “autorevole”.
      Magari ci possono essere geishe che davvero non avevano niente a che fare con la prostituzione e altre sì.. Chi lo sa.
      Grazie mille per avermi risposto 🙂

  3. Avevo letto su un libro che nel 17 secolo in Giappone c’era un alto tasso di alfabetismo rispetto agli altri stati. Però non c’era scritto quanti erano gli alfabetizzati. Sai quanti erano in percentuale?

    1. Mi spiace ma non ne ho la più pallida idea… Forse se cerchi notizie su wikipedia nella pagina del giappone o googoli Giappone alfabetismo 17 secolo, prima o poi scopri qualcosa… certo, sarà un po’ dura forse^^

      1. Alla fine a forza di cercare ho trovato la risposta su wikipedia sulla descrizione della storia del Giappone. C’è scritto che nelle zone rurali era del 40% per gli uomini e il 10% per le donne. Invece nelle città dell’80%.

    1. “Come funzionano” è una domanda che non mi è molto chiara, mentre la conversione euro yen al momento è molto facile… una moneta da 100 yen = 1 euro.
      Quindi una moneta da 500 yen vale 5 euro e una banconota da 1000 (la banconota di taglio più piccolo) vale 10 euro, quella da 10 mila yen, 100 euro e così via.

      Al momento il cambio è questo, ma tempo fa, alcuni anni fa, 2006-2008, mi pare, l’euro era molto più forte. Non serviva un euro per avere in cambio 100 yen, ti bastavano 60 centesimi.
      Adesso il cambio, che ho semplificato un po’, in effetti impone di dare un po’ più di un euro per avere 100 yen (almeno l’ultima volta che ho controllato^^).

  4. potresti darmi delle delucidazioni riguardo alcuni comportanti? del tipo come mai non si usa abbracciare parenti o amici o tenere per mano il proprio ragazzo?

    1. Torno proprio ora da Tokyo e ho visto una miriade di coppie presumibilmente nipponiche (giovani), che si tenevano per mano per strada. Quindi credo che il “taboo” se così lo vogliamo chaiamre , di tenersi per mano per strada ,almeno tra i giovani stia cadendo

      1. Con un po’ più d’esperienza sulle spalle, rispetto alla vecchia risposta, suggerirei un diverso approccio alla cosa.
        Sono ora a Tokyo, da un paio di mesi, e in tutto il mio gironzolare intorno a Shinjuku credo di aver visto solo 2 coppie tenersi per mano… che comunque come PDA (dimostrazione pubblica di affetto) è alquanto debole… Insomma, dipende dalle persone… e dal luogo in cui vai. Se per esempio vai a Odaiba che è un classico “deeto supotto” (date spot, cioè luogo preferito per gli appuntamenti/le uscite in coppia), o anche a Shibuya o Harajuku, è ovvio che vedrai parecchia gente tenersi per mano. Se uno va, che so, a Saginomiya, probabilmente non vede nemmeno una coppia farlo.
        Certe cose dipendono da persona a persona, certo, ma i giapponesi si preoccupano molto di dove si trovano… e se se ne curano così, allora culturalmente la percezione della cosa non è morta.

  5. La prima cosa da dire è che qualunque comportamento dipende da persona a persona. Possiamo solo dire che in generale i giapponesi rifuggono il contatto fisico, si direbbe, e ciò avviene quando “si entra in società” (cioè non vale per i bambini), il che generalmente coincide con l’indossare la prima uniforme (scuola media)…. è il momento in cui cambia anche il modo di rivolgersi ai compagni, si passa da diminutivi, nome proprio, suffisso chan… all’uso di cognome-san e cognome-kun.
    Il fatto che certi comportamenti (non solo quelli che hai citato) che ci appaiono “freddi” si manifestino perlomeno dopo una certa età, ci dice che sono questioni puramente sociali, cioè non possiamo dire “i giapponesi sono persone fredde”.

