Errori comuni (1) – Le pronunce giapponesi più difficili

Ci sono alcuni suoni in giapponese che hanno una pronuncia effettivamente difficile e danno parecchio da penare a più di uno studente… Anche se non so se qualcuno si pesti la lingua come nell’immagine qui sopra. Tutto ciò, nonostante i suoni del giapponese siano per la gran parte incredibilmente simili a quelli dell’italiano! Ebbene sì, noi italiani siamo molto avvantaggiati quando si tratta dello studio del giapponese.

Non ci credete? Provate a pensare alle vocali: le cinque vocali giapponesi sono presenti pari pari in italiano. Le vocali dell’inglese sono per noi MOLTO più difficili! E pensate se aveste avuto il pallino del cinese, che fatica! Già solo il numero di vocali: sono ben 7… o addirittura 36, a seconda delle interpretazioni! Σ(@д @) …è un numero impressionante, no?

Ad ogni modo, anche se siamo avvantaggiati, una lingua straniera resta pur sempre una lingua straniera e gli errori sono inevitabili. Ho pensato quindi di raccogliere in una rubrica gli errori più ricorrenti per aiutare ad evitarli in futuro …partendo oggi con i suoni che vengono più spesso sbagliati dagli studenti che stanno imparando il giapponese.

Eccovi dunque i suoni del giapponese con la pronuncia più difficile per noi italiani… *rullo-di-tamburi* Si tratta di:

  1. H
  2. F
  3. R
  4. I ed U
  5. E ed O
  6. S e Z
  7. W e Y

Qualcuno di questi punti vi sarà sicuramente familiare, ma sono scuro che qualche altro punto vi lascerà perplessi: “Eeeh?! Non sarà che finora ho sempre sbagliato?!”. Ebbene sì, carissimi, non vi nego che c’è davvero questa possibilità. Ma andiamo con ordine.

1. La pronuncia della H

Noi italiani tendiamo naturalmente ad ignorare la H, ma la sua pronuncia deve essere aspirata. Il che, attenzione, non significa che dovete aspirare mentre la dite, anzi, il contrario, dovete buttare fuori l’aria… Un po’ come se stesse soffiando sugli occhiali mentre dite la vocale che trovate subito dopo la H in questione.

2. La pronuncia della F

La pronuncia della F è forse una delle meno tragiche complesse. Per pronunciarla correttamente basta dire una F, ma facendo attenzione a non toccare con i denti superiori il labbro inferiore (che è quel che facciamo di solito noi italiani per pronunciare la F, provare per credere).

3. La pronuncia della R

E siamo al primo grande ostacolo, la fantomatica R. È davvero così tragica? Sì purtroppo. Non a caso c’è uno sketch del gruppo comico ラーメンズ Ramens che ci prende in giro proprio sulla pronuncia della R, troppo “forte”… (noi prendiamo in giro loro e loro noi, in un circolo vizioso di idiozia). Lo sketch, poi, è pure divertente, a suo modo, per cui – perché no? – eccovi il video.

È tutto in “italiano”, per cui non serve davvero una traduzione, ma contestualizzo un attimo. Si parte con uno studente di una scuola di giapponese (?) in attesa dell’insegnante… che è anche lui italiano e lo si vede dai modi, dagli abiti, dalla pettinatura… e dal pelo di fuori. Dopo l’appello, in “perfetto italiano”, si parte con un po’ di “ascolta e ripeti”, titolo: “Le meravigliose province giapponesi”. Da qui in poi ci sono solo nomi di province (dovrei dire prefetture) e la sottolineatura dei nostri vari errori. Tra questi spicca la R di IbaRRRRaki.

Per pronunciare la nostra R portiamo la lingua a toccare le gengive dei denti incisivi superiori, poi soffiamo fuori l’aria lasciando la lingua relativamente sciolta, così che per un particolare fenomeno di pressione dell’aria, la lingua si ritrova a vibrare al passaggio dell’aria. E vibra parecchio. Ecco perché fa ridere il nostro IbaRRRRaki.

