KANA – Caratteri e suoni della lingua giapponese (disponibile su Amazon) è una introduzione alla lingua giapponese che tratta in dettaglio la scrittura, la pronuncia e i due sillabari giapponesi, i kana appunto (hiragana e katakana).

La sua realizzazione ha richiesto quasi un anno di lavoro, il risultato però è stato al di là delle mie stesse attese. È il libro che avrei voluto quando ho iniziato a studiare giapponese: scende nei dettagli e risponde a tutte le domande che rischiano di bloccare gli studenti, ma lo fa usando sempre un linguaggio semplice e chiaro, da blog, e non quello tecnico e assurdo di tanti altri libri.

Basta con le tipiche espressioni da libri di giapponese… Cose tipo:

  • Il giapponese è una lingua polisillabica agglutinante (?!?)
  • La R è una consonante vibrante alveolare (?!?!?)
  • Impariamo il primo kana: あ, a. Vediamo un esempio: ありがとうございます… (?!?!?!?)

Frasi costruite apposta per farvi credere che il giapponese sia una lingua impossibile. Non fidatevi! Anche i bambini giapponesi lo imparano: DEVE essere più facile di così, basta che qualcuno ve lo insegni in modo semplice e chiaro.

Se siete d’accordo con me KANA – Caratteri e suoni della lingua giapponese è il libro che fa per voi.

Già a partire dalla sua organizzazione è pensato per aiutare studenti con esigenze anche molto diverse. Sarà utile sia ai principianti assoluti, sia a chi ha già studiato i kana ma fatica a ricordarli, sia a chi li ha già imparati per bene ma si porta dietro dei dubbi (o magari non sa di averli) sulla scrittura e sulla pronuncia. Qui troverete risposta tanto a importanti domande quanto a semplici curiosità. Ad esempio Perché certi kana si scrivono in due modi? Cosa sono gli hentaigana? Esistono parole miste di kanji, hiragana e katakana? Perché la parola “Yen” non c’è in giapponese? Quando le “i” e le “u” sono mute? Perché certe volte sento la “i” in “kirei”? Perché in certe parole la R suona come una D? …e così via.

Di seguito trovate una descrizione di ciascuna parte del libro e un’anteprima dei suoi contenuti, così da farvi un’idea del metodo utilizzato e della sua efficacia.

Se vi piacerà spero che lo comprerete …e, vi prego, scrivete una recensione! Mi rivolgo a tutti voi, amici e studenti, appassionati di giapponese e Giappone che mi seguite da tanto tempo: se lo comprate scrivete una recensione, vi prenderà due minuti e anche una sola recensione in più fa un’enorme differenza per un libro su Amazon. Grazie! ヾ(。>﹏<。)ノ゙

A. Hiragana e katakana

Cominciamo parlando del corso per lo studio dei kana. D’altra parte chi vuole imparare il giapponese deve partire da hiragana e katakana e questo libro è lo strumento migliore per riuscire in questa difficile impresa, sia per i principianti, che vedendo un centinaio di simboli da imparare si mettono le mani tra i capelli, sia per chi ha già provato a studiare i kana ma finisce sempre per confonderli, esita nello scriverli o nel leggerli, ha l’impressione di dimenticarne sempre più man mano che ne impara di nuovi.

Imparare hiragana e katakana (e non scordarli più) sarà un gioco da ragazzi grazie a un metodo che sfrutta approcci diversi… perché siamo tutti diversi e impariamo più facilmente se impariamo con il metodo più adatto a noi. Per questo il libro prevede l’uso di

  • immagini buffe (e kawaii), che hanno maggior probabilità di imprimersi nella memoria
  • “storie” (mnemonics) che aiutano a ricordare forma e pronuncia di ogni kana
  • esercizi di lettura
  • esercizi di scrittura, kana → roomaji e roomaji → kana
  • un gran numero di vocaboli scelti apposta per facilitare la memorizzazione (e che permetteranno allo studente di costruirsi un primo vocabolario di base)
  • spiegazioni, quando necessario, consigli utili, piccoli trucchi e curiosità

Ciascun approccio vi permette di affrontare il problema della memorizzazione dei kana da un diverso angolo per offrirvi la sicurezza di riuscire finalmente ad impararli (e non scordarli più).

