FAQ – La paura di imparare

“La paura di imparare” sembra qualcosa di insensato eppure oggi vi dimostrerò che esiste. Ma andiamo con ordine. Ho ricevuto una mail da un lettore che mi ha autorizzato a pubblicarla per dare una risposta a tutti riguardo alle paure che normalmente bloccano gli studenti. Alcuni passaggi, infatti, mi hanno colpito e convinto del fatto che serve un articolo sulla “paura di non farcela” (che riassume un po’ tutte queste paure), perché la mentalità con cui si affronta la lingua può essere la migliore arma o il più grande pericolo per ogni studente.

Ciao Riccardo,
sono Marco e seguo il tuo blog da qualche giorno. … [complimenti vari] … l’ho scoperto con l’interesse di imparare il giapponese, anche se onestamente devo dire che più informazioni cerco e più mi sento sopraffatto LOL.
Tra hiragana, katakana e kanji l’impresa mi sembra impossibile. Vero che a leggerti sei sempre ottimista e giustamente dici che ognuno ha i suoi tempi e che non si possa sperare di imparare tutto in un mese ma boh… non vorrei fallire miseramente! 😅
Condivido poi la perplessità di un tuo lettore quando dice che dopo aver imparato gli hiragana teme di dimenticarli mentre studia i katakana -.-”
Giusto ieri leggevo che un bambino di 1a elementare impara tutti i kana + 80 kanji […]

Una lingua richiede tempo per essere imparata. Un bambino di prima elementare ha in realtà fatto già anni di ascolto passivo, sa parlicchiare, sa le pronunce dei kanji che incontra anche se non sapeva come scrivere quella parola… E dedica alla lingua varie ore al giorno grazie alla scuola. Quando fa intervallo chiacchiera in giapponese, quando va a comprarsi uno snack lo chiede in giapponese, quando gioca a pallone con gli amici, a baseball o con le carte dei pokemon (o del loro equivalente moderno) – indovinate un po’ – lo fa in giapponese.

Nonostante tutto per diventare davvero bravo in una lingua chiunque impiega anni e anni: tredici anni di scuola e eventualmente tre o cinque di università sembrano non bastare a molti italiani, come si può pretendere di diventare bravi in qualche mese con un corso da 2 o 3 ore a settimana?

Fin qui siamo d’accordo quindi: è ovvio perdere nel confronto se si paragonano i propri progressi di 1, 2 o 3 mesi anche solo alle conoscenze di un bambino giapponese che va alle elementari.

Ma ci sono anche notizie positive!

Le paure che tipicamente bloccano gli studenti sono del tutto infondate e (controproducenti).

1. La paura di sbagliare

La prima e più banale è la paura di sbagliare. La risposta è altrettanto banale: “sbagliando si impara”. Ma non si tratta solo di un modo di dire, usato per non far scoraggiare i bambini meno capaci, è la sacrosanta verità. Il nostro cervello ricorda davvero solo quel che ritiene importante. E cosa ritiene importante? Cose a cui è legato un forte sentimento, ad esempio …ma non è questo il caso del passato cortese di un aggettivo. Si ricordano più facilmente quelle parole che abbiamo incontrato più volte e, soprattutto, quelle parole che abbiamo sbagliato e sulle quali siamo stati corretti (certo, dovete dare la giusta importanza alla cosa: se non vi importa nulla di aver sbagliato non imparerete).

La paura di sbagliare quindi è insensata, è come aver paura di imparare e memorizzare più facilmente del solito! Usate quindi il giapponese, fatevi correggere e guardate bene le correzioni con l’idea in testa che “sbagliare la prima volta non è un problema, insistere nell’errore invece è davvero brutto”. D’altronde è famoso l’adagio “errare è umano, perseverare è diabolico”.

2. La paura di dimenticare

Ho detto poco più su come il cervello ricordi quel che ritiene importante (di sua iniziativa… non basta pensare “questo è importante”, va in un certo senso sentito come tale) e quindi essenzialmente ricorda meglio quelle informazioni che rivede più volte.

La paura di dimenticare a dire il vero non è infondata, ma solo perché è mal gestita. Per evitare di dimenticare qualcosa basta solo rivederlo più volte. Un po’ come ricordiamo una strada da fare in macchina o la faccia di qualcuno! È davvero così facile, ma noi non lo facciamo, perché più o meno coscientemente pensiamo “oh, uffa devo mettermi a studiare, soffrirò come un pazzo per due ore” …quando tutto ciò non è affatto necessario per “ricordare”.

