Domande – Come studiare i kanji?

Ho ricevuto su Nihongo no kuni la tipica domanda, l’intramontabile (legittimo) dubbio: Come studiare i kanji? Per la precisione Jones mi scrive…

Mi sono innamorato dei kanji […] vorrei sapere se studiare la lista dei kanji del jlpt o la lista dei joyo kanji (magari anche solo da wikipedia) è la stessa cosa […]. Immaginando di trasferirsi per lavoro in Giappone, studiare i 2136 joyo kanji è sufficiente per vivere e lavorare lì o bisogna studiare tutti i kanji del kanji kentei (circa 6000 – NdKaze) ……

E per ora mi fermo un attimo qui perché c’è già tanto da dire!

Studiando la lista del JLPT o quella (diversa) dei Jouyou kanji si imparano più kanji di quelli che servirebbero nella vita di tutti i giorni. Il numero di kanji da imparare varia a seconda dell’obiettivo di uno studente e sarà in genere tra 1000 e 2000 (posto che li si studi in un ordine, anche vago, di frequenza, come quello delle liste citate).

Strano? Non se pensate che una ricerca ha scoperto che la maggior parte dei giovani parla la propria lingua usando appena 200 vocaboli essenziali (non derivati, per così dire). Insomma, la vita di tutti i giorni è meno linguisticamente complessa di quanto si creda.

Non servono né i 6000 kanji del kentei, né i 3000 che conosce un giapponese istruito (in questi sono inclusi kanji specialistici del suo campo di studi, kanji usati solo nei nomi…), né, a dire il vero, tutti i 2300 kanji del JLPT e nemmeno i 2136 jouyou kanji, sebbene questi siano i kanji che un giapponese impara entro la fine delle scuole medie (15/16 anni), ragionevolmente uno può cavarsela con i 1600 kanji più comuni …se vuol vivere in Giappone. Se uno mira a laurearsi in letteratura giapponese presso un’università giapponese, il discorso cambia ovviamente.

Tanti kanji da sapere per chi lavora in Giappone saranno infatti quelli relativi al suo campo di lavoro (pizzaiolo e biologo non sono la stessa cosa) e sicuramente non presenti nelle liste su internet… ma va benissimo così! Uno verrà imparandoli mentre vive lì, lavorando, leggendo e non più da liste! È mille volte meglio!

[…] tornando allo studio dei kanji […] va bene scriverli e riscriverli per imparare l’ordine dei tratti, va bene imparare le varie letture kun e on (e qui non so come fare a capire, in un testo, quale lettura usare (dipende dalla frase?)), ma un kanji può avere uno o più significati …devo ricordarli tutti o per ogni kanji basta imparare il significato principale e magari col tempo imparare anche gli altri significati?

Ugh! L’ordine dei tratti NON è l’obiettivo. È positivo attenersi a un ordine, ma in realtà va bene un ordine qualsiasi! L’importante è ricordare, non la bella calligrafia perché nella vita di tutti i giorni nessuno scrive più a mano! Chi vuole sapere di più su questo controverso tema può andare a leggere La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti.

Per quanto riguarda il dramma delle pronunce vi rimando direttamente all’articolo che ho intitolato, con molta fantasia: I kanji e il dramma delle pronunce. Lego però il discorso a quello dei “significati” e delle “traduzioni” per chiarire un concetto generale sui kanji…

I kanji non sono parole, sono caratteri. Sì, a volte per una coincidenza ne trovi uno da solo nel testo, come le nostre lettere “a” o “e” possono essere usate come parole, ma i kanji non vanno intesi come parole da leggere e da tradurre perché hanno una loro pronuncia e un significato.

I kanji vanno capiti, più che studiati!