Ma giudicate voi stessi! Qui sotto avete la prima riga di hiragana e katakana (cliccate sulla prima immagine e poi spostatevi con le frecce)

Notate alcuni punti importantissimi:

  • Gli esercizi di scrittura si basano su una calligrafia naturale (ma propongono anche un confronto con i font più importanti, Minchou e Gothic).
  • Gli esercizi di lettura usano un font chiarissimo, nato da poco e già adorato da internet.
  • Le parole presentate coinvolgono solo i kana già imparati e si basano principalmente su quelli della riga che si sta studiando: basta con quei libri che come esempio per il primo hiragana, あ (A), propongono parole lunghissime e piene di kana mai visti.
  • Vi basterà imparare le 2-3 parole in grassetto per ricordare tutti i kana di una riga!

B. Introduzione alla lingua giapponese

La prima e la seconda parte del libro sono dedicate ai temi della scrittura e della pronuncia dei suoni del giapponese, anche qui però l’approccio è completamente nuovo. Si spazia dai kanji al roomaji, dalla corretta pronuncia della R alle vocali “mute” del giapponese. Particolare attenzione viene dedicata a quelle che sono le tipiche domande degli studenti di lingua giapponese, dalle più comuni a quelle che di solito restano senza risposta:

  • Da dove vengono hiragana e katakana? Quando e perché si usano?
  • Perché certi caratteri hiragana sono scritti in due modi?
  • Cosa sono gli hentaigana?
  • Come si scrivono con il PC certi kana e simboli?
  • Perché i giapponesi non rinunciano ai kanji o almeno al katakana?
  • Esistono parole miste di kanji, hiragana e katakana?
  • Perché certe parole si scrivono in un modo ma le sento pronunciare in un altro? Sono l’unico a sentire la differenza? Perché certe volte sento la “i” in “kirei”? Perché in certe parole la R suona come una D?
  • Quando le “i” e le “u” sono mute?
  • Il suono “ye” non c’è in hiragana, ma allora da dove viene “Yen”? E la birra “Yebisu”?
  • Perché ho trovato una “u” con il nigori (ヴ) ?
  • Ci sono gli accenti in giapponese? È davvero una lingua basata sui toni?
  • Cos’è lo shadowing e come posso usarlo per migliorare?

…e via così, cercando di dare una risposta chiara alle tante domande che impediscono agli studenti di procedere tranquilli sulla loro strada verso la conquista del giapponese.

Per quanto riguarda la pronuncia, è possibile anche usufruire di un aiuto audio. A questa pagina

https://studiaregiapponese.com/libri/kana/pronuncia/

trovate tutte le parole che possono esservi d’aiuto nel cercare di capire la pronuncia dei suoni più difficili del giapponese (la pagina riprende, fin dalla sua struttura, tutti gli argomenti del libro in tema di pronuncia).

KANA – Caratteri e suoni della lingua giapponese

La mia unica preoccupazione è di non riuscire a rendere l’idea di quanto io stesso sia entusiasta di questo libro. La soluzione migliore, mi sono detto, è lasciar giudicare voi stessi. Quindi, da un lato inserisco qui un’anteprima, oltre al link ad Amazon, dall’altro vi chiedo di scrivere delle recensioni su Amazon, importantissime per la visibilità di un libro.

Link alternativo all’anteprima. Per scaricare l’anteprima usa tasto destro e “Salva destinazione con nome…”.

m(_ _)m よろしくお願いいたします (yoroshiku onegai itashimasu)

Preferite ve lo dica con una kaomoji? Ecco: ( `・∀・´)ノヨロシク

Meglio uno yojijukugo stile teppista? No problem… 夜露死苦!(yo ro shi ku! XD)

33 thoughts on “KANA – Caratteri e suoni della lingua giapponese

      1. Sarà sicuramente un gran libro 🙂 anche perchè in italiano c’è poco o niente come libri di testo per studiare il giapponese. Ho studiato cinese solo con libri in inglese e per il giapponese ho utilizzato, finora, genki però lo trovo limitato soprattutto perchè gli esercizi sono, nella maggior parte, strutturati per essere fatti in gruppo e in classe. Anche la grammatica mi sembra limitata e ovviamente bisogna contare il fatto che i libri sono almeno due.
        In italiano, oltre alla grammatica della Hoepli, sto utilizzando un testo pubblicato da un altro blog italiano e anche se fatto abbastanza bene lo trovo un po prolisso e un poco confusionario.
        Detto ciò, non sarà mai troppo tardi la pubblicazione del tuo libro di testo (visto il libro sui kana sarà uno splendore)!

