La forma in -te di un verbo può essere seguita dai verbi ageru, kureru o morau e dai corrispettivi super-cortesi, sashiageru, kudasaru, itadaku (e da quello più scortese di ageru: yaru). Invece di dare/ricevere un qualche cosa, l’effetto è quello di dare/ricevere una azione (quella alla forma in -te).

Come abbiamo detto nel precedente articolo sull’agemorai (che dovete leggere prima di questo) l’oggetto che viene dato/ricevuto è percepito come qualcosa di positivo quando uso i verbi elencati. Allo stesso modo se uso la forma in -te di un verbo (che indicheremo come V-te) seguita da un verbo che indica dare/ricevere, l’azione in questione viene percepita come qualcosa di positivo!

Anche l’articolo di oggi è lungo, ma penso sia inevitabile se volete capire davvero di che si tratta. Non dovete ricordare tutto a memoria, ma sicuramente vi sarà utile avere un posto dove c’è scritto ogni possibile caso e dove potete tornare se vi serve rinfrescarvi la memoria o capire meglio certi aspetti.

Oggi vedremo:

  1. La forma in -te seguita da ageru e kureru
  2. Parlare di “favore” a volte è eccessivo (…sbagliato!)
  3. La forma in -te con il verbo morau
    (…ma allora che differenza c’è con -te kureru?)
  4. Ringraziare qualcuno per un’azione fatta
  5. A che serve la strana idea di dare/ricevere un’azione?
  6. Le richieste nel linguaggio cortese

La forma in -te seguita da ageru e kureru

In generale (1) se dico V-te ageru, significa che io o qualcuno “vicino a me” (cioè “nell’uchi”) fa un favore a qualcuno “lontano da me” (cioè “nel soto”). Il favore in questione è l’azione messa alla forma in -te.

弟に英語を教えてあげます。
otouto ni eigo wo oshiete agemasu.
Insegno inglese a mio fratello.

しょうがないなぁ。そんなに知りたいなら、教えてあげる。
Shou ga nai naa. Sonna ni shiritai nara, oshiete ageru.
C’è poco da fare eh… (E va bene) se lo vuoi sapere a tal punto, te lo dico.

Attenzione, a differenza della frase sopra con 英語を eigo wo se c’è un complemento oggetto (l’elemento indicato da を) e si tratta di qualcosa che appartiene alla persona a cui faccio il favore, il complemento oggetto e la persona in questione sono legati da の no.

傘を貸してあげました。(l’ombrello non è suo, uso に)
otouto ni kasa wo kashite agemashita.
Ho prestato l’ombrello a mio fratello.

宿題を見てあげました。(i compiti sono suoi, uso の)
otouto no shukudai wo mite agemashita. (NB miru, vedere, qui significa correggere)
Ho guardato i compiti di mio fratello.
(NB Ho guardato i compiti a mio fratello …è bruttina anche in italiano).

(2) Se il “favore” va nella direzione opposta (dal soto all’uchi, da una cerchia più esterna a una più interna), allora si usa V-te kureru.

竹田さんは兄に傘を貸してくれました。
Takeda-san wa ani ni kasa wo kashite kuremashita.
Il signor Takeda ha prestato l’ombrello a mio fratello (maggiore).

兄は宿題を見てくれました。
ani wa shukudai wo mite kuremashita.
Mio fratello maggiore mi ha guardato i compiti.

教えてくれてありがとう。
oshiete kurete arigatou.
Grazie di avermelo detto/insegnato (la traduzione dipende dal contesto)

Come si vede, quando il favore è diretto a me non devo aggiungere 私に watashi ni, a me, per dire a chi è diretto il favore, è chiaro dal contesto, grazie a -te kureru.

Il discorso su に e の vale anche in questo caso:

ジョンさんは妹英語の宿題を見てくれました。(妹の invece di 妹に)
Jon-san wa imouto no eigo no shukudai wo mite kuremashita.
John ha guardato i compiti di inglese di mia sorella.

Come nel caso di kureru usato senza forma in -te, anche con -te kureru non c’è bisogno di aggiungere 私に watashi ni (o espressioni simili) se il favore è diretto a me; quindi non c’è bisogno nemmeno di specificare 私の watashi no in frasi come quella frase sopra quando a riceve il favore sono io.

ジョンさんは英語の宿題を見てくれました。
Jon-san wa eigo no shukudai wo mite kuremashita.
John mi ha guardato i compiti di inglese.

Parlare di “favore” a volte è eccessivo (…sbagliato!)

