Vocaboli – A qualcuno piace caldo

“A qualcuno piace caldo”, sì, ma ad altri, specie agli studenti di giapponese, piace molto meno perché la parola “caldo” può dare parecchi problemi in giapponese… e non parlo solo del classico “Quale kanji uso per atsui?”, c’è davvero molto altro da dire! (✽ ゚Д ゚✽)

Scommetto che non ve lo aspettavate ( ̄ー+ ̄)ニヤリ

Tranquilli però, (*´σー`)エヘヘ  …ci pensa SdG a risolvere ogni dubbio!

Continua a leggere

Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese (4a parte)

Da qualche tempo stiamo affrontando il tema della “maschera sociale” in Giappone. Abbiamo visto i primi tre punti qui sotto:

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Oggi vedremo l’ultimo punto, affrontando il quale tratteremo anche (forse ne avete già sentito parlare) i concetti di honne e tatemae …ma non solo! C’è un grande escluso poco citato di solito, che invece non è il caso di trascurare perché è il cuore vero del discorso: l’ 本心 honshin 😉

Continua a leggere

Espressioni – Non costa niente dire “per favore”

non costa niente dire per favore distinguere kudasai e onegai shimasu

E no, carissimi, eccome se costa! Perché qui si tratta di usare correttamente le espressioni giapponesi che significano “per favore”, お願いします onegai shimasu e ください kudasai, e non è poi cosi facile!

Le avete già sentite, vero? Ma scommetto che non siete tranquillissimi su come usarle. Questo perché vi hanno mentito tutti finora… apposta per farvi sbagliare! …maledetti!

Ok, improperi a parte, niente paura, basta un articolo di SdG e potrete fare subito chiarezza sull’annosa questione:

Quando uso onegai shimasu e quando uso kudasai per dire “per favore”?

…e ovviamente scoprirete anche su cosa vi hanno mentito! Vi pare poco? No? Allora cominciamo!

Continua a leggere

Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese (3a parte)

In questa rubrica stiamo parlando, da alcuni post, di “(indossare una) maschera sociale”, tema che abbiamo associato a una “terza regola della società giapponese“. Abbiamo visto i primi due punti qui sotto

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Oggi affrontiamo il successivo, davvero molto interessante, specie perché tutti hanno sentito dire che i giapponesi sono molto educati, ma pochi sanno che non è sempre stato così e forse ancora meno persone sanno fin dove si può arrivare (a quali estremi!) con l’educazione e le buone maniere.

Buona lettura!

Continua a leggere

Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese (2a parte)

capire il Giappone la terza regola della società giapponese vergogna faccia apparenze haji kao manboku mentsu

La volta scorsa nell’articolo Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese abbiamo iniziato a parlare di “maschera sociale” e abbiamo detto che farlo richiede di considerare almeno quattro punti:

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Abbiamo visto nel dettaglio il punto A, per cui è il momento di proseguire e vedere i punti successivi.

Continua a leggere

Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese

Maschere tragedia greca

L’articolo di oggi ovvero La terza regola della società giapponese riguarda la cosiddetta “maschera sociale”, il fatto che sia imperativo indossarne una e il paradosso per cui, per evitare di indossarla, si è costretti a ricorrere ad una maschera vera e propria… ma procediamo con calma.

Se vi foste persi gli articoli precedenti, andateli a leggere o il rischio è che non ci capiamo…

…in particolare l’ultimo articolo è necessario, perché ciò di cui parleremo oggi riguarda ovviamente i rapporti con l’altro. Se non vi siete persi niente, perfetto, continuate pure 😉

3. Terza regola: Indossare una maschera sociale

Inserirsi nella società giapponese richiede di indossare una maschera sociale, cioè rapportarsi agli altri membri della società, non così come siamo, ma presentando un’altra versione di noi stessi, che, anche se controvoglia, tiene in grande considerazione gli altri, come e più di sé stesso. In una certa misura ciò avviene in molte società, in Giappone però è una caratteristica spesso esasperata (e esasperante).

Parlare di “maschera sociale” richiede di considerare almeno quattro punti:

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Oggi cominciamo con il vedere il punto A.

Continua a leggere

5 modi di scusarsi – In giapponese è anche più difficile

Per scusarsi in giapponese non serve arrivare a tanto, basta conoscere i 5 modi che vedremo nell’articolo di oggi. …Oppure no?