      2. Ciao volevo sapere quando pubblicherai il secondo libro dei kanji, o se è in progettazione, in quanto mi è piaciuto tantissimo il primo e vorrei tanto il secondo. Grazie
        Francesca

        1. Uscirà prima il corso N5 con eserciziario, prevedo a inizio 2020, poi… non sono ancora sicuro di come procederò: nel corso del 2020 farò sicuramente uscire un altro libro, ma non so se sarà il corso N4 o il secondo libro di kanji.
          Nel frattempo usciranno anche altre pubblicazioni minori, che ci chiedono in genere solo uno o max due mesi, come il libro di proverbi che sarà fuori oggi o domani, un libro di lettura cui stiamo lavorando e il prossimo progetto, un libro di onomatopee… tutte pubblicazioni interessantissime che, se ti è piaciuto il libro di kanji, ti piaceranno di sicuro

  1. Una domanda: alle pagine 78-79 nel tuo libro trovo “jikou じこう incidente” mentre sul dizionario/internet trovo “jiko じこ”. Mi sta sfuggendo qualcosa o è semplicemente scappata una “u う” ?

      1. Non c’è di che, appena posso ti segnalo anche gli altri che ho trovato (nell’italiano). Probabilmente saranno già stati notati perché più evidenti, ma non si sa mai che ne sia sfuggito uno, e può tornare comodo per un’eventuale seconda edizione

        1. Se si tratta di “nelc aso” e “no” al posto di “non”, già segnalati… anche se il secondo non ho idea di dove sia. Non dovrebbero essercene altri nuovi, ma non si sa mai che Amazon ti abbia inviato una copia di prima delle correzioni (Amazon non stampa davvero “on-demand”: se un libro ha successo, fa delle scorte, per così dire).
          Per segnalarmeli usa pure il link Contatti in home page (solo su pc) o da https://studiaregiapponese.com/mandami-una-mail/

  2. Ipotizzando di cominciare lo studio del Giapponese utilizzando questo tuo libro (come penso che farò, date le ottime recensioni che ha ricevuto), pensi che il corso ‘Japanese From Zero!’ possa apparire troppo lento dopo aver letto il tuo libro?
    Grazie, e scusa se ti sto bombardando di commenti in questi giorni, ma penso che sia meglio investire un pò di tempo in più nel pianificare e poi partire a pieno regime, piuttosto che cominciare lo studio in modo frettoloso e poi dover cambiare materiale in “corsa”.

    1. Scusa tu semmai per il ritardo nelle risposte… Con l’app di WordPress è successo l’impensabile
      Usare jfz dopo il mio libro sarà un po’strano perché jfz è lentissimo ad introdurre i kana… Porta avanti il corso mentre li introduce nell’arco del primo volume! Può funzionare benissimo però se ignori i loro esercizi sui kana e ti eserciti riscrivendo in kana quel che loro scrivono in roomaji!

  3. Ciao, ho acquistato ieri il libro KANA su Amazon (quasi) per caso, cercavo un libro per studiare il giapponese e tra i tanti mi ha ispirato istintivamente il tuo. Poi sono venuta a curiosare sul sito e l’ho trovato molto ben fatto. Inoltre ho scaricato l’anteprima che mi ha finalmente chiarito la questione dei tre sistemi di scrittura…
    Ecco, non vedo l’ora che arrivi il libro, ma il sito e l’anteprima mi hanno spinta a fare una preliminare recensione positiva…
    Mi farò sentire con le impressioni reali dopo che sarà arrivato!!!

  4. Ciao :), sarei veramente interessata ad acquistare il libro, sogno da una vita di imparare il giapponese e ho provato più volte a cimentarmi nell’impresa, ma ho sempre mollato ai primi approcci; momentaneamente il libro non è più disponibile su Amazon, sai dirmi se ci sarà una ristampa? Grazie per il tuo tempo, hai una nuova fan. ^-^

  5. Ciao Riccardo ho scoperto il tuo blog nella ricerca che mi accomuna a molte altre persone che vogliono studiare da sole il giapponese. Sto per trasferirmi in Giappone per lavoro e ci restero’ per qualche anno ma non conosco la lingua e dovrò cominciare a studiare molto seriamente e per ora senza il supporto di un insegnante.Ho letto molti dei post e i tuoi consigli, che ho trovato molto equilibrati, sui testi in italiano e in inglese. Ho intenzione di cominciare con il tuo libro sui kana e poi proseguire con quello sui kanji. per il manuale mi sarei orientata sui testi inglesi di cui parli nel blog ma non so decidermi. Cosa consiglieresti a qualcuno come me che si ritroverà tra tre mesi immerso nella quotidianità di Tokyo con i pro e i contro che questo comporta?altra domanda: ho letto nel blog che prevedevi di pubblicare il tuo corso nei primi mesi del 2020, a che punto sei?grazie e complimenti per il tuo lavoro.

