Miti – La magia di “Nankurunaisa”

Nankurunaisa è una bella espressione, ma non è la parola magica che internet vorrebbe farvi credere. Poche parole, infatti, sono più fraintese (o mitizzate, a seconda dei punti di vista) di questa “nankurunaisa”. Sono andato su google.it e ho verificato quali tra i primi risultati riportassero una giusta definizione e quali, evidentemente, erano scritti da gente che non sa nulla di giapponese… Ecco cosa ho scoperto

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Amore e odio(?) dei giapponesi per i gatti

Chiunque bazzichi siti sul Giappone penserà che i giapponesi adorino i gatti… ma è vero?

Sì, i giapponesi di oggi (i più) amano i gatti. Qualcuno i gatti veri, lo abbiamo visto nell’articolo sui Cat Cafè, o neko kissa, qualcuno forse preferisce la loro “immagine” (ad es. provate a scrivere neko con google ime e vedrete quante immagini, come (ΦωΦ), 🐱 e 🐾 salteranno fuori). Però non è stato sempre così ed è evidente se si guarda qualche espressione sui gatti presente in giapponese.

Ad esempio abbiamo già visto Neko ni koban, un po’ come dire “perle ai porci”, ma esistono anche altre espressioni: neko dorobou (equivalente di gazza ladra), neko kaburi (fingersi innocente), neko nadegoe (si riferisce alla voce in particolare, ma noi parleremmo di “fare la gattamorta”), nekobaba (rubare), neko no te mo karitai (lib.: “essere indaffarato”; tuttavia dicendo (lett.) “accetterei una mano da un gatto”, ricorda come i gatti non siano affidabili e siano sostanzialmente inutili) …Non fraintendetemi, amo i gatti, ma dobbiamo anche essere obiettivi. E poi è quel che lasciano a intendere certe espressioni giapponesi, non il mio parere!^^.

Ad ogni modo… Oggi? Oggi è tutto cambiato! Complici, sicuramente, i video su youtube e il fatto che i gatti sono decisamente più silenziosi, tranquilli e puliti dei cani (e quindi più adatti ai piccoli appartamenti giapponesi), in Giappone quella dei gatti, reali e kawaii, è una vera mania.

Chiusa questa bella premessa possiamo arrivare al tema di oggi: mostrare, con tante belle immagini, fino a dove può arrivare l’amore nipponico per i gatti!

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Vocaboli – Domani è un altro giorno… anzi, ALTRI giorni

ashita wa ashita no kaze ga fuku“Domani è un altro giorno”, la frase finale di Via col vento, è un modo di dire che in giapponese è stato spesso tradotto 明日は明日の風が吹く ashita wa ashita no kaze ga fuku, cioè “domani soffierà il vento di domani”.

Per dire “Domani è un altro giorno” ultimamente si usa però la frase 明日という日がある, ashita/asu to iu hi ga aru, cioè “c’è anche (il giorno chiamato) domani”…Sì, perché la frase precedente ha più il senso di “non è il caso di preoccuparsi di domani” o di “al domani ci penseremo domani” (o “sarà quel che sarà”, che in giapponese è “naru you ni naru sa”), mentre questa seconda traduzione è più vicina all’originale.

Però… poco ci importa, non è questo il punto del post di oggi. Oggi ci occupiamo della parola “domani”, che spesso è oggetto di molti dubbi di molti studenti (´-﹏-`;)

“Domani”, infatti, in giapponese è una parola molto particolare, perché si può dire in più modi… si scrive con gli stessi kanji, ma si pronuncia in tre modi diversi… ed è importante conoscerli tutti!

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Proverbi – Atama kakushite shiri kakusazu

camouflage - atama kakushite shiri kakusazuATAMA KAKUSHITE SHIRI KAKUSAZU

頭隠して尻隠さず

kana: あたまかくしてしりかくさず
Lett.: Nascondere la testa e non nascondere il sedere
Lib.: Coprire la testa e scordarsi il sedere

Non è un proverbio semplice come può sembrare, anzi, mi sembra difficile anche esprimerlo in una singola frase e non ho idea se esista un proverbio italiano che corrisponda bene a questo.

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Parole con o senza kana?

okurigana 1

Da una domanda di Francesca in calce all’articolo I Numeri Fortunati:

Intanto complimenti per il sito e per il gran lavoro, davvero. Ho un dubbio sul famoso proverbio “Cadere sette volte e rialzarsi otto″. Ho trovato due modi per scriverlo:
七転び八起き e 七転八起, non capisco bene la differenza, qual è il più corretto? Grazie!

Quello della presenza/assenza dei kana (送り仮名 okurigana, per la precisione) in certe parole è un annoso problema. Ufficialmente risolto, ma nella pratica del tutto irrisolvibile.