    Perché lo fanno?
    Potrei risponderti “perché ti chiedi una cosa del genere?” Il motivo è semplice… Te lo chiedi perché sei abituato a comportamenti diversi.
    Però il fatto che tu sia abituato a scene maggiormente “espansive”, dimostrazioni di affetto pubblico, ecc. non significa che queste siano “la normalità”.
    Dal un punto di vista di un giapponese noi siamo troppo espansivi e facciamo parecchie cose che loro riterrebbero imbarazzanti. C’è una diversa idea di cosa è dignitoso e di cosa è imbarazzante… come possiamo dire che siamo noi ad aver ragione?
    Ad esempio un ragazzo e una ragazza che si baciano in pubblico… per un giapponese dovrebbero vergognarsi perché “certe cose non si fanno in pubblico” (NB con la globalizzazione ecc. certi comportamenti tendono comunque a diffondersi, ma per la mia esperienza in giapponese vedere coppie che si baciano è davvero raro… non ne ho vista nessuna in 1 mese di vagabondaggi per il Giappone, mentre tenersi per mano è abbastanza normale… in luoghi dove è normale, i “deeto supotto” (da “date spot”, tipici luoghi o zone dove le coppie tendono ad andare, zone considerate particolarmente “romantiche” o locali più apprezzati da una coppia giovane che da una famigliola… Ad esempio ho visto varie coppie che si tenevano per mano in un parco di divertimenti e… nessuna al centro commerciale).

    Cosa c’è alla base?
    Poiché la società, anzi, la “collettività”, è tenuta in fortissima considerazione, altrettanto considerato è il giudizio altrui, quindi non faccio niente che mi possa mettere in una situazione di imbarazzo, farmi perdere la faccia… o semplicemente farmi giudicare male da chi ho vicino.
    Questo comportamento ha forti e importanti conseguenze.
    Un forte spirito patriottico “sano”. Noi usiamo lo spirito patriottico come scusa per odiare lo straniero, per i giapponesi è una questione di appartenenza a un primo importante gruppo.
    Rispetto per gli altri. Poiché l’individuo non è al centro, ma lo è il gruppo, non si rischia che l’individuo pensando solo a sé, si comporti male… ha paura, in un certo senso dell’opinione che gli altri si potrebbero fare di lui, quindi, ad esempio, non sono caciaroni come noi italiani, tentano di essere più garbati in ogni occasione e aiutare se serve, insomma, considerano sempre la comunità…
    Ricorderò sempre come mi stupii un vecchio fumetto in cui un ragazzo ha appena perso il fratello o un’amica… e sale in camera, piange forte e urla, sfascia qualcosa, fa casino insomma… La madre (una madre come tante, non un personaggio cattivo!) fuori dalla porta lo rimprovera dicendo “kinjo meiwaku”, cioè che “dà fastidio ai vicini”.
    Spero che renda l’idea.

    Ora, se la società, il cui parere è COSì importante, ritiene che un comportamento sia sbagliato perché nei secoli si è evoluta così… be’, uno si adegua. Non si agisce pensando interamente con la propria testa… si viene cresciuti ovunque con un’idea di normalità e determinati valori. Come la religione… uno non si chiede se c’è Dio, Allah, o qualche altra divinità o nessuna… e sceglie che religione seguire, eredita quella dei genitori e si ritrova a rispondere che “ci crede perché se ci credono in tanti, quindi non può essere falso” (VERA risposta della prof di religione di mio fratello).
    Ma anche la scienza… si evolve in modo simile… non bisogna scoprire da soli da capo ogni teorema e teoria esistente, qualcuno ci dice come stanno le cose, noi le diamo per buone e andiamo avanti da lì…
    Lo stesso vale per cioè che consideriamo normale, buono e giusto.
    Ad esempio nel tempo i giapponesi hanno pensato, forse, che soffiarsi il naso faceva molto più rumore rispetto a tirar su col naso… fare rumore poteva dar fastidio o “attirare troppo l’attenzione” (e così far “distinguere troppo dal gruppo”), quindi così come non alzo la voce per strada o per parlare al ristorante, allo stesso modo cerco di non fare troppo rumore se ho il raffreddore.
    Questo, però, NON significa che andando lì non vedrai MAI nessuno soffiarsi il naso… proprio come in Italia al ristorante vedi gente caciarona e gente più silenziosa.

