Miti – Davvero “ga” e “ma” sono la stessa cosa? (3)

kotowaru

Siamo all’ultima parte dell’articolo “Davvero ga e ma sono la stessa cosa?”, tutti i miei complimenti a chi è arrivato fin qui senza buttare la spugna… ma prima le mie scuse: negli ultimi giorni sono stato malato e non sono riuscito a scrivere niente, a parte qualche risposta ai sempre numerosi commenti ^__^

Nelle precedenti due parti di questo articolo, vi ricorderete, abbiamo visto perché non sempre posso tradurre il “ma” italiano con “ga” e perché viceversa il “ga” giapponese non si può sempre tradurre con il nostro “ma”. Oggi invece vediamo quei casi in cui vogliamo effettivamente dire “ma”, però il “ga” non va usato o comunque è sostituibile con altre espressioni, a seconda del contesto e delle diverse situazioni.

Dunque, se siete pronti, cominciamo…

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Miti – Davvero “ga” e “ma” sono la stessa cosa? (2)

sakamoto desu ga

Sakamoto desu ga, (nani ka?) – Sono Sakamoto, perché?/Che vuole?

La volta scorsa abbiamo affrontato il tema del perché il “ma” italiano non si può sempre tradurre in giapponese con la congiunzione “ga”, questa volta passiamo al secondo punto che avevamo preannunciato…

2. Il “ga” che unisce due frasi non equivale sempre a “ma” in italiano

Il “ga” giapponese che fa da congiunzione non è sempre avversativo (anzi potremmo dire che spesso non lo è!). La sua traduzione, a parte i casi (più o meno) avversativi in cui si può tradurre con “ma” (come ben sappiamo), sarà una semplice “e” …oppure non lo si traduce proprio, mettendo una virgola o un punto.

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Miti – Davvero “ga” e “ma” sono la stessa cosa? (1)

kanojo ga hoshii n desu ga

“Entro Natale vorrei una ragazza…” – un tipico esempio in cui “ga” non significa “ma”

Un altro mito che si incontra parlando con tanti studenti di giapponesi è l’idea che il “ga” usato come congiunzione (non intendo ovviamente quello che indica il soggetto) equivalga alla congiunzione avversativa “ma”. Sì, spesso “ga” = “ma”, però le cose non stanno sempre così…

  1. Non tutti i “ma” dell’italiano si possono tradurre con “ga” in giapponese
  2. Non sempre il “ga” che unisce due frasi si può tradurre con “ma” in italiano
  3. Ci sono altre espressioni che significano “ma”!

L’argomento è ampio e non si esaurirà oggi. A dire il vero potremmo essere un po’ più sintetici, ma si tratta di un tema che deve necessariamente presentare vari esempi per cercare di darvi un’idea precisa di questo argomento …di solito colpevolmente tralasciato nei libri di testi che non dicono nulla di chiaro e definitivo in proposito. Andiamo dunque con ordine.

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Le forme imperative – Il VERO imperativo

ganbare nihon

In tanti conoscono la forma “imperativa” in -te+kudasai (o senza il kudasai), ne abbiamo anche parlato nell’articolo La forma in -te usata come imperativo. Oggi però vediamo quella che potremmo definire la VERA forma imperativa, cioè quella che si trova nel “paradigma” dei verbi giapponesi, nascosto tra le terrificanti basi dei verbi.

Per i verbi godan la forma imperativa equivale alla base che termina con il suono E (la meireikei, da meirei, ordine, e -kei, forma).

がんば ganbaru → がんば ganbare

kaeru → 帰 kaere

Suona scortese, o perlomeno brusca… anche se tutto dipende dal contesto: un atleta viene incitato con “ganbare!” …senza ovviamente che risulti scortese!

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Anomalie temporali

とき toki generalmente è tradotto con “quando”, se è usato per “creare una frase temporale”. Sfortunatamente non c’è nulla di più fuorviante: se diamo retta all’istinto e lo traduciamo sempre con “quando” finiamo per creare alcune frasi davvero senza senso.

Sì, toki si può tradurre “quando”… effettivamente è la traduzione più indicata in certi casi

日本に行くとき、ガイドを買う。 Nihon ni iku toki, gaido wo kau.
Quando andrò in Giappone, comprerò una guida.

日本に行ったとき、ガイドを買った。Nihon ni itta toki, gaido wo katta.
Quando sono andato in Giappone, ho comprato una guida.

…ma per star tranquilli e tradurre nelle situazioni più complesse è il caso di tenere a mente che possiamo tradurlo anche con “al momento di/che…”. Diversamente tradurre le frasi seguenti diventa una vera impresa…

日本に行ったとき、ガイドを買う。 Nihon ni itta toki, gaido wo kau.

日本に行くとき、ガイドを買った。Nihon ni iku toki, gaido wo katta.

Riuscite a tradurle?

Se non vi riesce con facilità… è il caso di continuare a leggere questa lezione.

ATTENZIONE! A toki può seguire la particella “ni” e, in un diverso caso, ni wa o solo wa. Questo crea tutta una serie di altre possibilità e sfumature che è possibile dare alla frase a seconda della situazione, ma la notizia positiva è che comunque vi esprimiate verrete capiti e che i test N5 non valutano cose del genere (a dire il vero nemmeno i livelli successivi). Per saperne di più date un’occhiata a fine articolo.

Per capire l’uso di toki, solo in apparenza semplice, bisogna ricordare due regole fondamentali.

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Gli usi di と (to) come congiunzione

C’è spesso confusione su come fare le frasi con “se” in giapponese. Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza. Il primo “se” di cui ci occupiamo (che non sempre è un “se”) è la congiunzione と (to).

Se eliminiamo l’uso “quotativo” (cioè i casi in cui questa particella serve a introdurre il discorso diretto o indiretto) e tutte le costruzioni idiomatiche con “to” (es. “X to iu Y”, “To iu to”, “da to ii ne”, ecc.), restiamo con appena 3 casi per questa congiunzione (tenete presente che dicendo “congiunzione” mi riferisco solo al caso in cui と unisce due frasi, se unisce 2 sostantivi non fa da congiunzione, ma da posposizione …e vi ricordo che come posposizione vuol dire “con” o “e”).
Ad ogni modo, solo in uno dei 3 casi menzionati, quello al punto 3, corrisponde alla vera, per così dire, congiunzione “se” in italiano… Ovviamente questo caso è quello che ci interessa di più al momento.
Se volete leggere solo una sintesi saltate a questo commento. Altrimenti cominciamo.

Attenzione a due cose…
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