La R giapponese invece è detta monovibrante, perché, va da sé, la lingua deve vibrare una volta sola nel pronunciarla. Più che di vibrazione, in realtà, si tratta di un piccolo scatto che la lingua fa tra il palato e le gengive dei denti davanti (ricordate la posizione della lingua nella nostra R), quasi accarezzando il palato (in modo a volte fastidioso).

Provate a dire una R, o meglio ancora, esercitatevi con la parola お風呂/おふろ ofuro (bagno). Nel farlo invece di pronunciare la R all’italiano provate a far fare lo scatto in questione alla lingua (provate in una direzione o nell’altra, come vi viene meglio… a me dà fastidio il movimento in avanti e preferisco “mangiarmi” la R muovendo la lingua all’indietro).

Il risultato sarà una cosa a metà tra R e L (specie se muovete la lingua in avanti dal palato ai denti) e sicuramente una buona approssimazione della R giapponese. Per la verità a volte al nostro orecchio suonerà a metà strada tra R, L e D (in particolare se preceduta da N), come avviene in parole come enryo, benri… Per ora ascoltiamo alcuni esempi, ma non danniamoci l’anima.

4. Le vocali I ed U

Queste due vocali vengono smorzate (sono “semi-mute”) quando non sono né lunghe né accentate e si trovano in mezzo a una coppia di consonanti di un certo tipo. Quali? Sostanzialmente quelle che potrebbero essere sonorizzate ma non lo sono… o, se preferite, i kana di cui fanno parte queste consonanti potrebbero prendere il nigori ma non lo prendono. Parliamo per la precisione di K, S, SH, T, CH, TS, H e F (che sono poi le stesse consonanti che possono raddoppiare, eccetto H e F  che raddoppiando “diventano” PP).

Inoltre I ed U sono semi-mute quando si trovano, a prescindere da quanto segue, legate a H, S o Z (queste ultime due solo con la U ovviamente), mentre la U soltanto è muta a fine parola.

O perlomeno queste sono le regole. La realtà è molto più problematica… e mentre è grave pronunciare ancora yoroshiku con “i” e “u” ben scandite dopo anni di università, ma ammesso che ci vuole parecchio tempo e tantissimo ascolto di audio/video giapponese per poter cogliere naturalmente la giusta pronuncia. È ovvio infatti che uno non possa stare a farsi i suoi conti ogni volta che deve leggere o pronunciare una parola: deve cercare di impararla già con la giusta pronuncia, naturalmente, ma per pronunciare bene parole nuove o quasi bisogna acquisire una certa “sensibilità”, c’è poco da fare. Lo so, vi lascerà perplessi, ma essenzialmente vi sto dicendo “Lasciate stare libri di testo e cd audio, guardatevi anime e drama!” …niente male come compito a casa, no? ;-P

5. Le vocali E ed O

Le vocali E ed O vanno pronunciate come vocali chiuse. Se la differenza tra vocali chiuse (é e ó) e aperte (è e ò) non vi è chiara, possiamo pensare ad alcuni esempi in italiano.

Per la “e” prendiamo la parola “pesca”. Senza la giusta non sapete di che si tratta, no? Se è la pésca che deriva dal pescare usa una “e chiusa”, mentre la pèsca, quella che si mangia, ha una “e aperta”. È un po’ più chiaro ora?

Per la “o” invece proviamo a pronunciare “dono” e “parola”: la prima ha la “o chiusa”, la seconda ha la “o aperta”. Verificatene eventualmente l’audio corretto sul dizionario rai della pronuncia e se proprio non notate la differenza, considerate che in giapponese dovrete sforzarvi di aprire poco la bocca nel pronunciare la E e la O.

Le vocali, tra l’altro, presentano anche un’altra caratteristica: gli allungamenti. È importante allungare le vocali che vanno allungate o cambia il senso della parola (o diventa incomprensibile). Ad esempio 風鈴 fuurin, la campanella che suona quando il vento soffia e ne muove il battacchio, se non corrattamente pronunciata diventa 不倫 furin, ovvero “scappatella” (nel senso del tradimento del proprio coniuge).