Gli stessi giapponesi non sono immuni da okurigana 2problemi legati all’okurigana: Ci va o no? Qual è la corretta scrittura? E (spesso) Dove “finisce il kanji” e dove inizio a scrivere in kana?

Posso darvi un paio di esempi legati alla mia esperienza personale.

Primo. Una mia sensei mentre studiavo in Giappone scrisse alla lavagna 無駄ずかい , mudazukai, mentre la scrittura corretta è in realtà 無駄づかい , muda-dukai. L’errore è dovuto al fatto che la pronuncia dei due termini è identica (trascrivo “du”, ma leggo “zu”), è l’origine ad essere diversa in quanto la parola è composta e la seconda, presa a sé stante, in kana andrebbe scritta つかい .

Aggiungendo la sonorizzazione del nigori si ottiene la seconda scrittura vista sopra (mentre la prima è errore). Si trovano spesso, anche su internet, errori del genere (nell’immagine a fianco l’esempio di un cartello con tanto di correzione: chikazukeru si scrive 近づける e non 近ずける!).

Uhazukashiin secondo esempio è quello di un’altra mia sensei, che inizialmente mi aveva corretto una parola nel test di kanji (99/100, grazie di averlo chiesto) per poi accorgersi dell’errore.

La parola in questione era 恥ずかしい hazukashii (nell’immagine a sinistra). Si tratta di un termine che trae spesso in inganno per l’uso particolare dell’okurigana. hazukashii infatti, con il suo okurigana -zukashii, è decisamente insolito poiché di norma gli aggettivi che terminano in -shii hanno solo questa parte in kana, salvo determinati aggettivi che presentano in kana anche altre parti, in genere “ka” (es. 懐かしい natsu-kashii)… ed ecco quindi spiegato l’errore della mia prof che aveva scritto 恥かしい invece della forma corretta 恥ずかしい.

Perché vi dico tutto ciò?

Perché non dovete sentirvi soli se trovate difficoltà a ricordare il corretto okurigana di una parola o vi chiedete perché è così e non diversamente. Ci sono dietro delle ragioni, ovviamente. Ad esempio 懐かしい natsukashii si scrive così per conservare un’identica pronuncia della parte in kanji di questa parola se la si confronta con altre parole scritte con lo stesso kanji (i.e. 懷く natsuku e 懐ける natsukeru). Tuttavia, sarò franco, non serve sapere tutte queste ragioni: così come ai giapponesi, anche a voi basterà un po’ di “memoria bruta” (è ovvio che la “forza bruta” qui non serve a molto).

Dunque veniamo alla domanda di Francesca: 七転び八起き o 七転八起 ? Una delle due forme è un errore? Affatto, sono entrambe corrette.

Spesso gli stessi “errori” che si incontrano oggi giorno,okonau sono oggi degli errori solo perché sono state stabilite delle convenzioni in proposito (ad esempio persistono due scritture per la parola okonau: 行う e 行なう, ma solo la prima è “ufficiale”). In passato, come esistevano più forme di scrittura per i kana (come ho detto nell’articolo dove ho parlato di hentaigana, Parole con o senza kanji), così esistevano più modi di scrittura per l’okurigana.

Uno degli yojijukugo (四字熟語 composti di 4 kanji) più famosi e diffusi è certamente quello che si trova nei cartelli di quasi tutti i negozi, istituti, industrie, cantieri… Sto parlando della scritta 立入禁止 tachiiri kinshi (vietato l’ingresso). Il fatto è che la “normale” scrittura – la scrittura ufficiale – è quella con l’okurigana, ovvero 立禁止 (taCHI iRI kinshi). Eppure è la meno usata, perché? Perché inutilmente lunga e perché comunque tutti sanno come leggere quella scritta e non avranno il dubbio se si legga “tachiiri kinshi” oppure, con pronuncia d’origine cinese, “ritsunyuu kinshi”. Insomma, è entrata nell’uso normale la scrittura senza okurigana in questo caso.

tachiiri kinshiNel caso presentato dalla nostra Francesca la situazione è ancor più complessa.

Esiste la scrittura 七転び八起き nanakorobi yaoki; inoltre esiste anche la scrittura 七転八起 .

Quest’ultima può essere letta come se fosse scomparso, nell’uso comune, l’okurigana, cioè può leggersi come prima nanakorobi yaoki, con la pronuncia kun’yomi dei kanji (d’origine giapponese). Fin qui la situazione è uguale a quella di tachiiri kinshi… cosa cambia?

七転八起 può essere letto anche shichiten hakki, con la pronuncia on’yomi (d’origine cinese).

