Kana troppo simili a dei kanji… come fare?!

Kana troppo simili a dei kanji come fare a distinguere kanji e kana simili

Come distinguere certi katakana da certi kanji è una domanda che ricevo spessissimo e per la quale non avevo ancora scritto un articolo… Dunque oggi rimediamo.

Cominciamo ad esaminare il problema vedendo quali sono i katakana “problematici” e poi vediamo dove sono le differenze con i kanji e come fare a non confonderci.

Dunque, innanzitutto ci sono dei kana che somigliano terribilmente a certi kanji, ok, ma quali? Ad esempio abbiamo

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Errori comuni (2) – Tra il sì e il no c’è di mezzo il boh!

Tra le prime parole che si imparano studiando una lingua, ci sono certamente i modi di dire “sì” e “no”… ma il giapponese non è una lingua qualsiasi ed è facilissimo perdersi tra un sì e un no, tra un sì che vuol dire no e un no che vuol dire sì… Oggi cercheremo di mettere ordine nel mare di confusione che circonda queste apparentemente semplici paroline.

Punto primo: avrete sentito dire che “sì” si dice “hai” e “no” si dice “iie”… bene, dimenticatevelo.

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Trovare il proprio posto: Italia o Giappone?

Ho deciso di rispondere così a una domanda ricevuta in un commento a un articolo su Le regole della società giapponese perché… perché ne ricevo tante di domande del genere via mail. Questa aveva anche un risvolto personale, emotivo, così ho deciso di rispondere in modo più ampio, con un articolo, perché… chi non vorrebbe dare i consigli giusti al sé stesso dei tempi del liceo? E così mi sono lasciato trasportare (temo). Abbiate pazienza. In compenso troverete che, come è mia abitudine fare, l’articolo è anche pieno di riferimenti alla lingua e alla società giapponese.

Ecco la domanda in questione

Be’… dopo aver letto questo ultimo post della rubrica, mi sento ancora più combattuta riguardo la società giapponese (;´∀`) Ovviamente ogni cosa ha i suoi lati negativi, ma quello che vorrei capire è se riuscirei mai a integrarmi decentemente in Giappone. In effetti io non mi trovo per niente bene qui in Italia, (quasi) tutti sono estremamente egoisti, egocentrici e str*nzi e non ci pensano due volte prima di ferire i tuoi sentimenti. Io qui sono considerata troppo sensibile, troppo empatica, troppo disponibile ad aiutare gli altri… D’altro canto però del Giappone un po’ mi preoccupa il fatto che l’individuo abbia così poca importanza, perché nonostante riesca indossare tutte le maschere sociali di questo mondo, alla fine rimango comunque “strana” (ho un modo di pensare, dei principi e dei valori tutti miei). Ovviamente non mi aspetto che tu sappia dare una risposta al mio interrogativo (“riuscirei ad adattarmi al Giappone?”), ma magari qualche suggerimento se puoi 🙂

L’idea de “il proprio posto”, il posto in cui si può stare, vivere serenamente, è ben resa in giapponese dalla parola 居場所 ibasho. E come dico spesso di recente, se in una lingua si ha una parola per parlare di qualcosa, è perché è importante nella cultura che usa quella lingua.

Parlo così, “all’improvviso” e ad inizio risposta, di questo “ibasho”, perché mi pare che sia questo il vero punto cardine della tua domanda e che sia questo, più che il Giappone in sé, ciò che in effetti speri di trovare.

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Errori comuni (1) – Le pronunce giapponesi più difficili

Ci sono alcuni suoni in giapponese che hanno una pronuncia effettivamente difficile e danno parecchio da penare a più di uno studente… Anche se non so se qualcuno si pesti la lingua come nell’immagine qui sopra. Tutto ciò, nonostante i suoni del giapponese siano per la gran parte incredibilmente simili a quelli dell’italiano! Ebbene sì, noi italiani siamo molto avvantaggiati quando si tratta dello studio del giapponese.

