N5 in sintesi – Le forme in -tari di verbi (e aggettivi)

Le forme in -tari

Lo studio dei verbi italiani può essere molto noioso (tutti quei tempi e modi!), ma con il giapponese è diverso, molto diverso: ci sono forme, come la forma in -tari, a dir poco particolari, se non addirittura “bizzarre” …ai nostri occhi di occidentali.

Ma bando alle ciance e andiamo a scoprire il fascino di questa curiosa forma verbale e come in realtà sia davvero poco conosciuta anche da chi studia giapponese e ha già fatto il JLPT.

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Pillole di Giapponese 17 – Quantità e verbo “esserci” (1)

Con le ultime due pillole abbiamo visto come dire “ci sono”, “ci sei”, “c’è”, ecc. quando il soggetto è inanimato e quando il soggetto è animato. Con frasi di questo genere, a ben pensarci, potrebbe venirci voglia (prima o poi?) di inserire una quantità… tanto, poco, molti, tre, due, uno, nessuno e centomila.

È proprio questo argomento che vediamo con la pillola di oggi. È davvero facile da mandar giù, per cui forza, niente scuse e cominciamo! (⌒▽⌒)

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Pillole di Giapponese 16 – Il verbo “esserci” per le persone (e gli animali)

La scorsa volta abbiamo affrontato il verbo “arimasu”, cioè il verbo “essere” inteso come “trovarsi (in un posto)”, quindi, per es. “C’è una tv in cucina”, ma non “La Sony è una buona marca”. Fatto molto particolare, il soggetto del verbo “arimasu”, abbiamo detto, deve essere inanimato, una cosa insomma (come “una tv”). Ma allora, come facciamo quando il soggetto è invece animato? Come facciamo se il soggetto è una persona o una cosa?

Scopritelo in questa nuova Pillola di Giapponese! (⌒▽⌒)

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Pillole di Giapponese 15 – Le (altre) particelle e il nostro primo verbo!

Di particella abbiamo già parlato nelle ultime lezioni, ma lì si trattava di “particelle di fine frase”, oggi affronteremo le cosiddette “posposizioni”, che per comodità io chiamo sempre “particelle” (e basta). Per farlo però dobbiamo presentare anche un verbo. Uno qualunque andrebbe bene, ma ho deciso di partire dal verbo “arimasu”… Vi chiedete perché proprio “arimasu” e cosa vuol dire?

Scopritelo in questa nuova Pillola di Giapponese! (⌒▽⌒)

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Pillole di Giapponese 14 – Le particelle di fine frase (3): Le domande sono vietate?

Se le domande fossero vietate, già dal titolo dell’articolo di oggi saremmo nei guai. Ovviamente in giapponese le domande non sono vietate, ma il punto di domanda è una “invenzione” di noi occidentali. Come fanno i giapponesi per domandare, dunque? Evitano rispettosamente?

Scopritelo in questa nuova Pillola di Giapponese! (⌒▽⌒)

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Pillole di Giapponese 13 – Le particelle di fine frase (2): Mettere in guardia qualcuno?

Eccoci ad un’altra lezione del corso Pillole di Giapponese: la lingua giapponese a piccole dosi! (⌒▽⌒)

Oggi continuiamo a vedere le particelle di fine frase (vi ricordo che “particelle” vuol dire essenzialmente “paroline”). Dopo il ね ne, tanto simile al “ne piemontese”, oggi vediamo la nostra seconda particella di fine frase: yo.

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Pillole di Giapponese 12 – Le particelle di fine frase (1): a cavallo tra giapponese e piemontese

Eccoci ad un’altra lezione del corso Pillole di Giapponese: la lingua giapponese a piccole dosi! (⌒▽⌒)

In giapponese esistono due tipi di “particelle” (parola che vuol dire essenzialmente “paroline”): le posposizioni, simili alle nostre preposizioni (a, di, da…), e le “particelle di fine frase”. Oggi vediamo la nostra prima particella di fine frase… e siamo molto fortunati, perché la conosciamo già.

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N5 in sintesi – La congiunzione “e” per unire due nomi

La congiunzione e le particelle to e ya

La congiunzione “e” come la intendiamo nella maggior parte delle lingue occidentali non esiste in giapponese. Non c’è infatti una “parolina” breve breve come “e”, “and”, “et”, “y”, “und” ecc. che permette di unire parole o frasi allo stesso modo.

Elencare due o più elementi in giapponese richiede innanzitutto di distinguere. Voglio mettere una “e” tra due nomi o tra due frasi? Perché se di nomi si tratta, bene, basta usare “to”, a volte, e a volte “ya” (ora ci arriviamo), ma se si tratta di frasi il discorso cambia del tutto e bisogna dimenticarsi della “e”: serve una forma verbale apposita per creare una frase coordinata, la forma in -te di cui abbiamo già parlato (es. “bevo e mangio”, nomu to taberu, nonde taberu).

Oggi ci occuperemo dunque del caso in cui si vuole unire due nomi, che, come vedremo, non è poi così semplice come dire “io e Maria”, “mare e montagna” o “questo gatto è bianco e nero”.

Vedremo cosa succede se si crea un semplice elenco di due o più nomi (es.: pizza, birra e patatine), oppure si uniscono dei nomi che poi sono anche soggetto, oggetto o complemento della frase (es.: pizza, birra e patatine sono buoni, ma ingrassano). Vedremo la differenza tra le particelle che è possibile usare in questi elenchi e anche i casi particolari del tipo “X è A e B” (es.: mio madre è medico e insegnante).

Siete pronti?

Le particelle と TO e や YA

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N5 in sintesi – Le frasi in ので node

arimasen node kara

“Youmuin-san wa yuusha jaarimasen node.”
(Dato che) gli inservienti non sono degli eroi (non aspettatevi gesti eroici).

Prima di affrontare questo argomento leggete Le frasi in から kara, o andatelo a ripassare.

Le frasi con kara e node sono più complesse di quel che sembra, proprio per questo di norma viene detto solo “node è una forma più cortese di kara”, sempre che si degnino di dirlo. Questa frase è però una grossolana approssimazione della vera differenza tra i due (ci sono più livelli di approssimazione …e molta confusione sul tema). Per oggi ci limiteremo molto nella nostra trattazione, pensando più che altro all’esame, ma in un articolo a parte vedremo anche di far luce su alcuni punti di solito ignorati o fraintesi riguardo alla differenza tra i due.

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