Kiyo-Hime

Chikanobu_The_BoatmanLa storia ha luogo nell’estate del 6° anno dell’era 延長 Enchou (928 d.C.), sotto l’imperatore Daigo, nel periodo 平安 Heian).

清姫 Kiyo-hime era la figlia (secondo alcuni ne era la moglie, se non addirittura la vedova) di un ricco locandiere di Masago, paese della regione del Kansai (centro del Giappone), in una zona nota come 紀伊国 Kiinokuni.

Nella casa del locandiere usava sostare il monaco 安珍 Anchin, che partendo da 陸奥国 Mutsu no kuni (una regione nella parte Nord dell’ 本州 Honshuu, l’isola principale del Giappone) era in pellegrinaggio verso 熊野国 Kumano no kuni (nel Sud dell’Honshuu).

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Nikusui

Finiti i sette misteri di Honjo (che poi sono nove), passiamo a parlare d’altro, cominciando con il vedere un altro essere mitologico (dopo il demone volpe, già visto tempo fa nell’articolo sulle kitsune scritto da Sakura).

Una delle figure più comuni della mitologia mondiale è quella della donna, o meglio del demone dalle sembianze femminili, che attira gli uomini, in genere con intenzioni maligne.

In questa categoria rientra anche il Nikusui (肉吸い, lett.: succhia-carne), uno 妖怪 youkai che assume le sembianze di una giovane e attraente donna che di notte, sorridendo, si avvicinava al malcapitato per assalirlo e spolparlo di tutta la carne, come si può ben intuire dal suo nome.

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Oitekebori


Tra le Honjo Nana Fushigi la più famosa è molto probabilmente quella nota come 置行堀 ovvero, in roomaji, Oitekebori.
Si narra di un pescatore che stava tornando a casa dopo aver catturato un grosso pesce, ma mentre si accingeva a oltrepassare un fossato udì una voce intimargli:
«Oiteke, oiteke», contrazione di 置いて行け (oite ike), “lascialo lì e vattene”.
Nonostante si dicesse che si fosse trattato solo di uno scherzo del vento, unito alla sua stanchezza, si inquietò e accelerò il passo. Una volta arrivato a casa però, aprendo la sua sacca, dove c’era la sua preda la trovò completamente vuota: si trattava d’un chiaro esempio del filo d’argento di Honjo.
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Ochiba naki shii

Questo evento si narra che avvenne nel 江戸時代 periodo Edo (dal 1603 al 1868), ad Honjo dove c’era la kami-yashiki del 大名 Daimyō del clan 松浦 Matsuura che tra i suoi possedimenti aveva il feudo secondario di Hiradoshinden, come parte del feudo di Hirado, nella provincia di Hinzen (con il termine “feudo secondario” (支藩 shihan) intendo una “frazione” del feudo “principale” ( han), affidato in genere a un ramo secondario della famiglia o a un sottoposto). Continua a leggere

Kataha no Ashi

Tempo fa, durante il periodo Edo, nel quartiere di Honjo, c’era un uomo dal cuore malvagio chiamato Tomezou (留蔵). Questi cercò di sedurre una giovane vedova chiamata Okoma (お駒), che possedeva un amuleto che aveva la forma di un pezzo degli shogi e che lui desiderava ardentemente (detto per inciso, il nome Okoma è dato da un prefisso e un kanji, il prefisso “o” è di rispetto, mentre il kanji significa “pedina”, “pezzo dello shogi”).

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Ashiarai yashiki

L’ashiarai yashiki, in kanji 足洗邸, è un altro dei sette misteri di Honjo e significa letteralmente “Residenza del piede da lavare” (il particolare kanji con cui è scritto “yashiki” suggerisce l’idea d’una abitazione “di tutto rispetto”, certamente d’una persona importante, quindi una villa o comunque una residenza d’una certa importanza e prestigio).

Si narra che nella casa dove viveva una donna di nome Hanamoku, durante la notte quando tutti erano addormentati, un enorme piede, tutto sporco di fango, apparisse dal soffitto.

Se non si interveniva il piede iniziava ad agitarsi e a schiacciare i mobili. L’unico modo che esisteva per liberarsene consisteva nel lavarlo, anche se va detto che era richiesto un notevole coraggio per adempiere a quella incombenza, oltre che una certa dose di sangue freddo. Continua a leggere

Akarinashi soba

Il primo dei misteri di Honjo è quello della 燈無蕎麦, akarinashi soba. Di questo mistero esistono due versioni che pur concordando su alcuni punti si discostano particolarmente in altri.

Akarinashi soba significa “(baracchino della) soba senza luce” (però si parla anche di kiezu no andon 消えずの行灯 ossia lanterna che non si spegne) e si dice che appaia nelle notti più fredde dell’inverno quando ormai non c’è più nessuno in giro. Appesa al baracchino (o meglio “yatai”) c’è una grande lanterna con sopra scritto nihachi-soba e undon (soba e undon – o “udon”- sono tipi di pasta, spesso fatta a mano). La lanterna continua a rimanere accesa anche senza candela o senza olio e coloro che cercano di spegnerla, tentativi tutti destinati a cadere nel vuoto, attirano su di loro e sulle loro famiglie la sfortuna. Continua a leggere

I sette misteri di Honjo

Per prima cosa è bene che mi presenti: sono Memory of dream, un ragazzo appassionato di tante cose fra cui il folklore, in particolare quello giapponese, che ha un fascino ineguagliato.
Questo è il primo articolo di una, spero, lunga serie. Cercherò di essere il più chiaro possibile, se non ci riuscissi (cosa che parlando di certi argomenti è abbastanza facile che succeda) non esitate a porre domande e chiedere chiarimenti.

Parlare di folklore non è, come potrebbe sembrare a prima vista, solo parlare di yōkai e yūrei; è immergersi in un mondo particolare, totalmente diverso dal nostro. Un mondo dove la notte era veramente buia, a malapena rischiarata dalla luce della luna e delle piccole lanterne. In tempi come quelli era facile vedere un mostro in un angolo buio della casa, senza parlare di cosa si poteva vedere avventurandosi all’esterno, magari in un fitto bosco. Continua a leggere