Etimologia – Horror Kanji (5) – Rosso fuoco!

Per la rubrica di etimologia “Horror Kanji”, oggi vedremo il kanji di “rosso”, cioè 赤 SEKI, aka, akai.

L’immagine che vedete qui sopra riassume l’etimologia di di solito viene raccontata, ovvero, più o meno “rosso come il fuoco”, quindi disegniamo un fuocherello e rendiamo così l’idea di rosso, ma è un’immagine quantomeno edulcorata della reale origine di questo kanji…

Siete pronti ad avere paura?

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Etimologia – Horror Kanji (4)

etimologia - horror kanji - tami, min

Vi ricordate la rubrica Horror Kanji? Spero di sì, ma se così non fosse, dateci un’occhiata perché continua! Ecco gli articoli usciti finora:

Tenete presente poi che la pagina sull’etimologia dei kanji è stata aggiornata.

Oggi quarto appuntamento con Horror Kanji…

民 tami/MIN ovvero “Il popolo va servito… come antipasto!”

民 tami, MIN è un kanji che indica il popolo, la gente comune. Ma perché questo “disegno” ha questo significato?

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Kanji che odiano le donne

kanji che odiano le donne, kanji misogini - konjiki yasha

Si dice spesso che il Giappone è una società maschilista e, sebbene ciò coinvolga il punto di vista culturale da cui si guarda ad una società, ciò è anche sicuramente vero a livello di dati oggettivi (es. differenza di stipendio a parità di lavoro)… Ma lo stesso può dirsi dell’Italia e degli USA.

Dunque il Giappone è una società maschilista (se ignoriamo certi aspetti socioculturali), proprio come lo sono tante altre nazioni. Se riconsideriamo certi aspetti… dal nostro punto di vista, perlomeno, il discorso potrebbe perfino peggiorare. Il nostro punto di vista di occidentali però non è l’unico, e ciò va considerato.

Non sono un “fanatico dei fanatismi”, nemmeno quando appaiono giusti, quindi pur essendo un difensore di pari diritti e pari opportunità, non sono qui a scrivervi un appassionato articolo femminista… Non è questo il luogo. Io insegno giapponese e quindi sono qui a parlarvi di parole e kanji, di come questi, pur essendo nati entro società di centinaia, migliaia di anni fa, potrebbero aver plasmato la società moderna.

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FAQ – Com’è nata la lingua giapponese scritta?

kanbun

Oggi proveremo a rispondere a una domanda molto difficile… quella del titolo, ovvero come è nata la lingua giapponese scritta.

Non è assolutamente qualcosa di tanto semplice da poter sperare di rispondere perfettamente in poche righe, ma possiamo sacrificare un po’ di tecnicismi e parole difficili a tutto vantaggio della chiarezza e della brevità (sì, che ci crediate o no, l’articolo che segue è una versione sintetica).

Proverò a spiegare anche, nel modo più semplice possibile spero, alcuni dei punti meno affrontati di solito e che spesso incuriosiscono gli studenti: chiariremo da dove vengono le pronunce on e kun, perché vanno studiate entrambe e perché sono nati e servono tutt’oggi i kana, hiragana e katakana.

Partiamo da ciò che si dice più comunemente.

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Perché non eliminare i kanji?

sen

Una domanda frequente quando si è agli inizi nello studio del giapponese (l’ho fatta anch’io!) è proprio quella del titolo!

Il sistema di scrittura giapponese è molto complesso, quindi spesso ci si chiede “Perché non rinunciare ai kanji, e/o possibilmente anche al katakana, per scrivere solo in hiragana, o meglio ancora in roomaji?”

In genere tendo a dare una chiara e completa (e molto lunga) spiegazione del perché il giapponese sia diventato così come è oggi e del perché sia il raggiungimento di un equilibrio tra vari fattori. Mi sono reso conto, però, che la cosa migliore è forse dimostrare con degli esempi l’importanza dei tre punti che sconsigliano le semplificazioni dette.

I punti che vedremo sono tre:

  1. Gli omofoni
  2. Efficacia della comunicazione
  3. La letteratura

Partiamo dunque dal principio e vediamo innanzitutto…

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Vittoria ai mondiali – Buone maniere, file, cestini e gas nervino

No, non voglio girare il coltello nella piaga il giorno dopo l’eliminazione, non ho le traveggole e non parlo nemmeno di una squadra… Più semplicemente a questi mondiali ho visto (per la prima volta) vincere l’educazione e le buone maniere, nel caso specifico, quelle dei tifosi giapponesi.

screen-shot-2014-06-16-at-10-44-41-amA quanto detto dai giapponesi intervistati in proposito, la cosa era semplicemente “del tutto ovvia” (当たり前 atarimae), perché l’idea di portarsi a casa i propri rifiuti – da smaltire poi correttamente secondo i principi della raccolta differenziata (molto rigida in Giappone) – è effettivamente ormai parte della mentalità della maggior parte dei giapponesi.

Non è sempre stato così però.

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Le alternative a “no” (a parte “sì”)

Attenzione, non solo grammatica in questo post!
wagaya01

Quando vi renderete conto della battuta presente nel titolo, probabilmente vi verrà voglia di uccidermi. E lentamente. Per il momento però sono ancora vivo, alla faccia vostra 😛 , e quindi scrivo.

Allora, sia chiaro, il “no” in questione è la particella の (no), quella che chi ha studiato la mia lezione La particella の (no) del complemento di specificazione, sa bene essere una particella che usa quel che la precede per specificare (spiegare, descrivere…) quel che la segue. Esempi anyone?

  • ユー子の妹 Yuuko no imouto (imouto = sorella minore, Yuuko è nome di persona) significherà ovviamente “la sorella minore di Yuuko”
  • 私の車 watashi no kuruma (watashi = io, kuruma = macchina) significherà la mia macchina (o, a voler “tradurre brutalmente”, la macchina di me)

Quello che forse non conoscete è un altro dei suoi possibili usi. Rientra nella definizione che ne abbiamo dato, ovviamente, e sebbene non sia l’uso principale, direi che è comunque molto, molto importante (e ci serve parlarne – perlomeno in breve – per arrivare al vero tema dell’articolo).

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Samurai posano per calendario: esce con 150 anni di ritardo

masayuki_okudairaPerché non si dica che non penso anche alle utenti del sito, ecco a voi un post che va ad affiancarsi a quello di settimana scorsa sul primo concorso di bellezza tenuto in Giappone.

Questa volta, nonostante il mio stupido titolo, si tratta di una “classifica” creata dal sito giapponese Bakumatsu Gaido, una guida online al periodo detto 幕末 Bakumatsu*, cioè gli ultimi anni del 江戸時代 Edo jidai (periodo Edo, 1853-67). In sostanza si tratta di una top 10 di samurai ikemen (fighi, di bell’aspetto).

*Piccola nota: il termine 幕末 bakumatsu deriva da 末 (“sue” o “matsu” a seconda della lettura scelta) e (baku), quindi 末 fine del 幕府 (bakufu) governo degli shougun (将軍).

Poiché comunque questo è un sito che mira a insegnare il Giapponese (e dato che non vogliamo annoiare i lettori maschi), vedrò di inserire nel discorso anche curiosità linguistiche… e qualche nota storica.

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