Per imparare il giapponese – Kanji, parole e traduzioni impossibili

Come visto nell’articolo I kanji e i loro segreti, i kanji sono dei caratteri a cui viene associato non solo un suono, come succede per le lettere e per i kana, ma anche un significato.

È forse per questo motivo che molti studenti tendono a confondere il concetto di kanji e quello di vocabolo. Molti infatti credono che “kanji = parola” e “parola = kanji”, ma non è così.

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Per imparare il giapponese – I kanji e i loro segreti

Eccoci con un altro articolo salva-vita per principianti! 🙂 Oggi vedremo cosa sono i kanji, cercheremo di capire il concetto di kanji, di vedere un po’ tutte le loro particolarità, e, cosa più importante, come fare a ricordarli: come studiare i kanji e non dimenticarli più! Se vi siete persi le scorse puntate e volete andare con ordine, usate la tag Per imparare il giapponese e partite dal fondo, altrimenti cominciamo!

1. Cosa sono i 漢字 kanji?

I kanji sono dei caratteri a cui viene associato non solo un suono come succede per le lettere o per i kana ma anche un significato. Forse per questo loro avere un significato sono spesso confusi con delle parole, ma un kanji è innanzitutto un carattere, come lo è la lettera “a”. E proprio come la lettera “a” (che uso in “andare a Roma”), certi kanji possono essere presi anche da soli e formare una parola, ma questa non è “la norma”. È importante quindi distinguere tra kanji e parole e ricordarsi che un kanji altro non è se non un “carattere cinese” (o “sinogramma”), che è poi la traduzione letterale del termine kanji: kan è un modo per dire “cinese”, mentre ji significa “carattere”.

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Per imparare il giapponese (o un’altra lingua): chi ben comincia…

Sapete come si dice: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Il che vuol dire in effetti “50% del risultato con l’1% dello sforzo”… una nuova versione, ancora più ottimista, del famoso principio di Pareto. Ciò vale certamente, almeno in un certo senso, per lo studio delle lingue. E dico “in un certo senso”, perché provando a iniziare lo studio di una lingua di solito più che “cominciare nel migliore dei modi” il vero punto della questione è “non spararsi in un piede prima che cominci la gara”.

Nello studio di una lingua molto dipende dal nostro obiettivo. Una volta che abbiamo deciso di imparare una lingua, dobbiamo chiederci cosa vogliamo fare con questo “strumento” che andremo pian piano (ri)costruendo nella nostra testa. Bisogna quindi innanzitutto chiedersi, cosa vogliamo fare? Leggere manga? O romanzi? O solo chattare? O scrivere romanzi? O disegnare manga?! Oppure andare sul posto e parlare con la gente? E se è questo il caso, andremo lì per lavorare in un’università o la gente con cui vogliamo parlare popola gli izakaya nei dintorni di Kabukichou, a Shinjuku?

Potete immaginare che il linguaggio dei manga non è quello dei romanzi, né quello della vita reale… e certamente il linguaggio delle università non è lo stesso degli izakaya. Certo, si può mirare a essere all’altezza in ogni situazione, ma siamo onesti: nessuno di noi lo è nella nostra lingua, figuriamoci in una lingua straniera.

Certo però è possibile individuare delle linee guida nell’approccio allo studio della lingua… come dire: “Prima di pensare ai 100 stile libero delle olimpiadi, vediamo di imparare a stare a galla”. Ed è di questo che ci occupiamo oggi: avvicinarsi a una lingua (preferibilmente il giapponese) senza spararsi in un piede… o bucare il salvagente, vedete voi la metafora che preferite, tanto ci siamo capiti.

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Miti dello studio – Parlare fin da subito… WOW!

Conoscete tutti quei siti che vi promettono miracoli e di imparare una lingua in 1 settimana, 1 mese o 3 mesi? Sono un po’ come le diete miracolose, le tisane dei monaci buddisti, ecc. ecc. Come tutte le cose che promettono miracoli, non mantengono.

La maggior parte di questi siti promette due cose: “facile” e “divertente”. Tra le parole-chiave ricorrenti c’è “parlare fin da subito” …perché? Ma perché alla fine è quel che vogliamo. E giustamente! Vogliamo utilizzare la lingua che vogliamo imparare, ovviamente, e riuscire a parlare, conversare, ci sembra un ottimo traguardo. E lo vogliamo raggiungere in fretta! Per questo gli autori dei suddetti siti ci vendono esattamente quello che vogliamo: vane speranze.

Un po’ di colpa, va detto, è anche nostra. Accettare la proposta di qualcuno che ci dice che impareremo una lingua in 1 mese è un po’ come accettare la proposta di qualcuno che ci dice che ci farà diventare milionari in un mese: siamo sinceri, sappiamo che probabilmente dietro c’è qualcosa di (più o meno) sospetto.

