FAQ – La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti

Questo articolo (forse) sarà la salvezza tutti quelli che si preoccupano di:

  1. avere una “calligrafia terribile”
  2. dover imparare a memoria il numero dei tratti necessari a scrivere ogni kanji
  3. dover imparare a memoria l’ordine con cui vanno tracciati i tratti del kanji
  4. dover imparare a memoria il “radicale ufficiale” di ogni kanji
  5. non saper cercare un kanji sul dizionario

…ma andiamo con ordine. Io non metto mai molta enfasi né sul numero dei tratti (画数 , kakusuu) né sull’ordine dei tratti (筆順 , hitsujun), tuttavia se tanti lo ritengono importante, deve esserci qualcosa dietro e quindi è meglio documentarsi, no?

L’ordine con cui tracciare i tratti che compongono un kanji è uno solo (così come, ovviamente, il numero di tratti), perché ufficialmente deciso dal Ministero dell’Istruzione giapponese (a volte l’ordine dei tratti dei kanji presenti anche in cinese risulta diverso).

Ora, molto spesso la domanda che tormenta più di uno studente di giapponese è…

È necessario sapere il numero dei tratti e l’ordine ufficiale con cui tracciarli?

No, non è propriamente necessario, qualunque cosa vi dicano in giro, insegnanti, madrelingua o no, e studenti (che ripetono quel che gli insegnanti dicono).

Ma allora perché di norma queste cose sono ritenute importanti in Giappone? Perché gli insegnanti dicono che vanno assolutamente imparate?

Capendo queste cose capiremo l’obiettivo con cui sono insegnate e capiremo come risparmiarci un sacco di fatica.

Il primo punto che vediamo è…

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L’ordine dei tratti


Rispettare l’ordine dei tratti aiuta a scrivere bene un kanji. O almeno è quel che si dice… però è un po’ generico. Cerchiamo di scendere più nel concreto e scoprire cosa sta dietro l’idea di stabilire un “giusto ordine dei tratti”.

Quando una persona sviluppa una proprio “calligrafia veloce”, la forma di un kanji tende a “perdere di precisione”, i tratti non sono più linee nette, hanno sbuffi che continuano verso l’inizio del prossimo tratto (più giù vedremo un esempio) e talvolta il numero dei tratti stessi diminuisce.

Il nostro cervello non “legge” un tratto alla volta, troppe informazioni. È abituato, ed è anche molto bravo, a leggere dei “pattern”, però. Insomma, il cervello coglie la forma del kanji nel suo complesso e indovina di che kanji si tratta… ecco perché mia moglie riesce a leggere anche kanji scritti molto in piccolo e io no: non è che io ci veda meno, perché se si tratta del nostro alfabeto, che pure è più semplice, la situazione è capovolta e caratteri piccoli creano problemi a mia moglie e a me no.

Dunque, stabilire un ordine dei tratti ufficiale permette una cosa molto semplice: pur avendo le persone calligrafie molto diverse, il cervello può indovinare il kanji dalla forma generica, perché il modo di tracciarlo fa sì che la forma nel complesso sia sempre simile: gli stessi “sbuffi”, gli stessi “tratti mancanti”, eccetera.

Prendete ad esempio un kanji molto semplice (davvero difficile da scrivere male abbastanza da renderlo confondibile), quello di sole, ovvero 日. Quando è scritto veloce appare così

ordine tratti 00Se scritto con un diverso ordine dei tratti, la sua forma nel complesso apparirebbe diversa e di difficile lettura. Nella prossima immagine, a sinistra trovate il kanji così come è scritto di solito, tracciando prima il tratto rosso, poi quello arancione e infine il giallo. A destra vedete come potrebbe apparire se si ignorassero le regole esistenti.

ordine tratti 01Da ciò dovremmo dedurre che è effettivamente molto importante imparare l’ordine dei tratti …e lo è, ma solo se abbiamo il problema della calligrafia! Noi siamo occidentali, quindi, siamo onesti, non scriveremo mai abbastanza (per di più in quest’epoca informatizzata) da sviluppare una nostra calligrafia, paragonabile a quella di un giapponese adulto. I kanji di tutti gli occidentali che ho incontrato, per quanto esperti, erano molto simili: nel migliore dei casi assomigliavano a un libro stampato… e non si scappa, è la nostra “condanna” di occidentali.