    Si potrebbe dire altro, ma il commento è davvero troppo lungo e mi fermo qui… ^^;;

  6. Mi hai dato informazioni davvero utili, in realtà frequentando una ragazza giapponese voglio evitare “gesti” che per lei possano sembrare imbarazzanti; per il “molto altro da dire” potresti linkarmi qualche post del blog che mi dia altre info su usi e costumi ? grazie 🙂

  7. Quel “molto altro da dire” era riferito a mie considerazioni che provano alcune delle affermazioni fatte, non a particolari usanze…
    Il blog non è molto concentrato sulla cultura, da un lato, dall’altro considera che una ragazza che cerca una relazione con uno straniero probabilmente vuole allontanarsi da quella che è la tipica relazione con un giapponese, quindi seppur limitandoti un po’ in pubblico, essere romantico e galante come i giapponesi – si dice – non sono, be’, potrebbe essere una buona scelta… Ad esempio ho letto considerazioni fatte da ragazze che si erano sposate con un occidentale e quasi tutte (tipo 3 su 4) dicevano “si è davvero messo in ginocchio per chiedermi di sposarlo… è stato IMBARAZZANTE, ma molto romantico”. Ovvio che una occidentale non avrebbe mai detto “imbarazzante”, no?
    Ah! Non voglio metterti fretta XD Ho fatto quest’esempio solo perché penso che sostenga quel che dicevo… Una cosa sono le dinamiche e i comportamenti interni alla società giapponese, un’altra quel che una giapponese può sperare di trovare in un occidentale…
    Ma se incontri i suoi non baciare nessuno sulle guance… ^^;;
    Insomma sta a te cercare un giusto mezzo e possibilmente documentarti… parlarne con lei potrebbe non bastare perché le cose che potrebbero essere più gravi sono quelle che non ti dirà in quanto per lei saranno le più ovvie! Certo però, per le tante piccole regole del vivere quotidiano puoi solo affidarti a lei… per esempio in Giappone si scambiano regali ad ogni occasione, domande come “guadagni molto?” per noi sono offensive, ad Osaka sono un saluto… Ah, “devi proprio venire a casa mia” equivale al nostro “Ok, ci vediamo… uno di questi giorni ti chiamo”. Come noi sappiamo che non chiameremo, un giapponese non si aspetta che tu vada a trovarlo davvero…

    Nel caso tu vada in Giappone,,, o solo in un ristorante giapponese abbiamo 2 post (appena) che ti interesseranno…
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/08/05/i-giapponesi-e-le-scarpe/
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2012/06/25/ohashi-jouzu-o-il-senso-dei-giapponesi-per-le-bacchette/
    Le altre regole “strane” per noi sono quelle dette (il naso, cercare di non alzare la voce, p.e. al ristorante) più poche altre… alcune di buon senso, altre peculiari.
    Ad esempio appena si entra in casa d’altri, su un luogo di lavoro, ecc. ci si toglie la giacca. Per noi è strano, è come autoinvitarsi a restare, per i giapponesi è come riconoscere che quel luogo “non è un porto di mare” direbbero in Sicilia, cioè non è un posto dove “la gente va’ e viene” (insomma un posto da poco, come una bettola o un bordello). Nel tempo è diventato tout-cour segno di rispetto.
    Al funerale dell’ultimo imperatore personalità importanti stettero sotto la pioggia senza qualcosa tipo soprabito o giacca… a quanto ho letto in un libro (Japanese Beyond Words: How to Walk and Talk Like a Native Speaker, che io adoro e consiglio spassionatamente… attraverso vari aneddoti parla di vari aspetti della cultura giapponese, spesso ben poco legati alla lingua, anche se il titolo è “japanese…” quel successivo “oltre le parole” dice molto ^_^).

    Altre cose da tenere a mente… non so… perlopiù le cose che so sono legate al vivere in Giappone, non ad uscire con una Giapponese… Boh, a quanto ho sentito cercare di vedersi e sentirsi tutti i giorni non è normale in una coppia, specie se entrambi lavorano… ma qui rientra il discorso che ti facevo prima: dipende da lei…
    Un paio di cose però le posso ancora dire.. limita il gesticolare. Per noi è un modo di tenere viva una conversazione, per loro è un invasione dello spazio altrui e eccessiva espansività… inoltre i giapponesi “tengono viva la conversazione” con quelli che chiamano “aizuchi”. Insomma devi far vedere che stai seguendo il discorso… annuisci e dì brevi interiezioni tipo “ah, sì?” e “davvero?” ecc. perché ci sono abituati e non sentire una risposta dall’altra persona può essere spiazzante…

