La risposta giapponese ai cerchi nel grano: “Pff! Pivelli!”

Premetto che questo articolo doveva chiamarsi con un titolo serio come “Tanbo Art: l’arte nei campi di riso” …o una cosa così, ma non ho resistito, perché, davvero, non ci sono paragoni! Cosa mi importa di cosa fanno o non fanno gli alieni in Sud America?! Voglio sapere come fanno i giapponesi a fare disegni del genere nei campi di riso! Vi giuro che sulle prime ho pensato a Photoshop, ma non è così: ci sono vari segreti dietro la realizzazione di questi piccoli, effimeri capolavori.

Ma andiamo con ordine! Tutto inizia a Inakadate, prefettura di Aomori, estremo Nord dell’isola di Honshuu. Per la precisione vicino alla stazione di Tanbo Art (田んぼアート駅 tanbo aato eki), un luogo che come vedete dalla mappa di google qui sotto, inizialmente era famoso per tutt’altro…

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La grande artista Oui: nel nome e all’ombra del padre

Se ci si interessa di Giappone, prima o poi si incontra il nome di 葛飾北斎 Katsushika Hokusai, o più semplicemente solo Hokusai, l’artista giapponese per eccellenza, a cui sono indissolubilmente legati il mondo dell’Ukiyo-e e dell’arte giapponese. È innanzitutto merito suo, infatti, se l’arte giapponese si è riuscita ad affacciare anche in Occidente.

Un nome (tragicamente) molto meno noto è quello di 葛飾応為 Katsushika Oui (vero nome お栄 O-ei), la terza figlia di Hokusai, che ne ereditò il talento e per un periodo collaborò con il grande maestro. È su di lei, sotto vari aspetti, che incentreremo oggi il nostro discorso.

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L’attacco delle giganti… gigantesse?

No, niente anime, era solo una battuta. La seconda serie sta per arrivare ma non sarà tutta al femminile. No, oggi diamo un’occhiata a Piece of Tokyo, che si autodefinisce “The art project, describing Tokyo in a creative way.” (Il progetto artistico, descrivere Tokyo in modo creativo).

La mia battuta non sarà stata granché, ma è una traduzione fantastica se pensate che il titolo giapponese del progetto è 東巨女子 Tokyo joshi, cioè ragazze di Tokyo… dove, attenzione, il “kyo” di Tokyo 東京 è sostituito dal “kyo” di 巨人 kyojin, cioè “giganti”.

Sì perché è questo il tema del progetto, fatto di immagini e video, presentare alcuni luoghi di Tokyo in associazione ad alcuni stereotipi di donna giapponese (quanto amano gli stereotipi!) in scala 100 a 1, metro più metro meno. Per esempio…

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Come nasce un capolavoro

In questo laboratorio artistico a Nikko (Koushuuya) nascono dei veri capolavori in pochi minuti. In puro stile giapponese, non tanto per via del tema, quanto per la filosofia che è dietro l’opera: la ripetizione del gesto, rende perfetti nell’esecuzione. E quest’opera è così, perfetta, senza una sbavatura, solo una sequenza di gesti… perfetti.

E’ tutto bellissimo, ma non perdetevi quel che succede intorno a 3:50, è da non crederci…

Altri video si trovano a questo e a questo indirizzo.