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971 thoughts on “Domande

  1. 3. Risposta al terzo commento (per le altre 2 vedi i commenti meno recenti)
    E’ un discorso un po’ particolare… Come hai ben notato se uso aku significa che qualcosa si apre (intransitivo), se uso akeru significa che qualcuno apre qualcosa (transitivo).
    ドアが開いた La porta si aprì
    ドアを開けた Aprì la porta
    Quindi deduci facilmente che il primo è intransitivo ed è aku, il secondo è transitivo ed è akeru.
    E hiraku/hirakeru?
    Hirakeru è intransitivo!
    Ah, ok, – dirai dopo esserti ripresa dallo shock – allora hiraku è transitivo, significano l’opposto rispetto a prima …e tutto risolto!
    No purtroppo… hirakeru ha un diverso significato, significa due cose… Sai quando diciamo “aprire le danze” o “aprire una nuova era” cioè associamo a “aprire” un’idea di “cominciare”? C’è anche in giapponese, una cosa simile… diciamo l’espressione “aprirsi a nuove prospettive”, aprirsi alle novità, ecc. ecco, per i giapponesi equivale a migliorare. Ecco che il kenkyuusha ci dice:
    1 《prospects》 improve; get better.
    ▲将来に向かって視野が開ける a (future) prospect opens; there are prospects (for the future)
    ・運が開ける one’s luck improves (non a caso trovi omamori con la scritta 開運)
    ▲関東平野は海に向かって開けている. The Kantō plain opens out towards the sea.
    ・霧が晴れて視界が開けた. The mist cleared and ⌐visibility improved [lett. la visione si aprì].
    Un secondo significato è “sviluppato/a” p.e. è detto di un paese sviluppato
    Un terzo significato è detto di una persona. Per noi una persona “aperta” è “espansiva”, per i giapponesi significa che è “di mente aperta”.

    Hiraku invece? Gioca due ruoli!
    Transitivo!
    ・口を大きく開く open one’s mouth wide
    ・航路を開く open a route
    E intransitivo!
    ▲進行方向左側のとびらが開きます. The doors on the left will open.
    ・そのドアは内側に開く. The door opens inward.
    Già ti vedo disperarti perché è assurdo… ma l’italiano è identico… aprire chiudere iniziare cominciare finire… tutti verbi utilizzabili come transitivo (comincio la lezione, ragazzi, sbrigatevi!) o intransitivi (cominciano le lezioni, presto!)

    1. Infatti in italiano è più facile visto che ci sono meno verbi… e poi abbiamo sia aku/akeru che hiraku/hirakeru con lo stesso kanji è un bel casino… va beh aspetto la lezione su “no desu” e varie varianti che per ora è più urgente… 😉

  2. ciao, Ho paura di fare un po’ di confusione con gli usi di natta -> generalmente è il passato di naru quindi diventare o raggiungere qualcosa giusto?
    lo sento spesso, per esempio nel caso di 食べたくなった sarebbe TABETAI (VOLER MANGIARE) + KU (avverbio) + NATTA = passato di diventare quindi si può dire “avrei voluto mangiare o “mi è venuta voglia di mangiare”?

    1. Oshii, come dicono in Giappone, cioè “peccato, di poco!”… stavo per dire, in realtà è giusto… la seconda ipotesi almeno.
      Tabetaku natta è “mi è venuta voglia di mangiare” e il motivo per cui mi stavo sbagliando è che vuol dire anche “mi ERA venuta voglia di mangiare”.
      Un altro modo di dire la stessa cosa è tabetaku natte iru, ma il passato “mi ERA venuta…” usa, a rigor di logica, …natte ita.
      Attenzione perché tabtakunaru traduce solo Il futuro… o si usa in frasi tipo, “quando si sente un buon odorino in cucina viene subito voglia da mangiare, no?” (tabetaku naru ne/deshou?)
      …che è al presente (“viene”), ma perché anche se diciamo “ADESSO mi è venuta voglia”, “è venuta” è un passato in effetti… insomma… se ci vedi un problema è nel modo d’esprimersi in italiano.

  3. Ciao!

    Innanzitutto COMPLIMENTI per il blog! L’ho scoperto stasera casualmente, e, da studentessa universitaria di giapponese, l’ho trovato molto utile. Domo arigatou!
    In seguito, mi scuso sin da adesso perchè non so se quello che sto per chiederti è già stato chiesto da qualcuno nella sezione “Domande”. Purtroppo non sono bravissima con la tecnologia, ed inoltre ci sono tantissimi percorsi su questo sito, e io mi sono un po’ persa nei meandri. Sumimasen!!!

    Allora, io ho 21 anni e il mese prossimo mi laureerò qui in Italia in Mediazione Linguistica. Ho deciso di prendere un anno “sabatico” tra la triennale e la specialistica per andare in Giappone per qualche mese. Vorrei imparare la lingua sul posto, e per fare ciò mi sono rivolta a svariate agenzie. Per un corso di tre mesi, mi sono stati chiesti quasi 5000 euro (incluso homestay con mezza pensione; tra l’altro questa era l’agenzia più economica, le altre ne richiedevano circa 8000). A questi dovrei aggiungere i soldi del viaggio, dei trasporti, dell’assicurazione, ecc.. Insomma, io purtroppo non sono molto informata e volevo chiederti se ci sia un modo più economico per una permanenza in Giappone, che tu sappia.

    Grazie mille davvero per la disponibilità e per l’aiuto che offri a tutti noi studenti!!!