    Ah, un paio di famose cavolate a lungo tramandate…
    – una è quella per cui non si guarda negli occhi quando si parla… è esagerata. Una cosa è per strada, un’altra è a tu per tu (ho sentito chiari rimproveri “devi guardare negli occhi una persona quando gli parli). Ma è vero che non è bene fissare ed è il caso di interrompere frequentemente il contatto… Ah, vale per gli uomini, le ragazze tendono ad evitare il contatto e gli occhi bassi potrebbero essere “un invito”, diversamente da quanto siamo abituati
    nb in generale però parlo di vita quotidiana, non sono mai uscito con una giapponese e so solo quel che ho letto
    – l’altra cavolata sarebbe quella che i giapponesi facciano rumore mangiando… quello è un discorso limitato alla pasta in brodo (molto caldo) e mangiare facendo rumore ERA considerato addirittura virile… ma ormai certe cose sono come mangiare la pizza con le mani o no… ognuno ha la sua scuola di pensiero su qual’è la cosa giusta.

    1. grazie per le informazioni, ovviamente l ‘interesse era generico su usi e costumi,e non solo finalizzati nel rapporto di coppia ( ma comunque utili anche in questo ), ricordo ancora quando le prime volte che la salutai con il bacio sulle guance (poco più che conoscenti allora) sembrava quasi non sapesse come reagire (cosa alquanto imbarazzante); se mai incontrerò suoi genitori me ne ricorderò grazie 😉

  8. Kazee!!!Stavo guardando i video della KAI school a Tokyo su youtube…per caso studi/hai studiato li?in molti video ho trovato tantissime immagini che mi facevano ricordare questo blog…non so perchè…xD

  9. Cia Kaze e ciao a tutti.

    Sono tornato ieri del mio 2nd viaggio in Giappone, la prima volta sono rimasto a Tokyo stavolta ho fatto anche Kyoto (e sempre Tkyo) e per pigrizia (!!!) non sono riuscito a fare un’ escursione a OOsaka(Ma l’oggetto non è il mio viaggio ma bensì un aspetto forse meno romantico e più prosaico.

    In questi 2 viaggi che ho fatto avrò preso il trasporto su rotaia qualcosa come 100 volte (Shinkansen, NEX Yamanote,Chuo line, tokyo Metro, Tozai line e tutto quello che vi può venire in mente.) e non voglio neanche fermarmi sulla proverbiale efficenza del sistema dei trasporti giapponesi,i ma bensì su un altro aspetto per me curioso : non ho potuto fare a meno di notare che molti lavoratori nel sistema di trasporti e non solo, sono giovanissimi (soprattutto i maschietti) o sembrano tali. talmente giovani che facevo fatica a credere che fossero maggiorenni.
    Capotreni, macchinisti , operatori di biglietteria ETC….

    Ora capisco che in Giappone la richiesta di personale per i mezzi di trasposti pubblici sia decisamente superiore che in Italia , ma nel belpaese non ho mai visto un 20enne alla biglietteria nè tanto meno alla guida di un treno: è vero prendo pochissimo il treno in Italia , L’ultima volta 3 anni fa ,e da quello che mi ricordo il controllore a bordo e il bigliettaio a terra non avevano meno do 50 anni!

    E poi quali sono i criteri di selezione per trovare un impiego tipo alla JR ??Valutazione su curriculum? concorso?