ATTENZIONE! L’idea che dietro queste espressioni ci sia un “favore” spesso spiega bene la situazione, ma a volte è davvero eccessiva, fuori luogo. Capita che qualcuno faccia un’azione non come un favore a me (o a qualcuno vicino a me), ma la cosa mi fa comunque piacere e questo basta per spingermi a creare una frase usando V-te kureru.

子供がやっと寝てくれたから、ゆっくりコーヒーでも飲みましょうか。
kodomo ga yatto nete kureta kara, yukkuri koohii demo nomimashou ka.
(Dato che) finalmente mio figlio si è addormentato, ci prendiamo con calma un caffè (o qualcosa del genere)?

…può essere che sarcasticamente dica “mi ha fatto il favore di dormire”? Mi sembra eccessivo, ma si possono trovare frasi in cui il nostro discorso si fa ancora più evidente.

おばあさんに手紙を書いたら、とても喜んでくれた。
Obaasan ni tegami wo kaitara, totemo yorokonde kureta.
Quando ho scritto una lettera a mia nonna, ne è stata molto felice.

Non è che mia nonna “mi ha fatto il favore di gioire” (yorokonde kureta) …altro che favore, che scortesia sarebbe se mia nonna mi dicesse una cosa del genere^^ No, semplicemente mia nonna ha gioito nel ricevere la lettera e questo suo gioire mi ha fatto piacere.

La forma in -te con il verbo morau

Come per il verbo morau anche nel caso della costruzione V-te morau io (o qualcuno vicino a me) ricevo qualcosa. In questo caso si tratta di “un’azione positiva”, in gen. vista come un favore. Insomma, qualcuno agisce e la cosa va a mio vantaggio (o a vantaggio di qualcuno che sento vicino), mi fa quindi piacere e sono riconoscente a chi ha agito.

Se però ci pensi, da un punto di vista logico questo stesso discorso vale per -te kureru!

…ma allora che differenza c’è con -te kureru?

La prima differenza è grammaticale: chi agisce da un punto di vista logico è la stessa persona, difatti chi svolge l’azione alla forma in -te è la stessa persona, ma l’uso delle particelle è diverso!

Il verbo principale in un caso è kureru e nell’altro morau. Dallo scorso articolo ci ricordiamo che il soggetto di kureru è chi dà, mentre morau vuol dire ricevere, quindi ha come soggetto la persona che riceve!

兄は宿題を見てくれた。
Ani wa shukudai wo mite kureta.
Mio fratello mi ha controllato i compiti.

兄に宿題を見てもらった。
Ani ni shukudai wo mite moratta.
Mio fratello mi ha controllato i compiti.
(trad. “quasi letterale”) Ho ottenuto da mio fratello che mi controllasse i compiti.

La seconda differenza sta nel fatto che nella maggior parte dei casi -te morau lascia a intendere che chi riceve il favore in effetti ha chiesto di ottenerlo, mentre con -te kureru questa sfumatura non può esserci. In certe situazioni posso quindi usare una qualsiasi di queste costruzioni, ma usare -te morau dà un’informazione in più (vedi la traduzione “quasi-letterale” della frase sopra, che cerca in qualche modo di rendere il senso di -te morau).

Non sempre è così però!

Si possono creare frasi con -te morau in cui si capisce che comunque non c’è stata richiesta da parte del parlante. In certi casi lo si deduce dal contesto (come nel caso della prima frase qui sotto), in altri è addirittura impossibile che ci sia stata una richiesta (vd. la seconda frase).

今年の冬、ホストファミリーにスキーに連れて行ってもらった。
Kotoshi no fuyu, hosuto famirii ni sukii ni tsurete itte moratta.
Quest’inverno, la famiglia che mi ospitava (in Giappone?) mi ha portato a sciare. (difficile che l’ospite abbia suggerito “andiamo a sciare”, no?)

Immaginiamo invece di prendere un regalo per un amica. Sappiamo che a lei piacciono quel tipo di oggetti (p.e. un carillon), potremo dire…

まり子はオルゴールが好きなので、きっと喜んでもらえると思う。(NB もらえる è potenziale)
Mariko wa orugooru ga suki na node, kitto yorokonde moraeru to omou.
Dato che a Mariko i carillon piacciono, penso che di sicuro ne sarà felice.
(lett: …penso che di sicuro “riuscirò a ricevere il suo gioire”)

Piccola nota a margine. Ho incontrato dei madrelingua che non si rendevano conto che viceversa molto spesso -te morau porta con sé questa sfumatura di “chiedo e ottengo un favore”. Questo forse perché comunque il suo ruolo principale è quello di implicare che quell’azione è positiva e chi parla è riconoscente, ma non ci sono dubbi che questa sfumatura sia in effetti presente (molti libri la citano molto chiaramente, per cui se un madrelingua vi dice che non è vero, ditegli pure che si sbaglia!).