Allora buttiamo via tutte le regole?

No, per carità, specie se volete fare bella impressione con la vostra calligrafia, ma nel contempo, non danniamoci l’anima! Imparate le regole di scrittura, questo sì, ma non state a dannarvi “seguendo le istruzioni”, per ogni kanji e tratto per tratto. Cercate di scriverlo secondo le regolette che avete imparato (le vedremo a breve), ma se sbagliate e mi mettete un puntino prima e non alla fine, pazienza. Quel che importa in fase di studio dei kanji, invece, è scrivere il kanji sempre allo stesso modo: aiuta a ricordarlo!

Ma la mia scrittura è proprio brutta! Se scrivo seguendo tutte le regole…

No, frena. Se sei ancora agli inizi è normale che la tua scrittura sia brutta. Con tutta probabilità scriverai kanji enormi e sproporzionati, alcuni troppo alti, altri talmente larghi da occupare lo spazio di due… è normale (anzi, inconsapevolmente state usando una scrittura che è anche andata di moda: scrivere parole come 神 kami come fossero due kanji ネ申 era una caratteristica del linguaggio “scherzoso” da SMS, perlomeno fino a qualche tempo fa). Ad ogni modo, non preoccuparti: la tua calligrafia non resterà sempre così… diverrà molto più uniforme, quanto a grandezza (finalmente i kanji saranno grandi più o meno quanto i kana, non come adesso), e molto più simile a un libro stampato, come dicevo più su.

Personalmente quando ho iniziato non riuscivo a stare in quadrati di un centimetro, ora scrivo tranquillamente su quadretti da mezzo centimetro. Quindi, certo, la vostra calligrafia sembra da bambino di prima elementare, forse un giapponese potrebbe ridere tra sé a vederla, ma sarà leggibile …e comunque non è la calligrafia che vi porterete appresso per la vita, quindi non preoccupatevi. Se però siete molto preoccupati, magari il problema è che non state usando gli strumenti giusti! Provate a leggere Scrivere a mano i kanji …è possibile?!.

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Il numero di tratti


Conoscere il numero di tratti presenti in un kanji aiuta a trovarlo su un qualsiasi dizionario cartaceo, anche se non ne conoscete la pronuncia o il radicale.

Sembrerebbe una cosa importantissima, ma non è così.

  1. I dizionari cartacei hanno altri indici, come quello per pronuncia, per radicale, skip… Mentre i dizionari elettronici permettono di disegnare un kanji per poi cercarlo.
  2. Comunque sia non vi serve conoscere il numero di tratti a memoria, vi basta saperli contare all’occorrenza…

Dunque nessun metodo per la ricerca dei kanji sul dizionario è davvero indispensabile, quindi sì, potete evitare di imparare a memoria il radicale ufficiale di ogni kanji (checché ne dica la vostra prof) se e solo se sapete appoggiarvi a un altro metodo.

Spesso, vi accorgerete con l’esperienza, potrete usare la pronuncia, poiché la maggior parte dei kanji hanno una componente fonetica e kanji con una ugual componente probabilmente si pronunciano allo stesso modo (per esempio 召 紹 招 詔 昭 照 si pronunciano tutti SHOU perché condividono la componente 召)

Per usare gli altri metod, numero di tratti e SKIP, quel che conta non è il ricordare un numero a memoria, ma saper contare i tratti. Per saperli contare dovete saper disegnare il kanji …a prescindere dal preciso ordine dei tratti!

È quindi opportuno concentrarsi su quelle regole che permettono di non “far aumentare” (o diminuire) il numero di tratti, di modo da non aumentare (o diminuire) il conto finale, importante se lo usate per cercare il kanji sul dizionario.

Il corretto ordine è in genere ricavabile grazie alle regole che trovate nell’immagine iniziale. Esistono però delle eccezioni (e qualcuno scrive più regole), ma io le ignoro spesso: abbiamo tutti di meglio da fare che perderci dietro a certi dettagli…

Tuttavia, pur senza perdere il sonno per imparare tutti i numeri di tratti a memoria e tutte le regole per il corretto ordine in cui tracciare il kanji, è comunque il caso di vedere le regole davvero utili a cui accennavo sopra (e poi cercare di osservarle sempre).