    Grazie per il tempo che vorrai concedermi ^^

  10. Non è che quel che dici sia del tutto scorretto, ma c’è da fare la tara, per così dire.
    Da un lato i treni. E’ vero, i treni veloci sono in orario, puliti, il personale è efficientissimo… ecc. Ciò però vale solo per i treni veloci che i turisti sono abituati a prendere. I treni che corrono in città, specie quelli locali che fanno tutte le stazioni, fanno spesso ritardo… in particolare se piove: quando succede un 5 minuti di ritardo sono la norma. A seconda della linea i ritardi sono più o meno frequenti e più o meno gravi. Ad esempio la Saikyou-sen è una linea “molto ritardataria”, mentre la Yamanote-sen, di norma efficiente, è un semplice anello e quindi se c’è un incidente, eufemismo per dire “suicidio”, l’intero anello risulta bloccato e un’ora di ritardo diventa normale. Insomma, non è oro tutto quel che …viaggia su rotaia.
    Detto ciò, è ovvio, rispetto ai ritardi dei treni italiani non c’è paragone… una volta mio fratello ha totalizzato un ritardo di 2 ore per un tragitto di 20 minuti. Vorrei dire che un simile record è pur sempre una soddisfazione… ma chiaramente non è così.
    Secondo punto… Vero, se ti guardi in giro, non solo gli impiegati delle ferrovie, ma anche commessi di negozi vari e chi lavora nel settore della ristorazione in generale appare sempre molto giovane. Certamente, poiché c’è un diverso mercato del lavoro (minor disoccupazione, promozioni con l’età che ti allontanano da posti banali come quelli di commesso, cameriere, bigliettaio, ecc.) e una diversa visione del lavoro (da noi chi fa le superiori o l’università non si cerca un lavoro, nemmeno part-time, di norma), di media gli impiegati sono più giovani… ma anche qui c’è da fare un po’ di tara. Noi giudichiamo quanto è giovane una persona, percependo in modo istintivo alcuni “segni del tempo”, come li chiamano oggi giorno. Negli asiatici però i “segni rivelatori” in questione sono diversi, quindi un altro asiatico sa “azzeccare” l’età, mentre noi oubeijin (europei+americani) non li individuiamo e pensiamo “è giovane”… il tutto poi è “aggravato”, nel caso delle donne, dal fatto che in Europa e America manca una coscienza dei rischi portati dall’esposizione al sole (i danni al DNA causati dal sole sono particolari, “si sommano”: più ti esponi e più rischi un cancro). Così, apprezzando una “sana tintarella”, oltre a esporci al rischio di un cancro in futuro, invecchiamo la pelle e accentuiamo così il divario tra noi e le “apparentemente giovani” asiatiche che invece cercano di evitare in tutti i modi l’esposizione al sole (più perché la “pelle bianca” appare “bella” per via dell’influenza dei media americani e per la concezione, che un tempo avevamo anche noi, tintarella = lavoro manuale sotto il sole = lavoro da poveracci).

    Per quanto riguarda l’accesso alle professione, ovviamente non ne ho idea.

    Ciao (^-^)

    1. Ciao Kaze
      e grazie per la risposta come al solito esauriente ed illuminante ^^,.,

      però permettimi un’ osservazione per quanto noi “Westers”possiamo “ciccare” l’età di un asiatico di quanto possiamo sbagliarci , per i ragazzi/e sotto i 30? Io credo non più di 5 anni, e va da se che un 30enne, per quanto giovanile , non potrà mai dimostrarne 20

      Un punto deve essere chiaro: non ho minimamente intenzione di mettere in discussione la tua “Sacra” parola 🙂 che penso che sia Vangelo per i frequentaori, me compreso, delle tue pagine.

      Poi ,se non mi hai già mandato a quel paese , facevo una riflessione sul fatto che i ragazzi giapponesi non sono estranei all’idea di cercare un lavoro part-time quando studiano , ma sapevo anche che un ragazzo delle 高校 è messo a dura prova dal sistema scolastico con un programma abbondante con giornate piene dalla mattina alla sera e se trova il tempo di avere un lavoro part-time ,per me è un eroe ^__^ io non ne avrei la forza.

      またね

      1. Sulla prima parte, figurati, non ti manderei mai a quel paese… né tanto meno la mia parola è sacra, ma anche sopra ho detto che quel che dicevo è parte del motivo. I giapponesi iniziano a lavorare presto e hanno carriere serie ben prima degli italiani. Inoltre il mercato del lavoro è diverso e chi è a contatto con i clienti è di norma giovane, E perché non ha ancora fatto carriera, E perché è “la faccia dell’azienda” …e come faccia, è chiaramente meglio una faccia giovane.
        A parte ciò, c’è l’altra questione, che, fidati, toglie 5 anni a un 30enne e 10 anni ha un 40 enne… se non ci si è fatto l’occhio.

        Sull’altro sistema, dipende dalle persone. Se non ricordo male un quarto degli studenti giapponesi va alle scuole private. Chi manda il figlio ad una privata punta all’educazione del figlio, perché le private giapponesi sono scuole molto dure (non come i nostri “diplomifici” …e lo dice uno che è stato in una scuola privata)… e probabilmente lo manda anche al doposcuola.
        Lo stesso varrà per chi va a una pubblica, ma integra con un doposcuola… Non vale per gli altri però.
        Molti avranno le attività dei club (bukatsu katsudou) ald doposcuola, ma chi fa parte del kitakubu (ironica espressione: “il club del ritorno a casa (presto)”) e chiunque voglia durante le vacanze, può trovarsi un part-time… La paga è oraria,… fare un lavoro solo durante le vacanze (per, diciamo, 2 settimane) e poi lasciare non è assurdo.

