Kana troppo simili a dei kanji… come fare?!

Kana troppo simili a dei kanji come fare a distinguere kanji e kana simili

Come distinguere certi katakana da certi kanji è una domanda che ricevo spessissimo e per la quale non avevo ancora scritto un articolo… Dunque oggi rimediamo.

Cominciamo ad esaminare il problema vedendo quali sono i katakana “problematici” e poi vediamo dove sono le differenze con i kanji e come fare a non confonderci.

Dunque, innanzitutto ci sono dei kana che somigliano terribilmente a certi kanji, ok, ma quali? Ad esempio abbiamo

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I misteri dell’essere

Chiariamo. Dicendo i misteri dell’essere mi riferisco ai misteri del verbo essere in giapponese quindi, tranquilli, siete scampati alla lezione di filosofia. Per oggi. Forse. Bwah-ah! ( ゚Д゚)y─┛~~

Ma cerchiamo di restare seri. Perché questo articolo? Perché ho ricevuto una domanda in merito e mi è parsa un’idea ragionevole quella di avere da qualche parte un articolo che riassuma le conoscenze essenziali sul verbo essere …giusto lo stretto indispensabile. No scherzo ancora, vi metterò dentro anche parecchio “superfluo”, per due motivi: (1) sarò onesto, in fondo mi conoscete e sapete che mi dilungo a spiegare anche particolarità di cui non avete mai sentito parlare e che mai più sentirete^^; (2) non possiamo certo annoiare i più preparati con un post sulle basi, vi pare? Anche chi ha dato l’N1 avrà da imparare qualcosa (di sconvolgente) da questo articolo. E ora cominciamo!

Se viene chiesto loro qual è la traduzione del verbo essere molti studenti di giapponese rispondono semplicemente con “desu”.

In realtà però le cose non sono affatto così semplici, per cui seguitemi in questo articolo perché per prima cosa vedrete che è tutto un po’ più complicato di quanto sembra e, poi, resterete di stucco di fronte alla Verità ultima sul “mistero del (verbo) essere”!

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FAQ – Perché certi kana sono scritti in due modi diversi?

yui font kana hiragana

Una domanda che mi sento rivolgere di frequente è perché certi kana siano scritti in più d’un modo… Chi non ha provato a studiare l’hiragana con materiali diversi probabilmente non se n’è ancora accorto, ma ci sono kana scritti a volte in modo “diverso dal solito”, che ci lasciano spiazzati come nell’immagine di inizio articolo. Ma un esempio dice più di mille parole, quindi guardate qui sotto, la parola さそり sasori, cioè “scorpione”, scritta con 3 diversi font…

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Domande – I kanji non sono ideogrammi

manabu

Di recente Matteo mi ha chiesto, in sostanza, perché il kanji di 冬 fuyu, inverno, e il kanji 変 hen, strano, hanno in comune una componente*. A senso, è ovvio, “strano” e “inverno” non hanno proprio nulla in comune… e allora perché nella loro rappresentazione capita lo stesso “simbolo”?

Perché, in breve, i kanji non sono ideogrammi, non sono più, nella maggior parte dei casi, rappresentazioni dirette di ciò che significano.

Cominciamo ragionando sui kanji, prima di passare ai “radicali”.

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Domande – Le pronunce irregolari

Esistono in giapponese delle “pronunce irregolari”, o “speciali”, se preferite, oltre alle solite pronunce on e kun, quelle di origine cinese e di origine giapponese, che già conoscete e studiate, e alle pronunce “aggiuntive” tipicamente incontrate solo nei nomi (e quasi mai studiate, per fortuna).

Perché una pronuncia può dirsi irregolare? Ovviamente perché esistono per contro delle pronunce regolari. Queste sono le pronunce convenzionalmente permesse per così dire dal Ministero dell’Istruzione giapponese. Insomma se nella lista pubblicata dal Ministero, per un dato kanji è presente una data pronuncia, quella pronuncia è regolare e ufficiale.

Esistono vari tipi di pronunce irregolari nei kanji. Alcune di queste sono riconosciute come importanti, sebbene irregolari, dal Ministero stesso, così dopo la lista ufficiale dei kanji, viene dato un elenco di parole, non molte, in cui compaiono dei kanji con pronunce atipiche (NB l’elenco delle parole in cui si trovano kanji con pronuncia irregolare è disponibile qui sul sito).

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Domande – Aggettivi giapponesi al passato

aggettivi al passato oishikattaSì, quanto a immagini, stavolta ero disperato…

Come lascia a intendere Hachi nella sua domanda, avendo anche la forma passata gli aggettivi giapponesi possono portarci a fare un po’ di confusione. Per esempio, quando ho mangiato qualcosa di buono dico “oishikatta” (era buonissimo) ma se assaggio semplicemente qualcosa dico “oishii” (buono), al presente… eppure in tutti e due i casi ho appena mangiato qualcosa.

