Anomalie temporali

とき toki generalmente è tradotto con “quando”, se è usato per “creare una frase temporale”. Sfortunatamente non c’è nulla di più fuorviante: se diamo retta all’istinto e lo traduciamo sempre con “quando” finiamo per creare alcune frasi davvero senza senso.

Sì, toki si può tradurre “quando”… effettivamente è la traduzione più indicata in certi casi

日本に行くとき、ガイドを買う。 Nihon ni iku toki, gaido wo kau.
Quando andrò in Giappone, comprerò una guida.

日本に行ったとき、ガイドを買った。Nihon ni itta toki, gaido wo katta.
Quando sono andato in Giappone, ho comprato una guida.

…ma per star tranquilli e tradurre nelle situazioni più complesse è il caso di tenere a mente che possiamo tradurlo anche con “al momento di/che…”. Diversamente tradurre le frasi seguenti diventa una vera impresa…

日本に行ったとき、ガイドを買う。 Nihon ni itta toki, gaido wo kau.

日本に行くとき、ガイドを買った。Nihon ni iku toki, gaido wo katta.

Riuscite a tradurle?

Se non vi riesce con facilità… è il caso di continuare a leggere questa lezione.

Per capire poi l’uso di toki, solo in apparenza semplice, bisogna ricordare due regole fondamentali.

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Slang – Nagara-zoku: mostri, treni, alcol e smartphone

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Oggi riprendiamo il discorso sulle tribù, o 族 zoku, e scopriamo cosa c’entra l’immagine all’inizio dello scorso articolo (il link di un attimo fa) con la “tribù” detta appunto nagara-zoku ながら族.

Troppo pigri per andare a vedere? Vi vengo incontro io! È l’immagine della statua di un uomo, Ninomiya Kinjirou (link a wiki eng), che legge un libro mentre cammina. Ma non sveliamo subito di che si tratta e procediamo per gradi…

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Slang – Nagara-zoku e altre tribù

statua Ninomiya Kinjirouながら族 nagara-zoku non si può definire esattamente un “nuovo vocabolo” visto che nasce nel 1958, anzi, forse si può dire ormai passato di moda. Non è nemmeno esattamente slang, visto che è presente in un normale vocabolario.

Perché parlarne allora? Perché sono sicuro che vi piacerà. Anche se la più antica testimonianza di nagara-zoku è quella di Ninomiya Kinjirou (di cui vedete una sua statua  nell’immagine sopra), il fenomeno in sé resta radicato nella cultura (moderna) dentro e fuori dal Giappone.

Considerando tutto ciò e il fatto che in questo articolo (in 2 parti) parleremo di moto, gang e yakuza, BL e yuri, nuove tecnologie, manga, vizi vari… e di alcune (molte) tra le tante subcultures giapponesi., come dicevo, sono sicuro che vi piacerà parecchio.

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Domande – La differenza tra tema e soggetto

Da una domanda di Acciughina969

Ciao, sei sempre molto chiaro nelle tue spiegazioni e mi sono innamorata di questo sito! Volevo chiederti però un’ulteriore spiegazione… Non riesco a capire bene la differenza tra soggetto e tema nella frase giapponese…. Avevo preso dei libri in biblioteca, ma mi hanno confuso e basta >_< Grazie mille!

Quando la gente pensa che il difficile del giapponese sia dato dai kanji, si sbaglia. Studiare i kanji è un processo lungo (e noioso, per molti), ma non è difficile in sé. L’argomento a cui hai appena accennato, invece, è difficile. Molto difficile.

Viene spesso identificato come la differenza d’uso di due particelle, la particella WA che indica il tema, e la particella GA, che indica il soggetto.

Ci sono perfino interi libri sull’argomento. Avevo una sensei in Giappone che ha ammesso di non sapere perché in una frase si usava una particella (ga) invece dell’altra (wa)… mentre io lo sapevo perché era uno dei casi più banali (per un giapponese è questione di “ciò che suona più naturale”, c’è quasi da aspettarselo che non conosca le varie regole).
Tutto ciò per dirti, quanto è difficile. Capirai così perché non possiamo condensare ed esaurire qui il discorso (considera che sto scrivendo un libro sull’argomento!)