  11. Ciao Kaze, avrei una domanda che mi è sorta dopo la visione del dorama “Nihonjin no shiranai nihongo”: in un episodio gli studenti stranieri raccontavano di come, stando da molto in Giappone, avevano assimilato in maniera naturale molti atteggiamenti tipicamente giapponesi (come dire “uhn uhn” durante una conversazione anche se telefonica; aver imparato a mescolare bene il natto e a gustarlo; oppure avere dolori alle spalle e utilizzare i cataplasmi come rimedio). La cosa che però li sconvolgeva era che di tutto questo i giapponesi erano “poco felici”, che guardandoli se ne lamentavano, come a dire “Sei straniero, comportati come tale!”.
    Ammetto che questa cosa mi ha un po’ turbato e volevo quindi una delucidazione da te: è vero? Ai giapponesi non piace quando cominciamo ad “assorbire” la loro cultura e quindi a comportarci come loro?
    Grazie in anticipo per la tua risposta!!

  12. Francamente non ho idea di da dove sia venuto quel pensiero a chi ha scritto il drama. A proposito, il manga è molto diverso… e molto meglio, perché non prende in giro gli stranieri come il drama dove passiamo per idioti fatti e finiti, come nel caso della tipa che va in giro vestita da kunoichi rosa o della tipa che per giocare ad hanafuda non si rende conto(???) di essere finita in mezzo a degli yakuza e ha bisogno di essere salvata da una che ha meno della metà dei suoi anni.

    Se è vero che si prendono certi atteggiamenti (per esempio oggi mia moglie mi prendeva in giro perché mentre parlavo al telefono continuavo a inchinarmi, tra un soudesuka, un sumimasen e un arigatou gozaimasu) è per contro assurda l’idea che uno straniero “diventi come loro”.
    Inanzitutto c’è la lingua (che i personaggi non sanno a sufficienza, per quanto siano avanti anni luce rispetto agli studenti di una vera scuola) quindi c’è il modo di comportarsi.
    Uno straniero non si avvicina nemmeno lontanamente nella lingua e nei modi ai giapponesi… e puoi comprendere nel conto gente che è qui da 10 anni (so di uno che ha fondato qui una scuola d’italiano e non sa nemmeno i kanji, fai te).
    Ora, per giustificare quanto dico devo prima presentarti la situazione del Giappone e mostrarti perché non è possibile assomigliare ai giapponesi (e quindi integrarsi davvero).

    Esistono vari livelli di consapevolezza per quel che riguarda il Giappone.
    Il primo è la non-consapevolezza totale. E’ ben rappresentata da tutti quei ragazzi ai quali il Giappone piace “perché puoi fare come ti pare, vestirti come ti pare e nessuno ti giudica”.
    Il Giappone è forse il paese dove più si giudica gli altri in base all’apparenza. E’ fatto accettato e condiviso (mentre noi diciamo “l’abito non fa il monaco”, loro dicono 馬子にも衣装 “mago ni mo ishou” = perfino a un carrettiere i vestiti (giusti)… ecc.).

    Un secondo livello è quel che permette di distaccarsi dal precedente. Implica la consapevolezza di come sono visti gli occidentali e gli stranieri in genere. Ci sono i gaikokujin, generalmente termine riferito agli asiatici: possono essere odiati, come vicini scomodi, o malvisti in quanto manodopera a basso prezzo, o tollerati… ma sono comunque PERSONE.
    Ci sono poi i gaijin, generealmente termine rif. agli occidentali. Questi sono qualcosa di “altro da sé”, un corpo estraneo in Giappone. Possono essere visti come “bellissimi, quanto le star della tv” oppure come “ESSERI BUFFI”, naturalmente divertenti… foss’anche solo perché pieni di peli e con un enorme naso (per loro abbiamo nasi ridicolmente grandi) o grandi seni. Ad ogni modo, come li si veda li si veda, il punto comune è lo stesso “non c’entrano con noi”.
    Infine ci sono i kokujin, i neri… il gradino più basso tra gli stranieri. Ovviamente la “dose di razzismo” varia per persona a persona, ma ho sentito e letto spesso discorsi di giapponesi o cinesi in cui si diceva “uscire con uno straniero? Mah, sì, ok, però non un nero…”. In generale l’idea che mi pare prevalere è che i neri facciano paura. Su questo però non so molto di più, quindi mi fermo qui.