Non ci credete? Provate a pensare alle vocali: le cinque vocali giapponesi sono presenti pari pari in italiano. Le vocali dell’inglese sono per noi MOLTO più difficili! E pensate se aveste avuto il pallino del cinese, che fatica! Già solo il numero di vocali: sono ben 7… o addirittura 36, a seconda delle interpretazioni! Σ(@д @) …è un numero impressionante, no?

Ad ogni modo, anche se siamo avvantaggiati, una lingua straniera resta pur sempre una lingua straniera e gli errori sono inevitabili. Ho pensato quindi di raccogliere in una rubrica gli errori più ricorrenti per aiutare ad evitarli in futuro …partendo oggi con i suoni che vengono più spesso sbagliati dagli studenti che stanno imparando il giapponese.

Eccovi dunque i suoni del giapponese con la pronuncia più difficile per noi italiani… *rullo-di-tamburi* Si tratta di:

  1. H
  2. F
  3. R
  4. I ed U
  5. E ed O
  6. S e Z
  7. W e Y

Qualcuno di questi punti vi sarà sicuramente familiare, ma sono scuro che qualche altro punto vi lascerà perplessi: “Eeeh?! Non sarà che finora ho sempre sbagliato?!”. Ebbene sì, carissimi, non vi nego che c’è davvero questa possibilità. Ma andiamo con ordine.

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Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji?

Quando si affronta seriamente lo studio dei kanji, ci si scontra con il concetto di “radicale” e si leggono commenti (apparentemente) molto ragionevoli e fermissimi nell’affermarne l’importanza per lo studio dei caratteri giapponesi… fino alla fatidica frase “Devi imparare il radicale (ufficiale) di ogni kanji”, che per me è lì a fianco a “È necessario imparare il giusto ordine dei tratti di (kana e) kanji” sul podio delle boiate (nell’insegnamento del giapponese).

Il fatto è che certi “dogmi” vengono tramandati dai professori universitari ai loro studenti, che poi scrivono su internet e, in virtù della faticaccia che devono fare a scuola, si sentono adatti a pontificare sul tema. I giapponesi stessi la pensano allo stesso modo, ma hanno una tradizione in quanto a “non mettere in discussione il sistema” (scolastico o no).

E allora? Chi sei tu per dire che tutti gli altri hanno torto? …direte ragionevolmente voi.

Non che non capisca l’obiezione, ma lasciatemi dire solo un’altra cosa prima di tacciarmi di presunzione. Nessuno, né prof né studenti né i vostri amici giapponesi, NESSUNO dice mai perché tutto ciò sarebbe importantissimo.

Dell’ordine dei tratti nello scrivere i kanji ho già parlato nell’articolo La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti, dei radicali parleremo oggi ovviamente, cercando di spiegare qual’è la verità alla base della leggenda… ovvero cosa è importante e cosa no. Ma andiamo con ordine e partiamo da cosa sono in effetti questi “radicali”.

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FAQ – Che livello provo al prossimo JLPT?

Siamo a Maggio, fra pochissimo saranno disponibili i moduli per l’esame di giapponese, il temuto JLPT, e la domanda nella testa di molti sarà presto “Che livello del JLPT faccio quest’anno?”.

Sembra una cosa di poco conto ma non lo è. Certo, affrontare l’esame vero e proprio è un’altra cosa, ma anche scegliere il livello giusto può lasciare dei dubbi. Provo a saltare un livello? E se non ce la faccio? Avrò studiato per niente?

Chiariamo subito che “aver studiato per niente” (l’idea di “fallire”) è un assurdo, non esiste. Se vi ricordate ne abbiamo parlato in La paura di imparare.

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Miti dello studio – Imparare con le app

Una delle domande che più spesso leggo nei commenti o via mail è se sia possibile o no imparare una lingua con un’app. C’è chi segnala app in particolare (Babbel, Busuu, DuoLingo, Obenkyo, JA sensei ecc.) e chi invece vuole solo sapere se vale la pena mettercisi… Oggi proveremo a dare una risposta a questi dubbi.