  4. Economico… no. “Più economico”… sì.
    In questo periodo, lasciami dire come prima cosa, Karu, un autore del blog, ha iniziato a scrivere degli articoli (il prossimo esce settimana prossima, mercoledì credo) sullo studiare in Giappone (lui si trova lì da quasi un anno, a Osaka)… per cui dai un’occhiata ai suoi articoli.
    Ma veniamo a noi.. io intendo andare lì l’anno prossimo, per 6 mesi (quindi con il visto), e mi sono stati chiesti circa 4000 euro dalla ARC academy… senza home stay (calcola la metà per 3 mesi, ecc. ma in genere una parte è un costo fisso, circa 1000 euro, il resto dipende dal tempo che ci stai). Se ti accontenti di una share-house i prezzi partono da 400 euro mensili per una stanza, se la condividi con un’amica, potete pagare forse 300 euro a testa.
    Se poi ti accontenti di un dormitorio (in cui dividi una camera con altre 5 o 7 ragazze… se è piena la stanza) allora puoi scendere facilmente a 200 euro o poco più al mese.
    Parlo essenzialmente dei prezzi di Sakura house (una agenzia specializzata in affitto a stranieri), ma puoi sempre chiedere all’ARC, oltre all’homestay hanno convenzioni per guest-house e dormitori.
    Più economico di così è difficile… notizia positiva: mangiare fuori in Giappone non è una grossa spesa… anche 6 euro al giorno possono bastare e ci si risparmia di dover cucinare^^

    Se hai fatto mediazione linguistica a Milano, avendo anch’io dato lì gli esami, mi viene però da chiederti… sei sicura? Perché ti avverto, la preparazione data dalla triennale non è sufficiente nemmeno per un viaggio da turista se non vuoi ricorrere all’inglese.
    Altro fatto importante, gli anni di ritardo non sono ben visti nel curriculum… non sarebbe meglio prendere la specialistica e poi partire per un periodo, magari più lungo?
    Penso che i primi due articoli di Karu (Studiare in Giappone) potrebbero aiutarti in questo senso, ma vedi tu… in ultima istanza la decisione è tua ovviamente.

    EDIT: dimenticavo… le scuole più famose a Tokyo, direi, sono la ARC academy, la KAI e la Shibuya Gaigo
    http://en.arc-academy.net/
    http://en.kaij.jp/
    http://www.shibuya-gaigo.com/sls2/
    Ma se vai lì senza prevedere di lavorare, per un periodo breve, ti consiglierei una città diversa… Kyoto, che ha una sede dell’ARC academy ed è una città molto più vivibile di Tokyo… mentre viaggiavo per il Giappone ho passato due settimane a Kyoto (ed una a Tokyo) e l’ho trovato molto più rilassata, come atmosfera, e al tempo stesso vitale e interessante da un punto di vista culturale… ma anche qui, vedi tu: tutto dipende da quel che cerchi in questo viaggio^^

  5. Ciao Kaze Sensee, non voglio caricarti di lavoro rispondimi anche quando puoi, capisco che in questi giorni sarai preso tantissimo.
    Voleva mettere ordine con i verbi e quindi ho iniziato a coniugarli in ordine alfabetico del N5.
    Si per ARU in forma piana fa eccezione che atta è al passato e nai e nakatta sono negativi pres. e pass. uno che non lo sa avrebbe scritto ARANAI e ARANAKATTA.
    Però ho un problema con IU e IKU il verbo DIRE e ANDARE cioe per IKU so che è un verbo semi irregolare percio al pass. è ITTA e non IITA e al neg. IKANAI e IKANAKATTA, ma IU che è un GODAN dovrebbe perdere la U e avere TTA, perciò ITTA che sembra uguale al passato di IKU.
    Ma poi ho anche incontrato il verbo IRU che c’è quello per dire l’esistere per persone e animali, perciò verbo ichidan e IRU verbo GODAN 要る aver bisogno.
    Ok per IRU ichidan ITA, INAI, INAKATTA.
    Ma IRU godan si dovrebbe togliere RU e mettere TTA, quindi ITTA, IRANAI, IRANAKATTA.
    Il problema è che solo il passato coincide con il verbo DIRE, ANDARE, AVER BISOGNO, entrambi usano ITTA. Mi dirai usa i kanji e non avrai problemi ma con il parlato che trucco usano i giapponesi per farsi capire oltre che con il contesto.
    Comunq. era giusta la mia coniugazione o uno di questi verbi ha dell’eccezioni ?

    1. Hai scritto tutto giusto e, mi spiace dirtelo, ma è proprio così… usano i kanji nello scritto e il contesto nel parlato, non c’è altro modo per distinguere le parole che suonano allo stesso modo…
      Si parla di “omofoni” (da “omo” = stesso e “fono” = suono). Un tipico esempio è “kami”.
      Kami significa divinità, capelli, carta, parte superiore, morso… a seconda dei kanji usati, che sono nell’ordine:
      神 divinità,
      髪 capelli,
      紙 carta,
      上 parte superiore,
      噛み morso
      Ovviamente è il contesto a permettere di distinguere e anche con “itta” (e vari altri verbi) il “trucco” usato è solo questo.

      1. Grazie per la risp.
        Volevo più che altro conferma per la coniugazione, ieri scrivendo solo in hiragana ero confuso poi ho riflettuto e con i kanji ho sistemato, solo che alcuni verbi vanno imparati a memoria.
        Ciao e alla prossima Mata nee

  6. Ciao Riccardo, studiando i verbi ho trovato questa scritta:
    (i suffissi verbali possono essere seguiti da altri suffissi)…………………………………………… per quanto riguarda gli unigradi- ichidan – abbiamo RE/RARE come suffisso per il passivo; del causativo SE/SASE ; dopodichè trovo scritto “del dovere e del potenziale” ma senza nessuna indicazione del tipo di verbo.
    manca qualcosa oppure non ho capito io, e SE/SASE riguardano anche le indicazioni del dovere e del potenziale?

    1. La spiegazione è sbagliata, non c’è che dire…
      Si prende la base detta “mizenkei”, che è la base della forma negativa in -nai.
      Es. tabenai (da taberu) perde -nai e resta tabe-
      un godan invece, come kaeranai (da kaeru) perde nai e resta solo kaera-
      A questo punto gli ichidan aggiungono -rareru per il potenziale o il passivo (sono uguali, si distinguono solo a senso), mentre aggiungono -saseru per la forma causativa (es. tabesaseru = faccio mangiare).
      Con i godan invece aggiungo -reru e seru rispettivamente, ad esempio avrà kaera-reru e kaera-seru.

