Avete mai sentito o detto frasi del genere?
- ”Alla mia età imparare una lingua… il giapponese, poi, non è possibile”
- ”Non ho più l’età per certe cose”
- ”Solo i bambini possono imparare davvero una lingua”
…o magari con un tocco in meno di pessimismo:
- ”L’unico modo di imparare una lingua è farlo come si è imparato da bambini! Bisogna evitare la grammatica e imparare parlando”.
Sono cose che si sentono o si dicono… Ma c’è qualcosa di vero?
C’è così poco di vero che possiamo tranquillamente dire siano false.
I vantaggi dei bambini
I prossimi paragrafi saranno un po’ tecnici, ma abbiate pazienza: per parlare dei vantaggi che i bambini hanno sugli adulti nell’imparare una lingua dobbiamo infatti partire dal concetto di “neuroplasticità”.
Con gli anni il nostro cervello perde la cosiddetta neuroplasticità. La neuroplasticità, che ha il suo picco durante gli anni della crescita, è la capacità del cervello di riorganizzare le proprie “connessioni” (i neuroni sono connessi come in circuito elettrico) e potenziare certe aree se necessario, per sopperire ad eventuali carenze (come nel caso del famoso “occhio pigro”, che, se non si interviene in tempo resta tale, perché il cervello interviene aggiustando la visione dell’altro occhio) oppure dedicare le proprie risorse alle attività che l’individuo svolge maggiormente.
Un’altra abilità che si perde nel tempo è quella di riconoscere nuovi suoni… poiché intorno ai 12-13 anni non è più davvero necessaria per imparare la propria lingua, il cervello passa alla “fase due”, che è praticamente l’opposto: “correggere” automaticamente i suoni percepiti e associarli a suoni già noti. Un’abilità importante che ci permette di andare oltre i difetti di pronuncia delle persone, il rumore ambientale ecc. e capire comunque ciò che ci viene detto.
Questi due aspetti comportano il fatto che *se* si impara da bambini si ha la possibilità di raggiungere risultati migliori…
Ma vuol dire anche che è più facile imparare quando si è bambini? Quando tutto quel che si vuole è avere più tempo per uscire a giocare …o usare lo smartphone (a seconda dell’età della personalità, eccetera)?
I vantaggi degli adulti
Sebbene tecnicamente in svantaggio su certi fronti, gli adulti hanno un vantaggio decisivo… e un beneficio inaspettato, nell’apprendimento delle lingue.
Il beneficio inaspettato che gli adulti traggono dallo studio delle lingue sta nel fatto che il cervello è un po’ come un muscolo da tenere in esercizio, più lo si esercita, più resta a lungo “in forma” con conseguenti benefici per la salute… È scientificamente provato che lo studio ed in particolare lo studio delle lingue aiuti a prevenire la demenza senile, per esempio.
Ma veniamo al vantaggio che gli adulti hanno. Ciò che un adulto ha e manca del tutto ad un bambino è la capacità di gestire il proprio tempo, darsi obiettivi e perseguirli, la capacità, in poche parole, di mettersi al tavolo a studiare di sua volontà e non perché deve “o la mamma si arrabbia”! Lo fa perché vuole, perché quel qualcosa lo appassiona… e a volte perché deve (certe cose non cambiano mai). Alcuni tra i miei studenti più bravi avevano più di 50 e, un paio, più di 60 anni. Uno aveva imparato la sua terza lingua straniera dopo i 55 e stava iniziando con il giapponese a 63 anni.
Ma non tutti vogliono mettersi al tavolo a studiare…
Così spesso ci sono persone che, per venire incontro a quei potenziali clienti che ricordano i tempi della scuola (quando erano bambini e mettersi alla scrivania era una sofferenza), parlano di “imparare naturalmente, senza studiare, come i bambini”.
La cosa mi ha sempre divertito perché si trascura di far notare che i bambini sono pessimi studenti non solo perché “non si mettono al tavolo”, ma perché con questo approccio “naturale” impiegano in realtà 10 anni per esprimersi ad un livello accettabile (il livello di un bambino di 10 anni) ed una ventina per esprimersi da “adulto madrelingua” (con risultati molto diversi da persona a persona).
Ad ogni modo… In genere quel che si intende con “imparare come i bambini” è in effetti parlare il più possibile, evitare la grammatica, e in certi casi fare una full-immersion “virtuale”.
La full-immersion, virtuale o non, è in genere una condizione necessaria (ma non sufficiente!) per imparare una lingua, quindi possiamo evitare di parlarne qui. Gli altri due punti, per come vengono proposti o implementati sono in genere inattuabili o inefficaci, semplici specchietti per le allodole, salvo un caso… il cosiddetto “approccio naturale” di Krashen.
L’approccio naturale: imparare come i bambini… si può?
L’idea dietro l’approccio naturale è quella di apprendere tramite l’ascolto (l’input) comprensibile: l’insegnante usa i gesti ed il linguaggio del corpo mentre parla unicamente nella lingua che lo studente deve apprendere. Se indico la mia mano mentre dico la parola “mano”, qualunque straniero capirà che quella è la parola che si riferisce alla mano, quando poi sollevo prima una e poi due mani e dico “una mano”, “due mani”, capirà che ho usato il numero e che ho distinto tra singolare e plurale… Un’idea di fondo, sarete d’accordo, molto solida.
