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Onomatopee (3): quando cade la tristezza FA rumore

gitaigo, onomatopee 01Ed eccoci arrivati finalmente all’ultimo gruppo di onomatopee (comunque lo si chiami, secondo o terzo gruppo, visto che – forse vi ricorderete – non c’è molto accordo sui termini da usare). Oggi parliamo infatti di GITAIGO, 擬態語 , cioè letteralmente “parole che imitano uno stato”, quindi indicano qualcosa che non ha davvero un suo suono, in pratica esprimono una condizione o un’emozione… come se AVESSE un suono!

Un fatto di enorme interesse (almeno per me! – Nota di Kaze) è che per i giapponesi questi SONO suoni. O almeno lo sono per il loro cervello. Grazie ad alcuni studi, infatti, è stato provato che sentendo queste onomatopee nel cervello di un giapponese si “accendono” due parti del cervello: quella preposta al linguaggio e quella preposta al riconoscimento dei semplici suoni (quelli che il nostro cervello non ritiene essere delle parole, insomma).

Tuttavia, per noi e per le regole comuni, non si tratta di una vera onomatopea, non secondo il concetto diffuso tra le lingue occidentali

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Alcune “parole” sono nate come Giongo e poi si sono trasformate in Gitaigo, in altri casi si sono aggiunti nuovi significati Gitaigo ad un preesistente Giongo. Ad esempio nel post onomatopee (2): altri suoni a proposito di PARAPARA avevamo detto:

PARAPARA indica il suono di pagine sfogliate o il suono di una pioggia leggera. (雨がパラパラと降っている ame ga para para to futte iru, la pioggia cade “facendo para para”)

Oltre a questi due significati “di tipo Giongo” esistono due significati di PARAPARA che sono Gitaigo:

Cosa c’entrano? Provate a pensare a un libro dalle pagine belle spesse, prendetelo in mano se potete, e provate a sfogliarlo (mentalmente se non l’avete) velocemente con una mano, la stessa che regge la copertina. Potete sentire le pagine fare un ben distinto e familiare suono, no? Tac tac tac? Tuc tuc tuc? Vedete voi, ma ogni pagina. specie se spessa. dà un distinto suono, no?

Ora pensate ai funghi dei cartoni animati… Chiunque li avrà visti “spuntare rapidi come funghi” in un cartone della sua infanzia. Che rumore fanno? Pop pop pop pop… Vari rumori, che si ripetono e sono ben distinti, ben staccati tra loro, no? E come saltano fuori nel boschetto della scena che state vedendo, se non “un po’ qua e un po’ là”? (D’altronde anche i funghi, non solo il rumore, risulteranno ben staccati tra loro, no?).

Spero sia un po’ più chiaro come questi significati sono, si presume, tra loro correlati. Passiamo oltre.

Abbiamo detto che le onomatopee possono essere considerate come degli avverbi che descrivono l’azione o la situazione. Ora le vedremo in modo più ordinato, dividendole (certo non sono tutte quelle esistenti, eh!) in alcuni “ambiti”. Per ciascuno avremo giusto qualche esempio, come sempre, perché un elenco esaustivo è impossibile.

MODI DI PARLARE

RIDERE

TRISTEZZA/LAMENTELE

RABBIA

EMOZIONI FORTI!

MANGIARE

QUESTIONE DI SGUARDI!

CAMMINARE

ANDIAMO DAL MEDICO:

SOTTO IL TEMPORALE

Vi siete fatti un’idea di quante diverse onomatopee (gitaigo e non) esistano?!?

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