      Nel linguaggio colloquiale gli ichidan hanno delle variazioni (in genere considerare errori nei testi, ma si trovano spesso).
      -rareru può diventare solo -reru per “assomigliare” al “reru” dei godan. Es. posso trovare tabereru invece di taberareru… ma sempre nel linguaggio colloquiale. Ad esempio l’ho letto in Yotsuba recentemente (nb è un manga che ti piacerebbe secondo me, tenero, poetico E molto divertente).
      Anche il causativo dà una alternativa colloquiale…
      Per gli ichidan ho che -saseru diventa -sasu. Quindi tabesaseru diventa tabesasu.
      In questo caso è possibile anche per i godan…
      Per i godan -seru diventa -su (ikaseru diventa ikasu, kosaseru fa kosasu ecc….)

  7. Rispondo alla tua mail qui come chiedevi…
    Sì, è sbagliata, o perlomeno fatta davvero male…
    E’ vero che il verbo può avere vari suffissi verbali (la forma cortese si forma con “masu” che è un ausiliare verbale… la forma negativa piana invece è un esempio di verbo+suffisso aggettivale).
    Tuttavia lì dice che gli ichidan sono seguiti dal suffisso re/rare.
    Questa frase è sbagliata e/o fuorviante. Intanto si sta riferendo a due suffissi.
    Gli ichidan sono seguiti SOLO da un suffisso: -rareru. E dico -rareRU per un motivo logico molto semplice… Se ho una radice, la base del verbo ichidan e poi ho un suffisso e dico “il suffisso è “rare”, chiunque penserà che il passivo e il potenziale siano scritti, per esempio “taberare”, invece per avere il verbo alla forma piana devo scrivere taberareru. Taberare è il verbo ichidan taberareru posto ad una particolare base.
    Si potrebbe pensare che i due suffissi siano in realtà uno solo (per questo ha “inserito” reru pur avendo nominato solo gli ichidan che usano rareru) e che i due suffissi siano poi noti “per convenzione” con la forma re/rare e non con reru/rareru…
    Non è così. Si trova su wikipedia in questa tabella, prime due righe, la terza colonna presenta la “forma base” (kihonkei):
    http://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%8A%A9%E5%8B%95%E8%A9%9E_(%E5%9B%BD%E6%96%87%E6%B3%95)#.E5.8F.A3.E8.AA.9E
    …da un lato li presenta come due ausiliari distinti, dall’altro presenta come “forma base” reru per uno e rareru per l’altro.

    Riassumendo reru e rareru sono due prefissi che, come seru e saseru seguono la mizenkei di un verbo, cioè la base della forma negativa (vd. nota alla fine).
    I due con ra e sa, rareru e saseru si usano per gli ichidan (e il verbo irregolare “kuru”, venire), gli altri due si usano per i godan (e il verbo irregolare “suru”, fare).
    Nel linguaggio colloquiale anche gli ichidan possono essere seguiti da reru, si parla di “ra-nuki kotoba” (parole senza “ra”), ma non si tratta di forme corrette (è come ignorare un congiuntivo, diciamo). Sempre nel linguaggio colloquiale posso trovare -sasu per gli ichidan e -su per i godan al posto di saseru e seru.

    Mi chiedevi poi “del dovere e del potenziale”. La formulazione della frase è infelice… il potenziale è semplicemente identico alla forma passiva (nel link sopra, seconda colonna prima riga trovi scritto anche questo: 受身 ukemi e 可能 kanou, cioè passivo, il primo, e potenziale, l’altro).
    Il dovere invece non dovrebbe mai essere visto come una forma a parte (non quello che si intende lì).
    Le espressioni di dovere sono scritte in genere così:
    Se non fai X non va bene = Devi fare X
    Ma il fatto che si traduce con “devi fare x” non ci autorizza a parlare di “forma di dovere”, “se non fai X, non va bene” sono due frasi, no?^^ Ad ogni modo siccome la prima frase, “se non fai” è al negativo, si basa sulla base negativa e il discorso regge… senonché appunto considerarle una forma unica mi ha sempre dato fastidio perché poi gli studenti non si rendono conto del senso e vanno nel pallone quando cambia leggermente (es. “se non fai X è brutto” è la traduzione di un altro modo possibile che in genere conoscono in pochi).
    Ironia della sorte l’unica vera forma di dovere in cui ho verbo+suffisso verbale è quella in beki e questa forma NON segue la base negativa, ma il verbo alla forma del dizionario (taberubeki, kaerubeki)

    p.s. non stupirti, non è il primo errore che trovo sull’hoepli, ce ne sono altri tutti facilmente verificabili su google con un paio di ricerche. Nella stessa pagina dice anche che posso avere
    base del verbo + suffisso aggettivale + desu
    …be, ad essere fiscali, non sempre… lo troverai, sì, ma verbo piano negativo (es. ikanai/tabenai) + desu non andrebbe fatto.
    Guarda questo articolo di un prof… è in giapponese ma se scendi trovi delle scritte in rosso e vedi che una è proprio 行かないです. Sotto c’è scritto che in rosso hai le forme errate o non standard.