Scusarsi è sempre un problema (in qualsiasi lingua). A scusarsi ci vuole coraggio… ecc. Tutto vero, ma scusarsi in giapponese è su un altro livello. Le espressioni in sé sono facili, ma “il Giapponese è la lingua dei facili misteri”, come si suol dire, quindi espressioni a parte dovremo dare un’occhiata dietro la tenda, spiare un poco per vedere se capiamo qualcosa riguardo al relativo “mistero”.

Il concetto di scuse e il pentimento hanno un’importanza capitale nella società giapponese, questo è un punto che non potete sottovalutare: se uno non sa come scusarsi e quanto sia importante farlo (bene!), non sa nulla del Giappone. È vero che il seppuku dell’immagine sopra è acqua passata, ma la gravità e l’importanza delle scuse resta assolutamente immutata nella società giapponese, quindi leggete bene questo post: potrebbe essere l’articolo più importante che leggerete su questo sito… e vi riserverà anche delle sorprese, non importa a che livello siate con il giapponese.

Ma vediamo le espressioni per scusarci, sulle altre questioni torneremo verso fine articolo. Mi raccomando fate caso al fatto che il grado di cortesia di queste espressioni va aumentando dalla prima all’ultima.

1. わるい・悪い warui, Cattivo io (Colpa mia)

Immagino che in questo momento molti tra voi saranno stupiti…

Ma come? Io so che “warui” vuol dire “cattivo”!

Continua a leggere

5+ modi di salutare andando via

Ci si vede, cozza!

“Ci si vede, cozza!”

Visto che il precedente post riguardava praticamente solo le espressioni di saluto da usare quando si incontra qualcuno (a parte il punto 4 che ritroveremo anche oggi) ho pensato fosse il caso di chiudere il cerchio con alcune espressioni utilizzate per salutare quando si va via. Anche in questo caso esiste un po’ di confusione sul tema, ad esempio il tipico saluto che verrebbe da usare andando via è certamente “sayounara” …e, manco a farlo a posta, è forse il più abusato e frainteso. Oggi proveremo quindi a fare un po’ di luce su queste espressioni, disperdendo un po’ della nebbia in cui sembra avvolto questo argomento.

Continua a leggere

5 Espressioni di saluto – Perché un “buongiorno” non basta mai

yahhoo saluti

Tutti imparano quasi subito le classiche espressioni per salutare qualcuno, ma raramente gli studenti sanno come e quando usarle in modo naturale. Con questo articolo vedremo le espressioni più comunemente usate quando si incontra qualcuno… e cercheremo di far luce sulle “insidie” che queste nascondono.

1. Ohayou gozaimasu

おはようございます ohayou gozaimasu è la forma classica e cortese dell’avverbio 早く hayaku, presto. Il suo significato, oggigiorno, è un semplice “buongiorno”, ma l’origine dell’espressione equivale a riconoscere che l’altra persona è mattiniera, si è alzata presto, congratularla per la sua scelta salutare (sì, a seconda delle interpretazioni, sembra esagerato, lo so) o cose del genere.

Per questo motivo l’espressione può essere usata solo di mattina, prima di mezzogiorno diciamo, e solo quando si incontra qualcuno per la prima volta in quella giornata. Tuttavia, cosa poco nota (che, ho scoperto, a volte stupisce anche i giapponesi), può essere che sia il saluto richiesto sul posto di lavoro entrando in ufficio, anche quando si ha un turno che comincia di pomeriggio!

Tra amici quest’espressione viene “abbreviata”… in più d’un senso.

Continua a leggere

Vocaboli – Domani è un altro giorno… anzi, ALTRI giorni

ashita wa ashita no kaze ga fuku“Domani è un altro giorno”, la frase finale di Via col vento, è un modo di dire che in giapponese è stato spesso tradotto 明日は明日の風が吹く ashita wa ashita no kaze ga fuku, cioè “domani soffierà il vento di domani”.

Per dire “Domani è un altro giorno” ultimamente si usa però la frase 明日という日がある, ashita/asu to iu hi ga aru, cioè “c’è anche (il giorno chiamato) domani”…Sì, perché la frase precedente ha più il senso di “non è il caso di preoccuparsi di domani” o di “al domani ci penseremo domani” (o “sarà quel che sarà”, che in giapponese è “naru you ni naru sa”), mentre questa seconda traduzione è più vicina all’originale.

Però… poco ci importa, non è questo il punto del post di oggi. Oggi ci occupiamo della parola “domani”, che spesso è oggetto di molti dubbi di molti studenti (´-﹏-`;)

“Domani”, infatti, in giapponese è una parola molto particolare, perché si può dire in più modi… si scrive con gli stessi kanji, ma si pronuncia in tre modi diversi… ed è importante conoscerli tutti!

Continua a leggere