  1. Se uno si ricorda le pronunce, bene, ma come si leggerà un kanji in un testo, in una data parola, lo sa perché ha studiato quella parola… come sa che “parola” si legge con l’accento sulla “o” e non “parolà”.
  2. Non pensate “incontro il kanji X devo tradurlo nel modo Y”, i kanji non hanno delle traduzioni! Fate caso al fatto che nelle liste online (ma anche nei dizionari) ci sono “traduzioni uguali per kanji diversi” …ha senso? Capire il kanji è andare oltre queste “traduzioni”, significa capirne le sfumature, significa capire perché e in che modo kanji con la stessa traduzione sono in effetti caratteri diversi, perché la “traduzione è traditrice” (NB non ci sono liste ufficiali con traduzioni, qualcuno le ha appiccicate lì di testa sua).

A questo proposito sto scrivendo un libro, di cui vedo finalmente la fine e che uscirà penso a settembre. Il mio libro mira ad affrontare i kanji in un modo innovativo, offrendovi la comprensione del kanji, non solo la memorizzazione, e cerca di farlo facendo quel che nessuno ha provato a fare finora, cioè rendendo i kanji davvero interessanti nonostante la necessità dei vari esercizi di ripetizione. Come? In vari modi, parlando della vera etimologia, ad esempio, citando parole interessanti, fatti curiosi, anime, tradizioni… Be’, ancora un po’ di pazienza e vedrete.

E nel frattempo…?! – dirà giustamente qualcuno.

Vi consiglio di partire da questi due post per iniziare a comprendere meglio la natura dei kanji

 

Ma continuiamo con la domanda di Indiana

 

Dai radicali posso capire un kanji che non ho mai visto? Molto spesso ho provato a “tradurre” il kanji a partire dai radicali ma la traduzione non si avvicina neanche per idea a quella esatta.

Qui si fa confusione sul concetto di radicale, che per semplificarci la vita io chiamo “radicale ufficiale”; le componenti dei kanji invece sono spesso confuse con i radicali (come qui sopra) e per semplicità io le chiamo “parti” o “pezzi” di kanji. Come ho scritto in Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji? non c’è motivo ormai di studiare i radicali ufficiali, se non per far felice il proprio sensei che ha cercato di far felice il proprio sensei (anche se va detto che al tempo aveva più senso imparare i radicali ufficiali).

Per quel che riguarda le componenti o “parti di kanji”, è bene imparare a riconoscerle, conoscerne il significato o inventarselo (e non cambiarlo), in breve usarle per facilitare la memorizzazione dei kanji… ma qui vi rimando all’articolo sopra e, eventualmente, a quello sul “metodo Heisig”.

Chiudo con l’appello finale di chi mi ha scritto su Nihongo no kuni

Chiedo troppo di postare sotto questo commento una qualsiasi vostra pagina di studio (quaderno o ciò che usate) di kanji per vedere come fate voi?

Penso possa diventare una bellissima discussione, per cui se volete condividere la vostra esperienza potete farlo qui ma anche con una semplice foto, sia su Nihongo no kuni sia sul gruppo Facebook di SdG, appena aperto 😉

4 pensieri su “Domande – Come studiare i kanji?

  1. Leggendo questo post ho chiarito una parte di dubbi che avevo da tempo ma che avevo sempre tralasciato nel mio studio autodiddattico… È stata una benedizione, grazie ^^”
    Per quanto concerne il libro che uscirà a settembre, invece, quale sarà il suo prezzo?

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  2. Mi permetto di dissentire almeno in parte su un argomento che mi sta a cuore e su cui ho letto spesso un tuo parere che mi sembra troppo netto.

    A mio modo di vedere dai alla calligrafia una importanza troppo bassa. Non è necessariamente vero che l’ordine dei tratti o l’aspetto estetico dei caratteri non sia importante. Così come non è vero che un occidentale che voglia scrivere a mano bene e meglio di un giapponese medio non possa farlo.

    Avrai capito che pratico calligrafia giapponese da qualche tempo. Nella mia piccola esperienza personale non ho mai conosciuto un italiano che parli giapponese meglio di un madrelingua ma ho potuto apprezzare opere di artisti italiani che sono state giudicate superiori ad opere di giapponesì nell’ambito della calligrafia.