    Nota sulla base negativa:
    Per gli ichidan tutte le basi sono uguali, poiché la parte invariabile finisce prima dell’ultima consonante: tabe-ru, tabe-masu, tabe-nai. tabe-rareru, tabe-saseru…
    Nel caso dei godan la parte invaribile termina con un suono consonantico, ad esempio in hanasu si tratta di hanas-
    es. hanas-u, hanas-himasu, hanas-anai, hanas-areru, hanas-aseru
    Questo vale perché ragioniamo con le lettere, il giapponese però si basa sui kana.
    Le basi si distinguono perché la consonante finale si lega a vocali diverse per dare kana diversi. Il verbo era in su, quindi le basi termineranno in sa shi su se so… E ci basta spostare il trattino per vederlo: hana-su, hana-shi-masu, hana-sa-nai, hana-sa-reru, hana-sa-seru
    …che ho scritto così per evidenziare i diversi kana (su, shi, sa)

    1. Ottima risposta, come sempre.
      Mi trovo pienamente d’accordo su quello che dici sul “dovere”. Ho notato spesso che a scuola si tende a insegnare che la costruzione “se non fai X non va bene” corrisponde al nostro “dovere”, giustificando questa scelta sostenendo che la traduzione letterale è brutta. Certo, ammetto che se ho “hanasanakereba naranai”, dire “se non si parla, non va bene” è un po’ pesante in italiano e che “si deve parlare” rende tutto più scorrevole, ma il rischio è, come dici, quello di tralasciare tutte le sfumature di significato che una costruzione con doppio negativo contiene.
      Ho tirato fuori la costruzione “nakereba naranai” perchè è la prima dei “doppi negativi” (chiamamoli così) che si studiano a Firenze e perchè è la prima che dà die problemi agli studenti. Mi ricordo un episodio di qualche anno fa, quando un’altra studentessa dell’università, di un paio d’anni indietro a me, mi chiese perchè “per il dovere ci volessero tante particelle”. Le spiegai la regola e venne fuori che non aveva affatto idea che “nakereba” contenesse un negativo o che quel “ba” avesse un suo valore… ci credo che poi gli studenti vanno nel pallone!

      Cambiando discorso, non vedo il link all’articolo del professore (quello con le forme errate o non standard in rosso)…

  8. Grazie, ora perlomeno mi è tutto più chiaro.
    Senti, percaso l’articolo su wikipedia riguardante la grammatica giapponese è tuo?
    l’ho trovato molto preciso.

    1. No, io ho scritto, anzi ri-scritto, quelli sui kanji, jouyou kanji, jinmeiyou kanji, gakunenbetsu ecc. on’yomi, kun’yomi, shinjitai e kyuujitai… mi pare di ricordare, ma forse qualcuno (gli ultimi due) era nella versione inglese, non sono sicuro. Ah, perlopiù erano aggiornamenti, ho aggiunto alcuni paragrafi, riscritto parti confuse… cose così, solo uno o due li ho fatti da zero.

  9. @ Elisa:
    Grazie di aver provato che succede proprio come ho sempre pensato… ^__^
    Il solo fatto che molti mi abbiano chiesto della particella/costruzione “nakerebanaranai” mi ha sempre dato da pensare^^;; Non si accorgono che è “-nakereba naranai”?, mi dicevo.

    E’ vero non la puoi tradurre letteralmente, ma DEVI spiegare come si ottiene quest’espressione… e anche che NON esistono due sole costruzioni:
    nakereba naranai
    nakute wa ikenai
    Tanto per cominciare naranai e ikenai si possono scambiare, wa si può sottintendere o sostituire con “mo” se il contesto lo richiede. Poi puoi aggiungere dame, usare ikanai o ikan…
    Anche la frase condizionale può variare e presentarsi in “-nai to”… ecc. ecc.
    Si dovrebbe anche dire che, proprio perché è una frase intera, la si può passare all’affermativo…, almeno la costruzione in -te wa, “itte wa ikenai” va benissimo…
    Ah, bisognerebbe enfatizzare la differenza tra naranai (“si deve”) e ikenai (“devi”)… e magari ricordare l’obbligo morale, reso da “beki” o al primo “subeki” che trovano gli studenti non sanno più che fare^^

    p.s. per il link c’è stato qualche problema con il codice che ho inserito, riprovo in modo banale per non sbagliare^^
    http://blog.livedoor.jp/s_izuha/archives/3670557.html
    p.p.s. EDIT: nota bene nel prossimo commento

  10. EDIT al p.s. del post prima:
    Non ci ho pensato perché ne ho parlato più volte*, ma forse è il caso di chiarirlo…
    Verbo-al-neg.+desu, es.: “ikanai desu”, come il tizio del link sopra riporta…
    è una forma “nonstandard”, cioè “nasce sbagliata”, diciamo, ma è entrata nell’uso comune e ora è molto più comune del corrispettivo, es. “ikimasen”. Basta una ricerca in google tra virgolette delle due espressioni per vedere che ikanai desu è dieci volte più diffuso.

    *Ne ho parlato nelle Risposte e lezioni extra a cui si arriva dalla pagina principale:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/risposte-e-lezioni-extra/

    Ne ho parlato nel commento sopra perché la grammatica hoepli è così… a volte fiscale a volte no… p.e. presenta per la forma negativa di -soudesu, quando questa è usata con i verbi, quest’espressione: “-sou mo arimasen”…
    questo è essere molto fiscali, l’espressione è vecchia, una regola buona negli anni ’70… in realtà non è quasi usata, è molto più comune “sou ni arimasen” (che non è citata) e ancor di più lo è “-nasasou desu” che l’hoepli dice di non usare con i verbi…

    Un altro errore si ha dove parlano di “you ni naru”. Non dovrei dire “ikanai you ni natta”, ma “ikanaku natta”. In realtà basta una ricerca per vedere che questa regola non vale affatto e la prima forma è 10 volte più usata (parlo di milioni di risultati), a volte – con altri verbi – risulta in pratica l’unica usata(!)

  11. Ciao
    Rieccomi con le solite domande relative alla favola che sto cercando di tradurre. Questa volta le frasi “incriminate” sono due. La prima è questa:

    かわいそうに、かには 青い みに あたって、しんでしまったのです

    La parola かわいそうに dovrebbe essere una specie di aggettivo che significa pressappoco “poverino” anche se non capisco bene a che serve l’ultimo に alla fine. Comunque la cosa che non capisco è l’ultima paorla, il verbo しんでしまったのです. In pratica la frase significa una cosa del tipo “porverino, frutto verde tirò contro il granchio e lui morì”. Ma quella parte finale のです a che serve?

    La seconda frase è un pò piu semplice ma comunque anche qui c’è una cosa che non capisco a che serve:

    かにには 子どもが いました

    La traduzione sarebe pressappoco “il granchio aveva un figlio”. Ma perche scrive かにには e non かには, a che serve quel に aggiuntivo?

