Video – Non il solito Giappone: Okinawa

Okinawa è l’isola maggiore di un arcipelago di isole (anzi, una serie di arcipelaghi), entro un arcipelago più grande, quello del Giappone, ovviamente. Si trova a qualcosa come 3000 Km da Tokyo e ciò significa clima tropicale, spiagge bianche e acqua smeraldina.

È il luogo di nascita del karate, ospita sia un’università internazionale (i.e. dove si parla inglese) tra le migliori al mondo, e fianco a fianco (non letteralmente) alcuni splendidi templi ed un palazzo reale dallo stile di chiara influenza cinese ma al tempo stesso unico, che non ha eguali in Giappone. A parte ciò la sua gente ha una mentalità e una cultura quasi unica. Sono giapponesi e non giapponesi al tempo stesso, come prova un detto bello e unico come quello di nankurunai sa, di cui abbiamo parlato non molto tempo fa.

Eppure, nonostante ci sia ogni motivo per provare interesse, purtroppo Okinawa non è tra le classiche mete turistiche del Giappone, certamente perché non facile da raggiungere, ma anche perché poco conosciuta… o forse addirittura poco apprezzata? °__°!

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SHISHAMO – Natsu no koibito

A dir poco adatto a questo fine estate, l’ultimo video del gruppo SHISHAMO, natsu no koibito (un amore estivo), ci mostra due aspetti del Giappone assai poco pubblicizzati, anzi, davvero trascurati.

Il primo è il mare, che spesso, ad essere onesti, non merita (anche se ci sono devi veri paradisi tropicali nelle piccole isole del Sud, come Okinawa). Il secondo aspetto, invece, è la bella campagna giapponese… che non è la campagna toscana, certo, ma è anch’essa ricca di fascino, con i suoi colori, i suoi ritmi, la sua poesia. Fatta di piccolissimi borghi che sembrano sempre sull’orlo dello spopolamento, spesso viene vista come “immobile” ma in realtà è anche ricca di energie, come abbiamo visto negli articoli sulla Tanbo Art e su Yanagawa.

Vorrei dire che è proprio per farvi conoscere la campagna giapponese che posto questo video, ma il vero scopo è meno nobile, quasi egoista: semplicemente adoro il pezzo nel finale, cantato a cappella ^^;;

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(Soprav)vivere in Giappone (03) – Entrare e uscire

Riprendiamo la rubrica di (Soprav)vivere in Giappone, la full immersion virtuale di Studiare (da) Giapponese, per occuparci ancora di tutte quelle insegne e segnali che può essere molto utile saper interpretare vivendo o viaggiando in Giappone. Oggi in particolare tratteremo di tutto ciò che ha a che fare con l’entrare e l’uscire (p.e. in/da un locale), l’aprire e il chiudere, ecc.

Potremmo collegarvi anche il concetto di “aperto” e “chiuso” che ritroviamo all’entrata di locali e ristoranti, ma di quello abbiamo giù trattato in CHIUSO, APERTO… and everything in between e quindi vi rimando a quell’articolo.

E che ci sarà mai di difficile a entrare e uscire da un posto?! – direte voi. Capisco lo sfogo, ma non è così semplice come pensate. Certo, potreste trovarvi un’immagine molto esplicativa, come quella qui sotto, proprio quando avete bisogno di trovare l’uscita…

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La risposta giapponese ai cerchi nel grano: “Pff! Pivelli!”

Premetto che questo articolo doveva chiamarsi con un titolo serio come “Tanbo Art: l’arte nei campi di riso” …o una cosa così, ma non ho resistito, perché, davvero, non ci sono paragoni! Cosa mi importa di cosa fanno o non fanno gli alieni in Sud America?! Voglio sapere come fanno i giapponesi a fare disegni del genere nei campi di riso! Vi giuro che sulle prime ho pensato a Photoshop, ma non è così: ci sono vari segreti dietro la realizzazione di questi piccoli, effimeri capolavori.

Ma andiamo con ordine! Tutto inizia a Inakadate, prefettura di Aomori, estremo Nord dell’isola di Honshuu. Per la precisione vicino alla stazione di Tanbo Art (田んぼアート駅 tanbo aato eki), un luogo che come vedete dalla mappa di google qui sotto, inizialmente era famoso per tutt’altro…

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Trovare il proprio posto: Italia o Giappone?

Ho deciso di rispondere così a una domanda ricevuta in un commento a un articolo su Le regole della società giapponese perché… perché ne ricevo tante di domande del genere via mail. Questa aveva anche un risvolto personale, emotivo, così ho deciso di rispondere in modo più ampio, con un articolo, perché… chi non vorrebbe dare i consigli giusti al sé stesso dei tempi del liceo? E così mi sono lasciato trasportare (temo). Abbiate pazienza. In compenso troverete che, come è mia abitudine fare, l’articolo è anche pieno di riferimenti alla lingua e alla società giapponese.

Ecco la domanda in questione

Be’… dopo aver letto questo ultimo post della rubrica, mi sento ancora più combattuta riguardo la società giapponese (;´∀`) Ovviamente ogni cosa ha i suoi lati negativi, ma quello che vorrei capire è se riuscirei mai a integrarmi decentemente in Giappone. In effetti io non mi trovo per niente bene qui in Italia, (quasi) tutti sono estremamente egoisti, egocentrici e str*nzi e non ci pensano due volte prima di ferire i tuoi sentimenti. Io qui sono considerata troppo sensibile, troppo empatica, troppo disponibile ad aiutare gli altri… D’altro canto però del Giappone un po’ mi preoccupa il fatto che l’individuo abbia così poca importanza, perché nonostante riesca indossare tutte le maschere sociali di questo mondo, alla fine rimango comunque “strana” (ho un modo di pensare, dei principi e dei valori tutti miei). Ovviamente non mi aspetto che tu sappia dare una risposta al mio interrogativo (“riuscirei ad adattarmi al Giappone?”), ma magari qualche suggerimento se puoi 🙂

L’idea de “il proprio posto”, il posto in cui si può stare, vivere serenamente, è ben resa in giapponese dalla parola 居場所 ibasho. E come dico spesso di recente, se in una lingua si ha una parola per parlare di qualcosa, è perché è importante nella cultura che usa quella lingua.

Parlo così, “all’improvviso” e ad inizio risposta, di questo “ibasho”, perché mi pare che sia questo il vero punto cardine della tua domanda e che sia questo, più che il Giappone in sé, ciò che in effetti speri di trovare.

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(Soprav)vivere in Giappone (02) – Tobidashi chuui!

Sì, quella nell’immagine è la mascotte di una patata dolce… E no, non potete chiedere perché.

L’idea dietro la parola “tobidashi” è l’azione di “saltar fuori” o “sbucare dal nulla” …che sono parole che ritroviamo quando qualcuno investe un pedone e si giustifica, no?

La volta scorsa abbiamo visto a cosa fare attenzione in Giappone per non farsi investire, oggi vedremo cosa deve fare invece un automobilista per non investire nessuno.

Ehi, ma io non guido, che mi frega? – Non è detto che perché uno non guida non trovi dei punti interessanti in questo articolo. Ad esempio io, in Giappone, non avevo una macchina, ma più volte mi sono ritrovato a chiedermi cosa fossero certe strisce verdi che vedevo per strada e certi strani cartelli con… Be’ oggi vedremo anche questi! 😉

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