    1. Per quanto riguarda il mio corso, al momento sono ancora in corso per una pubblicazione in primavera (tra aprile e giugno).
      Per quanto riguarda imparare la lingua… per chi vuole dire qualche frase da turista è un conto, per chi vuole seguire un anime un altro, ma per chi come te deve vivere e lavorare lì, mi spiace ma “qualche anno” è esattamente quel che ti serve anche con la lingua. Nel senso che dedicando almeno 1 ora al giorno allo studio e un paio d’ore minimo di immersione (film, drama, anime, musica, youtube…) realisticamente servono almeno 3 anni per arrivare a un livello tale da cavarsela in giapponese nella vita quotidiana… cose come avere una conversazione tra colleghi, affittare una casa, e, un po’ più difficile, aprire un conto in banca, avere a che fare con la burocrazia, e così via. Per parlare fluentemente, “senza patemi”, direi 5-7 anni, a seconda della persona.

      Io presumo che la tua compagnia ti verrà incontro per le faccende burocratiche (e magari anche nei tuoi sforzi per imparare la lingua). Se è così sei a cavallo, perché la buona notizia è che sistemata la burocrazia, specie se vivi a Tokyo, non hai bisogno di parlare nella vita di tutti giorni. I camion e gli ascensori parlano, ma le persone non hanno bisogno di dire nemmeno una parola per giorni interi se non va loro di farlo (presumo che la tua azienda non pretenda tu parli giapponese appena arrivata), quindi avrai tempo per imparare e poi inserirti a livello sociale e divenire indipendente su ogni piano.

      Cos’altro consigliare… quanto a libri? Dopo un corso prendi una serie di libri per il JLPT N4 e prosegui fino all’N2. Cerca materiale di lettura al tuo livello e leggi più che puoi. Ascolta più che puoi, anche ascolto passivo con sottotitoli in inglese è utile (poi doppi sottotitoli, poi solo giapponese). Se pensi “vivrò in Giappone, non ho bisogno di fare altro ascolto” sei del tutto fuori-strada: Tokyo è una società su misura per persone che vogliono interagire con gli altri il meno possibile, il concetto del capsule hotel è applicato a karaoke, ristoranti, internet cafè, ecc. E le persone con cui parlerai ti risponderanno in inglese (o a gesti) anche quando saprai parlare un po’ di giapponese …devi arrivare a un livello sufficiente per superare questa soglia e ottenere delle risposte, quindi ascolto, ascolto, ascolto…

      In bocca al lupo per tutto!

  6. Sono un soddisfatto acquirente sia del libro sui kana che di quello sui kanji dei quali si parla, ma mi riferisco in particolare all’ultima frase dell’ultimo post
    “… quindi ascolto, ascolto, ascolto!”
    Studio il giapponese da circa un anno, sia da autodidatta che da studente di un corso.
    Su una grammatica giapponese ho trovato questo concetto, che dopo la mia lunga esperienza con le lingue straniere e la mia breve esperienza con quella giapponese mi sentirei di condividere in pieno:
    “Here’s my advice for practicing Japanese: if you find yourself trying to figure out how to say an English thought in Japanese, save yourself the trouble and stop because you won’t get it right most of the time. You should always keep in mind that if you don’t know how to say it already, then you don’t know how to say it. Instead, if you can, ask someone how to say it in Japanese including a full explanation of the answer and start practicing from Japanese. Language is not a math problem; you don’t have to figure out the answer.”
    Kim, Tae. A Guide to Japanese Grammar: A Japanese approach to learning Japanese grammar (posizioni nel Kindle 81-85). . Edizione del Kindle.
    Per cui, se mi posso permettere, oltre e in parallelo alla pubblicazione dei testi cartacei, non sarebbe forse molto interessante la pubblicazione di un corso multimediale di giapponese fatto con la tecnica dello “shadowing”, quello che una volta veniva chiamato metodo “sandwich”?
    Moltissimi anni fa ho studiato l’inglese con questo metodo (prima con il “mangiadischi” e i 45 giri, figuriamoci!, poi con le “musicassette”…) e posso dire che funziona benissimo.
    Una breve lezione o conversazione in giapponese, da seguire dapprima assieme a un testo scritto, dopodiché ..”Esercizio di traduzione simultanea numero… dite ogni frase in giapponese prima di sentire la versione corretta.
    Pausa
    Questo treno ferma ad Osaka?
    Pausa
    Kono densha wa oosaka ni tomarimasu ka.
    この電車は大阪に止まりますか。
    Pausa
    A che ora parte?
    Pausa
    Nan-ji ni demasu ka.
    何時に出ますか。
    Pausa
    eccetera eccetera eccetera…”
    E così via, in maniera molto graduale, da ascoltare e ripetere per centinaia di volte, anche in situazioni dove uno studio tradizionale non sarebbe possibile, come in auto o in treno, appunto.
    Mi permetto di fare questo suggerimento vista la grande qualità didattica presentata dai due testi sopra nominati, che mi fanno capire che per l’Autore la realizzazione di un corso multimediale come quello ipotizzato potrebbe riuscire particolarmente valida.
    Personalmente una cosa del genere me la sto creando con la tecnologia TTS, ma averla già disponibile farebbe senza dubbio molto piacere a me e a molti altri, penso.
    Grazie per l’attenzione.
    Antonello

