Okuri Hyoshigi

Prima di cominciare è neccessaria una nota per chiarire il contesto… gli hyoushigi, o meglio 拍子木 (o 送撃柝 secondo un’altra scrittura possibile, che ritrovate nell’illustrazione sottostante), sono dei blocchetti di un legno particolare, che sbattuti l’uno contro l’altro producono un suono alto e quasi cristallino… comunque inconfondibile.
Se i tamburi o i corni avevano la funzione di campane o sirene, gli hyoushigi equivalevano a un campanello o ad un mestolo che percuote una padella (Ho visto una campagna di sensibilizzazione sugli incendi, della prima metà del Novecento, in cui il capofila della marcia continuava a percuoterli… inoltre si usavano anche dare l’allarme e svegliare tutti in una grande casa, per un furto o un incendio… e si usano ancora a teatro per certi generi teatrali tradizionali – Nota di Kaze).

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Okuri chouchin

Un’altra delle sette meraviglie di Honjo è quella della cosiddetta 送り提灯 okuri chouchin (“lanterna guida” o “lanterna che accompagna”).

Il periodo in cui si manifesta maggiormente è l’inizio della primavera, quando il clima si mantiene di sera piuttosto freddo e soffia spesso una brezza umida. In quelle sere quando la luna pallida rischiara appena la strada sembra che questo spirito si manifesti al monastero di Hoonji, dalle parti di Asakusa.

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Oitekebori


Tra le Honjo Nana Fushigi la più famosa è molto probabilmente quella nota come 置行堀 ovvero, in roomaji, Oitekebori.
Si narra di un pescatore che stava tornando a casa dopo aver catturato un grosso pesce, ma mentre si accingeva a oltrepassare un fossato udì una voce intimargli:
«Oiteke, oiteke», contrazione di 置いて行け (oite ike), “lascialo lì e vattene”.
Nonostante si dicesse che si fosse trattato solo di uno scherzo del vento, unito alla sua stanchezza, si inquietò e accelerò il passo. Una volta arrivato a casa però, aprendo la sua sacca, dove c’era la sua preda la trovò completamente vuota: si trattava d’un chiaro esempio del filo d’argento di Honjo.
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Ochiba naki shii

Questo evento si narra che avvenne nel 江戸時代 periodo Edo (dal 1603 al 1868), ad Honjo dove c’era la kami-yashiki del 大名 Daimyō del clan 松浦 Matsuura che tra i suoi possedimenti aveva il feudo secondario di Hiradoshinden, come parte del feudo di Hirado, nella provincia di Hinzen (con il termine “feudo secondario” (支藩 shihan) intendo una “frazione” del feudo “principale” ( han), affidato in genere a un ramo secondario della famiglia o a un sottoposto). Continua a leggere

Kataha no Ashi

Tempo fa, durante il periodo Edo, nel quartiere di Honjo, c’era un uomo dal cuore malvagio chiamato Tomezou (留蔵). Questi cercò di sedurre una giovane vedova chiamata Okoma (お駒), che possedeva un amuleto che aveva la forma di un pezzo degli shogi e che lui desiderava ardentemente (detto per inciso, il nome Okoma è dato da un prefisso e un kanji, il prefisso “o” è di rispetto, mentre il kanji significa “pedina”, “pezzo dello shogi”).

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Ashiarai yashiki

L’ashiarai yashiki, in kanji 足洗邸, è un altro dei sette misteri di Honjo e significa letteralmente “Residenza del piede da lavare” (il particolare kanji con cui è scritto “yashiki” suggerisce l’idea d’una abitazione “di tutto rispetto”, certamente d’una persona importante, quindi una villa o comunque una residenza d’una certa importanza e prestigio).

Si narra che nella casa dove viveva una donna di nome Hanamoku, durante la notte quando tutti erano addormentati, un enorme piede, tutto sporco di fango, apparisse dal soffitto.

Se non si interveniva il piede iniziava ad agitarsi e a schiacciare i mobili. L’unico modo che esisteva per liberarsene consisteva nel lavarlo, anche se va detto che era richiesto un notevole coraggio per adempiere a quella incombenza, oltre che una certa dose di sangue freddo. Continua a leggere

Akarinashi soba

Il primo dei misteri di Honjo è quello della 燈無蕎麦, akarinashi soba. Di questo mistero esistono due versioni che pur concordando su alcuni punti si discostano particolarmente in altri.

Akarinashi soba significa “(baracchino della) soba senza luce” (però si parla anche di kiezu no andon 消えずの行灯 ossia lanterna che non si spegne) e si dice che appaia nelle notti più fredde dell’inverno quando ormai non c’è più nessuno in giro. Appesa al baracchino (o meglio “yatai”) c’è una grande lanterna con sopra scritto nihachi-soba e undon (soba e undon – o “udon”- sono tipi di pasta, spesso fatta a mano). La lanterna continua a rimanere accesa anche senza candela o senza olio e coloro che cercano di spegnerla, tentativi tutti destinati a cadere nel vuoto, attirano su di loro e sulle loro famiglie la sfortuna. Continua a leggere

I sette misteri di Honjo

Per prima cosa è bene che mi presenti: sono Memory of dream, un ragazzo appassionato di tante cose fra cui il folklore, in particolare quello giapponese, che ha un fascino ineguagliato.
Questo è il primo articolo di una, spero, lunga serie. Cercherò di essere il più chiaro possibile, se non ci riuscissi (cosa che parlando di certi argomenti è abbastanza facile che succeda) non esitate a porre domande e chiedere chiarimenti.

Parlare di folklore non è, come potrebbe sembrare a prima vista, solo parlare di yōkai e yūrei; è immergersi in un mondo particolare, totalmente diverso dal nostro. Un mondo dove la notte era veramente buia, a malapena rischiarata dalla luce della luna e delle piccole lanterne. In tempi come quelli era facile vedere un mostro in un angolo buio della casa, senza parlare di cosa si poteva vedere avventurandosi all’esterno, magari in un fitto bosco. Continua a leggere