Vocaboli – Domani è un altro giorno… anzi, ALTRI giorni

ashita wa ashita no kaze ga fuku“Domani è un altro giorno”, la frase finale di Via col vento, è un modo di dire che in giapponese è stato spesso tradotto 明日は明日の風が吹く ashita wa ashita no kaze ga fuku, cioè “domani soffierà il vento di domani”.

Per dire “Domani è un altro giorno” ultimamente si usa però la frase 明日という日がある, ashita/asu to iu hi ga aru, cioè “c’è anche (il giorno chiamato) domani”…Sì, perché la frase precedente ha più il senso di “non è il caso di preoccuparsi di domani” o di “al domani ci penseremo domani” (o “sarà quel che sarà”, che in giapponese è “naru you ni naru sa”), mentre questa seconda traduzione è più vicina all’originale.

Però… poco ci importa, non è questo il punto del post di oggi. Oggi ci occupiamo della parola “domani”, che spesso è oggetto di molti dubbi di molti studenti (´-﹏-`;)

“Domani”, infatti, in giapponese è una parola molto particolare, perché si può dire in più modi… si scrive con gli stessi kanji, ma si pronuncia in tre modi diversi… ed è importante conoscerli tutti!

La parola per “domani” in giapponese si scrive 明日. Come detto poco sopra ha tre pronunce, ovvero ashita, asu e myounichi. Le prime due sono pronunce irregolari, la terza, la meno usata è regolare (leggete questo articolo se avete dubbi sulle pronunce irregolari). Quale pronuncia è più opportuna è qualcosa che è deciso essenzialmente dal contesto.

明日 【あした】 ashita è il termine più comune per dire “domani”, si usa in tutte le situazioni non comprese nei casi successivi. Vediamo un esempio:

また明日ね!
mata ashita ne!
Ci vediamo domani!

明日 【あす】 asu risulta un po’ più formale si ashita. È indicato in ambiti più letterari (dal linguaggio aulico, a quello poetico, certe volte anche nelle canzoni, ecc.), nel senso che suona particolarmente “ricercato”; inoltre quando si dice “domani” ad indicare un “futuro” prossimo (es. il domani ci sorriderà; il domani di questo paese sarà roseo; il domani, lo vedo buio; ecc.) si deve usare solo questo termine “asu”.

彼の命は明日の日も知れない。
kare no inochi wa asu no hi mo shirenai.
(lett.) La sua vita potrebbe non conoscere il giorno di domani.
(lib.) Potrebbe non arrivare a domani.

Ok, per non portare sfiga magari ne vediamo un altro…

明日の百より今日の五十
asu no hyaku yori kyou no gojuu
Invece di cento domani, meglio cinquanta oggi
Meglio un uovo oggi che una gallina domani

明日 【みょうにち】 myounichi risulta ancor più formale e si usa di conseguenza solo in contesti particolarmente formali (ciò vuol dire, per esempio, che non deve essere usato sempre e per forza sul luogo di lavoro, ma solo nelle situazioni opportune… immaginate l’assemblea dei soci di un’azienda, ecco, lì sentirete molto probabilmente questo termine, ma il capoufficio che dice al sottoposto di ripresentare un documento l’indomani… dirà semplicemente, si può immaginare, “ashita”).

明日(みょうにち)ご回答を差し上げます。
myounichi go kaitou wo moushiagemasu.
Le risponderò domani.

A dir la verità c’è un quarto termine che potremmo considerare… si tratta del kanji di 朝 asa, mattina, letto però “ashita”; a prescindere dalla lettura il significato restava quello di “mattina” (come fa anche 朝 asa, indica solo la “mattina presto”, non fino a mezzogiorno come per noi), o al più di “(la) mattina dopo”. Tuttavia 朝【あした】 è un termine antiquato, che esiste perché questa è l’origine del termine ashita, che solo in seguito è stato associato all’idea di “domani”.

Un destino simile ha avuto il termine “yuube”, ieri sera. In origine i significati di questi due termini erano infatti semplicemente “sera” e “mattina”. Quando fu deciso che per convenzione la prima ora del nuovo giorno sarebbe scattata a mezzanotte, ecco che improvvisamente quei termini, “sera” e “mattina”, si trovarono ad appartenere a due giorni diversi… e così diventarono “ieri sera” e “domani” rispettivamente.

Altri termini interessanti sono dopodomani e il giorno dopo dopodomani (sì, c’è una parola anche per questo in giapponese! Meriterebbe di rientrare nella nostra rubrica “parole forti“).