6. La pronuncia delle consonanti S e Z

In italiano esistono 4 suoni scritti con S e Z, ovvero S sorda e S sonora, Z sorda e Z sonora. In giapponese esistono però solo due suoni riconducibili a S e Z: si tratta della versione sorda e di quella sonora del medesimo suono, che poi si ritrovano in さ e ざ, す e ず, せ e ぜ, そ e ぞ. Siamo noi che in italiano (o meglio con il roomaji) li trascriviamo con S e Z (sa e za, su e zu, se e ze, so e zo), ma è il nostro modo di fare, di approssimare i suoni giapponesi con le nostre lettere. È naturale quindi aspettarsi qualche difficoltà nel renderli correttamente.

Le difficoltà però si creano più che altro perché siamo poco abituati a notare la differenza tra questi suoni e perché in regioni diversi le stesse parole si pronunciano in modi diversi… e fenomeni di immigrazioni entro la stessa regione ci hanno portato ad essere molto “tolleranti” nei confronti delle varie pronunce che sentiamo. Ad esempio, “casa” usa una S sorda o sonora? Per me sonora… e invece in italiano corretto è sorda.

In giapponese non si distingue tra S sonora e Z sonora, così sentendo una parola giapponese potremmo pensare sia scritta con una S (p.e. さ sa), quando invece è scritta con una Z (p.e. ざ za). O viceversa potremmo cercare di pronunciare con una S (p.e. さ sa), ma usando una S sonora, un giapponese sentirebbe una Z (p.e. ざ za).

Possiamo quindi riassumere così, per praticità (usate il dizionario rai per controllare):

  1. La S giapponese (quella dei kana senza nigori) è sempre una S sorda (come in “casa”)
  2. S sonora e Z sonora non sono distinti: sono i kana con il nigori e in roomaji sono scritti con la Z
  3. La Z sorda in giapponese esiste solo in un kana: つ tsu; solo in parole di origine straniera trascritte con katakana si incontrano anche scritture come ツァ tsa, ツィ tsi, ツェ tse e ツォ tso, come succede ad esempio in Patrizia パトリツィア.

7. La pronuncia di W e Y

Qust’ultimo punto stupisce molti studenti, perché come altri, a dire il vero, è poco o per nulla citato dai libri di testo e perché noi riteniamo W e Y dei suoni tutto sommato familiari, che usiamo tutti i giorni in tante parole di origine inglese.

Y e W però sono suoni un po’ particolari, a metà tra una vocale e una consonante, ecco perché si parla di “semi-vocali”. Nonostante di solito si leggano proprio come ci si aspetterebbe, anche la loro pronuncia presenta alcune sorprese.

La Y in un certo senso “comprende” il suono della lettera “i”; basta provare a leggere ad alta voce la parola yogurt e poi “iogurt”, per rendersene conto. Non sono molto diverse, no? Per questo motivo i giapponesi pronunciando la Y si ritrovano naturalmente ad allungare il precedente suono E o I, come se subito dopo avessimo una い i, che come sappiamo viene usata per allungare i suoni E ed I. Certe parole quindi vanno lette quasi senza pronunciare la Y. Per esempio 部屋 heya non si legge he+ya, ma “heea”, mentre お冷 ohiya, acqua fredda (da bere), si legge ohiia… proprio come se le vocali precedenti (E nel primo caso, I nel secondo) fossero allungate da un kana い i.

La W invece comprende, in un certo senso, il suono “u”, quindi i giapponesi quando la pronunciano tendono ad allungare il precedente suono “o” o “u”, senza pronunciare la W come ci aspetteremmo, p.e. kowai non si legge こko + わ wa + い i, ma qualcosa tipo kooai.

Bene, con questo è tutto. Spero che questo post vi sia stato utile! Mi raccomando, esercitatevi il più possibile e ascoltate il più possibile: non fate l’errore di pensare che un CD audio allegato al corso possa fare la differenza, non vi serve praticamente a nulla, dovete ascoltare, ascoltare, ascoltare, e poi iniziare ad esercitarvi a parlare (quando ne avrete l’occasione) perché anche la lingua è un muscolo e non può fare bene movimenti a cui non è abituata!

