FAQ – La paura di imparare

“La paura di imparare” sembra qualcosa di insensato eppure oggi vi dimostrerò che esiste. Ma andiamo con ordine. Ho ricevuto una mail da un lettore che mi ha autorizzato a pubblicarla per dare una risposta a tutti riguardo alle paure che normalmente bloccano gli studenti. Alcuni passaggi, infatti, mi hanno colpito e convinto del fatto che serve un articolo sulla “paura di non farcela” (che riassume un po’ tutte queste paure), perché la mentalità con cui si affronta la lingua può essere la migliore arma o il più grande pericolo per ogni studente.

Ciao Riccardo,
sono Marco e seguo il tuo blog da qualche giorno. … [complimenti vari] … l’ho scoperto con l’interesse di imparare il giapponese, anche se onestamente devo dire che più informazioni cerco e più mi sento sopraffatto LOL.
Tra hiragana, katakana e kanji l’impresa mi sembra impossibile. Vero che a leggerti sei sempre ottimista e giustamente dici che ognuno ha i suoi tempi e che non si possa sperare di imparare tutto in un mese ma boh… non vorrei fallire miseramente! 😅
Condivido poi la perplessità di un tuo lettore quando dice che dopo aver imparato gli hiragana teme di dimenticarli mentre studia i katakana -.-”
Giusto ieri leggevo che un bambino di 1a elementare impara tutti i kana + 80 kanji […]

Una lingua richiede tempo per essere imparata. Un bambino di prima elementare ha in realtà fatto già anni di ascolto passivo, sa parlicchiare, sa le pronunce dei kanji che incontra anche se non sapeva come scrivere quella parola… E dedica alla lingua varie ore al giorno grazie alla scuola. Quando fa intervallo chiacchiera in giapponese, quando va a comprarsi uno snack lo chiede in giapponese, quando gioca a pallone con gli amici, a baseball o con le carte dei pokemon (o del loro equivalente moderno) – indovinate un po’ – lo fa in giapponese.

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FAQ – Perché certi kana sono scritti in due modi diversi?

yui font kana hiragana

Una domanda che mi sento rivolgere di frequente è perché certi kana siano scritti in più d’un modo… Chi non ha provato a studiare l’hiragana con materiali diversi probabilmente non se n’è ancora accorto, ma ci sono kana scritti a volte in modo “diverso dal solito”, che ci lasciano spiazzati come nell’immagine di inizio articolo. Ma un esempio dice più di mille parole, quindi guardate qui sotto, la parola さそり sasori, cioè “scorpione”, scritta con 3 diversi font…

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Domande – I kanji non sono ideogrammi

manabu

Di recente Matteo mi ha chiesto, in sostanza, perché il kanji di 冬 fuyu, inverno, e il kanji 変 hen, strano, hanno in comune una componente*. A senso, è ovvio, “strano” e “inverno” non hanno proprio nulla in comune… e allora perché nella loro rappresentazione capita lo stesso “simbolo”?

Perché, in breve, i kanji non sono ideogrammi, non sono più, nella maggior parte dei casi, rappresentazioni dirette di ciò che significano.

Cominciamo ragionando sui kanji, prima di passare ai “radicali”.

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Domande – Come regolarsi con le pronunce di 4 e 7?

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Che pronuncia scegliere per leggere i numeri 4 e 7? Se avete studiato le pronunce dei numeri ve lo sarete chiesto, perché vicino a queste cifre (e al 9, ma poi ci torniamo) sono presenti sempre due pronunce (almeno!).

Questi due numeri usano molto spesso, molto liberamente, anche la pronuncia kun’yomi (pronuncia di origine giapponese)¹, rispettivamente yon e nana, a differenza di quanto succede agli altri numeri che di norma usano solo la pronuncia on’yomi (pronuncia di origine cinese)².

In una domanda, fatta di recente da Maurizio, mi è anche stato chiesto cosa succede con i numeri grandi che coinvolgono il 4 e il 7, come 40, 70, 77 …dubbio non solo legittimo, ma decisamente intelligente, che prima o poi tutti gli studenti si trovano ad affrontare, quindi, mi sono detto, è proprio il caso di trattare questo tema.

¹˜² Per un approfondimento su pronunce di origine giapponese e cinese controllate le FAQ o saltate all’articolo La differenza tra pronunce ON e kun.

Di numeri a dire il vero ho già parlato, per provare a chiarire, tra le altre cose, perché il 4 è letto così spesso yon e non shi; forse vorrete dare un’occhiata a questi due articoli, davvero bellini a mio modesto parere:

…sono sicuro che non ve ne pentirete, perché i riferimenti al Giappone passato e moderno, alle usanze dei giapponesi, ai proverbi, ecc. si sprecano! Fidatevi, dategli davvero un’occhiata e poi mi saprete dire 😉

Quello che però ancora manca è un discorso più dettagliato proprio sui numeri e sulle pronunce, come regolarsi insomma… e manca perché è un discorso per nulla semplice. Ma d’altra parte se fosse stato semplice, non sareste qui a cercare una risposta, no? 🙂

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Miti – Chi non ha la forma in -te iru e chi ha solo quella (seconda parte)

shiru ka boke

Eccoci a concludere quanto iniziato nel post precedente. Oggi ci concentriamo su 知る shiru, un altro verbo che, come nel caso di naru, ha la fama di comparire solo alla forma in -te iru… e invece, lo vedete nella vignetta sopra, le cose non stanno come dice il vostro corso di giapponese (^__^ “)

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Miti – Chi non ha la forma in -te iru e chi ha solo quella (prima parte)

sekai wa kotoba de dekite iru

Un mito che certi testi propinano agli studenti è che certi verbi abbiano esclusivamente la forma in -te iru …O viceversa non si possano trovare mai alla forma in -te iru… Ok, non è del tutto un mito, c’è il suo bel fondamento di verità, ma non è nemmeno del tutto vero, quindi non si dovrebbe scrivere cose come “知る shiru non si usa mai così, si usa solo nella forma 知っている shitte iru” oppure “できる dekiru si usa solo così, mai alla forma in -te iru”. Dunque oggi prenderemo in esame proprio questo fatto e tre verbi importantissimi e spesso maltrattati, cercando di capirli un po’ meglio.