    1. Per quanto riguarda la citazione… ho detto la stessa cosa, ma in modo più approfondito, non so quante volte… E dico sul serio, tanto che l’ho detto perfino oggi su fb e in questo commento proprio all’ultimo post scritto qui sul sito
      https://studiaregiapponese.com/2020/01/21/jouzu-e-larte-di-vantarsi-in-giapponese/comment-page-1/#comment-34454
      …consigli molto più pratici secondo me. Come, ascolta, interiorizza la costruzioni, usa i vocaboli e le costruzioni del libro e stop, non cercare di creare frasi in italiano e tradurle, usa le frasi che hai imparato per dire quel che vuoi. Sarà dura, ma l’unica è semplificare il proprio modo di esprimersi… non è quello che vuoi dire, ma quello che puoi dire, che ti viene alla bocca in modo naturale perché l’hai letto e sentito 100 volte.

      Per lo shadowing …anche quello, lo consiglio sempre (anche se non è nel commento linkato sopra, mi sa). Gen. lo consiglio a chi mira un giorno a conversare (importante, sì, ma, specie con il giapponese, si può dire che sia di importanza relativa: tutto dipende dalla persona e dagli obiettivi che uno ha ed è facile che conversare per 60 minuti in totale ogni 3 anni mentre uno è in Giappone non sia lo scopo per moltissimi studenti).

      Per il corso “multimediale”, finito il corso cartaceo che costituirà il necessario materiale abbiamo in programma di realizzare un videocorso… alcuni pezzi di un puzzle devono incastrarsi per cui non posso dirti molto, ma sarà più di quel che speri. Richiederà tempo, sì, realisticamente parliamo forse della seconda metà del 2021, ma già da metà 2020 si inizierà a intuire di che si tratta… coronavirus permettendo 😉

  7. “Abbiamo visto che i Maestri giapponesi hanno per voi un particolare occhio di riguardo, non riusciamo a capire perché, siamo anche un po’ gelosi…” così mi diceva tempo fa un caro Collega .
    “…è la comune origine isolana che ci rende molto simili, voi “continentali” non potete capire.” la mia risposta.

    Per cui la mia intenzione è proprio quella di poter parlare, sia pure ad un livello assolutamente basico, con i Maestri giapponesi di Kyudo, l’Arte dell’Arco, visto che la stragrande maggioranza di loro parla solo il giapponese. Spero di riuscirci, tra due o tre anni.

    Certo, mi rendo condo di come la lingua giapponese presenti tutta una serie di problemi particolari: ho prestato alla mia Insegnante (giapponese madrelingua) un testo, a dire il vero un po’ “esoterico” (Inagaki Genshiro, Yumi no kokoro, Luni Editore, testo in giapponese, italiano e inglese) e mi ha riferito che praticamente non è riuscita quasi a leggerlo in giapponese, sia per una forma particolarmente involuta del fraseggio, sia per la presenza di kanji “specialistici” che non sono conosciuti da un comune lettore giapponese.

    Benissimo, attendo con una certa impazienza il corso multimediale, anche se ho qualche perplessità su un corso “video”: infatti un corso “video” richiede una disponibilitàdi tempo e di attenzione che la stragrande maggioranza delle persone, oggi, non possiedono.