Ringraziare qualcuno per un’azione fatta

Quando si ringrazia qualcuno per un’azione (un’azione che ha fatto per noi o che semplicemente ci ha fatto piacere) si usa l’espressione V-te kurete arigatou (dove V-te è l’azione svolta dalla persona, messa alla forma in -te) o una versione più cortese di questa forma.

Dunque, attenzione!

È sempre necessario inserire un’espressione come -te kurete prima di arigatou (gozaimasu)!

Molti studenti scordando il kurete (o le alternative che vedremo fra poco) usando solo V-te + arigatou, forse perché per scusarci di qualcosa che abbiamo fatto possiamo dire qualcosa di molto simile: V-te sumimasen (es. okurete sumimasen, mi scusi per aver tardato). Fate attenzione a non fare lo stesso errore.

Le espressioni più cortesi equivalenti a questa sono: -te kudasatte, arigatou gozaimasu o -te itadaite, arigatou gozaimasu o, più formali, -te kudasari, arigatou gozaimasu-te itadaki, arigatou gozaimasu. NB L’uso di itadaku è un po’ meno logico, ma siccome suona più cortese è ormai più diffuso rispetto alla stessa espressione con kudasaru.

Attenzione! Anche se si può tirare in ballo itadaku, ricorda che -te moratte arigatou non si dice! Si può però in qualche modo inserire in un’espressione simile che esprime riconoscenza: V-te morau to, arigatai/ureshii = se ricevo il tuo fare questa azione, sono felice/riconoscente (per ora però puoi evitare di preccupartene).

A che serve la strana idea di dare/ricevere un’azione?

Ricorderai il fatto che il giapponese evita il più possibile l’uso dei pronomi personali. Ma come fare allora in tutti i quei casi in cui vorremmo aggiungere “ti” o “mi”? Per esempio nel dire “TI aiuto”, “MI aiuti?”, “ME la può scaldare?”

Gli studenti inseriscono immediatamente あなたを, あなたに, わたしを ecc. (o al limite al posto del tu, anata, usano cognome-san+ni/wo) …e suona male, innaturale!

È in gran parte grazie all’esistenza di questi verbi ausiliari che ci evitiamo di usare i pronomi perché questi ausiliari, kureru, ageru, morau e i loro corrispettivi cortesi, danno immediatamente una direzione all’azione (il verbo alla forma in -te). Cioè è grazie a questi ausiliari che capiamo subito chi agisce e chi riceve i benefici di quell’azione! Tutto senza bisogno di pronomi personali!

Se devo chiedere a mio fratello se mi scalda il latte per la colazione…

ミルクを温めてくれる
miruku wo atatamete kureru?
Mi scaldi il latte? (= Scaldi per me il latte?)
(Più lett.: Mi dai la [tua] azione di scaldare il latte?)
(Super lett.: Mi dai lo scaldare il latte?)

In giapponese il “mi” non c’è! E se mi offrivo di scaldare il latte allo stesso modo non c’è qualcosa di equivalente a “ti”!

ミルクを温めてあげる
miruku wo atatamete ageru?
Ti scaldo il latte?

Le richieste nel linguaggio cortese

Ovviamente lo stesso discorso fatto sopra vale con forme cortesi. Tipicamente simili richieste alla forma cortese sono fatte come delle domande negative. Immaginiamo quindi di chiedere al commesso del konbini di scaldarci il bentou che stiamo per pagare, potremmo dire

お弁当を温めてくれませんか。
obentou wo atatamete kuremasen ka.
(lett.) Non mi daresti l’azione di scaldere il bento?
(lib.) Può scaldarmi il bentou?

Si può anche usare il verbo morau allo stesso modo, ma mettendolo alla forma potenziale (moraERU, in forma cortese moraemasu, in forma negativa moraemasen). Suona un po’ più cortese perché ci mettiamo dal lato “ricevente”, chiedendo “Non potrei ricevere la tua azione di…” invece di dire all’altro “Non faresti l’azione di…?”.

お弁当を温めていもらえませんか。
obentou wo atatamete moraemasen ka.
Potrebbe scaldarmi il bentou?
(Più lett.: Non potrei ricevere la [sua] azione di scaldare il bento?)
(Super lett.: Non potrei ricevere lo scaldare il bento?)

-te kuremasen/moraemasen ka (specie la seconda) va benissimo per il nostro esempio, ma in molti contesti di vita reale non è sufficientemente cortese.

Per passare dalla forma cortese -te kuremasen ka al keigo (il linguaggio “super-cortese”) dovremmo dire -te kudasaimasen ka …che va benissimo ma in gen. si preferisce usare la forma potenziale di ricevere, quindi -te itadakemasen ka (itadaku – itadakERU – itadakemasen).