La parola “dopodomani” in giapponese si dice 明後日 , si pronuncia asatte, normalmente (nel qual caso è spesso scritto in hiragana), o anche myougonichi (normalmente in kanji, e usato in contesti formali come myounichi).

Il giorno dopo dopodomani invece si scrive 明々後日(=明明後日)e si legge shiasatte o myoumyougonichi (con le stesse particolarità di asatte). Le stesse cose si potrebbero dire per 昨日 kinou, 一昨日 ototoi, 一昨々日 sakiototoi (ovvero sakujitsu, issakujitsu e issakusakujitsu), cioè ieri, avanti ieri e il giorno prima di avanti ieri… ma sorvoliamo.

Per concludere possiamo vedere invece un altro concetto, molto simile a “domani”.

Quando diciamo “domani” indichiamo “il giorno dopo oggi”, no? Ma se vogliamo indicare “il giorno dopo una precisa data”, ovvero se vogliamo dire “il giorno successivo”? In questo caso si usa 翌日 yokujitsu oppure l’espressione 明くる日 akuru hi. Il loro opposto è 前日 zenjitsu, il giorno precedente (da non confondere con 先日 senjitsu, l’altro giorno, qualche giorno fa).

試験の終わった翌日出発した。
shiken no owatta yokujitsu shuppatsu shita.
Il giorno successivo a quando sono finiti gli esami sono partito.

その明くる日彼が来た。
sono akuru hi kare ga kita.
Il giorno successivo (a quello) arrivò lui.

Bene, è tutto, ci vediamo… no, non domani, dopodomani, quindi またあさって!

13 pensieri su “Vocaboli – Domani è un altro giorno… anzi, ALTRI giorni

    • Come fa a restare invariato da “domani” a “giorni”?
      Ad ogni modo giorni di vacanza si dice con una parola sola, semplicemente yasumi, kyuuka o al più kyuujitsu
      Per dire quel che vuoi non usi il verbo “finire”, però, si dice “non posso più prendere giorni di vacanza”
      休みが取れなくなった
      休暇が取れなくなった
      Se vuoi dire semplicemente “non posso prendere giorni di vacanza” (togliendo l’idea del “non posso PIù”) allora diciamo
      休み/休暇が取れない

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        • Dimenticavo… per indicare più giorni nel complesso ci sono… almeno 3 modi.
          Se intendiamo solo il plurale di “giorno”, “giorni”, allora dico
          日 hi …p.e. 2,3日 ni-san nichi, 2-3 giorni
          oppure indico più giorni nel loro complesso… es.:
          日々 hibi, es.: 楽しい日々 tanoshii hibi giorni felici
          Se invece voglio dire “alcuni giorni” dico
          数日 suujitsu
          p.e. “alcun giorni dopo” si dice 数日後 suujitsugo (mentre, come detto, senjitsu significa 先日 “alcuni giorni fa”)

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  1. Più leggo queste cose e più mi convinco che il giapponese non è una lingua ma un enorme puzzle che richiede una vita per essere risolto (e forse non basta).
    Ma scherziamo? Un solo kanji con 3 pronunce, che oltretutto hanno lo stesso significato che però cambia a seconda di come e quando lo usi. Un po’ come il merluzzo che se lo secchi si chiama stoccafisso e se lo sali si chiama baccalà.
    Quello che mi chiedo (e TI chiedo) è questo: come fa chi legge un testo a sapere quale pronuncia usare? Siamo sicuri che sia sempre così chiaro?…. Secondo me anche i giapponesi ogni tanto si chiedono “ma quale pronuncia ci metto qua?”.
    Grazie comunue per l’alticolo, ora mi scrivo tutte le parole e me le imparo (forse).
    Però ragazzi, è difficile e inutilmente complicata, ma è una lingua affascinante!

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  2. Ah le meraviglie del giapponese… Credo proprio che sarebbe l’incubo di quella persona, inglese, che mi disse che noi italiani sbagliamo a chiamare due cose diverse con lo stesso nome, in quel caso nipote di zio e nipote di nonno, maschile e femminile! 😀
    e colgo l’occasione per ringraziare per l’inserimento delle scritte in giapponese nel blog, quelle tipo カテゴリー per intenderci, così imparo più in fretta

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  3. Ho riletto l’articolo e mi è venuto un dubbio. Chiedo qui visto che si accenna anche ai modi di dire “ieri”.
    Per “oggi” avevo imparato “kyou”, ma andando avanti sto trovando spesso “honjitsu”. Pensavo che il secondo fosse più formale, ma lo trovo anche su instagram e twitter… C’è differenza o sono intercambiabili?

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