Recensione – Minna no Nihongo? No, grazie.

Prima recensione di un libro non italiano e primo videopost. So che da un punto di vista tecnico c’è molto da migliorare, ho già scoperto come fare, ma volevo finalmente postare qualcosa quindi eccovi, un po’ di fretta, questa prima videorecensione sul tanto famoso quanto sopravvalutato Minna no Nihongo.

Ah! Forse vi siete chiesti come mai di questi lunghi, insoliti, silenzi tra un post e l’altro. Sono alle prese con un trasloco (vendita di casa vecchia, ristrutturazione della nuova, causa legale in corso con i muratori… un delirio!) e ovviamente la cosa mi toglie ogni tempo e energia. Non preoccupatevi però che la realizzazione del diario di SdG e ovviamente del libro per superare il JLPT N5 è proseguita… per il sito però ho tirato un po’ i remi in barca, perdonatemi e visto che siamo in tema di favori… pubblicizzate il sito quanto potete! ヾ(。>﹏<。)ノ゙✧*。

Ma ora bando alla ciance… Ingrandite a tutto schermo il video (è 1080p), alzate il volume e Buona visione!

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I treni giapponesi: al confine tra verità e leggenda

Oggi parliamo di “treni e Giappone”, come avrete capito, con un nuovo articolo della rubrica “Lo sapevate?” (la trovate nel link, al punto 2). Vanta pochi articoli per ora, ma è una rubrica che sta particolarmente a cuore sia a me (ovvio) che a molti di voi: per capirlo basta pensare all’enorme successo avuto da alcuni suoi articoli, come Il Sole giapponese: rosso e cattivo! o Il sistema scolastico giapponese.

Ma torniamo ai treni… A fine articolo vi darò dei consigli utili se doveste fare un viaggio in Giappone, ma per il resto parleremo dell’aura leggendaria che ammanta le ferrovie giapponesi. E qualcuno dirà: Non se n’è già parlato abbastanza…?

Sono d’accordo con voi, se n’è parlato molto, ma evidentemente nel modo sbagliato se su Facebook girano ancora, stracondivise, immagini del genere

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Società – Uniformi alla moda e conformismo

Oggi polemizzo un po’, in modo positivo e informativo (spero si capisca). Eccovi quindi un’immagine, trovata su facebook di recente, che mi ha fatto fare un sobbalzo (l’ennesimo). Di quei sobbalzi che uno si agita sulla sedia e la sedia fa un rumoraccio strano che assomiglia a delle parole umane, tipo: “Macheccaz***” …un rumore così, più o meno.

L’immagine è quella che vedete qui sopra, il post originale lo trovate qui di seguito (così come la critica).

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Stranezze giapponesi (51) – Supaboo (e altri oggetti del mistero)

Come forse già sapete i 祭り matsuri sono delle specie di sagre. La traduzione più sentita è quella di “festival”, ma siccome non c’è un matsuri a Sanremo, diciamo “sagra”. D’altra parte i matsuri sono spesso organizzati dai templi e/o nel loro “sagrato”, così come le nostre sagre sono spesso organizzate da/davanti a chiese e parrocchie. Fin qui niente di strano, no?

Da qualche anno in qua a questi matsuri si vedono sempre più spesso degli 屋台 yatai (bancarelle) con la bandiera italiana ed un nome misterioso, イタリアンスパボー itarian supaboo, superato solo (per livello di “misteriosità”, intendo) dal prodotto in vendita.

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Trovare il proprio posto: Italia o Giappone?

Ho deciso di rispondere così a una domanda ricevuta in un commento a un articolo su Le regole della società giapponese perché… perché ne ricevo tante di domande del genere via mail. Questa aveva anche un risvolto personale, emotivo, così ho deciso di rispondere in modo più ampio, con un articolo, perché… chi non vorrebbe dare i consigli giusti al sé stesso dei tempi del liceo? E così mi sono lasciato trasportare (temo). Abbiate pazienza. In compenso troverete che, come è mia abitudine fare, l’articolo è anche pieno di riferimenti alla lingua e alla società giapponese.

Ecco la domanda in questione

Be’… dopo aver letto questo ultimo post della rubrica, mi sento ancora più combattuta riguardo la società giapponese (;´∀`) Ovviamente ogni cosa ha i suoi lati negativi, ma quello che vorrei capire è se riuscirei mai a integrarmi decentemente in Giappone. In effetti io non mi trovo per niente bene qui in Italia, (quasi) tutti sono estremamente egoisti, egocentrici e str*nzi e non ci pensano due volte prima di ferire i tuoi sentimenti. Io qui sono considerata troppo sensibile, troppo empatica, troppo disponibile ad aiutare gli altri… D’altro canto però del Giappone un po’ mi preoccupa il fatto che l’individuo abbia così poca importanza, perché nonostante riesca indossare tutte le maschere sociali di questo mondo, alla fine rimango comunque “strana” (ho un modo di pensare, dei principi e dei valori tutti miei). Ovviamente non mi aspetto che tu sappia dare una risposta al mio interrogativo (“riuscirei ad adattarmi al Giappone?”), ma magari qualche suggerimento se puoi 🙂

L’idea de “il proprio posto”, il posto in cui si può stare, vivere serenamente, è ben resa in giapponese dalla parola 居場所 ibasho. E come dico spesso di recente, se in una lingua si ha una parola per parlare di qualcosa, è perché è importante nella cultura che usa quella lingua.