    Faccio un esempio. Spesso, nel luogo dove sino a qualche mese fa lavoravo, mi è stata posta la fatidica domanda. “..ma tu come hai fatto a imparare a parlare l’inglese correntemente? A me piace moltissimo viaggiare, ma mi rendo conto che, senza conoscere l’inglese, mi privo della maggior parte del divertimento…”

    “…innanzitutto, bisogna essere fortemente motivati ” la mia risposta “ma devi soprattutto impararlo cercando di fare il minimo sforzo. Comprati un corso di inglese che utilizzi il metodo Sandwich e ascoltalo e riascoltalo senza farci caso, mentre cucini o mentre vieni al lavoro… quando ne avrai disperato bisogno la memoria scaverà come un caterpillar tra le frasi che hai imparato per trovare la frase che ti serve per acquistare il biglietto del treno. Su quella base poi, leggendo e sforzandoti di parlarlo ad ogni possibile occasione, potrai costruire tutto il resto.”

    “..ma non è possibile imparare una lingua così, senza farci caso…” l’unanime risposta.

    Risultato: dopo innumerevoli corsi il loro inglese è fermo al livello “ tu is megl che uan..” perché credono che una lingua moderna si debba imparare come al Liceo Classico si imparano (imparavano) il latino e il greco antico.
    Certo, ovviamente non affermo che quando si studia una lingua non si debba studiare e imparare anche la relativa ortografia, grammatica e sintassi, ma questo può avvenire anche dopo, non prima, perché per imparare a camminare non c’è bisogno di sapere come è fatta l’articolazione del ginocchio.

    Ho cercato, senza trovarlo, un corso di giapponese che fosse congegnato in questo modo e che fosse anche “portatile”, cosa essenziale: ad esempio ieri ho trascorso oltre due ore in auto e, grazie alle frasi che sono riuscito a costruirmi grazie alla tecnologia TTS, sono state due ore utilmente dedicate allo studio del giapponese, cosa che non avrei potuto fare se, per studiare, avessi dovuto necessariamente avere un video davanti agli occhi.

    Per cui attendo, anche con qualche impazienza… 🙂 , un corso multimediale “portatile” di giapponese che, se sarà fatto secondo gli elevati standard didattici presenti nei libri già pubblicati, cosa della quale sono convinto, sarà estremamente utile.
    Saluti
    Antonello

    1. Un altro incasserebbe i complimenti felice e basta, ma io ci tengo agli utenti, a costo di farmi un po’ odiare (EDIT: e dedicare quasi un’ora ad un commento) quindi non voglio vederli imboccare strade sbagliate/pericolose (posto che come scrivevo in un mio articolo, 1. siamo tutti diversi e 2. se anche impari poco con un metodo “sbagliato”, sai comunque più di prima quindi non hai perso nulla solo guadagnato).
      Ad ogni modo, ecco l’idea che mi sono fatto dopo 10 anni che mi occupo di giapponese, vedendo problemi e sventure di centinaia di studenti e utenti (sul serio, questo sito ha 12 mila commenti!)

      L’approccio di cui parli sembra molto simile al natural approach teorizzato da Krashen e Terrell …snaturato inserendo una traduzione. Il natural approach, in pratica è imparare da un insegnante che parla in un contesto, ma SENZA traduzioni; ha i suoi sostenitori e detrattori. Il canale yt polyglot-a-lot lo santifica… salvo poi parlare di 1-2 anni per imparare una lingua NON lontana come il giapponese, assumendo madrelingua per fare lezione secondo le proprie indicazioni… Ma lasciamo perdere l’impraticabilità di questo metodo che comunque non è quel che dici tu. Te lo cito perché l’idea di fondo è la stessa. Imparare dal parlato. Glossika ha fatto una serie di libri esattamente così, solo frasi e traduzioni (quanto accurate è discutibile). E l’idea mi piace.

      Il punto però è… questi metodi “ascolta e parla, non imparare la grammatica o semmai dopo” funzionano con lingue non lontane dalla nostra: sto imparando così lo spagnolo e parlo già fluentemente inglese perché ho guardato tonnellate di serie tv. Quindi riconosco la bontà del metodo. Ma so anche quanto lontano mi hanno portato tonnellate di anime giapponese e cioè “da nessuna parte”. Sono parte imprescindibile dell’apprendimento? Sì. Da soli o con sottotitoli possono permettere di imparare la lingua: definitivamente no. 100% no.