    Credo che si possa trarre un beneficio studiando callgirafia e lingua insieme e che in alcuni ambiti di interesse per gli appassionati di cultra giapponese la calligrafia sia fondamentale.

    Per concludere piccolo esempio di vita quotidiana a Tokyo 2 giorni fa. Amico molto più bravo di me nella lingua (aspetto il tuo libro per potermi almeno avvicinare e ti ringrazio per il sito), cerimonia shinto, necessario scrivere a mano… ho dovuto riscrivere io parte dei suoi kanji.

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    • @Antonio Salta al secondo paragrafo se vuoi (e scusa il papiro! 汗 )

      Allora, per gli altri lettori che magari non lo sanno quel che dico di solito è: “Non ti serve imparare l’ordine dei tratti corretto a meno che ti aspetti di scrivere molto a mano (e quindi di sviluppare una tua calligrafia) e ti aspetti che un giorno avrai la necessità di far leggere la tua calligrafia a qualcuno …perché il cervello riconosce i pattern e non guarda tratto a tratto (vd. articolo La forma dei kanji). Senza il corretto ordine dei tratti il kanji non avrà la giusta forma e se scritto velocemente sarà illeggibile, ma… quasi nessuno scrive più a mano e se l’ordine deve essere un ulteriore peso (per non parlare del ricordare a memoria numero di tratti e radicale ufficiale per ogni kanji!), be’, per me non è il caso. Certo, se uno li sa, bene, ma se questo spinge tanti a rinunciare… no, è controproducente e, da insegnante, non sopporto che tanti insegnanti non lo capiscano.”

      Lo shodou è un livello oltre la parte in grassetto sopra: implica tutto ciò e anche molto di più, perché prima impari a disegnare e poi a dipingere… e quindi è chiaramente escluso dal nostro discorso.

      Ma quali sono gli obiettivi e le esigenze dello studente normale? La memorizzazione dei kanji, innanzitutto… e il classico obiettivo non è lo shodou, né la scrittura, ma semmai la lettura e, un po’ più di rado, la conversazione. Per tutti questi studenti (99,9%) l’ordine dei tratti ufficiale è inutile, ma, come dico sempre, è bene attenersi allo stesso ordine, proprio perché rispettare un ordine aiuta, ci si affida a una “memoria muscolare”… e così si evita di fare figure come il tuo amico.

      Certo, se piace il lato artistico, lo shoudou o semplicemente la (bella) calligrafia, può essere uno sprone… Per me è stato in parte così, tanto che in Giappone mi dicevano continuamente “ji ga kirei” (che bei caratteri/bella calligrafia) …ma questo perché scrivevo senza avere una mia calligrafia, in quanto avevo sempre imitato i libri. Immaginate di vedere qualcuno che scrive a mano in stampatello minuscolo, con gli stessi caratteri usati su un libro; penserete: oh, niente male… ma perché lo fa?!

      …e sì, possiamo scrivere caratteri meglio di un giapponese… ma questo perché (oltre ad aver fatto tanta pratica) vediamo, o perlomeno impariamo i kanji come fossero disegni, mentre il giapponese normale li vede come caratteri, un mezzo di comunicazione e stop… Raramente si interessa allo shodou (che è una noiosa materia scolastica per i più), anzi, la maggior parte dei giapponesi faticherà/non riuscirà affatto a leggere un testo scritto in corsivo (gyousho o sousho) e quindi molte opere di shodou… d’altronde è arte, non è per tutti.

      Insomma, in conclusione, non mi riesce di vedere altri motivi per studiare l’ordine ufficiale, se non l’interesse per il lato artistico della cosa e per lo shodou… troppo poco per consigliarlo a tutti, preferisco togliere un pensiero ai più, poiché ordine dei tratti, numero dei tratti e radicali ufficiali sono tra le cose che più (inutilmente) fanno soffrire gli studenti.

      In bocca al lupo per la tua ammirevole decisione d’affrontare la Via della Scrittura …e per i tuoi studi ovviamente ^_^

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