L’unico fattore davvero importante è il tempo (certo, se uno sente l’importanza di quel che vuole ricordare, ricorda più facilmente, cioè trasferisce quell’informazione nella memoria a lungo termine con più facilità, più velocemente). Dunque che fare? Riguardate con costanza i vostri appunti. Attenzione “riguardate”. Non vi dico di sudare sette camicie sui libri. Aprite e leggete i punti importanti ogni giorno. Quando vedete un titolone, provate a ricordare il seguito. Non lo ricordate, leggetelo, tutto qui. Non dovrebbe richiedere mai più di 15-20 minuti al giorno.

Le cose si dimenticano perché non le si rivede. E non le si rivede perché si pensa che “studiare è noioso”, sfruttando la scusa – siamo sinceri – del “non ho tempo”. Se non avete 20 minuti, anzi, un’ora di tempo libero a casa al giorno, vi consiglio di rivedere i piani per la vostra vita invece di imparare il giapponese, perché o state lavorando troppo o state uscendo troppo …e esagerare non fa mai bene.

Leggendo che “i più pensano che studiare è noioso e quindi si bloccano” scommetto che qualcuno avrà pensato “non è vero, io non sono così”. Certo, non parlo per tutti, ma secondo voi perché “corso di giapponese” e “imparare il giapponese” sono parole chiave cercate su google 10 o 20 volte più di “studiare giapponese”? Perché la gente odia naturalmente l’idea di studiare

e allora eliminiamo l’idea di “studiare”!

Non vi dico di “studiare”. Vi chiedo solo di riaprire gli appunti e dargli un’occhiata, così come scorrereste gli ultimi post su facebook o, che so io, una lista della spesa. È chiedere troppo? Non credo, no?

E allora se non studio, quando creo gli appunti da riguardare poi? – direte voi giustamente. Ora ci arrivo.

3. La paura di annoiarsi e di soffrire studiando

Lo ripeto, va eliminata la parola “studiare”. Dimenticatela, non esiste più. C’è il momento in cui memorizziamo, semplicemente dando un’occhiata ogni giorno agli appunti. E poi c’è il momento in cui creiamo quegli appunti, copiando su un quaderno le parti più importanti scritte sul libro (se non hai un buon libro/corso che lo fa per te). Anche qui, non vi chiedo di soffrire ore sui libri. Vi chiedo di leggere un paio di pagine e copiare pari pari le parti importanti nel quaderno di appunti, in completo relax, con della musica di sottofondo se volete, con un caffè o un succo sul tavolo, ogni tanto un buon gelato (magari non tutti i giorni o nel periodo delle prove bikini fioccheranno le minacce di morte nei miei confronti).

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Il giapponese non è una materia scolastica, nessuno ci obbliga, non ci sono interrogazioni né esami …perché non può essere un momento piacevole e rilassato della nostra giornata?

Se poi tenete presente la regola numero uno dello studio di una lingua, cioè guardare e ascoltare solo materiale originale (con o senza sottotitoli non importa), tutto il vostro tempo dedicato all'”intrattenimento” sarà già in giapponese, quindi il giapponese sarà già un qualcosa di piacevole, se a quel punto eliminate il concetto di “odioso studio” sarete a cavallo. Pensate a cosa volete fare con il giapponese e considerate che lo state già facendo. Volete leggere i manga in originale? Pensate che l’unità uno del vostro libro è il primo passo per farlo, è una pagina nascosta tra la copertina e la pagina 1 del primo volume del vostro manga preferito.

La quarta e ultima paura è forse quella che preoccupa di più anche Marco…

4. La paura di fallire

Caro Marco, non puoi “fallire miseramente”! È IMPOSSIBILE.

Per il semplice motivo che tutto quel che impari è un di più rispetto a quel che sapevi prima di iniziare. Puoi solo andare lento o veloce ma non puoi fallire perché non esiste un traguardo. Al più possiamo dire che esistono delle tappe intermedie, dei momenti di passaggio, ma non sono esami che passi o non passi, sono dei momenti in cui ti rendi conto dei tuoi progressi, come aver letto il tuo primo manga in originale o visto il tuo primo film senza sottotitoli. E in queste tappe non puoi fallire, perché avvengono al momento giusto, naturalmente… e anche se del primo manga che hai provato a leggere non hai capito il 30%, non hai fallito, hai capito il 70% in più di quando non avevi ancora iniziato.

