Da dove vengono i kanji?

Da dove vengono i kanji e come sono arrivati fino a noi? Come sono cambiati nel tempo e come sono stati utilizzati nella lingua giapponese nonostante fossero parte della lingua cinese?

A queste ed altre domande trovate risposta nella pagina sull’Etimologia dei kanji.

Alcuni articoli tra quelli linkati sono davvero imperdibili. In particolare la rubrica Horror Kanji…

Horror kanji!

  1. 取 to.ru/SHU → Prendere …senza dover chiedere. Mai.
  2. 道 michi/DOU → La strada …verso l’inferno! (aggiornato ieri!)
  3. 県 KEN → Una prefettura …di sangue!
  4. 民 tami/MIN → Il popolo va servito… come antipasto!
  5. 赤 aka, aka.i/SEKI → Rosso …fuoco!

Tra l’altro colgo l’occasione per annunciarvi che l’articolo su 道 (che ho riscritto da poco) sarà riportato sulla rivista dell’Associazione italiana di Aikido nei primi mesi del 2017. Leggetelo in anteprima!

Tutto qui? Ma neanche per sogno!

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Miti da sfatare – Crisi come opportunità

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L’idea alla base del mito di oggi è che “una crisi è anche un’opportunità”. Su che basi è possibile dire una cosa del genere? Eeeh… Perché… perché “i saggi orientali” hanno deciso di usare certi caratteri nello scrivere la parola “crisi”. Sarebbe una giustificazione tirata anche se fosse vera, e invece per di più è campata in aria… Vi risparmio l’ormai classica carrellata di facepalm, tanto ci siamo capiti.

Prima di addentrarci fino al cuore del mito di oggi, voglio confessarvi che non è un’esagerazione dire che è proprio questo mito che mi ha fatto sentire la necessità di iniziare la rubrica dei “Miti da sfatare”. Perché? Perché è un mito davvero interessante, che unisce storia, società e scrittura. Perché è un mito, per così dire, “su più livelli”. E perché la confusione che si è creata attorno a questo mito è talmente tanta… ((;゚Д゚)))

Ma andiamo con ordine!

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Sumimasen significa “mi dispiace” o…?

Iniziando con il giapponese ci viene detto che sumimasen si usa per chiedere scusa e significa “scusi”, “mi dispiace” ecc.. Lo so, lo so, abbiamo già parlato di sumimasen nel post 5 modi di scusarsi: In giapponese è anche più difficile. Non ne abbiamo però parlato sotto questo aspetto: da dove viene e perché si usa proprio sumimasen per dire “mi scusi” ecc.

Proseguendo gli studi, infatti, ci si rende conto di un fatto abbastanza “strano”: sumimasen termina in -masen e perciò si tratta di un verbo negativo… e allora è ovvio che viene da chiedersi:

Cosa vuol dire davvero sumimasen?

Cercando il verbo “sumu” (la forma che si trova sul dizionario non è sumimasen, né sumimasu), incappiamo nel famoso problema degli omofoni giapponesi, per cui ci accorgiamo che di verbi sumu ce ne sono ben quattro.

Leggendo le varie definizioni, scopriamo, su un buon dizionario, che ci si scusa con la forma 済みません sumimasen… notare il kanji, please.

Perfetto, allora il verbo 済む sumu vuol dire “dispiacersi”… Eh, no, cari miei, ricordate? Sumimasen è negativo, quindi al massimo vorrebbe dire “non mi dispiace”. Provate a sperimentare e ad usarlo nella vita reale. Urtate qualcuno, meglio se grosso, brutto e cattivo, poi con faccia seria gli dite “Non mi dispiace”. Non finirà bene, vi pare?

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Etimologia – Horror Kanji (5) – Rosso fuoco!

Per la rubrica di etimologia “Horror Kanji”, oggi vedremo il kanji di “rosso”, cioè 赤 SEKI, aka, akai.

L’immagine che vedete qui sopra riassume l’etimologia di di solito viene raccontata, ovvero, più o meno “rosso come il fuoco”, quindi disegniamo un fuocherello e rendiamo così l’idea di rosso, ma è un’immagine quantomeno edulcorata della reale origine di questo kanji…

Siete pronti ad avere paura?

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Etimologia – Horror Kanji (4)

etimologia - horror kanji - tami, min

Vi ricordate la rubrica Horror Kanji? Spero di sì, ma se così non fosse, dateci un’occhiata perché continua! Ecco gli articoli usciti finora:

Tenete presente poi che la pagina sull’etimologia dei kanji è stata aggiornata.