Quindi tornando al nostro esempio, con un’espressione più cortese diventa…

お弁当を温めていただけませんか。
obentou wo atatamete itadakemasen ka.
(Non) potrebbe scaldarmi il bentou?
(Più lett.: Non potrei ricevere la [sua] azione di scaldare il bento?)
(Super lett.: Non potrei ricevere lo scaldare il bento?)

La forma in -te kudasaimasen ka però è senza dubbio molto più facile (e come grado di cortesia siamo lì, è solo meno diffusa), perché per ottenerla basta partire dalla famosa forma in -te kudasai, che in pratica è un imperativo…

お弁当を温めてください。
obentou wo atatamete kudasai.
Scaldami il bentou!

in gen. usare l’imperativo, anche se nella forma in -te kudasai (più cortese di altre), rischia di essere inappropriato o fuori luogo. Per fortuna però se a -te kudasai aggiungiamo -masen ka possiamo trasformare il tutto in una richiesta cortese ed abbiamo già risolto!

お弁当を温めてくださいませんか。
obentou wo atatamete kudasaimasen ka.
Potrebbe scaldarmi il bentou?

Se vuoi ricorda questa forma all’inizio. Potrai sforzarti di ricordare anche -te itadakemasen ka dopo che avrai studiato anche le forme potenziali e il keigo.

Bene, è tutto! Complimenti per essere arrivato/a alla fine! (⌒▽⌒)

Come sempre… Buono studio!

8 thoughts on “Agemorai (2) – Dare e ricevere un’azione?!

  1. Grazie per l’articolo Riccardo. Lungi da me dare l’impressione di dare ordini, ma i tuoi articoli sono così preziosi che non resisto.

    Potrebbe essere una bella idea approfondire il punto 4 dell’articolo precedente, quello in cui avverti di utilizzare altri verbi in caso di oggetti negativi oppure quando l’azione è svolta da un ente.

    Saluti! Grazie!

    1. Grazie del suggerimento. Non sei l’unico a trovarlo interessante, ho risposto anche su facebook a tal proposito, ma la verità è che non c’è molto da dire. Esistono quegli altri verbi e si usano, come puoi vedere su un vocabolario, in modo abbastanza banale: xxx wa yyy ni + verbo. I verbi in questione sono quelli che dicevo, watasu, consegnare, ataeru (che non ha un buon corrispettivo italiano… si usa in gen. per “dare un premio” o “dare un’impressione” (positiva o negativa) o per “esercitare un’influenza (positiva o negativa), negli altri casi è ancora dare, spesso qualcosa di non fisico, e spesso “dall’alto in basso”. Ma tutte queste cose non sono regole grammaticali, è questione di vocabolario, quando uno incontra la parola impara come usarla… Non sono sicuro di poterci fare un articolo a parte, ma vediamo, se arrivano altre richieste… 😉😁

  2. Grazie mille Riccardo per aver approfondito un argomento così interessante.
    Avrei una piccola curiosità sull’uso del verbo もらう: perché per dire “posso aiutarti?” in giapponese dico 手伝ってもらってもいい?
    Perché si usa もらう in questo contesto quando sono io che offro qualcosa?

    1. Quella frase vuol dire “mi puoi aiutare?”
      Quel che vuoi dire tu è in effetti
      “tetsudawasete moratte mo ii?”
      Posso ricevere il tuo lasciarmi aiutare?
      …che usa la forma causativa di tetsudau.
      Ma essendo una frase costruita così apposta per suonare più cortese (altrimenti puoi dire “tetsudaou ka?” O più cortese “tetsudaimashou ka?”) in gen. non sarà usata come l’ho scritta ma in versione ancora più cortese:
      Tetsudawasete itadaite mo ii desu ka
      O ancora meglio
      Tetsudawasete itadaite mo yoroshii deshou ka

    2. Dimenticavo… Per dire “posso aiutare?” puoi dire anche
      tetsudatte mo ii desu ka
      …ma suona davvero come una richiesta di autorizzazione ad aiutare, serve il giusto contesto per usarlo… (Non so, per es. un amico di famiglia ha un hobby interessante e io voglio aiutarlo e imparare come si fa quel qualcosa)

  3. ciao,
    complimenti davvero! Sei bravissimo e molto chiaro!!!

    ti segnalo un errore di battuta: “Potrai sforzarti di ricordare anche -te itadakemansen ka dopo che avrai studiato anche le forme potenziali e il keigo.”
    credo debba essere “Potrai sforzarti di ricordare anche -te itadakemasen ka dopo che avrai studiato anche le forme potenziali e il keigo.”

Fatti sentire!

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