      Sono d’accordo che non si debba soffrire (ho un articolo in bozza da anni dal titolo “Non serve soffrire”), ci si deve appassionare a qualcosa (possibilmente con audio), verissimo …e se possibile convertire la propria passione in passione per la lingua, perché la motivazione ci fa iniziare ma non porta lontano, senza abitudini e …un po’ di sana ossessione per la lingua in sé.
      Tuttavia la grammatica con il giapponese viene prima, mi spiace.
      E non lo dico io, così. Ho “le prove”! XD Ci sono fior fior di poliglotti in circolazione, come Luca Lampariello (il cui metodo è in pratica tradurre e ritradurre) e Benny vattelappesca, quello di fluent in 3 months (in pratica “parlare fin da subito”)… hanno metodi diversissimi e una cosa in comune: hanno fallito con il giapponese. Sanno una 15ina di lingue ciascuno, ma con il giapponese non sono riusciti.
      Perché, uno più e uno meno, ignorano la grammatica. Che, mettiamocelo in testa, non è altro che una collezione di “language-learning hacks”. “Trucchi” per evitare di imparare tutto a memoria e impiegare 20 anni per parlare *discretamente* una lingua (male nel caso dei ventenni italiani di oggi).

      Tutti e due i metodi, così come il metodo naturale e il metodo sandwich hanno in comune una stessa idea …che non funziona con lingue troppo lontane dalla tua. Perché la struttura della frase, le regole e i vocaboli sono troppo distanti nelle due lingue. Non arriverai al passo successivo che è prendere pezzi da frasi diversi e usarli per costruire una frase tua (o capire una frase di un madrelingua che non era in quelle ascoltate).

      Per il metodo sandwich wikipedia riporta: “Let me try — lass mich mal versuchen — let me try.”
      …non ci sono santi che lass mich è “let me” e persumo versuchen sia “provare” e forse “mal” un avverbio tipo “un po’”? …e io non ho MAI studiato tedesco.
      Ma se lì in mezzo avessi messo “yarasete kudasai” non avresti dedotto niente. Non c’è parola per “let”, né “me” …né “try”!
      Ci sono solo due parole. DUE.
      Ma yarasete è la forma causativa di UN verbo fare, yaru, in una forma pseudo-imperativa (ci sono, non scherzo, una dozzina di modi di fare l’imperativo) che funziona anche da coordinativa, da causativa e da modale (ma non solo)
      Poi c’è kudasai che qui è un po’ come un “per favore” ma non puoi utilizzare sempre così perché in effetti è un verbo supercortese alla forma coordinativa (un’altra rispetto alla precedente) che significa “dare” ma solo se a dare è qualcun altro che dà a me o a qualcuno che mi è vicino (emotivamente non spazialmente)

      Il mio punto è… da queste frasi non ricaverai *inconsciamente* abbastanza informazioni per costruire altre frasi e sostenere una conversazione.

      Certo, puoi imparare MOLTE frasi e la tua memoria ripescherà nei ricordi e dirai più o meno quel che vuoi ma… non capirai la risposta.
      Per due motivi.
      1. Puoi aver sentito/memorizzato solo un numero molto limitato di risposte in una serie limitata di contesti… non c’è una sezione “dialogo con il mio maestro di arti marziali”.
      2. I libri insegnano un giapponese “neutrale”, ma la gente nella vita reale parla giapponese colloquiale o keigo (giapponese super-cortese). Sono lingue diverse praticamente. Per capirci e citare davvero solo una di 100 cose… I verbi cambiano!
      Gli uomini usano kuu nel colloquiale, nel keigo si usa meshiagaru se a mangiare è una persona che rispetti oppure itadaku se dici che a mangiare sei tu (un familiare o un amico) mentre parli con qualcuno che rispetti… I libri insegnano “tabemasu” …e potremmo citare altri livelli intermedi con altre forme costruibili da taberu.
      Ad ogni modo, la maggior parte delle volte da turista tu parli e l’altro ti risponde in keigo (con frasi complesse e convolute, usando vocaboli più ricercati di quelli che hai studiato). O ti risponde in inglese. O a gesti.

      Ad ogni modo se il tuo obiettivo è una vera conversazione con il tuo sensei, impressionarlo possibilmente, parlare in modo naturale perfino… Non saltare la grammatica.
      E non pensare “ah, questo dà importanza alla grammatica perché il suo libro e il corso saranno di grammatica” (ci sarà tutto), perché sia chiaro, il mio corso libro o video sarà solo il primo passo, i primi 3 mesi di uno studio che, certo cambia a seconda dei ritmi e delle persone, ma in genere richiede un 5 anni, di più per arrivare alla naturalezza che ti dicevo.

  8. Su internet è molto facile, anche se si hanno, lo assicuro, le migliori intenzioni, urtare la suscettibilità di chi sta di fronte ad un diverso video, cosa che tra l’altro penso di aver già fatto quando feci notare che i due libri, pur con le loro grandissime qualità, erano scritti, a mio parere, con l’utilizzo di un font troppo piccolo e poco incisivo.