Oggi quarto appuntamento con Horror Kanji…

民 tami/MIN ovvero “Il popolo va servito… come antipasto!”

民 tami, MIN è un kanji che indica il popolo, la gente comune. Ma perché questo “disegno” ha questo significato?

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Kanji che odiano le donne

kanji che odiano le donne, kanji misogini - konjiki yasha

Si dice spesso che il Giappone è una società maschilista e, sebbene ciò coinvolga il punto di vista culturale da cui si guarda ad una società, ciò è anche sicuramente vero a livello di dati oggettivi (es. differenza di stipendio a parità di lavoro)… Ma lo stesso può dirsi dell’Italia e degli USA.

Dunque il Giappone è una società maschilista (se ignoriamo certi aspetti socioculturali), proprio come lo sono tante altre nazioni. Se riconsideriamo certi aspetti… dal nostro punto di vista, perlomeno, il discorso potrebbe perfino peggiorare. Il nostro punto di vista di occidentali però non è l’unico, e ciò va considerato.

Non sono un “fanatico dei fanatismi”, nemmeno quando appaiono giusti, quindi pur essendo un difensore di pari diritti e pari opportunità, non sono qui a scrivervi un appassionato articolo femminista… Non è questo il luogo. Io insegno giapponese e quindi sono qui a parlarvi di parole e kanji, di come questi, pur essendo nati entro società di centinaia, migliaia di anni fa, potrebbero aver plasmato la società moderna.

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Domande – Ci vorrebbe un amico

Matteo mi ha chiesto la differenza tra 友 tomo e 友だち/友達 tomodachi, due vocaboli che significano entrambi “amico”… Con questo articolo rispondo, ampliando nel contempo il discorso, poiché ci sono altri vocaboli che significano “amico” e sono altrettanto, se non più importanti da vedere.

etimologia tomoCominciamo dal kanji 友 tomo che, etimologicamente è comune a praticamente tutti i vocaboli che vedremo: rappresenta due mani (destre) a indicare l’idea di “collaborare” e di “amicizia” o che addirittura giurano (in alcune scritture è compresa una bocca, con o senza lingua rappresentata, che indica il parlare, ovviamente).

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Miti – Itadakimasu vuol dire “Buon appetito”?

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いただきます itadakimasu è tradotto in ogni anime o drama che abbiate visto con l’espressione “Buon appetito”. Ovviamente questo fatto ha un suo perché: semplicemente, nella stessa situazione noi diremmo proprio “Buon appetito”.

Tuttavia questa traduzione non è letterale né accurata da un punto di vista culturale, anzi, c’è davvero molto che va perso nella traduzione e per questo spesso degli utenti notano delle “stonature” nell’uso di questa parola, quando compare in contesti meno consueti.

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Le alternative a “no” (a parte “sì”)

Attenzione, non solo grammatica in questo post!
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Quando vi renderete conto della battuta presente nel titolo, probabilmente vi verrà voglia di uccidermi. E lentamente. Per il momento però sono ancora vivo, alla faccia vostra 😛 , e quindi scrivo.

Allora, sia chiaro, il “no” in questione è la particella の (no), quella che chi ha studiato la mia lezione La particella の (no) del complemento di specificazione, sa bene essere una particella che usa quel che la precede per specificare (spiegare, descrivere…) quel che la segue. Esempi anyone?

  • ユー子の妹 Yuuko no imouto (imouto = sorella minore, Yuuko è nome di persona) significherà ovviamente “la sorella minore di Yuuko”
  • 私の車 watashi no kuruma (watashi = io, kuruma = macchina) significherà la mia macchina (o, a voler “tradurre brutalmente”, la macchina di me)

Quello che forse non conoscete è un altro dei suoi possibili usi. Rientra nella definizione che ne abbiamo dato, ovviamente, e sebbene non sia l’uso principale, direi che è comunque molto, molto importante (e ci serve parlarne – perlomeno in breve – per arrivare al vero tema dell’articolo).

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Parole con o senza kanji?

makoto ni katte nagara

Da una domanda di Daniele

Ho una curiosità, visto che sto cominciando ora a studiare il giapponese: come mai alcune parole giapponesi non hanno kanji? Probabilmente sarà una stupidaggine, però …. Grazie o arigatoo gozaimasu!

Invece, come quasi sempre accade quando i lettori mi dicono “sarà una stupidaggine”, è una domanda molto interessante!
In realtà tutte le parole hanno/avevano un kanji proprio. Anche le posposizioni!

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