    Ciao e grazie come al solito per la pazienza.

    P.S.: Come richiesto ti sto facendo pubblicità ovunque. ^_^

    1. Kawaisou è un aggettivo in -na. In quanto tale, quando funziona da avverbio invece di “na” usa “ni”.
      Nel caso specifico sarà probabilmente “Sfortunatamente il granchio sbatté contro un frutto verde e finì per morire”
      Il verbo finale è “shinde shimatta”, cioè il verbo shinu, morire, + l’ausiliare shimau che significa “finire col”, “finire per”… o si può anche non tradurre. Specialmente con i verbi intransitivi come shinu, morire, l’ausiliare shimau dà una particolare sfumatura al verbo che lo precede… significa cioè che chi parla prova rimorso o disappunto o dispiacere per l’azione in questione.
      Lo so, in italiano è molto strano …pensare che un ausiliare dia una simile sfumatura “emotiva”! Però questo è il bello del giapponese… così lontano a volte dalla nostra lingua (a volte stranamente vicino), non finisce mai di sorprenderti

      1. Grazie per la risposta sempre chiarissima. Ma veramente sei un pozzo di sapienza relativamente al giapponese. Rimango stupito ogni volta. Ho letto in un’altra tua risposta che andrai 6 mesi in Giappone. Ma che ci via a fare, ad insegnare giapponese ai giapponesi stessi? ^_^

        Relativamente al verbo in questione ma perche poi è stato aggiunto のです alla fine?

        Anche l’altra domanda sul かにには, a che serve quel に aggiuntivo?

        Ciao e grazie ancora. Scusa se ti stresso ma se ti può essere di conforto sappi che le tue lezioni scritte così bene mi danno veramente entusiasmo nello studio del giapponese. Grazie a te finalmente, per la prima volta, penso veramente che ce la posso fare!

        どもあるがとうございます

        1. Non si finisce mai di imparare, Fabio, mai… Ma a parte questa “perla di saggezza” (XD), il mio livello di giapponese non è poi così alto, specie in alcuni “campi” che qui non si vedono, come la conversazione… non ho mai avuto occasione di parlare Giapponese salvo poche settimane nel 2010 durante un viaggio, quindi tutto quel che so diventa inutile in conversazione per mancanza di pratica…

          Veniamo alle tue domande…
          il “no desu” finale è esplicativo. Chi parla sta dando una spiegazione, spiega “come è andata a finire”, no? Ho dedicato un articolo al “no desu” abbastanza di recente, lo trovi in Risposte e Lezioni extra, sotto il menù domande:
          http://studiaregiapponese.wordpress.com/risposte-e-lezioni-extra/
          Lì parlo di possibili traduzioni italiane, ma questo è uno dei casi (a meno che il contesto delle frasi precedenti lo spieghi) in cui una traduzione non serve… è il tono che “nodesu” dà alla frase che conta, tutto lì.
          Si incontra abbastanza spesso nelle favole raccontate in forma cortese… ricordo le introduzioni ad ogni episodio del bellissimo anime Kemono no souja (uno degli anime più belli degli utlimi 10 anni)… o erano le parti finali? Boh… comunque c’era la voce di una bambina che spiegava alcune cose e l’uso del nodesu era molto frequente.

        2. Scusami Kaze se mi intrometto nella vostra conversazione ma ho trovato 2 errori nel saluto finale di Fabio どもあるがとうございます. Il primo ども domo va allungata la o con una u perciò どうも e il secondo errore è arigatoo con la ri non con ru あるがとう perciò ありがとう. Non per essere fiscale ma per aiturare in caso Fabio non lo sapesse o non se ne fosse accorto

  12. Ciao,
    avrei alcune domande su alcune costruzioni che mi lasciano qualche dubbio. In questo momento sto ripassando i negativi parziali o 部分否定 e ho qualche problema a distinguerli correttamente (per inciso, sto studiando sul “Donna toki dou tsukau”).

    Ho trovato questa costruzione:
    〜というものではない / 〜というものでもない
    Il libro me la spiega così: いつも必ず 〜とは言えない。
    E fin qui tutto ok, anche gli esempi sono chiari, ma: in quali casi si usa? Solo per considerazioni generali, o ammette anche casi particolari sollevati dal parlante? E poi, c’è una differenza tra usare la forma in も e quella in は?
    Considerando che la costruzione più comune di un negativo parziale è わけではない, che differenza c’è tra queste forme? Faccio un paio di esempi per farti capire meglio il mio problema:
    私は学生時代、勉強ばかりしていたわけではない。よく旅行もした。
    e
    バイオリンは、習っていれば自然にできるようになるというものではない。
    Per farla breve, mi sembra che il secondo esempio sia più una considerazione generale che un caso soggettivo. Che ne dici?

    Continuando sempre con i negativi parziali, nella stessa unità trovo queste altre forme:
    〜ないことではない / 〜ないこともない
    〜ないものでもない / ないでもない
    Per tutte queste costruzioni l’idea è “se ci sono le condizioni, allora forse è possibile… / non è detto che non sia possibile…”. Ancora una volta, non ho ben chiara la differenza tra queste costruzioni…
    Il libro per 〜ないものでもない / ないでもない dice: 個人的な判断、推量、好き嫌いについて言うことが多い。Però mi sembra che anche le forme 〜ないことではない / 〜ないこともない reggano le considerazioni soggettive del parlante, o perlomeno delle condizioni piuttosto ristrette e circostanziali…

    Che caos…

    Confido nella tua preparazione, perchè non so davvero chi altro infastidire con le mie domande!