    Un terzo livello è quello che comprende perché in Asia (o perlomeno Cina e Giappone) il parere più comune sui gaijin, in rif. al loro comportamento, è quello di “bambini carini”.
    Siamo visti come ingenui perché non sappiamo comportarci ed esprimiamo quello che pensiamo …che non va mai espresso, praticamente in qualsiasi contesto. Ad esempio per esprimere il proprio amore in Cina non si dice “wo ai ni”, ti amo. E in Giappone è famosa la traduzione di Natsume Souseki per il termine “I love you”, ovvero “è bella questa sera la luna, no?” (kon’ya, tsuki wa kirei desu ne). Questo per contesti semplici, figuriamoci quando si passa a contesti più complessi, come ie aziende, dove tutto ha un suo codice che va rispettato pur se non è mai espresso. Ad esempio ad una runione o ad un pranzo di lavoro (anche se può non averne l’aspetto) i posti sono stabiliti in ordine d’importanza, ma ovviamente non indicati… tutti devono conoscere il proprio ruolo e il prorpio posto e quello altrui in modo quasi innato. A parte questo ci sono mille codici comportamentali, dai vestiti alle acconciature permesse, fino ai vari modi di comportarsi in ogni situazione… dal salire le scale con un cliente (ci sono frasi da dire, gesti da fare e un ordine da seguire), all’entrare in un’azienda (ci si toglie il cappotto prima di entrare nell’edificio e lo si piega in 3 dopo averlo rivoltato dentro-fuori in modo da non esporre l’esterno… e mille altre cose che non sto a dirti che già i novellini delle aziende devono sapere.

    Poiché è questo il contesto è chiaro che:
    – 1. assomigliarli non è possibile se non con intenso studio e anni di applicazione
    – 2. seppur ci si ritrovasse ad assomigliargli, potrebbe dargli fastidio perché sembrerebbe una loro caricatura, una malriuscita imitazione, in quanto ognuno nasce con la faccia che ha e se sei biondo e con gli occhi azzurri (e il nasone), un buon accento e delle perfette maniere giapponesi potrebbero solo sembrare una parodia, come un elefante con il tutù rosa che DOVREBBE passare per una ballerina.

    Scusa la lunghezza… spero risponda alla tua domanda.

    1. In realtà ho chiesto a te proprio perchè so che ami dare spiegazioni quanto più complete, e quindi “speravo” nella lunghezza della risposta. Come sempre dettagliato ed esauriente! Leggendo, mi sono resa conto di essere passata anch’io per quelle “fasi” di consapevolezza, anche se per arrivare ad un buon livello è assolutamente necessario viverci e anche parecchio a quanto pare. Credo non ci sia nulla di meglio che aprire bene gli occhi su quello che è realmente il Paese di cui diciamo essere innamorati, per poterlo apprezzare in maniera genuina, togliendo magari un po’ di inutile fanatismo.
      Comunque, grazie ancora! Leggerti è sempre un piacere ^^

  13. Ho una domanda anche io! =)

    Vorrei fare un viaggio in Giappone perché mi affascina davvero tanto. Partiremmo in quattro.. Due coppie gay… Vorremmo sapere cosa pensano i giapponesi di gay/lesbiche e se ci sono norme di comportamento da seguire (tipo non prendersi per mano o non baciarsi per strada) o se possiamo andare tranquilli!

    Grazie mille!

    F.

    1. Non c’è problema di pregiudizi espressi, figuriamoci (come invece succede a volte da noi), rischio per la propria incolumità.
      Non c’è discriminazione, ma l’omosessualità non è “presa sul serio” a volte (come a dire, “sì, ma poi se incontra la donna giusta si sposa”).
      Lasciamo stare, però, o vado fuori tema.
      Potete venire senza problemi, ma le PDA, le effusioni in pubblico, sono da evitare per chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale. Ci si può tenere per mano, mettere una mano sulla spalla… ma mi fermerei lì. Non ho mai visto baciarsi una coppia giapponese in un contesto “quotidiano” (i.e. non vado in giro per locali, nei luoghi che di norma frequento, più o meno turistici, non ho visto nemmeno un bacio, e raramente coppie che si tenessero per mano).

      Per il resto, buon viaggio.