Difatti funziona. A riprova su internet c’è il video di un professore che documenta il suo viaggio nello studio di un’altra lingua appresa facendo conversazione con degli studenti della sua università che si sono offerti di aiutarlo ad imparare (il farsi, se non sbaglio).
Non si parla però abbastanza dei problemi di fondo che questo approccio porta con sé.
- Non funziona bene per lingue molto lontane dalla propria. La struttura delle frasi può essere così diversa che un parallelo può risultare impossibile da cogliere senza spiegazioni. Inoltre concetti ovvii in una lingua non lo sono in altro: per esempio in giapponese non si usa normalmente il plurale (lo si può creare solo per certe parole e, con una sfumatura particolare, per persone e animali) ed i numeri si esprimono con desinenze diverse a seconda della natura di ciò che viene “numerato”.
- C’è poi la necessità di un insegnante esperto nel metodo (o dobbiamo essere esperti noi e poi chiedere ad un madrelingua di portare avanti le nostre “conversazioni” in un certo modo, come ha fatto il professore del video citato sopra). Non si può quindi fare nulla da soli, nemmeno una lezione, e le singole lezioni che saranno fatte, ben che vada, con un madrelingua non insegnante, andranno pagate. Parliamo di centinaia di ore di lezione da pagare.
- Il metodo porta a conversare descrivendo immagini di riviste, prima, e poi le immagini ed infine le storie di libri di favole per bambini… Sarà quindi necessario procurarsi moltissimo materiale.
- È un metodo che “ci lascia esposti”, specie (ma non solo) quando si tratta di irregolarità. Difatti non si può insegnare grammatica con questo metodo… ma non si può nemmeno considerare tutte le irregolarità di una lingua, o nel caso dell’italiano, tutte le coniugazioni di ogni verbo, eccetera. Pensate se doveste studiare da soli l’italiano e accorgervi da soli del fatto che esistono verbi in -are, -ere, -ire e di come questi si comportano a seconda della persona che parla, del tempo del verbo, del modo… Non è che se nelle conversazioni con l’insegnante imparo “leggo”, “ho letto”, “è andato” e “hanno corso”… Allora poi saprò dire tranquillamente anche “scelgo”, “scegli”, “ho scelto” e “se aveste scelto…, avreste ricevuto…”, vi pare? In pratica se seguire questo metodo è tutto quel che facciamo alla fine parleremo come un semi-analfabeta… Che è esattamente quel che accadrebbe ad un bambino che crescendo si rifiutasse di studiare la grammatica e di leggere qualsiasi tipo di libro, fumetto, ecc.
- Il viaggio nella lingua del professore di cui sopra è durato 9 mesi, ma il livello raggiunto e dimostrato alla fine del video è sostanzialmente lo stesso livello di conoscenze raggiungibile con un corso nello stesso periodo di tempo. Dal punto di vista della comprensione chi ha fatto un corso tradizionale per 9 mesi non avrà problemi a comprendere ciò che viene detto, anche se probabilmente avrà problemi ad esprimersi allo stesso livello perché nei corsi tradizionali si fa meno pratica di conversazione.
- Infine… Non per tutti la conversazione è l’obiettivo dietro lo studio di una lingua… Per tanti che studiano il giapponese il vero obiettivo è l’ascolto o la lettura di materiale in lingua originale.
La paura immotivata della grammatica
L’odio per la grammatica nasce da bambini, quando ci obbligavano a studiarla invece di lasciarci giocare. Si tratta però di un odio in buona parte immotivato, perché la grammatica, tolti i tecnicismi, è in realtà una collezione dei tanto ricercati (su Google e YouTube, intendo) “language hacks”.
Pensateci… La grammatica permette di evitare di imparare a memoria tutte le frasi di un frasario. Dà alcune tipiche strutture di una frase e suggerisce di scambiare certi elementi con altre parole che uno già conosce per costruire molte altre frasi… Senza bisogno di impararle tutte a memoria!
Mi pare evidente che la combinazione del metodo dell’approccio naturale e dello studio della grammatica sia la soluzione migliore per imparare una lingua… ma un’affermazione del genere non ha lo stesso fascino (e quindi venderebbe meno corsi online) per cui si dice “Dimentica tutte le noiose regole grammaticali! Non dovrai impararne nemmeno una!”.
Al momento però l’approccio naturale è semplicemente un metodo non fattibile per quasi chiunque, poiché TUTTO il nostro studio deve essere guidato da un professore.
Quando si potrà (a brevissimo) chiedere all’IA di descrivere un’immagine usando un preciso livello di semplicità nell’esprimersi, si potrà interromperla e quindi conversare davvero con l’IA come con una persona, allora studenti con un certo livello di preparazione potranno integrare questo metodo nel proprio studio ad un costo tutto sommato ragionevole… Per l’uso del linguaggio corporeo durante l’insegnamento dovremo ovviamente aspettare di più, almeno finché i robot non saranno diffusi…?
Ad ogni modo per la grammatica invece sarà per ora il caso di non affidarsi all’IA perché come sappiamo tende ad avere delle “allucinazioni”, a dare per vere cose che non lo sono, e quindi potrebbe inserire errori in spiegazioni coerenti e noi, da studenti, non ce ne potremo accorgere mai e poi mai.
Insomma, per qualche anno ancora sarò qui ad insegnare, a studenti di ogni età… Almeno finché i robot non mi sostituiranno o l’IA decida di terminarci tutti… 😆