Quindi “parlare fin da subito” è una bufala? È impossibile? Sì e no. Dobbiamo innanzitutto distinguere tra realtà e finzione, tra “parlare come esercizio” e “parlare come metodo”.

Solo un’ultima nota prima di iniziare. Questo è uno dei miei articoli migliori e più utili. LEGGETELO, non ve ne pentirete. CONDIVIDETELO, ve ne sarò grato. Dico davvero.

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Non sai se e come imparare una lingua?

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Qualcuno che evidentemente vorrebbe studiare arabo… o forse voleva disegnare i propri capelli?

Vi siete mai detti “Voglio imparare il Giapponese!” (o un’altra lingua, ma se siete qui probabilmente pensate al giapponese, no?). Se sì, il vostro successivo pensiero probabilmente è stato “Ok, ma come?! Da dove inizio?”. Conosco quello stato d’animo e tantissimi utenti mi hanno fatto questa stessa domanda e tante altre simili, per cui ho deciso di creare una “guida” per aiutare chi ha deciso di imparare il giapponese e non sa come muoversi (attenzione perché molti consigli valgono a prescindere dalla lingua con cui vi state per misurare).

Imparare una lingua, lo sappiamo tutti, non è impresa facile. Se si tratta di una lingua di un paese così lontano che a volte pare un mondo a  parte, basata su un sistema di scrittura molto più complesso del nostro alfabeto, be’, è inevitabile, le cose si complicano ulteriormente. È ovvio quindi che ci sia una certa dose di ansia in chiunque tenti quest’impresa. Non importa se la voglia di imparare c’è sempre, intatta, magari da anni: quando si tratta di riprendere in mano i libri o poco dopo, per un motivo o per l’altro, una o mille ansie ci bloccano.

Cerchiamo allora di dissipare queste ansie dando una risposta chiara alle domande più comuni (tutte domande che mi sono state realmente poste qui sul sito, per email o dai miei studenti). Tra queste ci saranno domande come: Vale la pena imparare una lingua? Perché studiare giapponese? E se non ce la faccio? Ho bisogno del libro giusto! Devo vedere dei risultati: voglio parlare al più presto! Kana? Kanji? Da dove inizio? …eccetera eccetera.

A queste si aggiungeranno sicuramente altre domande, ma vi invito fin d’ora a scrivere nei commenti i vostri personali dubbi e i problemi che vi bloccano nel vostro studio: vi risponderò sicuramente ampliando questo post o in un articolo successivo. Vi invito inoltre a condividere ovunque possibile questo articolo, perché anche altri possano proporre i propri dubbi e problemi. Collaborando così riusciremo a creare una serie di articoli che sia davvero utile al maggior numero possibile di (fantastiche) persone che, come voi, mirano a imparare cose nuove, a crescere, a migliorarsi sempre.

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Kana troppo simili a dei kanji… come fare?!

Kana troppo simili a dei kanji come fare a distinguere kanji e kana simili

Come distinguere certi katakana da certi kanji è una domanda che ricevo spessissimo e per la quale non avevo ancora scritto un articolo… Dunque oggi rimediamo.

Cominciamo ad esaminare il problema vedendo quali sono i katakana “problematici” e poi vediamo dove sono le differenze con i kanji e come fare a non confonderci.

Dunque, innanzitutto ci sono dei kana che somigliano terribilmente a certi kanji, ok, ma quali? Ad esempio abbiamo

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Trovare il proprio posto: Italia o Giappone?

Ho deciso di rispondere così a una domanda ricevuta in un commento a un articolo su Le regole della società giapponese perché… perché ne ricevo tante di domande del genere via mail. Questa aveva anche un risvolto personale, emotivo, così ho deciso di rispondere in modo più ampio, con un articolo, perché… chi non vorrebbe dare i consigli giusti al sé stesso dei tempi del liceo? E così mi sono lasciato trasportare (temo). Abbiate pazienza. In compenso troverete che, come è mia abitudine fare, l’articolo è anche pieno di riferimenti alla lingua e alla società giapponese.