L’unico modo di “fallire”, in un certo senso, è lasciarsi sopraffare e cedere, perché se uno smette, rinuncia alla sua impresa, a tutto quel che avrebbe potuto ottenere da questa “avventura” e allora sì che avrà fallito… O perlomeno avrà sprecato tutti gli sforzi fatti finora (e i soldi!), rassegnandosi a dimenticare tutto con il tempo e tornare a zero.

Bene, se ci siamo capiti, forza, è il momento di tirar fuori quegli appunti quei libri e godersi i progressi che state facendo giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, anche se non ve ne accorgete… e ricordate, se non sarete almeno così rilassati…

…state sbagliando qualcosa! Dovete godervi questi momenti, non ci sono esami che vi aspettano, solo soddisfazioni, persone con cui parlare, film da vedere, libri da leggere, posti in cui andare…

30 pensieri su “FAQ – La paura di imparare

      • Comunque oggi ho iniziato con l’hiragana, non venerdì, perché ho realizzato dopo che t’ho inviato la mail che il giorno dopo sarebbe stato venerdì e non mi sembrava indicato nel caso fossi stato impegnato nel weekend.
        Ho fatto la prima lezione e devo dire che, ok è stato facile son 5 vocali alla fine LOL, ma mi son anche divertito, soprattutto perché (per una battuta di quasi vent’anni fa) la nostra segretaria mi chiama IuIu… ora so che il cosmo intendeva DireDire… con tutte le c****te che sparo! 😀

        Ho provato anche a scrivere ovviamente, mi son stampato quei comodi PDF che hai messo a disposizione, ma come primo impatto m’è sembrato di tornare all’incubo dell’asilo LOL. Non son buono ed ho sempre odiato disegnare a mano libera e mi sembrava quasi più di disegnare che scrivere… il che spiega probabilmente perché anche in italiano abbia una scrittura pessima! >_<”

        P.s.
        Ah figurati immagino!
        M’interessava solo capire se avevo capito o meno! 😉

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        • Solo una nota… Devi evitare le parolacce o il tuo commento va in coda di moderazione o perfino tra lo spam …e se non me ne accorgo (e non me ne accorgo mai perché il sito riceve almeno un 100-200 commenti di spam al giorno) finisce che non viene pubblicato.

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  1. Oltre ai vari complimenti per Kaze (per me spieghi davvero benissimo ogni cosa, dalla più semplice alla più complessa), volevo rassicurare Marco: da “allieva” posso dirti che è davvero difficile che dimentichi l’hiragana imparando il katakana! Anzi io ho trovato molto più semplice imparare il katakana quando ormai conoscevo l’hiragana, cioè…lo senti meno “estraneo” diciamo! Cerca di leggere il più possibile, tipo io seguo dei giapponesi su Instagram e leggo tutto quello che scrivono, anche se non capisco tutto. Ma almeno fai esercizio. Poi insomma, come ha detto anche Kaze, un passo alla volta! Io lo vedo anche con i kanji, che avevo paura di dimenticare: non li dimentichi, se fai degli esempi che ti ricordi (tipo con la tua vita quotidiana). E io non sono un genio, né tantomeno ho molto tempo libero (anzi è davvero davvero scarso), quindi ce la farai, se lo vuoi davvero! がんばってね ! (^o^)丿

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    • Sì beh diciamo che ho cominciato oggi LOL quindi so le vocali… leggere per ora mi sa di praticamente inutile. Ascoltare ancora ancora ti abitui alla pronuncia, ma credo che leggere con così poche basi che ho, non porti benefici. Un po’ come leggere cose in inglese quando sai solo il verbo essere ed avere, alla fine tutto il resto son solo un insieme di lettere boh! 😀
      Per il katakana ti aggiornerò quando c’arriverò! 😛