  13. Wow… Per favore cerca la prossima volta di limitarti a un argomento alla volta… così resta tutto più gestibile… purtroppo la struttura di un blog è quella che è e i commenti vengono fuori kilometrici e poco “consultabili”, se facciamo “argomento A –> risposta”, “argomento B –> risposta”, penso che ce la caviamo meglio…

    Bene, veniamo a noi… to iu mono dewanai non va confuso col negativo di to iu mono da… ma bisogna ricordare che viene da lì.
    to iu mono da in genere ha due usi… 1) significa “questo è quel che chiamo…” (es. Avere un be lavoro e una splendida famiglia, questo è quel che chiamo vita).
    (NB non va confuso con to iu koto da)
    2) defnisce qualcosa, serve a dire come qualcosa si chiama o come funziona (a meno che sia qualcosa di ovvio, nel qual caso il verbo si “attacca” direttamente a “mono”, senza to iu).
    IN QUALCHE MISURA la forma al negativo è il negativo di quest’ultimo punto.. si cerca di dire che quanto detto “NON significa che”, che quel che precede il to iu NON è la spiegazione della nostra situazione.
    L’idea è un po’ diversa dalla semplificazione che hai letto… è più una cosa tipo “potresti pensare xxxx, ma non è così/non è tutto qui”.
    La forma per la verità è di norma preceduta da un’ipotesi in -ba. Una struttura base può essere questa: “Se anche… ciò non significa che…”
    Kane sae areba, shiawase to iu mono de mo nai
    Se anche uno hai soldi, ciò non significa che sia felice.
    Qui vediamo subito la differenza con mo e wa. In molti casi se uso “mo” invece di “wa” o nulla, attenuo, ingentilisco il tono (kaette ii? è meno cortese di kaette mo ii?). Non è questo il nostro caso però. Qui indebolisce il negativo. Quel che si percepisce dalla frase prima è che i soldi non danno la felicità… ma aiutano.
    Se avessi usato wa avrei inteso che avere soldi comporta l’infelicità… o perlomeno che avere soldi e essere felici sono cose del tutto scollegate (una non “spiega/significa/comporta” anche l’altra). Dove sopra ho dato l’alternativa “ma non è così/non è tutto qui” implicavo l’uso di wa o mo rispettivamente.
    Vedendo l’intera forma ho “X deareba A to iu mono de wa/mo nai”
    Se X, potresti pensare che A, ma non si può dire che sia assolutamente così.

    La differenza con wake dewanai, a parte il fatto che l’uso di wake è di solito più brusco/colloquiale ecc. è che, come detto, to iu mono dewanai è meglio reso da quel “(Se anche…) ciò non significa che…”. Al contrario wake dewanai significa più che altro “Non è che…”.
    Può venirti voglia di cercare un parallelismo tra quanto detto per wa e mo e le forme wake de wa/mo nai… ma wakedemonai equivale a uno dei significati di wake mo nai, cioè serve a dire “è (fisicamente) impossibile che…”… la differenza tra i due sta nel fatto che l’uso di wake mo nai è limitato, lo precedono solo jidoushi e potenziali, wake de mo nai può essere preceduto un po’ da tutto.

    A tal proposito il mio consiglio è un libro che trovo più valido del donna toki, per quanto funzioni allo stesso modo… Kurabete wakaru – nihongo hyogen bunkei jiten. Ne ho visto uno di livello intermedio… questo non ha livello in copertina, ma al centro ha la scritta hyougen bunkei 765.

    Per il resto… riprendo in un altro momento, ora sto uscendo^^

    1. Oops! Mi sono lasciata prendere la mano, lo ammetto e c’è mancato poco che chiedessi anche qualcos’altro! Non voglio incomodarti oltre, so che hai già tanto da fare e direi che hai risolto ampiamente i miei dubbi.

      Grazie per il libro che mi hai consigliato, appena posso lo consulto.

      Buona serata ^^

  14. 〜ないことはない (senza de o non sono le due forme “speculari”) / 〜ないこともない
    …hanno un doppio negativo, quindi affermano.
    L’uso di “mo” come sopra rende “parziale” quanto detto. Però prima avevo un solo negativo, quindi negavo parzialmente, qui invece ho un doppio negativo, quindi un’affermazione e questa affermazione è parziale.
    1) ukiukenai koto wa nai ga takaku tsukimasu yo
    Non sto dicendo che non accetto (=accetto sicuramente) ma (guarda che) ti costerà parecchio
    2) kare ga hannin da to kangaerarenai koto mo nai na
    Non è che non si possa pensare che lui sia colpevole (ma personalmente non sono convinto)

    Per l’ultimo caso invece, direi che è un modo indiretto di far notare rispettosamente che anche se a prima vista la possibilità è scarsa (per chi ascolta), in realtà è del tutto plausibile (per il parlante) che succeda quanto espresso dal verbo al negativo (ma ti ricordo che è un doppio negativo, quindi va inteso come affermativo).
    Kyouka shinai mono demo nai = non penso che non te lo permetterà, sai…?
    (nb ho aggiunto “non penso” perché penso dia l’idea spiegata sopra).
    nai demo nai, senza “mono”, credo sia la stessa identica cosa, ma vale di certo la vecchia buona regola: più è corta un’espressione e più è “diretta”.

    Per quanto riguarda i tuoi dubbi del tipo “considerazioni soggettive del parlante, o perlomeno delle condizioni piuttosto ristrette e circostanziali”… penso tu rischi di incappare in uno dei due errori degli studenti più “navigati”. Il primo, l’avevi notato anche tu con il “nakerebanaranai”, è quello dell’associare una costruzione a una traduzione precisa, “standard”. Lo fanno anche libri tipo il donna toki e sbagliano, imho (per carità ottimo strumento, ma servono distinzioni).
    Quello che mi sembra tu faccia qui… forse traducendo dal donna toki? …è quello di prendere una frase molto bella e professionale che dovrebbe riassumere il significato o l’uso dell’espressione e cercare di ricordarla as it is.
    Quando trovi quelle frase devi rifiutarti di impararle secondo me… vedi cosa significano e giudica se vale la pena ricordare cosa significano… per esempi. Per ogni espressione che trovi devi ricordare più che altro cosa vuole “trasmettere”, in che contesto ha senso… tutto ciò si può fare ricordando un esempio, una scena… qualcosa di concreto.
    Per carità, se mi dici “la devo sapere per l’esame”, hai ragione tu… però secondo me certe frasi alla lunga si scordano e con esse si dimentica la costruzione. Penso che le cose che dicevo siano più semplici da ricordare, se poi vuoi in qualche modo metterle in parallelo con le frasi del donna toki o dei tuoi libri, fa’ pure, ma secondo me ti ho scritto tutto quel che val la pena ricordare… per il resto cerca l’espressione virgolettata su internet, google o dizionari giapponese (possibilmente non esempi dal tanaka corpus) e cerca di “mandare giù il senso” frase dopo frase… alla fine imparare (oltre un certo livello) significa imparare a usare quell’espressione in modo naturale (o non serve se la usi fuori contesto, no?) e la verità è che è qualcosa che cogli solo leggendo tanti esempi… proprio come impariamo l’italiano, no?