    “Riccardo “kazeatari” Gabarrini 2020年2月21日 alle 02時44分39秒 “ ha scritto:

    Il mio punto è… da queste frasi non ricaverai *inconsciamente* abbastanza informazioni per costruire altre frasi e sostenere una conversazione. “

    Certo che no, perché dopo avre sentito dall’insegnante di un corso basico di giapponese (perché di questo si sta parlando…) frasi come

    “Ma yarasete è la forma causativa di UN verbo fare, yaru, in una forma pseudo-imperativa (ci sono, non scherzo, una dozzina di modi di fare l’imperativo) che funziona anche da coordinativa, da causativa e da modale (ma non solo)”

    io mi sarò già alzato dalla sedia e diretto verso l’uscita della scuola di lingue, borbottando qualcosa circa il fatto di aver sprecato i miei soldi. Guarda caso, dei nove partecipanti al corso di giapponese A1.1 che hanno iniziato con me quest’anno, corso che si basava sui noti libri della famosa Casa editrice, otto hanno abbandonato e il corso successivo di giapponese A1.2. non si è formato.

    Questo mi ricorda la mia prima lezione di Analisi matematica I (ingegneria), quando il Docente iniziò a riempire quattro lavagne con gli “Spazi vettoriali da Rn ad Rn”. Un Collega seduto a fianco a me, appena finita la lezione, si alzò e andò direttamente in Segreteria studenti. Oggi è uno stimato Avvocato.

    La mia frase è:
    “Certo, ovviamente non affermo che quando si studia una lingua non si debba studiare e imparare anche la relativa ortografia, grammatica e sintassi, ma questo può avvenire anche dopo, non prima, perché per imparare a camminare non c’è bisogno di sapere come è fatta l’articolazione del ginocchio.”

    Allora, modifichiamo la mia frase:

    “Certo, ovviamente non affermo che quando si studia una lingua non si debba studiare e imparare anche la relativa ortografia, grammatica e sintassi, ma questo può avvenire anche dopo, (purché non molto dopo!) non prima, perché per imparare a camminare non c’è bisogno di sapere come è fatta l’articolazione del ginocchio.”

    E, guarda caso, ne sono così convinto da possedere già tre libri di grammatica giapponese, e di sicuro non mi fermerò a questi.

    Spero di essere stato più chiaro.

    Riconferno i complimenti per il sito: se ho potuto seguire proficuamente il corso di giapponese lo devo al fatto di aver iniziato a studiare i kana, utilizzando sia i suggerimenti proposti da questo sito che il libro apposito, già in estate. Così, quando la Docente ha iniziato a spiegare i kana ad un ritmo che si è rivelato forse troppo veloce, grazie al fatto di conoscerli già, ho potuto seguire e non trovarmi invece ad “inseguire”, come invece hanno dovuto fare gli altri partecipanti al corso.

    Saluti

    Antonello

  9. Salve volevo acquistare il vostro libro ma sfogliando su un’altra pagina di questo sito (https://studiaregiapponese.com/2020/04/06/dove-trovare-i-nostri-libri/) leggevo che ci sono problemi con amazon Italia e bisogna comprarlo su quello Spagna, UK, o Germania; eppure io qui trovo il libro (https://amzn.to/2tYkB0o) quindi la mia domanda è: questo è un refuso delle prime edizioni dove come scrivevate negli altri commenti sono preseti errori di battitura o è l’ “ultima” versione che fortunatamente da la possibilità di essere acquistata?
    Grazie

    1. Questo tuo commento era stato bloccato dal sito per errore ed era finito tra lo spam. Mi spiace.
      So che hai risolto ma rispondo lo stesso.
      Per un periodo i nostri libri non erano in vendita causa problemi di amazon nella distribuzione. Ora sembrano finalmente risolti, anche se consegneranno lentamente e forse dopo tot tempo potrebbero tornare indisponibili… dipende tutto da quanto a lungo la quarantena continua e dalla capacità di amazon di consegnare tutto quel che viene ordinato.
      Nei nostri libri non ci sono errori di battitura noti, non corretti. Aggiorniamo i file e li reinviamo ad amazon appena un errore viene scoperto. Inoltre ci tengo a dire che in tutti i nostri libri finora è stato trovato un solo errore di battitura nel giapponese, facilmente individuabile, e anche questo subito corretto.

Fatti sentire!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.