      Grazie mille per le rassicurazioni! 😉

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  2. Gran bell’articolo come sempre 🙂
    Io sono laureata in lingue e più meno so come devo fare per ricordare (certo poi ognuno ha i suoi trucchetti).
    Quello che a me “spaventava” all’inizio, e parlo di gennaio, quindi non tanto tempo fa, era alla fine un problema che mi ero creata da sola: un’immane quantità di concetti da sapere, una cultura sconosciuta e avevo fretta di sapere tutto.
    Così mentre studiavo i kana mi sono esplorata la sezione di curiosità e stranezze qua sul blog (5 kana al giorno + qualche articolo).
    Poi ho iniziato la grammatica e dopo qualche concetto ho deciso di cominciare i kanji. Sono andata un po’ in crisi perché non sapevo proprio da dove cominciare (vedasi il mio commento pieno di domande): alla fine non ho scelto un singolo metodo ma ne sto combinando vari. Dalla lista del blog ne faccio uno al giorno e ripeto quelli già appresi e nel frattempo mi “espongo” ad altri kanji con app simil Anki, senza necessariamente impararli, però poi quando incontro questi kanji “di sottofondo” sulla lista del blog un po’ li so già e quindi ne faccio più di uno.
    Intanto per il lessico e l’ascolto: significato dei kanji appresi, anime e jrock.
    Poi gli esercizi trovati qui e in giro sul web.
    E provo a pensare in lingua, anche se so una parola ogni milione.
    Una “”””tecnica”””” che sto usando per ricordare: far finta che i kanji siano parte di un qualche codice segreto che devo sapere. Oh, sembrerà stupido ma funziona!
    Poi vedo un oggetto e lo so in giapponese? Sì: macchina rossa = akai kuruma ad esempio.
    E se incontro quel cantante che non parla italiano, se non parla neanche inglese che faccio? Gli devo parlare in giapponese!
    Sono tutte pippe mentali che però per me funzionano, magari sono utili anche a qualcun altro.
    Ah, se posso visito anche mercatini/festival vari.
    Scusate il papiro ma credo conosciate bene quella sensazione di capire sempre di più nella lingua che si studia 🙂

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    • Ah guarda sul crearsi i problemi da soli (scriverei farsi ***** mentali ma poi finisco nell’oblio ^_^) son maestro. Quello che ho detto anche a Kaze, appunto, è che da completo ignorante all’inzio credevo che solo per dire “Ciao come stai?” dovessi imparare kana+kanji = 2000 e passa “simboli” e quindi ero O.O!!!

      Sì quello è vero lo faccio spesso in inglese, che è una lingua che dopotutto adoro anche più dell’italiano.
      Ogni tanto faccio discorsoni mentali in inglese! 😀 (Anche se detta così suona male -.-“)
      Ma come detto a スーザン è ancora presto per questo, pian piano c’arrivero! ^_^

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      • Studiando mi sono resa conto che su alcune lingue ci sono dei miti che in realtà più che incuriosire potrebbero bloccare: tipo si sente sempre dire che il cinese/giapponese/arabo ecc siano difficili solo perché scritte in modo diverso… uhh tutti quei caratteri strani! oh, ma c’è gente che la usa ogni giorno quella lingua eh, e nessuna lingua nella sua evoluzione va verso di qualcosa di innaturale, come dire, cioè mica sono extraterrestri, sono persone umane che parlano una lingua e quella lingua può essere imparata con l’opportuno impegno…

        All’inizio dello studio mi sono fatta una lista di tutte le parole giapponesi che sapevo, e oh, mi sono stupita di una cosa abbastanza ovvia: un italiano già solo tra sushi, sashimi, katana, tatami ecc arriva almeno a una ventina, quindi non è che partiamo proprio da zero zero eh… (questo dovrebbe essere un incoraggiamento :P)
        Poi io ancora non ho libri di testo, seguo solo il blog, perciò per imparare seguendo gli step classici salutare, presentarsi ecc forse ti conviene guardare nella sezione sui materiali per lo studio.

        Lasciamo perdere i discorsi mentali in inglese, io l’ho sempre fatto e continuo a farlo, da quando qualche prof disse di non pensare in italiano e poi tradurre in inglese, ma fare direttamente tutto in inglese, perché così in realtà è più facile.
        Chissà se tra qualche anno ci ritroveremo a farci i discorsi mentali in giapponese hahahah

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        • Hehe il mio era solo un esempio. Non è che m’interessi sapere solo “come stai”, “che ora è”, “il libro è sul tavolo” o roba così, se no bastava comprarsi uno di quei libricini da turista e puppa! 🙂
          Era solo per spiegare che credevo toccasse studiarsi tutti i kanji prima di poter dire qualsiasi cosa. LOL