    p.s. mi hai frainteso, intendevo che se vuoi dieci cose, benissimo, ma 1 dopo l’altra così il tutto resta molto più fruibile e organizzato… nient’altro.

    1. Uff, grazie mille! Ma perchè queste cose non ce le dicono mai a lezione?

      Il più delle volte evito anch’io la traduzione compulsiva delle frasi (“La traduzione è tradimento” diceva una mia vecchia prof), l’ho fatto con le lingue europee, figuriamoci con il giapponese!

      Quello che dici del Donna toki è vero. Come libro in sè non è male, anzi, mi è tornato molto utile per il jlpt, ma che avesse i suoi limiti me ne ero accorta. Tre o quattro frasi buttate lì con una riga di spiegazione non sono esattamente l’ideale per imparare a usare in modo naturale una costruzione… e oggi sono finita proprio in paranoia perchè non riuscivo a distinguere più niente, come ti ho scritto nel post.

      Beh, grazie di nuovo, hai messo tutto sotto un’altra luce, ho un bel po’ di cose su cui riflettere! 🙂

  15. CIAO, penso che un altro buon argomento per le lezioni extra sia AGERU/MORAU/KURERU…. mi aiuti a capire come si usano?
    A me sembra di aver capito:
    – AGERU = DARE
    – MORAU = RICEVERE
    – KURERU mi sembra in qualche modo un ricevere o una richiesta… anzi mi sembra che sia lo stesso kudasai (dopo le richieste, nel senso che di solito si traduce solo con per favore ma sottointende il “potresti darmi o il potresti fare per me”) o lo stesso KURE/KURETE che a volte sembra mi è sembrato solo un suffisso al verbo che sottintendeva “fai per me”…

    (sono un po’ confusa sull’argomento quindi non so se stai capendo quello che voglio dire e se ho capito giusto fin qui)

    però ci sono delle fonti in cui si parla di questi 3 verbi con riferimento a delle vicinanze fisiche o famigliari tra chi parla e in questo caso non ci ho capito niente..

    ps. inoltre mi sembra di aver capito che le “richieste” si possono fare con TE-KEI + KURETE (come dicevo sopra) oppure con TE-KEI + Itadak(I/E?)masu –> non avendo trovato altro mi viene da pensare: cambia solo il grado di cortesia?
    Per non parlare poi dell’imperativo che risulta molto simile ma con molte più forme: MEIREIKEI, TE-KEI (e basta), TEKEI (+ kudasai o itadakemasu), ren’youkei+nasai (anche in questo caso dipende solo dal grado di cortesia?)

    pps. belle le stelline per valutare i commenti!!!

    1. Come hai già intuito è un argomento molto vasto anche ad affrontarlo sinteticamente, figuriamoci poi se devo dare esempi ecc.come faccio di solito.
      Lo tratterò appena posso, per ora sono presissimo, ho anche appena fallito nel fare uscire la lezione su wa annunciata per oggi… settimana prossima poi è presa, quindi tiro fuori qualcosa per la settimana del 12/11 mercoledì penso…

  16. ciao, al minuto 3.32 di questo video
    http://www.youtube.com/watch?v=uHjZMAfVnz0&list=LL7oOT__pZYH82n3QUqr8MMA&feature=mh_lolz
    c’è ああ、トキドキした。
    non riesco a trovare un significato… io per tokidoki so solo “a volte” o “rumore battito del cuore” questa sembra essere un’espressione ma non essendo collegata a niente… (l’unica cosa plausibile è tipo “ce l’ho fatta”)
    grazie 😉

    1. un altro pezzetto:
      日本の大学で国際観光を専攻するために勉強しています
      visto che il video parlava di gente che studia giapponese questa frase potrebbe voler dire:
      “Studio (giapponese) perchè voglio fare degli studi maggiori (specializzarsi) in un’università giapponese di turismo internazionale.”
      Giusto?

      1. scusami ma questo pezzo (parla di gente che studia giapponese) non aveva la traduzione e voglio essere sicura di aver capito bene..
        日本料理が大好きになって一生懸命勉強しました。
        “ho studiato duramente perchè amo la cucina giapponese)

        nb. è il ni natte che non mi è molto chiaro…

      1. ciao, sì sì infatti ho scoperto questi video proprio sul sito che hai citato… le parti tradotte continuo a vederle là ma mi piace di più come sono organizzati su youtube (immagino che siano tratti dai dvd che però si vendono soltanto e le parti con le frasi che ho postato a Kaze mi sembra che non ci siano…
        grazie cmq 😉

  17. dokidoki shita si riferisce al fatto che era nervosa. Dokidoki è il rumore del battito del cuore, se ci aggiungi “suru” hai un verbo in suru.
    Molto simile a dokidoki è “wakuwaku”, ma in questo caso si tratta di “eccitazione”, “trepidazione”, insomma, si usa se sei in trepidante attesa e/o nervosa per qualcosa di bello. Se invece ti batte forte il cuore…per il nervosismo (per qualcosa di bello o brutto) allora usi dokidoki suru.
    Il nervosimo, nel senso di “essere teso/nervoso” (quindi di solito solo negativo) si rende con “kinchou (suru)”.