Come sempre, buono studio! 😊

じゃ、がんばってね~

41 pensieri su “Errori comuni (1) – Le pronunce giapponesi più difficili

  1. Porca trota la storia della R è peggio di quanto credessi!!!
    Se devo essere sincero non avrei scritto nessuna di quelle parole con la R solo a sentirle! -.-”
    E’ un po’ depRRRimente (con al R molto sonora giustamente ^_^).

    La W me n’ero già accorto (proprio con コワイ) ma non avevo pensato fosse proprio una “regola”!

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    • Va detto che tutti gli stranieri hanno un accento quando parlano in italiano, no? Quindi a conti fatti io non mi strapperei i capelli dietro a queste cose.
      L’importante è sapere che eistono certi aspetti problematici e magari delle soluzioni come quelle che suggerisco, così uno ci può almeno provare a correggersi …e poi se non gli riesce, va be’, pazienza! 😉 XD

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      • No no infatti!

        Ognuno poi ha i suoi obbiettivi ed il mio, come per l’inglese per intenderci, è quello di capire e, magari provare a, farmi capire!
        Non mi son onestamente mai crucciato di un eventuale “sembri un italiano che parla inglese”… ma va guarda caso lo sono!
        (Che poi detta tra noi ci si può sempre giocare la carta “ok fammi sentire il tuo italiano allora”!!! Perché è comodo criticare chi si prende la briga di imparare la tua lingua hehe)

        Poi, in realtà, anche nella stessa lingua non son tutti uguali, sarebbe come dire che noi tutti parliamo lo stesso italiano.
        Però con l’inglese di solito il problema è nella pronuncia, prendi death come esempio, ma qua anche nell’ascolto da quel che sento… o non sento! ^_^”
        Ma, come dici, è giusto sapere come regolarsi, per tornare a death almeno non pronunciarlo that… solo che in alcune situazioni hai anche il timore di esagerare. Prendi ad esempio gli allungamenti, con date parole rischi veramente di fare una brutta figura e quindi magari esageri e vai di “kuuuuuuuuso”! HAHA

        Su sti argomenti mi viene sempre in mente il buon vecchio Don Lurio, tre-quarti di vita spesi in Italia ed ancora sembrava la tipica gag dell’americano che parla italiano! ^_^

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        • Era l’esempio che ricordo riportava “Japanese in Mangaland” che avevo sfogliato a suo tempo!
          Proprio tra kuso e kuuso, che se non erro dovrebbe essere vano, “vain”!
          Però hai, ovviamente LOL, ragione sulla pronuncia di kuso, non c’avevo nemmeno pensato dovrei iniziare a fare più caso a queste cose!

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        • uuhhn un’altra delusioncina di japanese in mangaland, accidenti. 空疎 kuuso non è per niente una parola comune.
          L’esempio dell’articolo, furin e fuurin, è molto più bello secondo me.
          Ho si può usare koko (qui) e koukou (scuola superiore)

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  2. La R è tRRRemenda XD A volte sembra una D, a volte è una via di mezzo tra una L e una R, a volte sembra più una L…

    Per non parlare poi dei luoghi comuni… In Italia spesso accomuniamo i Giapponesi ai Cinesi (“Sono asiatici… quindi sono tutti i uguali”) e li prendiamo in giro per come ‘Plonunciano’ le Erre. In verità se uno s’informa un po’ scopre che i Giapponesi la erre la pronunciano eccome! Solo che è più dolce e non vibrante come la nostra. La nostra R è più forte, stile Yakuza (KORRA!!!!!)