“Ci sono decine e decine di app!” “No, sono solo due (o tre)”

Tutti vi sarete accorti della tendenza di Hollywood negli ultimi anni a fare remake, prendere storie già scritte (spesso fumetti) e ripresentarle condite di effetti speciali. A volte i risultati sono interessanti, ma non sono quasi mai “storie nuove”, questo è innegabile.

Cosa c’entra Hollywood con le app? C’entra, c’entra. La stessa hollywoodiana tendenza si ritrova in un mare di campi diversi. Perché darsi la pena di inventare o perlmeno prefezionare se si può copiare spudoratamente? Ne ho parlato anche citando “il metodo Heisig” di Remembering the kanji, che è ben più antico di Heisig. Un altro esempio illuminante è il “metodo AJATT”, all japanese all the time, che non è altro che una full-immersion e, inutile dirlo, non ha niente di nuovo.

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FAQ – La paura di imparare

“La paura di imparare” sembra qualcosa di insensato eppure oggi vi dimostrerò che esiste. Ma andiamo con ordine. Ho ricevuto una mail da un lettore che mi ha autorizzato a pubblicarla per dare una risposta a tutti riguardo alle paure che normalmente bloccano gli studenti. Alcuni passaggi, infatti, mi hanno colpito e convinto del fatto che serve un articolo sulla “paura di non farcela” (che riassume un po’ tutte queste paure), perché la mentalità con cui si affronta la lingua può essere la migliore arma o il più grande pericolo per ogni studente.

Ciao Riccardo,
sono Marco e seguo il tuo blog da qualche giorno. … [complimenti vari] … l’ho scoperto con l’interesse di imparare il giapponese, anche se onestamente devo dire che più informazioni cerco e più mi sento sopraffatto LOL.
Tra hiragana, katakana e kanji l’impresa mi sembra impossibile. Vero che a leggerti sei sempre ottimista e giustamente dici che ognuno ha i suoi tempi e che non si possa sperare di imparare tutto in un mese ma boh… non vorrei fallire miseramente! 😅
Condivido poi la perplessità di un tuo lettore quando dice che dopo aver imparato gli hiragana teme di dimenticarli mentre studia i katakana -.-”
Giusto ieri leggevo che un bambino di 1a elementare impara tutti i kana + 80 kanji […]

Una lingua richiede tempo per essere imparata. Un bambino di prima elementare ha in realtà fatto già anni di ascolto passivo, sa parlicchiare, sa le pronunce dei kanji che incontra anche se non sapeva come scrivere quella parola… E dedica alla lingua varie ore al giorno grazie alla scuola. Quando fa intervallo chiacchiera in giapponese, quando va a comprarsi uno snack lo chiede in giapponese, quando gioca a pallone con gli amici, a baseball o con le carte dei pokemon (o del loro equivalente moderno) – indovinate un po’ – lo fa in giapponese.

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FAQ – Perché certi kana sono scritti in due modi diversi?

yui font kana hiragana

Una domanda che mi sento rivolgere di frequente è perché certi kana siano scritti in più d’un modo… Chi non ha provato a studiare l’hiragana con materiali diversi probabilmente non se n’è ancora accorto, ma ci sono kana scritti a volte in modo “diverso dal solito”, che ci lasciano spiazzati come nell’immagine di inizio articolo. Ma un esempio dice più di mille parole, quindi guardate qui sotto, la parola さそり sasori, cioè “scorpione”, scritta con 3 diversi font…

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Domande – I kanji non sono ideogrammi

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Di recente Matteo mi ha chiesto, in sostanza, perché il kanji di 冬 fuyu, inverno, e il kanji 変 hen, strano, hanno in comune una componente*. A senso, è ovvio, “strano” e “inverno” non hanno proprio nulla in comune… e allora perché nella loro rappresentazione capita lo stesso “simbolo”?

Perché, in breve, i kanji non sono ideogrammi, non sono più, nella maggior parte dei casi, rappresentazioni dirette di ciò che significano.

Cominciamo ragionando sui kanji, prima di passare ai “radicali”.

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