Ecco la domanda in questione

Be’… dopo aver letto questo ultimo post della rubrica, mi sento ancora più combattuta riguardo la società giapponese (;´∀`) Ovviamente ogni cosa ha i suoi lati negativi, ma quello che vorrei capire è se riuscirei mai a integrarmi decentemente in Giappone. In effetti io non mi trovo per niente bene qui in Italia, (quasi) tutti sono estremamente egoisti, egocentrici e str*nzi e non ci pensano due volte prima di ferire i tuoi sentimenti. Io qui sono considerata troppo sensibile, troppo empatica, troppo disponibile ad aiutare gli altri… D’altro canto però del Giappone un po’ mi preoccupa il fatto che l’individuo abbia così poca importanza, perché nonostante riesca indossare tutte le maschere sociali di questo mondo, alla fine rimango comunque “strana” (ho un modo di pensare, dei principi e dei valori tutti miei). Ovviamente non mi aspetto che tu sappia dare una risposta al mio interrogativo (“riuscirei ad adattarmi al Giappone?”), ma magari qualche suggerimento se puoi 🙂

L’idea de “il proprio posto”, il posto in cui si può stare, vivere serenamente, è ben resa in giapponese dalla parola 居場所 ibasho. E come dico spesso di recente, se in una lingua si ha una parola per parlare di qualcosa, è perché è importante nella cultura che usa quella lingua.

Parlo così, “all’improvviso” e ad inizio risposta, di questo “ibasho”, perché mi pare che sia questo il vero punto cardine della tua domanda e che sia questo, più che il Giappone in sé, ciò che in effetti speri di trovare.

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Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji?

Quando si affronta seriamente lo studio dei kanji, ci si scontra con il concetto di “radicale” e si leggono commenti (apparentemente) molto ragionevoli e fermissimi nell’affermarne l’importanza per lo studio dei caratteri giapponesi… fino alla fatidica frase “Devi imparare il radicale (ufficiale) di ogni kanji”, che per me è lì a fianco a “È necessario imparare il giusto ordine dei tratti di (kana e) kanji” sul podio delle boiate (nell’insegnamento del giapponese).

Il fatto è che certi “dogmi” vengono tramandati dai professori universitari ai loro studenti, che poi scrivono su internet e, in virtù della faticaccia che devono fare a scuola, si sentono adatti a pontificare sul tema. I giapponesi stessi la pensano allo stesso modo, ma hanno una tradizione in quanto a “non mettere in discussione il sistema” (scolastico o no).

E allora? Chi sei tu per dire che tutti gli altri hanno torto? …direte ragionevolmente voi.

Non che non capisca l’obiezione, ma lasciatemi dire solo un’altra cosa prima di tacciarmi di presunzione. Nessuno, né prof né studenti né i vostri amici giapponesi, NESSUNO dice mai perché tutto ciò sarebbe importantissimo.

Dell’ordine dei tratti nello scrivere i kanji ho già parlato nell’articolo La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti, dei radicali parleremo oggi ovviamente, cercando di spiegare qual’è la verità alla base della leggenda… ovvero cosa è importante e cosa no. Ma andiamo con ordine e partiamo da cosa sono in effetti questi “radicali”.

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FAQ – Che livello provo al prossimo JLPT?

Siamo a Maggio, fra pochissimo saranno disponibili i moduli per l’esame di giapponese, il temuto JLPT, e la domanda nella testa di molti sarà presto “Che livello del JLPT faccio quest’anno?”.

Sembra una cosa di poco conto ma non lo è. Certo, affrontare l’esame vero e proprio è un’altra cosa, ma anche scegliere il livello giusto può lasciare dei dubbi. Provo a saltare un livello? E se non ce la faccio? Avrò studiato per niente?

Chiariamo subito che “aver studiato per niente” (l’idea di “fallire”) è un assurdo, non esiste. Se vi ricordate ne abbiamo parlato in La paura di imparare.

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I misteri dell’essere

Chiariamo. Dicendo i misteri dell’essere mi riferisco ai misteri del verbo essere in giapponese quindi, tranquilli, siete scampati alla lezione di filosofia. Per oggi. Forse. Bwah-ah! ( ゚Д゚)y─┛~~

Ma cerchiamo di restare seri. Perché questo articolo? Perché ho ricevuto una domanda in merito e mi è parsa un’idea ragionevole quella di avere da qualche parte un articolo che riassuma le conoscenze essenziali sul verbo essere …giusto lo stretto indispensabile. No scherzo ancora, vi metterò dentro anche parecchio “superfluo”, per due motivi: (1) sarò onesto, in fondo mi conoscete e sapete che mi dilungo a spiegare anche particolarità di cui non avete mai sentito parlare e che mai più sentirete^^; (2) non possiamo certo annoiare i più preparati con un post sulle basi, vi pare? Anche chi ha dato l’N1 avrà da imparare qualcosa (di sconvolgente) da questo articolo. E ora cominciamo!

Se viene chiesto loro qual è la traduzione del verbo essere molti studenti di giapponese rispondono semplicemente con “desu”.

In realtà però le cose non sono affatto così semplici, per cui seguitemi in questo articolo perché per prima cosa vedrete che è tutto un po’ più complicato di quanto sembra e, poi, resterete di stucco di fronte alla Verità ultima sul “mistero del (verbo) essere”!

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