    Lo fai un articolo che parla dei comuni errori nell’uso delle particelle? Ammetto di non aver utilizzato la funziona ricerca, magari c’è già! Es. Io a volte mi confondo tra GA e WO, o peggio tra NI e HE … Un esempio che mi viene in mente: Nel libro ‘Autostop con Buddha’ di Will Ferguson, il protagonista viene rimproverato da un giapponese… che gli fa notare che le particelle le usa praticamente a casaccio… 😀

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    • Ho già due-tre bozze d’articolo su le particelle che si confondono tra loro, ni e to, ni e he, ni e de…
      Ga e wo però non so… una è per il soggetto, l’altra per il complemento oggetto… in quale situazioni dici che si confondono? Forse con forme potenziali e di volontà (es. con i verbi alla forma in -tai)? O con suki?
      Puoi farmi qualche esempio concreto di quando ti sei trovato in difficoltà così poi magari lo uso? 😉

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      • Quasi dimenticavo: Complimenti per l’articolo! Adesso mi guardo anche il video… Prima dall’ufficio non potevo, seppur in pausa, osare tanto 🙂

        Tornando alla mia domanda … vediamo… non vorrei dire cavolate …

        Se voglio dire che “so fare qualcosa”, il è complemento oggetto quindi vuole il wo.
        (私は)すしを食べられません。 (Io) Non posso mangiare il pesce.
        Se voglio dire che a me, piacerebbe fare qualcosa uso la forma -tai
        すしが食べたい。
        Vorrei mangiare del pesce.

        Con la forma -tai mi capitava, in passato (quando mi dedicavo seriamente allo studio ;_;), di fare un po’ di confusione, e mettere ogni tanto un -wo dove andava il -ga

        Concludo con una domanda, sempre inerente le care amate /odiate particelle:

        Se volessi fare una lista di città visitate usi と oや. Come verbo cosa useresti? 見て行きました o 見た。

        Francesco

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        • Sia con le forme potenziali che con quelle in -tai puoi usare sia ga che wo. E’ dovuto alla particolare natura di queste forme. Di recente ho dedicato un articolo all’uso di ga o wo con la forma in -tai, lo trovi negli argomenti del JLPT:
          https://studiaregiapponese.com/2016/04/10/n5-in-sintesi-le-particelle-con-la-forma-in-tai/

          Non importa cosa elenchi. La scelta tra to e ya è dovuta alla natura dell’elenco. Hai elencato tutte le città che hai visitato? Allora usi to. Hai fatto solo qualche esempio? Allora usi ya.
          La forma “mite ikimashita” non si usa se non in situazioni particolari. Volevi sicuramente dire “mi ni ikimashita” (sono andato a vedere) o “mimashita” (ho visto). Dipende solo da quel che vuoi dire: vuoi dire proprio “sono andato a vedere” oppure “ho visto”?

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        • Quindi:
          – Il wo non ci va se il verbo è intransitivo.
          – Se il verbo è transitivo può reggere un complemento oggetto quindi va bene sia wo che ga.
          – Il ga viene utilizzato per enfatizzare il soggetto. es. watashi ga ikitakunai!
          – L’immagine che hai messo nell’altro articolo rende benissimo l’idea della “differenza” tra l’uso del ga e wo.

          .. Di fatti la cosa che mi mandava in tilt era appunto… perché mi dicevo… com’è possibile che un aggettivo regge un complemento oggetto!?

          Piccola parentesi sul ~たいと思います usato per ingentilire: Mi ricordo che durante una delle lezioni di Giapponese che frequentai lo scorso autunno, ad un certo punto provai a dire una mia opinione su un argomento (argomento che adesso non ricordo più); qualche secondo dopo aver finito la frase, mi accorsi del fatto che la mia affermazione suonava un po’ troppo come ‘un dato di fatto/rude’ quindi, quasi spontaneamente aggiunsi un – cosa che stupì la prof.