Ma cerchiamo di restare alla domanda di Hachi… gli aggettivi passati prima di un nome.

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FAQ – I kanji e il dramma delle pronunce

araboOmmioddio, come si legge?! Questi kanji sembrano arabo!!

Parto da una domanda di Diegosauro per spiegare in modo chiaro, completo (e definitivo, si spera!) una delle questione che più ossessionano gli studenti e che mi sento chiedere più spesso…

Comunque, la domanda era la seguente: la parola KYOU la trovo con un kanji di quattro tratti, 凶 , infelicità, sfortuna, cattiveria; come uno di dieci, 恐, come 恭 ecc. ecc. Ne ho trovati 32 diversi di kanji e tutti si pronunciano allo stesso modo. Cosa mi aiuta a capire quale usare, solo il senso della frase che sto scrivendo o anche dell’altro? Nel caso, c’è una regola da seguire?

La risposta breve a questa domanda è “No, non c’è una regola”, ma visto che oltre ad essere breve lascia anche poche speranze e ci aiuta quanto un condizionatore azionato a manovella, vediamo di dare anche la risposta lunga…

Quello che si pone Diego nella sua domanda è l’annoso problema che ho chiamato “dramma delle pronunce”. I kanji e le loro pronunce ci pongono davvero di fronte a dei grossi problemi! Tanto per cominciare…

  1. Spesso abbiamo diverse pronunce per uno stesso kanji… Ad esempio il kanji di “vita”, 生 ha due pronunce on’yomi, shou, sei …ma varie altre pronunce kun’yomi: u.mu, u.mareru, i.kiru, i.kasu, i.keru, ha.eru, ha.yasu, o.u, ki, nama (e altre se consideriamo le non-ufficiali, come na.ru e na.su… e perfino di più se consideriamo le nanori, le pronunce “riservate ai nomi”).
  2. A volte però abbiamo una stessa pronuncia condivisa da vari kanji… Diego ha trovato 32 kanji che si leggono “kyou”, ma ci sono anche quelli che si leggono “shou”… ben 67 kanji (e questo solo tra i duemila più comuni).

Che fare allora? Innanzitutto vediamo in cosa (memorizzazione a parte) queste pronunce ci creano problemi e quindi vediamo come affrontarle. Abbiamo problemi con i kanji e le loro pronunce quando (1) scriviamo, (2) ascoltiamo e (3) leggiamo. Vediamo con ordine questi tre casi.

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Domande – Venire, andare e tornare

keroro gunsou

Ho ricevuto una domanda interessante su facebook a proposito di un argomento che, mi sono reso conto, non abbiamo mai affrontato qui sul sito, sebbene sia molto importante. Mi riferisco, come suggerisce il titolo, ai verbi venire, andare e tornare.

Questi tre importanti verbi, come vedremo tra poco, in Giapponese sono quattro (?!)

1) 来る kuru, venire, e 行く iku, andare

Per certi versi quel che leggiamo nel titoletto dovrebbe essere sufficiente: kuru significa venire e iku significa andare, cosa c’è di difficile? Be’, non sempre è così.

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Domande – Itsumo, itsudemo, itsumademo

itsumo, itsudemo, itsumademo 01

Da una domanda di Kuniko

Qual è la differenza sostanziale tra itsumo e itsudemo?

Ci sono tre termini, estremamente simili e con traduzioni ugualmente molto simili (devo dire che sono fastidiosamente simili). Si tratta, come da titolo, di いつも itsumo, いつでも itsudemo e いつまでも itsumademo… tre “variazioni” dell’idea di “sempre”.

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Domande – La formazione dei composti (熟語 jukugo) – prima parte

rakka ryuusuiPreparatevi, perché la domanda posta da uno di voi mi permette di presentarvi uno degli articoli più interessanti che io abbia scritto per tutti quelli davvero appassionati di parole e kanji… per gli altri invece, be’, c’è sempre il prossimo articolo, abbiate pazienza.

Da una commento di karuro16

A volte le parole composte sono comprensibili pensando che il primo kanji fa da aggettivo e il secondo da sostantivo (all’inglese, per capirci), ma questa regola mi pare che si possa applicare di rado.

Hai proprio ragione… ma non è una regola che “si applica di rado”, più semplicemente è solo uno dei casi possibili… molti dei quali sono inaspettati e interessanti.

Vediamo dunque come si formano i 熟語 jukugo, in italiano i “composti” (ma si tratta in effetti semplicemente di sostantivi, perlopiù con kanji letti con pronuncia di origine cinese). Esistono vari casi possibili.

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