    日本の大学で国際観光を専攻するために勉強しています
    Sto studiando in un’università giapponese per specializzarmi in turismo internazionale.
    “in un’università giapponese” può andare anche dove dicevi (dopo “specializzarmi”), dipende o no se dopo “de” faccio una pausa, per esempio, oppure si dovrebbe capire a senso.
    Siccome “sto studiando” da solo “mi pare poco”, direi che è come ho tradotto io.

    日本料理が大好きになって一生懸命勉強しました。
    Mi sono innamorato della cucina giapponese e ho studiato con il massimo impegno (/mettendoci l’anima).
    NB con “suki ni naru” (più o meno significa “innamorarsi” o, nel caso di un oggetto, significa che quella cosa ha finito per piacermi, diciamo) la cosa che piace si può scrivere con “ga”, come si fa sempre con “suki” oppure con “wo”! (ma “ga” è più comune, direi)

    1. はい、わかりました!いつもお世話になっております。
      ありがとうじゃな!

      ps。sì sapendo che tokidoki era batticuore ci sarei dovuta arrivare ma visto che era un pochino isolato dal resto non ci avevo pensato.. 緊張します infatti c’è in NHK quando il protagonista è nervoso per il suo primo affare…

      Visto che il ために è dopo を専攻する (e si dice chiaramente che lei sta studiando il giapponese credo in Korea) allora io ho capito che il suo scopo fosse andare in un’università specialistica giapponese sul turismo internazionale (e a questo scopo studiava giapponese).

      sì il verbo NARU mi causa sempre problemi insieme a tutti gli ageru, kureru e morau… però deve essere per forza così infatti è un ragazzino che sa cucinare benissimo giapponese e sogna di aprire un ristorante con il padre…

      1. >> Visto che il ために è dopo を専攻する (e si dice chiaramente che lei sta studiando il giapponese credo in Korea) allora…

        Non conoscendo il contesto ho frainteso. Ecco un buon esempio che prova quel che ripeto sempre: “il giapponese è una lingua fortemente contestuale” ^^;;

  18. ho due domande di un probabile test N5
    La prima きのうはうちに ( ) なにをしましたか, le possibile 4 risposte sono, 1 かえる 2 かえって 3 かえるから 4 かえったり. Io pensavo alla numero 2 perche per me è lunica ragionevole avendo la forma in TE può stare a centro frase.
    La seconda きのう、____ _____ ____ ____ bisogna mettere negli spazzi queste parti, 1 買いに 2 日本語の 3 行きました 4 じしょを. questa è semplice ma vorrei una conferma,
    きのう、日本語の じしょを買いに行きました credo che sia giusta cosi ? però il mio dubbio è se non si deve mettere prima 買いに e cioe きのう、買いに日本語の じしょを行きました.

    1. La prima sì, è giusta, a meno che tu abbia confuso la risposta al punto 3. Se era “kaette kara” (frase temporale) allora è la 3, altrimenti, se era “kaeru kara” (frase causale) allora è la 2.
      Il motivo per cui l’hai scelta però è molto debole… bastava guardare la frase e chiedersi “cosa vuole dire in realtà?” poi provi a vedere i significati delle varie opzioni.
      Piccolo consiglio
      Quando rispondi a queste domande non devi solo indovinare, devi spiegarti perché le altre opzioni sono sbagliate!

      La 2a frase è giusta come l’hai scritta.
      base in -masu + に行く/来る (ma anche 戻る modoru, 帰る kaeru…) è una tipica costruzione per andare/venire (o tornare) a fare qualcosa. “Fare che cosa?” …viene detto dal verbo alla forma in -masu (comprare).
      Dunque di norma non allontanerai “kai ni” da “ikimashita”… si può farein teoria (è una questione di stile), ma specie agli inizi non lo vedrai fare mai e non è il caso di farlo.

      1. grazie dell’aiuto, la prima non riuscivo proprio a capirla, ma l’unica cosa che riuscivo a individuare, era quel verco con la forma in TE e ricordavo da una delle tue lezioni che questa forma viene usata per cordinare o unire due frasi.

  19. きのう、わたしはひとり ( )えいがをみにいきました.
    Ciao Kaze volevo chiederti, in questa frase nelle parentesi ci può andare solo が oppure visto che che dice da solo è andato e cioe sta compiendo una azzione si può mettere で

    1. Si può usare SOLO “de”, non “ga”.
      Questo “hitori” non significa, bada bene, “una persona”, significa “da solo” o “essendo da solo”. Quando il significato è questo, devo usare “de”…e per un motivo semplice: questo “de” è in realtà il verbo essere (infatto, come dicevo, puoi tradurre “essendo una persona”= “essendo da solo” e la frase funziona benissimo lo stesso.

  20. Ciao, finalmente mi sono messa a sistemare un po’ gli appunti… mi viene il dubbio di aver copiato del materiale da fonti poco attendibili… certamente so quello che hai detto tu ma mi chiedo se questi altri sono errori o solo (come al solito varianti):

    – Ho trovato come forma piana passata di ARU “ARIE” e “ARIENAI”. Sapendo dagli anime che “Arienai” significa impossibile, ho controllato il dizionario e mi dice che normalmente si scrive in kana ma i suoi kanji comunque sarebbero 有り得ない quindi è impossibile che siano la coniugazione di ARU, mi confermi che quello che ha scritto è il solito incompetente?

    – per IRU, negativa piana dava NAI (come per ARU) ma io ricordavo INAI… e mi è venuto il dubbio…

    – ti avevo già chiesto un riepilogo per le varie forme possibili di imperativo però al momento ti faccio una domanda specifica:
    # si può usare la kateikei per fare l’imperativo SOLO dei godan (es. shine per morire) e la meireikei per fare l’imperativo SOLO degli ichidan (es. miyo per guardare)
    # o entrambe le forme per entrambi i tipi di verbi? i miei appunti sono un po’ confusi su questo punto…

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