          Per quando riguarda TO e YA -> Uso TO perché ho elencato tutte le città che ho visitato se avessi voluto elencare alcune delle prefetture giapponesi, avrei dovuto utilizzare il YA oppure elencarle tutte e 47 😀

          Per la scelta del verbo direi che rendo meglio un MITA (Ho visto), un sono andato a vedere stava più per ‘sono andato a vedere un film’ – 先週の週末にエ画を見に行きました。とか… 

          分かり安い説明でした!ありがとう! :D

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        • Scusa il ritardo nella risposta ma era lunga da fare ho rimandato, e poi mi sono scordato… ^^;;

          – Il wo non ci va se il verbo è intransitivo.
          Non è sempre vero: wo ha anche altre funzioni. Però certo, il complemento oggetto (che si indica con wo) non va con verbi intransitivi.
          – Se il verbo è transitivo può reggere un complemento oggetto quindi va bene sia wo che ga.
          “sia wo che ga” è fuorviante.
          Il soggetto si indica con wa o ga a seconda dei casi, il complemento oggetto con wo.
          Quindi un verbo transitivo può avere il soggetto con ga e il complemento oggetto con wo.
          Se poi si tratta di un verbo transitivo alla forma in -tai, ovviamente, sì, hai ragione, può avere ga oppure wo per indicare il complemento oggetto
          – Il ga viene utilizzato per enfatizzare il soggetto. es. watashi ga ikitakunai!
          …che vuol dire “sono io che non voglio andare!”
          – L’immagine che hai messo nell’altro articolo rende benissimo l’idea della “differenza” tra l’uso del ga e wo.
          .. Di fatti la cosa che mi mandava in tilt era appunto… perché mi dicevo… com’è possibile che un aggettivo regge un complemento oggetto!?
          Perché -tai è un ausiliare aggettivale, sì, ma si lega pur sempre a un verbo. La realtà è che la grammatica giapponese non è per nulla rigida, o come dico sempre io “è un’emozione” …perché spesso dipende dalle “sensazioni” che uno ha verso un particolare elemento della frase.

          Bene su to/ya

          エ画 → 映画 eiga (mai scordare gli allungamenti 😉 )
          wakariyasui è in realtà 分かり易い e si scrive di norma in kana (分かりやすい) perché 易 vuol dire facile, mentre 安 vuol dire pacifico, calmo; economico, da poco

          Per ulteriori domande usa gli articoli relativi o il sito Nihongo no kuni, che qui dovrebbero starci solo domande di pronuncia e abbiamo già “sforato” abbastanza

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  3. Ah, che bell’articolo! L’insegnante di lingua nel video è fantastico, che tocco di classe quel pelo in bella mostra! XD
    Io mi sto dannando per cercare di riprodurre la R, che penso sia uno dei suoni più belli del giapponese, le altre lettere vengono quasi bene, se leggo lentamente, spero col tempo di acquisire più naturalezza… alla pronuncia della Y non avevo mai fatto caso, devo aprire meglio le orecchie

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  4. Gli amici a volte mi fanno notare com’è cambiata la mia pronuncia dopo che ho passato alcuni mesi ad ascoltare e ripetere dialoghi in giapponese nel tentativo di apprendere la pronuncia e familiarizzare un po’ con gli accenti le tonalità delle frasi. Senza volerlo, adesso, evito di pronunciare delle troppo R vibranti.

    A volte con i colleghi di lavoro andiamo a mangiare dal giappo/cinese: quando sento pronunciare “Allora oggi andiamo al SAKU’RA” con l’accento sbagliato sulla U impazzisco XD

    Francesco

    PS. L’immagine mi fa pensare ad una battuta usata frequentemente da Hachikuji
    「失礼、噛みました」

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    • Pensa che avevo cercato proprio quella frase per trovare un’immagine di bakemonogatari… e ho trovato quest’altra perché purtroppo non ce n’era nessuna che facesse al caso mio.

      p.s. io impazzisco a sentir pronunciare una valanga di U accentate (vd. il punto sulle vocali I e U)… tempUra, sUkiyaki, sUshi ecc.

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  5. Ciao, vorrei sapere se saresti per caso disposto a tradurre brevi testi dal giapponese all ‘italiano, nel caso te li chiedessi. Questo non è da intendersi come messaggio di spam, sentiti pure libero di decidere (ci mancherebbe).
    Grazie e baci ❤

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  6. Ciao Kaze! Sono ritornato e non so se ti ricordi ancora di me!
    Ho avuto un periodo di crisi ma adesso mi è ritornata la voglia di studiare. Sto già ristudiando i vecchi post sulla grammatica e kanji (che tuttavia ricordo ancora wow). Cercherò di essere più attivo anche dalla parte del blog!
    Voglio impegnarmi e puntare di nuovo al JLPT.
    Grazie mille

    がんばりましょう~ !