  1. Premessa: i kanji si tracciano una componente alla volta, da sinistra a destra, dall’alto in basso.
    Cos’è una componente? Facile, prendiamo il kanji . Vedete bene che questo kanji è composto da 3 parti: 角 刀 牛 . Dovete tracciarle nell’ordine in cui le ho scritte, che, noterete, è da sinistra a destra e dall’alto in basso. Tutto qui.
  2. Non dovete ricordare a memoria il numero di tratti del kanji e nemmeno delle componenti, anche se sono più piccole e semplici… ricordate però queste regole per tracciare (e quindi per poi saper contare) i tratti di ogni componente:

☆ L’angolo in alto a destra non interrompe il tratto… cioè un quadrato o un rettangolo sono fatti da 3 tratti (il lato in alto e quello a destra sono un unico tratto, come in ).

★ Se manca un angolo in alto a destra, ma ho quello in basso a sinistra (p.e. in e in ), allora questo non interrompe il tratto.

☆ Angoli acuti, particolarmente “stretti” (certi sono “ad uncino”), in basso a sinistra o in alto a destra, non creano mai due tratti distinti, come potete vedere in ciascuno di questi kanji: ).

★ Di tratti anche solo vagamente curvi non ne troverete molti, ma se li trovate, è quasi ovvio, rappresentano un tratto solo. Guardate per esempio questi kanji:

xxx

Per controllare l’ordine dei tratti: software, siti e font


Nonostante tutto quanto ho detto non ci vedo niente di male nell’imparare i kanji con il corretto ordine dei tratti (pur senza ricordare a memoria informazioni inutili, come il numero di tratti complessivo o il radicale del dato kanji). Se voleste cercare quindi l’ordine corretto prima di imparare un kanji, potete cercarlo con Tagaini jisho, un software dizionario (gratuito, ovviamente!) che premendo sul kanji visualizzato vi fa vedere una bella animazione colorata del kanji nelle sue vari componenti e come tracciarlo per bene.

Oppure potete usare un buon dizionario online come Denshi Jisho o RomajiDesu, che vi permettono di vedere un’immagine statica, in vari frames, di come va scritto il kanji. Per vederne un “video” potete cercare il kanji seguito dall’hashtag kanji (es.: 弓 #kanji) sulla futura versione 2.0 di Denshi Jisho, per ora noto come Denshi Jisho Beta.

In alternativa potete copincollare il kanji in questa pagina che genere automaticamente un’immagine colorata del kanji, con un numero e un colore diverso per tratto… o anche usare in Word il font Kanji Stroke Order (aumentando la dimensione del kanji per vedere i numeri messi all’inizio di ciascun tratto).

13 pensieri su “FAQ – La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti

  1. Grazie come sempre per l’articolo esaustivo che va poi ad aggiungersi ad altri già visti(come indichi qui sopra). Ho dei problemi con l’uso del Tagaini jisho, c’è una sequenza particolare da seguire quando cerco un vocabolo? Al momento uso il dizionario degli ideogrammi della Vallardi.
    Rispondi come e quando vuoi, non ho fretta, grazie.

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    • Scusa il ritardo, ma non avevo visto il commento… che vuol dire una sequenza particolare per cercare un vocabolo?
      Devi scriverlo in roomaji o direttamente in giapponese con l’ime (es. basta cercare e installare google ime japanese).
      Per la scrittura in roomaji bisogna stare attenti alle parole con la ん n
      Ad esempio 本屋 ほんや in roomaji sarebbe hon’ya, ma digitando bisogna scrivere honnya con due N altrimenti si finisce per cercare ほにゃ ho-nya invece di hon-ya

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  2. ciao! a propositoo di kanji, mi piacerebbe sapere la vostra opinione in merito allo studio dei radicalii come sistema per facilitare la memorizzazione e l’associazione del significato al kanji.
    Sapreste indicarmi un libro che spiega il significato dei radicali? o anche un libro che spiega il significato originale del kanji e/o di ogni sua parte? anche in inglese.
    grazie!!!
    Elisa

