FAQ – Che livello provo al prossimo JLPT?

Siamo a Maggio, fra pochissimo saranno disponibili i moduli per l’esame di giapponese, il temuto JLPT, e la domanda nella testa di molti sarà presto “Che livello del JLPT faccio quest’anno?”.

Sembra una cosa di poco conto ma non lo è. Certo, affrontare l’esame vero e proprio è un’altra cosa, ma anche scegliere il livello giusto può lasciare dei dubbi. Provo a saltare un livello? E se non ce la faccio? Avrò studiato per niente?

Chiariamo subito che “aver studiato per niente” (l’idea di “fallire”) è un assurdo, non esiste. Se vi ricordate ne abbiamo parlato in La paura di imparare.

A. Come va considerato il JLPT?

In vari modi, a seconda della vostra disposizione d’animo. Per esempio, amate le sfide? O siete tipi che non lavorano senza una scadenza pressante? Va bene tutto, o quasi. Ecco alcuni modi positivi di guardare al test del JLPT…

  • una sfida con sé stessi
  • una scadenza da rispettare
  • un percorso verso la “fluency”, graduato e ricco di materiale di studio ben organizzato
  • una riga in più nel curriculum (a volte è richiesto da Università e istituti simili, non dai datori di lavoro)

✘ Come NON va considerato?

È presto detto. Non va considerato un obiettivo in sé e per sé.

L’organizzazione in livelli è una cosa positiva, perché permette di trovare materiale adatto alle proprie capacità e di proseguire con uno studio graduato, consapevoli nel contempo che si stanno facendo dei progressi, per di più con il bonus dell’attestato, che ci rende orgogliosi e ci dà il coraggio di proseguire.

Ma può essere un rischio, perché ho l’impressione (da decine e decine di commenti sentiti) che si tenda a considerare questi livelli come quelli di un videogame. Se uno supera un livello, è fatta, è a posto (Level clear! / Mission accomplished! …come preferite), semplicemente passa al livello successivo (e magari gli vengono ripristinati anche i punti vita iniziali).

Non è così che funziona però. Passando di livello la vostra esperienza non aumenta e i punti vita non si ripristinano, che fuori di metafora significa: non siete improvvisamente più bravi e se avevate delle lacune le avete ancora, uguali uguali.

B. Gli errori da non fare

1. Studiare per il test

Non bisogna considerare il superamento di un livello in particolare come fosse “l’obiettivo”. L’obiettivo deve restare, a lungo termine, quello di “imparare il giapponese” e, a più breve termine, quello di ottenere un grado di conoscenza pari a quel livello (N5, N4, N3 ecc.). Se avete passato il test con un 80% dei punti totali, bene, congratulazioni, ci siete sicuramente. Certo, avete fatto degli errori, ma succede. Magari sapevate cose da N4 e non qualcosina da N5, magari avete avuto solo sfortuna… comunque alla fine della fiera avete un livello apprezzabile di conoscenze.

Se però lo avete passato per il rotto della cuffia… L’amara verità è che non lo ripassereste dandolo domani. Ma soprattutto… “Chissenefrega del voto, anche se è positivo!”. Quel che è certo è che non avete tutte le conoscenze necessarie che vengono testate per quel livello.

2. Costruire un grattacielo senza fare le fondamenta

Poniamo di aver passato il livello N5 con il minimo o quasi. Se ci mettiamo subito a studiare per il livello N4, finiamo per trascurare vari (molti) punti che ancora non ci sono chiari… e lo studio dell’N4 non ce li chiarirà perché il materiale disponibile è mirato all’N4.

Il nostro “studio per l’N4”, quindi, dovrebbe cominciare riprendendo in mano il materiale dell’N5 e capire quel che non avevamo capito. Consolidare le nostre conoscenze, capire dove avevamo sbagliato. Se una casa avesse problemi di stabilità, crepe, un muro stortino… Ci costruireste sopra un secondo piano?

C. Come scegliere il livello del JLPT

Paradossalmente, mi rendo conto, l’ideale sarebbe non scegliere affatto un livello, non subito almeno. Mi rendo conto, sia chiaro, che per molti avere un traguardo in mente è importante, per cui non vi dico studiate giapponese andando dove vi porta il cuore, se poi passate l’esame bene se no pazienza… Cioè, è quel che ho fatto io, per cui se lo fate, ben venga, ma se volete poter fissare la linea del traguardo e sapere che poi riceverete un bell’attestato, niente di male, è solo un diverso approccio.

Vediamo quindi come scegliere a priori un livello. Immaginiamo che abbiate passato con ottimi voti l’N5 e che siate indecisi se puntare a N4 o N3 l’anno successivo.

Tra un JLPT e l’altro ci sono 12 mesi… ma nessuno studia prima dei risultati del precedente livello, quindi diciamo che partiamo con lo studio a febbraio. Tra febbraio (compreso) e dicembre (escluso) ci sono 10 mesi, quindi abbiamo questi dieci mesi per farcela… pronti? Via!

  1. Iniziate a studiare a un buon ritmo
  2. Ordinate i moduli appena potete, cioè a maggio: saranno un ulteriore incentivo per tutto il tempo che staranno lì a fissarvi dalla scrivania
  3. Dopo cinque mesi (fine giugno), che poi significa a metà strada, guardate dove siete arrivati. Avete già finito la preparazione del vostro livello? Considerato che in estate potreste fare di più (o di meno), pensate di poter mirare direttamente al livello successivo? Perfetto, provateci!
  4. Solo a fine agosto (cioè dopo altri due mesi), decidete che livello fare. Ce la fate a questo ritmo? O vi manca troppo da fare per sperare di passare al prossimo livello? State forse dimenticando vecchie nozioni?

Rispondete a queste domande e decidete… e guardate che non è una scelta scontata. Forse preferite la sfida del livello più difficile, forse potete decidere di rinunciare al JLPT e non darlo affatto perché il livello precedente lo sapete bene, ma non riuscirete mai a esser pronti per il successivo… e allora mirate a quello ancora dopo l’anno seguente! Nessuno vi obbliga a far nulla e alla fine, l’importante è imparare, non passare il test.

Ah, dimenticavo!

5. A inizio settembre non scordate di mandare i moduli o addio test 😥

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