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  7. Grazie Kazeatari, articolo utile e interessante.
    Ora che (finalmente) ho iniziato un corso di giapponese mi eserciterò e stupirò compagni e insegnante 🙂
    (almeno spero di riuscirci!! :p)
    Sorejaa mata ne

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  8. Anche la ん, cioè la N non seguita da vocale, ha un suono particolare, soprattutto a fine parola o se precede una consonante come T, N o D . In giapponese è una mora (la quantità di una sillaba che determina l’accento), è una N uvulare (pronunciata facendo vibrare l’ugola) e nell’alfabeto fonetico IPA ha un simbolo di pronuncia tutto suo /N/ (è un arcifonema!!). Poi, in pratica risulta spesso come una n normale italiana, ma in alcune canzoni spesso sento la differenza in parole come naNdo, naNte, nihoN etc.

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  9. Bé in questo caso posso ringraziare il mio difetto di pronuncia, io infatti non sono mai stato capace di pronunciare la R facendo vibrare la lingua, non è una R moscia la mia, ma è proprio che non riesco a far vibrare la lingua quindi ho sempre pronunciato la R facendola vibrare una volta sola e il risultato è un suono incredibilmente simile alla R monovibrante giapponese.
    Quello che mi chiedo ora dopo aver visto il video dei due comici giapponesi è: se i giapponesi non pronunciano la R come gli italiani, e quindi fin da piccoli non dovrebbero aver mai pronunciato la R facendo vibrare la lingua più volte, allora come diavolo riescono a farla? no perché io non ci riesco neanche morto…

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  10. Mi sforzo di ascoltare i madrelingua che danno esempi di pronuncia in vari siti, e spesso la particella が diventa una specie di NA, ma con una N fatta di gola, simile al suono di aNguria ma senza la G.

    Oggi ho sentito lo stesso suono in questa frase: https://d1pra95f92lrn3.cloudfront.net/audio/252342.mp3 ma quello che mi ha messo ancora più in difficoltà è la pronuncia di 患者 che invece di kanJA diventa decisameente un kanGA. Il traduttore di google invece usa la J dolce come da manuale. Hanno ragione tutti e due oppure ho beccato una pronuncia anomala?

    P.S. Hai un sito da consigliare per ascoltare le singole parole?

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    • Tutte e tre le possibilità. A volte c’è del vero (è il caso di G –> N), a volte è uno scherzo del tuo orecchio (solo del tuo o di ogni italiano madrelingua) che riconduce il suono reale a uno più familiare (tutto ciò in realtà coesiste con il caso precedente… più giù mi spiego meglio, non temere), a volte è una cattiva registrazione.

      Partiamo dalla G che suona come N… il navigatore di google, al mio orecchio dice qualcosa di molto simile a “miNi ni mawarimasu” invece di “migi di mawarimasu”. Se ascolto con attenzione sento la G, ma è innegabile che è particolare… Perché non è né G né N!
      Come la R giapponese, R monovibrante, non è né L né R.

      A differenza della R monovibrante però non tutti hanno questa “particolare G”, detta “nasale velare”
      https://it.wikipedia.org/wiki/Nasale_velare#Giapponese
      Su wiki parla di differenze regionali (nb la G che ci interessa è quella del secondo esempio, “kagi”), ma in realtà sull’Oxford’s handbook of japanese linguistics si parla di una caratteristica prevalentemente femminile (ma che non interessa tutte le donne)… e per quel che vale la mia esperienza coincide.

      Nel caso della “R monovibrante” tendiamo a sentire L se a parlare è una donna (ma non sempre), R se è un uomo. Questo perché c’è una differenza di genere nella pronuncia della R… ma è vero nel contempo che il nostro cervello “aggiusta” quel che sente il nostro orecchio facendolo coincidere di volta in volta con L o con R.

