Pillole di Giapponese 11 – Gli aggettivi (3): gli aggettivi all’opera

Eccoci ad un’altra lezione del corso Pillole di Giapponese: la lingua giapponese a piccole dosi! (⌒▽⌒)

Nelle lezioni precedenti, quando abbiamo preso la pillola 9 sugli aggettivi in -i e la 10 sugli aggettivi in na, abbiamo visto che gli aggettivi possono essere usati anche da soli, per creare delle vere e proprie frasi, per quanto semplici. Oggi vedremo come usare gli aggettivi insieme ai nomi (sostantivi) per parlare per esempio di una macchina rossa, di un vecchio amico, di un pc nuovo, di un bel tramonto

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Pillole di Giapponese 10 – Gli aggettivi (2): gli aggettivi in na

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Eccoci ad un’altra lezione del corso Pillole di Giapponese: la lingua giapponese a piccole dosi! (⌒▽⌒)

La volta scorsa abbiamo visto che gli aggettivi possono essere usati per creare delle vere e proprie frasi, per quanto semplici. Abbiamo però trattato solo il primo tipo di aggettivi esistenti in giapponese, gli aggettivi in -i, oggi vediamo il secondo tipo: gli aggettivi in na.

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N5 in sintesi – Le frasi in ので node

arimasen node kara

“Youmuin-san wa yuusha jaarimasen node.”
(Dato che) gli inservienti non sono degli eroi (non aspettatevi gesti eroici).

Prima di affrontare questo argomento leggete Le frasi in から kara, o andatelo a ripassare.

Le frasi con kara e node sono più complesse di quel che sembra, proprio per questo di norma viene detto solo “node è una forma più cortese di kara”, sempre che si degnino di dirlo. Questa frase è però una grossolana approssimazione della vera differenza tra i due (ci sono più livelli di approssimazione …e molta confusione sul tema). Per oggi ci limiteremo molto nella nostra trattazione, pensando più che altro all’esame, ma in un articolo a parte vedremo anche di far luce su alcuni punti di solito ignorati o fraintesi riguardo alla differenza tra i due.

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N5 in sintesi – Il tema puro e le frasi in WA-GA

Il tema puro e le frasi in ~は~が

È un fatto che si tende a trascurare, ma il tema non è un elemento grammaticale della frase. A volte, dal nostro punto di vista, sostituisce il soggetto o il complemento oggetto, ma può comparire nella frase in modo del tutto indipendente da questi. Quando andremo a tradurre in italiano, lo inseriremo in qualche modo nella frase, con un suo ruolo preciso, generalmente come soggetto… ma ci renderemo anche conto che nella frase giapponese la situazione è diversa.

Le frasi più comuni di questo tipo sono probabilmente quelle in suki/kirai (mi piace/odio), jouzu/heta (sono bravo/incapace). Tuttavia ne incontrerete altre, come quelle che esprimono desiderio (con hoshii) o volontà (con -tai), o le più classiche, che di solito descrivono una parte di qualcosa.

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N5 in sintesi – I verbi naru e suru

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L’argomento di oggi è spesso affrontato scrivendo solo ~く/~に+なる (-ku/-ni naru), il che è sbagliato sotto più aspetti. Primo perché questa forma non coinvolge solo gli aggettivi come lascia a intendere quanto scritto sopra (gli aggettivi in -i hanno una “forma in -ku” e quelli in na, indovinate un po’, possono prendere il ni). Secondo perché trattare naru e ignorare suru non è saggio secondo me, in quanto sono due verbi strettamente legati tra loro.

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N5 in sintesi – Le espressioni in -te wa ikemasen

doubutsu ni fuku wo kisete ha ikemasen (yamaarashi wa tondemonai koto ni naru shi)

Le espressioni in ~てはいけません -te wa ikemasen

La te-kei, て形 (o テ形), o “forma in -te”, può unirsi alla particella “wa” (sì, la stessa del tema) ed essere seguita dal verbo ikemasen (lett.: “non può andare”), che possiamo rendere qui con “non va bene”. Se “forma in -te + mo” si traduce con “anche se…”, togliere “mo” significa togliere “anche”, quindi non stupisce troppo se stavolta avremo una traduzione (quasi)letterale(!) tipo “non va bene se…”.

A conti fatti si tratta di un’espressione di divieto (o di obbligo, vedremo il caso a parte) e questo non deve stupirci perché tutte le espressioni del genere si basano su una frase ipotetica (una frase con “se”) che viene in qualche modo negata.

Continuate a leggere per scoprire in dettaglio come funziona questo pattern grammaticale e per vedere una serie di esempi. Per una traduzione dell’immagine sopra vd. le note a fine post.

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N5 in sintesi – La forma in -te + mo + ii

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La ~て形 te-kei con もいい mo ii

La te-kei, て形 (o テ形), o “forma in -te”, può unirsi alla particella “mo”, cioè “anche” (abbiamo visto l’altra volta il pattern ~ても -te mo), ed essere seguita dall’aggettivo いい ii, che possiamo rendere qui con “va bene”. Dato che -te mo è tradotto con “anche se…”, stavolta avremo una traduzione letterale tipo “va bene anche se…”. Per una traduzione dell’immagine sopra vd. le note.

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N5 in sintesi – La forma in -te + mo

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La ~て形 te-kei con も mo

La te-kei, て形 (o テ形), o “forma in -te”, può unirsi alla particella “mo”, cioè “anche”. In questo caso viene ben tradotta dall’espressione “anche se…”.
N.B. Questo argomento potrebbe non essere compreso nell’N5, ma io lo reputo indispensabile per la comprensione del prossimo argomento (-te mo ii) che invece vi è compreso sicuramente.

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Miti – La coordinazione degli aggettivi

Ci sono due grandi miti sulla coordinazione degli aggettivi:

  1. che unire due aggettivi richieda sempre di coordinarli con la forma in -te
  2. che coordinando due aggettivi, il loro ordine non conti affatto

Inutile dire, giunti a questo punto, che si tratta di due “miti”, se non addirittura di vere e proprie furfollerie!

No, non stateci a pensare, ho inventato io la parola “furfollerie”.

Insomma, a volte gli aggettivi si possono coordinare senza la forma in -te o con una forma alternativa (in -ku). Altre volte invece bisogna addirittura evitare di usare la forma in -te. Inoltre ci sono casi in cui l’ordine degli aggettivi non importa e casi in cui è fondamentale.

Bene, se vi sentite pronti… cominciamo!

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