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Vocaboli – Domani è un altro giorno… anzi, ALTRI giorni

ashita wa ashita no kaze ga fuku“Domani è un altro giorno”, la frase finale di Via col vento, è un modo di dire che in giapponese è stato spesso tradotto 明日は明日の風が吹く ashita wa ashita no kaze ga fuku, cioè “domani soffierà il vento di domani”.

Per dire “Domani è un altro giorno” ultimamente si usa però la frase 明日という日がある, ashita/asu to iu hi ga aru, cioè “c’è anche (il giorno chiamato) domani”…Sì, perché la frase precedente ha più il senso di “non è il caso di preoccuparsi di domani” o di “al domani ci penseremo domani” (o “sarà quel che sarà”, che in giapponese è “naru you ni naru sa”), mentre questa seconda traduzione è più vicina all’originale.

Però… poco ci importa, non è questo il punto del post di oggi. Oggi ci occupiamo della parola “domani”, che spesso è oggetto di molti dubbi di molti studenti (´-﹏-`;)

“Domani”, infatti, in giapponese è una parola molto particolare, perché si può dire in più modi… si scrive con gli stessi kanji, ma si pronuncia in tre modi diversi… ed è importante conoscerli tutti!

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Anomalie temporali (2) – 前に mae ni

L’espressione 前に “mae ni” significa “prima (che/di)” ed è una congiunzione che ci permette quindi di creare frasi temporali che cominciano, appunto, con “prima che” o “prima di”. A sinistra di 前に “mae ni” si usa sempre la forma piana presente, qualunque sia il tempo del verbo della frase principale!

ルームメートが10時に寝る前に、私はテレビを見ます。
Ruumumeeto ga juu-ji ni neru mae ni, watashi wa terebi wo mimasu.
Prima che il mio compagno di stanza vada a dormire alle dieci, guardo la tv.

I tempi verbali di questa frase non ci creano nessun problema, è tutto molto naturale. Ho due verbi al presente in italiano e due verbi al presente in giapponese: i conti tornano.

Se però guardiamo la frase successiva, il discorso cambia e i più attenti si accorgeranno di certo che qualcosa non torna…

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Miti dello studio – L’insegnante madrelingua

kyuuryou nihongo gakkou nihongo kyoushi

Oggi parleremo di un “mito” di molti studenti di giapponese: l’insegnante madrelingua. L’ultima volta che ho trattato di miti dello studio abbiamo parlato della laurea. Ebbene, i non iscritti – ovviamente, direi – tendono a incappare in questo mito, ma è un grosso pericolo anche per gli iscritti a una laurea. Per loro infatti sono tante le “occasioni” per cadere nella trappola: hanno almeno una prof. madrelingua, forse si rivolgono a qualcuno di esterno per migliorare (ci sono sempre, in bacheca o in giro, dei bigliettini di madrelingua che si offrono per ripetizioni) e, infine, spesso desiderano buttarsi in un viaggio studio in Giappone, con insegnanti, ovviamente, madrelingua.

Oggi vedremo pro e contro dell’insegnante madrelingua e cercheremo di capire perché può essere un’idea controproducente. Temo che molti salteranno sulla sedia, come avessero sentito una bestemmia… Fidatevi, però, le cose stanno come dico. Cercherò di fornire quanti più esempi possibile. È ovvio, un esempio è un solo caso e quindi per sua natura parziale, potete solo concedermi la vostra fiducia e credermi quando vi dico che queste cose si sentono continuamente (tanto nella vita reale in Giappone quanto nelle serie tv, anime o drama che siano).

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Domande – Le pronunce irregolari

Esistono in giapponese delle “pronunce irregolari”, o “speciali”, se preferite, oltre alle solite pronunce on e kun, quelle di origine cinese e di origine giapponese, che già conoscete e studiate, e alle pronunce “aggiuntive” tipicamente incontrate solo nei nomi (e quasi mai studiate, per fortuna).

Perché una pronuncia può dirsi irregolare? Ovviamente perché esistono per contro delle pronunce regolari. Queste sono le pronunce convenzionalmente permesse per così dire dal Ministero dell’Istruzione giapponese. Insomma se nella lista pubblicata dal Ministero, per un dato kanji è presente una data pronuncia, quella pronuncia è regolare e ufficiale.

Esistono vari tipi di pronunce irregolari nei kanji. Alcune di queste sono riconosciute come importanti, sebbene irregolari, dal Ministero stesso, così dopo la lista ufficiale dei kanji, viene dato un elenco di parole, non molte, in cui compaiono dei kanji con pronunce atipiche (NB l’elenco delle parole in cui si trovano kanji con pronuncia irregolare è disponibile qui sul sito).

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