      Nel caso di kanja, invece siamo tra seconda e terza possibilità… il tuo cervello aggiusta in un certo modo, ma la registrazione poteva essere cattiva in partenza per cui vieni tratto in inganno.
      Il mio personale demone si trova in un canzone in cui si dice, secondo il mio cervello, tokuFetsu. Ora, io so che è tokuBetsu, il suono “fe” non c’è in giapponese (si può scrivere, ma non esisteva in origine in giapponese)… eppure sento tokuFetsu. Ho fatto sentire la stessa cosa a un amico e… “No, dice tokuBetsu” è stata la sua risposta. Insomma, è anche colpa della registrazione o del caso, ma solo io vengo tratto in inganno (e altri, certo, ma sempre un inganno è, e non certo comune a tutti gli italiani).

      p.s. per quanto riguarda il sito, non è il massimo, ma c’è forvo
      http://it.forvo.com/languages/ja/
      ascolta sempre tutti i suoni disponibili e attenzione perché certe registrazioni sono pessime, altre automatiche… cerca il rumore di fondo, se non c’è, diffida. Nel dubbio ascolta altre registrazioni dello stesso utente e cerca di capire se sono autentiche (o caricate agli esordi del sito per “fare massa”, diciamo).

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  11. Hmmmm…. il mio orecchio che non sente la realtà ma solo quello che mi aspetto? Interessante, ho letto una cosa simile per i ventriloqui che in realtà non dicono affatto quello che il pubblico crede di sentire, e approfittano così di alcuni “difetti” della percezione.
    Cercherò di allenarmi a distinguere questi strani suoni. In fondo il giapponese non è difficile da pronunciare, c’è molto di peggio nel mondo, per esempio il cinese (l’ho studiato per 3 mesi e poi sono fuggito, è impossibile!!!).
    Grazie mille dell’ottima spiegazione.

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    • Esatto esatto!
      Il fatto è che tra i 10 e i 13 anni il nostro orecchio perde (non del tutto, ma si fa sempre più fatica) la capacità di riconoscere nuovi “suoni” (come dire che imparare il “th” inglese alle medie… è già tardi). Per la precisione l’orecchio sente il suono com’è ma il cervello lo approssima a quel che conosce.
      In compenso, la buona notizia è che il giapponese è molto “povero di suoni” (attenzione, non parliamo di “lettere”!), poco più di un 100naio contro gli 8000 dell’inglese, se la memoria non mi inganna. Questi “suoni” comprendono combinazioni di lettere e pronunce della stessa lettera che cambiano in presenza di diversi suoni vicini. Per fare un esempio, il suono “N” di “nana” e quello di “kaNji” in giapponese non sono lo stesso suono. La “a” di “island” e quella di “land” non sono lo stesso suono, e così via…
      Il cinese è ricco di suoni nuovi per noi e per questo è difficilissimo… e quando mia moglie mi dice il suo nome lo sento in 3-4 versioni diverse, p.e. il primo kanji a volte mi sembra chuu, a volte chuo, ciuu, ciuou… Un incubo. Ma il fatto è che mia moglie dice sempre la stessa cosa, salvo piccolissime variazioni che fanno pendere l’ago della bilancia verso un suono o verso un altro, secondo il mio cervello.

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      • Tanto per farsi due risate: mia moglie insegna alle medie, e qualche anno fa ha fatto un paio di mesi di supplenza in una scuola di un quartire ad alta densità di cinesi, ne aveva una decina in classe.
        L’appello era un momento esilarante: lei leggeva il nome, tutti ridevano, poi l’interessato pronunciava il suo nome e mia moglie faceva mille sforzi per imitarlo… e le risate raddoppiavano!!! A volte le dicevano il significato di quello che diceva e ogni volta era una parola diversa. I ragazzi credevano che fosse un gioco, ma lei faceva davvero mille sforzi per pronunciare esattamente come i ragazzi, ma non c’è mai riuscita! 🙂

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