  14. Ho ripreso a studiare alle 16, dopo 45-50 minuti ho un dubbio… Vengo immediatamente qui sul tuo fantastico blog e cerco un spiegazione che mi faccia capire bene l’argomento che sto trattando. Leggo, giro, cerco, apprendo… Alzo la testa e… Sono le 18.30! “Ma come, non è possibile… Ok che sono andato un po fuori tema, ma…”

    Con questo voglio dire che è davvero bello, interessante ed entusiasmante leggere ciò che scrivi, ciò che i vari utenti ti chiedono e il modo impeccabile e laborioso con cui ogni volta rispondi.
    Ogni volta che ho bisogna di un’informazione finisco con l’apprendere 10 volte in più di ciò che realmente volevo conoscere.

    Per questo posso solo urlarti un immenso ありがとうございます!!

    Grazie a tutte le spiegazioni di lingua e cultura, riesci ad imprimermi molta determinazione. Sto cercando di far tesoro di tutte le esperienze che man mano ci stai raccontando così da trovare il miglior modo di poter affrontare tutto ciò che mi separa da un’ottima conoscenza della lingua e della cultura giapponese.
    Mi sono dato degli alti obiettivi e spero che con il tuo aiuto li possa realizzare nel miglior modo possibile.

  15. Ciao Kaze, sono nuovo di queste parti 🙂
    Il Giappone mi affascina, le differenze e la profondità dell’inespresso di cui tanto sento parlare, più che altro. Non credo, alla mia veneranda età, di poterne imparare la lingua, tuttavia se hai tempo/voglia di rispondermi, ho delle curiosità squisitamente culturali.
    Ad esempio:
    E’ vero che in Giappone non esiste la parola “no”, intesa come negazione netta?
    Come capisci, chessò, se stai antipatico a qualcuno? L’essere indiretti è una delle cose che più mi risultano strane, nella cultura giapponese.
    Cioè, faccio fatica a capire: essendo loro così indiretti, come fanno a divorziare? Per fare un esempio banale.

    Ti ringrazio per il tuo tempo.
    Davide

    1. Scusa Davide, ma non ho mai visto il tuo commento …o l’ho visto e completamente scordato (nel qual caso mea culpa).

      Non è che non esista la parola “no”, è solo che la usano di rado, perché non sono soliti essere netti nell’esprimersi.
      Si capisce che stai antipatico a qualcuno, così come si capisce che una risposta vaga è in effetti un chiaro “no”… solo che non lo dicono espressamente, non usano quelle parole, usano delle espressioni che sono molto più “soft”, ma che trasmettono, a chi le conosce, lo stesso identico significato.
      Che so… se un impiegato ti dice che fare una certa cosa “è un po’ complesso/difficile, che può chiedere al suo superiore” significa che è impossibile (e magari spera tu rinunci in partenza, così evita il teatro di andare a chiedere… O magari, e questo secondo me è “meraviglioso”, anche se tu rinunci subito, potrebbero insistere per andare a chiedere… e tutto pur sapendo che non c’è una snowball chance in hell che si possa fare quel che hai chiesto!)

      Insomma, non vogliono essere “bruschi”, “netti” nell’esprimersi e nel negare qualcosa a qualcuno… perché non sarebbe cortese. Non è diverso dal nostro dire “Buona giornata” pur essendo assolutamente indifferenti all’idea di come andrà la giornata dell’altra persona.

        1. È davvero assurdo… dal nostro punto di vista. Però, sai, se uno ci pensa bene, la comunicazione tra individui ha le sue regole, come un gioco, e c’è chi è più bravo e chi meno bravo a giocare, no?
          Ecco, il punto più o meno è qui… noi comunichiamo come se giocassimo ad un gioco X (fingiamo sia il calcio?), con le sue precise regole.
          Loro hanno regole diverse perché giocano a un gioco diverso! Se la si vede in quest’ottica, non è strano, è naturale, sei d’accordo? -_^

  16. Ciao 🙂 mi sto per laureare in Lingue Europee ed Orientali, mi sapresti consigliare un buon college in Giappone che non sia necessariamente a Tokyō (ma nemmeno in una città ghetto ahah) e che non costi una barca di soldi? Vorrei partire dopo la laurea (triennale) ad Aprile 2015, e stare 3 mesi, per conseguire un certificato JLPT. Ho iguardato in giro e mi sono imbattuta nella ARC Academy, che ne pensi tu? Mi sapresti dare qualche informazione in più relativa ad altri organizzatori di queste “vacanze studio”?
    ありがとう ございます。

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