La differenza sostanziale tra le due cose, tra il WA che indica il tema, e il GA, che indica il soggetto, può però essere spiegata con pochi esempi… o almeno ci proverò, tieni presente che non possiamo fare miracoli.

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Nuovi vocaboli – Kabe-don

kabedon114 modi per liberarsi da un kabedon. Situazione (si veda il video) a volte indesiderabile

Un vocabolo relativamente nuovo in giapponese (con cui inauguriamo una nuova “rubrica” di Giapponese contemporaneo e slang) è questo 壁ドン kabe-don.

Kabe significa “muro”. Invece “don”? Due interpretazioni. Una semplice: il “don” è il rumore della mano che sbatte sul muro (vd. immagine sopra). Altra interpretazione, la mia preferita, è quasi uno scherzo, ma perdonatemela… Il don starebbe per 丼 letto don o donburi a seconda dei casi. Di questo secondo termine avrete sentito parlare, immagino, o forse avrete letto il mio articolo Stranezze giapponesi (21) – OOMORI & Co., oppure avete semplicemente ordinato un カツ丼 katsudon al ristorante giapponese.

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Le alternative a “no” (a parte “sì”)

Attenzione, non solo grammatica in questo post!
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Quando vi renderete conto della battuta presente nel titolo, probabilmente vi verrà voglia di uccidermi. E lentamente. Per il momento però sono ancora vivo, alla faccia vostra 😛 , e quindi scrivo.

Allora, sia chiaro, il “no” in questione è la particella の (no), quella che chi ha studiato la mia lezione La particella の (no) del complemento di specificazione, sa bene essere una particella che usa quel che la precede per specificare (spiegare, descrivere…) quel che la segue. Esempi anyone?

  • ユー子の妹 Yuuko no imouto (imouto = sorella minore, Yuuko è nome di persona) significherà ovviamente “la sorella minore di Yuuko”
  • 私の車 watashi no kuruma (watashi = io, kuruma = macchina) significherà la mia macchina (o, a voler “tradurre brutalmente”, la macchina di me)

Quello che forse non conoscete è un altro dei suoi possibili usi. Rientra nella definizione che ne abbiamo dato, ovviamente, e sebbene non sia l’uso principale, direi che è comunque molto, molto importante (e ci serve parlarne – perlomeno in breve – per arrivare al vero tema dell’articolo).

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JPop ♥ Ataru Nakamura ☆ Kaze tachinu

Attenzione! Non solo musica in questo post!

Ataru, non so se lo sapete, è un nome maschile. E la bella ragazza del video in effetti è nata maschio. Ma lasciamo stare le notizie e passiamo alla musica… Il titolo è interessante, sia perché si tratta dello stesso titolo del recente film di Hayao Miyazaki, Kaze tachinu, sia perché è una costruzione grammaticale (classica) davvero particolare.

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Il verbo avere in giapponese

In risposta a una domanda di Pix

Kaze, ho cercato di tradurre una frase con il verbo avere dall’Italiano al Giapponese con dei risultati catastrofici, non so se hai già fatto una lezione su questo ma… puoi spiegarmi il verbo avere?

Il verbo “avere” giapponese è decisamente insidioso.Per questo ho pensato che potesse essere utile un ripasso (in parte l’abbiamo trattato nelle lezioni per il JLPT) e un approfondimento (non abbiamo visto altri possibili verbi utilizzabili per renderlo).

La prima ragione per cui dico che il verbo avere in giapponese è insidioso è che questo comunissimo verbo – per le lingue europee – NON ESISTE in giapponese.
La seconda ragione è che – udite, udite – NE ESISTONO ALMENO DUE.

E ora che vi ho confuso per bene le idee… vediamo di chiarirle.

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