Parlo così, “all’improvviso” e ad inizio risposta, di questo “ibasho”, perché mi pare che sia questo il vero punto cardine della tua domanda e che sia questo, più che il Giappone in sé, ciò che in effetti speri di trovare.

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FAQ – Come ho studiato Giapponese

waga jinsei ni wa kuinashiMi rendo conto che il post è lungo, per cui vi offro un tl;dr. In breve quel che ho fatto è stato semplicemente farmi spaventare dai kana, annoiarmi molto (ma per poco tempo) grazie a qualche libro “serio quanto basta”. Poi mi sono disperato, divertito e ho stonato sulle note di qualche capriccio… E ancora ho seguito i miei interessi (di otaku), mi sono fatto guidare da un senso del dovere (che non sapevo di avere) verso le persone con cui collaboravo, quindi, finalmente, ho ceduto alla curiosità, quando ho trovato chi poteva soddisfarla e alimentarla… Finché… eh, ho iniziato a camminare da solo, per poi volare (letteralmente: sono andato in Giappone), e poi cadere (questo non letteralmente!), sposarmi, quasi di sfuggita, e poi volare di nuovo. E per ora è tutto, ma continuerà. Finché campo.

Tutto chiaro? No? Immaginavo 😛 Ora faccio il serio, vi dico per punti cosa ho fatto, poi, chi vuole potrà leggere “la mia storia”.

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Domande – Giappone: inferno o paradiso?

Da una domanda di karuro16

Ciao Riccardo, spulciando nella “libreria giapponese” di Firenze mi ha incuriosito un libro che ho acquistato e letto: “Giapponesi poverini!” di Lio Giallini. Curioso sottotitolo: “il sistema nipponico, ovvero la ricetta dell’infelicità”. (…) Il libro mi ha irritato sempre più via via che lo leggevo, e mi domando se sia solo una raccolta di luoghi comuni (…) o una amara e veritiera descrizione di una realtà invivibile e inaccettabile. Ti chiedo se lo conosci e nel caso cosa ne pensi.
Il Giappone che tu ami e quello descritto nel libro sono lontani anni luce
, e il contrasto fa sorgere molte perplessità.

Se altri sul sito lo hanno letto e hanno esperienze dirette di vita in Giappone mi piacerebbe sentire la loro opinione.

E’ vero e falso al tempo stesso. Il fatto è che l’autore, sospetto, valuta dal suo punto di vista di occidentale e sicuramente (giudico dalla conclusione) definisce la felicità come faremmo noi.

Se un “occidentale tipico” vivesse come un giapponese in tutto e per tutto (poniamo per assurdo che il suo volto non lo “smascheri”), quindi con la sua sensibilità di occidentale ma partecipando alla vita della società giapponese con tutti gli oneri che questa comporta… non sarebbe felice. Ma ciò sarebbe il giudizio finale secondo la propria sensibilità, secondo la propria idea di felicità (oltre che, probabilmente, un giudizio dettato anche da aspettative troppo alte e ovviamente tradite).

Non tutti però concepiscono la felicità allo stesso modo.

E, sfortunatamente (o forse no?), non tutti concepiscono il Giappone allo stesso modo.

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Vittoria ai mondiali – Buone maniere, file, cestini e gas nervino

No, non voglio girare il coltello nella piaga il giorno dopo l’eliminazione, non ho le traveggole e non parlo nemmeno di una squadra… Più semplicemente a questi mondiali ho visto (per la prima volta) vincere l’educazione e le buone maniere, nel caso specifico, quelle dei tifosi giapponesi.

screen-shot-2014-06-16-at-10-44-41-amA quanto detto dai giapponesi intervistati in proposito, la cosa era semplicemente “del tutto ovvia” (当たり前 atarimae), perché l’idea di portarsi a casa i propri rifiuti – da smaltire poi correttamente secondo i principi della raccolta differenziata (molto rigida in Giappone) – è effettivamente ormai parte della mentalità della maggior parte dei giapponesi.

Non è sempre stato così però.

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Alcune delle tante facce del Giappone (terza parte)

Il dualismo akogare-amae e il rapporto senpai-kouhai

maria-sama ga miteruVi ricordo che questo discorso nasce dal caso Minami Minegishi (articolo di Karusama) ed è parte di una mia riflessione che da lì ha preso spunto per poi trattare alcuni aspetti della cultura giapponese e, come premessa al post di oggi, il tema del kawaii e del suo “strapotere” nell’odierna società giapponese.

Dunque riprendo il discorso dove l’avevamo lasciato, ma questa volta ci chiederemo anche perché i fan arrivano ad essere ossessionati dalle idol e da quello che ho definito il “mito della ragazzina così carina, giovane e pura”.

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