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    • C’è poco o nulla che tratti l’etimologia, pur se in inglese.
      Per la precisione ci sono solo due testi
      Il primo è quello che ti consiglio: recente, con le teorie più recenti sull’etimologia, sempre ben documentate. Sono solo 1100 kanji, ma in compenso c’è una parte specifica sui radicali e la loro etimologia
      Key to Kanji: A Visual History of 1100 Characters
      Il secondo è un testo un po’ più completo, 1945 kanji, ma più datato e senza trattazione specifica sui radicali… si tratta dell’Henshall
      Guide to Remembering Japanese Characters
      Non prendere la vecchia edizione perché già questo è vecchio, il precedente è precedente all’introduzione dei jouyou kanji (all’epoca c’erano i 1800 touyou kanji addirittura).

      (p.s. Se decidi di comprarne uno per favore fallo da uno di questi link che amazon invia una quota al conto che uso per il sito)

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  3. Che?? Quadretti di mezzo centimetro?? Oddio, e come fai a scrivere cose tipo 钁?
    Io scrivo in quadretti da 1 cm e spesso ci sto stretto, e siccome sono un po’ presbite (+1.5) lo stampato devo leggerlo con la lente di ingrandimento oltre agli occhiali!!
    Va bene… cercherò di risparmiare carta! 🙂
    Grazie dell’articolo!

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  4. Per impegni imprevisti ho perso una dimostrazione di calligrafia giapponese qui a Firenze nell’ambito dell’evento Hinamatsuri, ma gli organizzatori hanno pubblicato le foto. Eccone una: (è pubblicabile? Boh…)
    http://www.thedarkroom.it/gallerie/hinamatsuri-2016-calligrafia-giapponese/?f=Francesco_Bernardini_SHB_5115_008
    La “scrittrice” pare abbia un curriculum bello pieno, non è una qualunque turista giapponese che prende un pennello e scribacchia qualcosa. Quindi lo spettatore medio (io) si aspetta qualcosa che appaghi il proprio senso estetico (seppure occidentale), e che induca quell’eccitante stupore infantile di chi scopre una nuova forma di bellezza, insomma ci si aspetta qualcosa da rivedere e consigliare.
    Invece……
    Adoro i kanji, li trovo bellissimi, però mi sorgono dei dubbi:
    – ma questa cosa è leggibile? Tu riesci a leggerla? DEVE essere leggibile o è qualcosa di simile ai nostri murales dove l’aspetto “artistico” viene prima della leggibilità?
    – ma questa cosa è davvero “bella”? Ok, il bello è soggettivo, ma a me appare come un guazzabuglio di pennellate apparentemente casuali, dove si perde ogni principio di quieta simmetria (里) o di svolazzante ma armonica asimmetria (池).
    Giudizio personalissimo ovviamente, ma qualcuno lo condivide? Sbaglio completamente approccio?

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    • Hai linkato la pagina e non l’immagine perché non termina in .jpg ma meglio così visto il copyright.

      No, né io né i giapponesi non esperti riescono a leggerla.
      Bisogna aver studiato calligrafia e, spesso, la lingua classica e letteratura per poter capire i riferimenti (eventuali) nel testo.
      Lol, ricordo un film, fune wo amu, in cui il protagonista (“tipo strano” e nerd della lingua) scriveva (all’amata) una lettera in “bella calligrafia” (i.e. secondo le regole dello shodou) e la protagonista che credeva che la volesse prendere in giro, far pesare la propria superiorità perché ovviamente lei non sapeva leggerla.

      Se ti piacciono i manga invece ti consiglio la lettura di Tomehane, ottimo manga sullo shodou.

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      • ah ecco, ora è più chiaro, si tratta di roba per specialisti….
        dev’essere qualcosa tipo la “paleografia” che mia cugina ha studiato all’università. L’ho vista leggere roba scritta a mano nel 600 (assolutamente incomprensibile) e leggerla come fosse Courier New 12. Impressionanate.

        Faranno ancora incontri di calligrafia, ma forse è meglio se non ci vado! 😀

        Grazie della risposta, pronta ed esauriente. 🙂

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