Dunque…

Per convenzione la scrittura con okurigana si legge con le pronunce kun’yomi dei kanji (è proprio l’okurigana a suggerirci la lettura “nanakorobi yaoki”). Invece la scrittura senza okurigana di norma si legge con le pronunce on’yomi dei kanji (i.e. è l’assenza dell’okurigana a suggerirci la lettura “shichiten hakki”).

Tuttavia, nell’uso comune, per questa come per altre parole, quand’anche non si abbia l’okurigana, è possibile leggere con la pronuncia kun’yomi (e cioè nanakorobi yaoki), senza considerare che a volte è addirittura l’unica scelta possibile perché la parola letta con la pronuncia on’yomi non esiste (come nel caso del precedente “ritsunyuu”, pronuncia on’yomi dei kanji di “tachiiri kinshi”).

Il vero significato di nanakorobi yaoki!

Un fatto interessante legato al significato dell’espressione nanakorobi yaoki: il significato con cui è normalmente intesa, non è il più corretto. Di solito è inteso come motto e incoraggiamento a lottare, a non arrendersi mai. In realtà non è questo il senso, non direttamente e non nel modo epico in cui lo intendiamo noi occidentali.

L’idea che trasmette è quella degli alti e bassi della vita. Quindi si usa in frasi tipo “la vita è fatta di alti e bassi, bisogna andare avanti”. C’è insomma, una buona dose di rassegnazione, la “filosofia dello 仕方(が)ない shikata (ga) nai” come la chiamo io (cioè la filosofia del “non c’è nulla da fare”); un modo di pensare che permea la cultura giapponese – e, a quanto ho sentito, anche quella cinese – in un modo e ad un livello che è difficile anche solo da immaginare.

Anche quando potrebbe sembrare un incoraggiamento (3° esempio più giù), è più un rimprovero: la vita è ‘sta roba qui, rassegnati e tira avanti. Insomma, non ha appunto nulla di “epico”, come invece ci piace credere… questo anche se qualche giapponese vi facesse credere diversamente: è la cultura in cui quest’espressione è inserita ad essere talmente diversa dalla nostra, per cui una semplice traduzione non renderà mai correttamente il senso nella sua interezza.

Questi sono tre esempi presi dall’alc.co.jp un buon dizionario di frasi, online e gratuito.

七転び八起きの精神で毎日を生きていく
nanakorobi yaoki no seishin de mainichi wo ikite iku
A
ndare avanti con la propria vita con la mentalità da “nanakorobi yaoki” (che significa “fallisco, mi rialzo e vado avanti: non c’è altro modo”)

人生は山あり谷あり。 七転び八起き
jinsei wa yama ari tani ari. nanakorobi yaoki
La vita ha montagne e valli. La vita ha i suoi alti e bassi.

最初は成功しなくても、何度も試してみなさい。七転び八起き
saisho wa seikou shinakutemo, nandomo tameshite minasai. nanakorobi yaoki
Se anche all’inizio non hai successo, prova e riprova. La vita ha i suoi alti e bassi.

Spero gli esempi chiariscano il senso originale di questa espressione ^_^

Curiosità – Superstizioni Giapponesi

superstizioni - meishinSe non mangi anche i bordi del toast, i capelli non ti si arricciano bene, sai?
Oook, nonna!

Oggi vorrei parlarvi di un tema che suscita sempre curiosità:

Le superstizioni (迷信 – Meishin)
…e qualche detto popolare

Il nostro Kazeatari-sensei ci aveva già raccontato dei numeri fortunati e dei numeri sfortunati per i giapponesi. In particolare si era soffermato a parlare di una delle pronunce del numero 4 (四), letto “yon”, ma anche し “shi”. Questa pronuncia è comune al kanji di “morte” (死, “shi” appunto). Ricordando la Morte si capisce immediatamente perché sia appunto il numero più sfortunato o comunque accuratamente evitato, come in Italia il 17 o in America, e altrove, il 13.

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Proverbi – Kaze ga fukeba okeya ga moukaru

KAZE GA FUKEBA OKEYA GA MOUKARU

風が吹けば桶屋が儲かる

kana: かぜ が ふけば おけや が もうかる
Lett.: Se soffia il vento, i negozianti di secchi fanno buoni affari.
Lib.: Il battito d’ali d’una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo… cioè piccoli eventi possono dare vita a conseguenza inaspettate.

La traduzione libera non ha nulla a che fare con quella letterale, come avrete notato. Richiama infatti “l’effetto farfalla”, noto agli studiosi della teoria del caos, nonché agli amanti della fantascienza (si dice sia stato un libro di Bradbury a fornire il nome in questione). Se volete approfondire, lo trovate su wikipedia.

Se invece volete sapere perché quando soffia il vento i venditori di secchi fanno buoni affari, be’, dovete continuare a leggere…
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