La risposta giapponese ai cerchi nel grano: “Pff! Pivelli!”

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Premetto che questo articolo doveva chiamarsi con un titolo serio come “Tanbo Art: l’arte nei campi di riso” …o una cosa così, ma non ho resistito, perché, davvero, non ci sono paragoni! Cosa mi importa di cosa fanno o non fanno gli alieni in Sud America?! Voglio sapere come fanno i giapponesi a fare disegni del genere nei campi di riso! Vi giuro che sulle prime ho pensato a Photoshop, ma non è così: ci sono vari segreti dietro la realizzazione di questi piccoli, effimeri capolavori.

Ma andiamo con ordine! Tutto inizia a Inakadate, prefettura di Aomori, estremo Nord dell’isola di Honshuu. Per la precisione vicino alla stazione di Tanbo Art (田んぼアート駅 tanbo aato eki), un luogo che come vedete dalla mappa di google qui sotto, inizialmente era famoso per tutt’altro…

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Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (4)

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Dopo molto tempo continuiamo oggi questa rubrica sui libri in italiano per lo studio del giapponese e lo facciamo per occuparci di dizionari di kanji (ovvero 字典 jiten).

Innanzitutto però, se qualcuno si fosse perso i primi articoli sappia che può trovarli qui:

  1. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (1) – Corsi di lingua
  2. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (2) – Libri di grammatica
  3. Libri (in italiano) per lo studio del giapponese (3) – Dizionari di vocaboli (appena aggiornato!)

Ok, veniamo ora ad occuparci delle recensioni dei dizionari di kanji in italiano. Innanzitutto scommetto che molti di voi saranno curiosi di sapere cos’è un “dizionario di kanji”, sbaglio?

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Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese (3a parte)

Capire il Giappone - La terza regola della societa giapponese (3a parte)

In questa rubrica stiamo parlando, da alcuni post, di “(indossare una) maschera sociale”, tema che abbiamo associato a una “terza regola della società giapponese“. Abbiamo visto i primi due punti qui sotto

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Oggi affrontiamo il successivo, davvero molto interessante, specie perché tutti hanno sentito dire che i giapponesi sono molto educati, ma pochi sanno che non è sempre stato così e forse ancora meno persone sanno fin dove si può arrivare (a quali estremi!) con l’educazione e le buone maniere.

Buona lettura!

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Strane pubblicità giapponesi – Una ventata di aria fresca là sotto (una di numero)

Strane pubblicità giapponesi - Una ventata di aria fresca là sotto (una di numero)

La linea di abbigliamento Seiren ha un prodotto di cui vanta le proprietà antiodore, DEOEST. Di questo prodotto esiste un modello “premium” (come il suo prezzo), che vanta una caratteristica decisamente particolare… essere rimasto esposto all’aria Hawaiiana per giorni.

Mi sono immediatamente detto… “Ma se è anti-odore, il fatto di restare esposto all’aria hawaiiana non dovrebbe dargli un buon odore (è anti-odore). E allora che fa?!”. Ma sorvoliamo sulla pura logica, che non va mai d’accordo con le pubblicità giapponesi e i 珍道具 chindougu, cioè gli “strani oggetti/attrezzi”, di cui la nostra rubrica di stranezze è piena zeppa.

Riuscite, piuttosto, a indovinare di quale prodotto si tratta? No? E allora guardate il video!

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Errori comuni (2) – Tra il sì e il no c’è di mezzo il boh!

Errori comuni della lingua giapponese Tra il sì e il no c'è di mezzo il boh sì e no in giapponese (1)

Tra le prime parole che si imparano studiando una lingua, ci sono certamente i modi di dire “sì” e “no”… ma il giapponese non è una lingua qualsiasi ed è facilissimo perdersi tra un sì e un no, tra un sì che vuol dire no e un no che vuol dire sì… Oggi cercheremo di mettere ordine nel mare di confusione che circonda queste apparentemente semplici paroline.

Punto primo: avrete sentito dire che “sì” si dice “hai” e “no” si dice “iie”… bene, dimenticatevelo.

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Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese (2a parte)

capire il Giappone la terza regola della società giapponese vergogna faccia apparenze haji kao manboku mentsu

La volta scorsa nell’articolo Capire il Giappone – La terza regola della società giapponese abbiamo iniziato a parlare di “maschera sociale” e abbiamo detto che farlo richiede di considerare almeno quattro punti:

  1. 配慮 hairyo, la considerazione per gli altri
  2. La vergogna, la faccia e le apparenze
  3. La buona educazione
  4. I proverbiali(?) tre cuori dei giapponesi

Abbiamo visto nel dettaglio il punto A, per cui è il momento di proseguire e vedere i punti successivi.

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Kumamushi – Attakaindakara (cronaca di un successo annunciato ma inaspettato)

kumamushi attakaindakara cronaca di un successo annunciato e inaspettato

Innanzitutto, NON ignorate il post solo per l’immagine di apertura. Vi assicuro che oggi leggerete una storia che vale la pena leggere. E non ignorate il video, che, tranquilli, non è quello dell’immagine (ma c’è anche quello se volete… de gustibus XD).

Il video di oggi è un video con una storia davvero molto particolare. Si tratta di una canzone nata per caso …da uno sketch comico, in cui un membro del duo Kumamushi fingeva di rinascere idol (donna) e proponeva una sua canzone. La canzone in questione è stata poi realizzata e… È diventata famosa! – proverà ad anticiparmi qualcuno. Ebbene… no, non è andata così.

Se mi permettete la citazione, il video di oggi è “La canzone che visse due volte” …e questa  la sua storia.

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N5 in sintesi – La congiunzione “e” per unire due nomi

La congiunzione e le particelle to e ya

La congiunzione “e” come la intendiamo nella maggior parte delle lingue occidentali non esiste in giapponese. Non c’è infatti una “parolina” breve breve come “e”, “and”, “et”, “y”, “und” ecc. che permette di unire parole o frasi allo stesso modo.

Elencare due o più elementi in giapponese richiede innanzitutto di distinguere. Voglio mettere una “e” tra due nomi o tra due frasi? Perché se di nomi si tratta, bene, basta usare “to”, a volte, e a volte “ya” (ora ci arriviamo), ma se si tratta di frasi il discorso cambia del tutto e bisogna dimenticarsi della “e”: serve una forma verbale apposita per creare una frase coordinata, la forma in -te di cui abbiamo già parlato (es. “bevo e mangio”, nomu to taberu, nonde taberu).

Oggi ci occuperemo dunque del caso in cui si vuole unire due nomi, che, come vedremo, non è poi così semplice come dire “io e Maria”, “mare e montagna” o “questo gatto è bianco e nero”.

Vedremo cosa succede se si crea un semplice elenco di due o più nomi (es.: pizza, birra e patatine), oppure si uniscono dei nomi che poi sono anche soggetto, oggetto o complemento della frase (es.: pizza, birra e patatine sono buoni, ma ingrassano). Vedremo la differenza tra le particelle che è possibile usare in questi elenchi e anche i casi particolari del tipo “X è A e B” (es.: mio madre è medico e insegnante).

Siete pronti?

Le particelle と TO e や YA

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