Sumimasen significa “mi dispiace” o…?

Iniziando con il giapponese ci viene detto che sumimasen si usa per chiedere scusa e significa “scusi”, “mi dispiace” ecc.. Lo so, lo so, abbiamo già parlato di sumimasen nel post 5 modi di scusarsi: In giapponese è anche più difficile. Non ne abbiamo però parlato sotto questo aspetto: da dove viene e perché si usa proprio sumimasen per dire “mi scusi” ecc.

Proseguendo gli studi, infatti, ci si rende conto di un fatto abbastanza “strano”: sumimasen termina in -masen e perciò si tratta di un verbo negativo… e allora è ovvio che viene da chiedersi:

Cosa vuol dire davvero sumimasen?

Cercando il verbo “sumu” (la forma che si trova sul dizionario non è sumimasen, né sumimasu), incappiamo nel famoso problema degli omofoni giapponesi, per cui ci accorgiamo che di verbi sumu ce ne sono ben quattro.

Leggendo le varie definizioni, scopriamo, su un buon dizionario, che ci si scusa con la forma 済みません sumimasen… notare il kanji, please.

Perfetto, allora il verbo 済む sumu vuol dire “dispiacersi”… Eh, no, cari miei, ricordate? Sumimasen è negativo, quindi al massimo vorrebbe dire “non mi dispiace”. Provate a sperimentare e ad usarlo nella vita reale. Urtate qualcuno, meglio se grosso, brutto e cattivo, poi con faccia seria gli dite “Non mi dispiace”. Non finirà bene, vi pare?

E poi sappiamo che i giapponesi sono sempre cortesi… non direbbero mai “non mi dispiace”, giusto? E difatti sumu non significa “dispiacersi” ma “finire”. Perfetto, allora dire sumimasen (o alla forma piana, sumanai) equivale al più a dire “non finisce”. Ma cos’è che non finisce?

Spesso questa espressione viene spiegata dicendo che si tratta del proprio dispiacere che “non finisce”, così otteniamo un’espressione tipo il nostro “mi spiace infinitamente”. Possiamo accontentarci, ovviamente, ma le cose non stanno così.

A leggere “sumimasen” = “non finisce” vien da pensare all’espressione “non finisce qui”. Certo, in italiano sembra tanto una minaccia ma in giapponese no, perché è chi si scusa che sente che le cose non sono pari, che ci sia qualcosa di rimasto in sospeso, non finito, per l’appunto. Perché? Perché chi si scusa si sente mortificato, perfino turbato per come sono andate le cose, sente di aver fatto un torto, creato uno squilibrio… Vedete voi, insomma, basta che vi sia chiara l’idea generica di una situazione incompiuta, sbilanciata, in cui chi si scusa che si sente in torto.

Di nuovo, volendo, potremmo accontentarci, ma anche questa spiegazione “non finisce qui”.

cosa-significa-sumimasen-dewa-sumimasen

Nel caso di una fuga di informazioni, non finisce un bel nulla con un semplice “mi dispiace”

Riprendiamo il nostro dizionario, ancora aperto alla pagina di sumu e notiamo che oltre a 済む sumu, finire, aver fine, c’è anche un 澄む sumu, divenire trasparente, privo di impurità.

Il punto è che questi due hanno un’origine comune. Com’è possibile? Be’, possiamo pensare che concettualmente il secondo sumu derivi dal primo, perché “quando non restano impurità, quando diventa trasparente, allora hai finito”, diciamo così. Ad ogni modo, la contaminazione tra i due diviene chiara nell’espressione successiva.

Se diciamo infatti それでは私の気が済みません soredewa watashi no ki ga sumimasen equivale a “così il mio spirito non diviene trasparente” …cioè “così c’è (ancora) qualcosa che turba/intorbida il mio animo”. Quindi qui si usa il primo sumu, finire (si vede dal kanji) ma con il senso del secondo, divenire trasparente… perché “il mio animo non finisce” non è una traduzione decente, no?

Questa frase si può usare per dirsi insoddisfatti, ma anche quando qualcuno con cui vorremmo scusarci come si deve, ci dice che non è nulla di che e di lasciar stare. Con questa frase possiamo dire che siamo insoddisfatti del “fa niente” detto dall’altra persona e quindi suggerire qualcosa per scusarci più concretamente.

L’idea di sumimasen = scusi viene proprio da questa frase e dall’idea che quando fai un torto o una scortesia a qualcuno, il tuo cuore, animo, spirito, il tuo ki, insomma, ne resti turbato e intorbidito, per così dire.

Insomma sumimasen in origine suonava come “sono mortificato”, con l’idea che chi si scusa ha un peso sul cuore, sentendo di avere un conto in sospeso (qualcosa di “non finito”) dovuto al senso di essere in torto o in debito con quella persona… E da questo “essere in debito” si capisce perché sumimasen si usi anche per ringraziare.

Gli altri sumimasen

Vi presento qualche altra espressione derivata da sumimasen e con gli stessi usi. Così se le doveste sentire sapete cosa significano e da dove arrivano.

Da すみません sumimasen, che alcuni giapponesi non sanno, a quanto pare, derivi da 済みません sumimasen (con il kanji di finire), derivano anche altre espressioni. Nel linguaggio colloquiale ad esempio ritroveremo molto spesso すいません/スイマセン suimasen, che è una contrazione del precedente.

Nel Kansai-ben (non è la stessa cosa ma diciamo che è il dialetto di Osaka) abbiamo infatti すみまへん sumimahen, a volte abbreviato in すまへん e poi rafforzato in quella che è la pronuncia più comune da quelle parti: すんまへん sunmahen.

Da quest’ultima espressione, probabilmente si è poi diffuso nel paese un misto di giapponese e dialetto, ovvero すんません sunmasen.

Un’ultima espressione usata è una “super-contrazione”: サーセン saasen. Più che una contrazione è quasi uno strascico della parola stessa, quindi evitatela perché al di fuori del giusto contesto (in genere rude e maschile), suonerà scortese …cosa che vale sempre per le contrazioni, ma ancora di più per contrazioni così… “estreme” (;^ω^)

3 pensieri su “Sumimasen significa “mi dispiace” o…?

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