          Ah per ora nemmeno io, ma da quel poco che ho sbirciato qua e là effettivamente Kaze spiega bene e con passione, come uno che le cose non le ha solo studiate ma anche toccate con mano. Che poi se non ho capito male dopo tutto il suo viaggio nel “giapponese”, mi riferisco alla, definiamola, biografia qua sul blog, ora proprio insegna giapponese!!! Poi nel caso quando uscirà compreremo il suo di testo! 😉

          Eh sì speriamo dai. Ma ti dico io non è che abbia “fretta”, come hai scritto prima te parlando dei tuoi inizi, all’inizio credevo solo di dover fare più lavoro del necessario.
          Mò faccio passo passo, per ora mi sto divertendo e semmai mi arenassi da qualche parte vengo qua a rompere a voi! 😛 😛 😛

          Ti dirò, per espandere il discorso, che forse quello che anche m’intimidisce è che questa sarebbe, ben o male, la prima lingua che veramente studio. L’inglese, non chiedermi come o perché (e non è che sia di genitori inglesi) ma m’è sempre venuto naturale, mi bastava seguire le lezioni in classe. Quindi il trovarsi di fronte a qualcosa di completamente nuovo m’ha messo in agitazione! 😀

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        • Direi di sì, Kagura, se ti trovi a doverlo parlare tutto il giorno… perché alla fine non pensi più a quale lingua devi usare, solo ad esprimerti e se lo fai sovrappensiero ti esce del giapponese. P.e. mi capita di rivolgere la parola a mia madre (e alla mia gatta!) in giapponese, di aprire il frigo e pensare/dire in giapponese che bisogna andare a fare la spesa… Ma questo non è questione di quanto uno ha studiato, è questione di quanto lo usa… Insomma, di solito succede solo se convivi con qualcuno che parla solo giapponese. Altrimenti non succederà …quasi mai perlomeno (ed è la mia esperienza con l’inglese che so forse meglio del giapponese e nonostante questo molto più di rado mi sfuggono di bocca parole in inglese).

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        • Oddio, non voglio mettermi a discutere (nel senso negativo del termine), ma se posso essere sincero concordo e non…
          Mi spiego, capisco cosa intendi te ma forse non hai capito esattamente cosa intendevamo Kagura85 ed io.

          Non stavo parlando di pensare 24/7 in inglese, ma a trovarsi a pensare spesso in inglese e soprattutto se devo parlare o scrivere non fare una traduzione mentale ma andare direttamente in inglese.
          Per capirci vivendo e lavorando nel NE abbiamo fornitori in Slovenia, per ovvia convenienza, e se devo scrivere loro una mail non parto con “Cari signori, ci serve…” ma direttamente con “Dear sirs, we need..” direttamente in testa, e come ha detto lei non è che siam geni.
          Per fare un altro esempio, forse, più vicino alla nostra realtà senza tirar dentro lingue straniere: italiano e dialetto.
          Io a casa ho sempre, ed ancora, usato il dialetto. Ma se devo parlare in italiano non è che lo penso in dialetto e poi traduco no? Vado direttamente in italiano perché è “naturale”.

          Ma concordo più che sicuramente sul fatto che, appunto come dici te o vivi/lavori/etc. con un “madrelingua”, o devi crearti la tua “full immersion” od avere una vera passione per quella lingua (io come scritto prima l’inglese lo adoro)!
          Non posso parlare ovviamente per lei ma io, come avrai capito, più che guardare TV o simili, sono un gamer e tutti i giochi a cui gioco lo faccio in inglese. Tutti i software che installo ed uso li metto in inglese (che ovviamente in questo caso ha anche il vantaggio che se hai problemi trovi più topic in inglese che italiano)! Poi sicuramente hanno aiutato tutti gli anni che ho giocato MMOs con gente di tutto il mondo e quindi usato l’inglese. Ma sentirsi dire, da inglesi, che non avrebbero mai detto fossi italiano per quanto bene scrivevo ha il suo perché!!! Uno m’ha addirittura detto che lo so meglio di lui ma, con grande autoironia, ha detto che era perché loro sono “‘murican” e quindi “ca**oni ignoranti”! (Detto da lui eh non menatemela!)

          Poi ovvio che te sei un caso “limite”, anzi non sottovaluterei né la tua conoscenza (mi riferisco al fatto che dici che forse sai meglio l’inglese) né, forse più precisamente, la naturalezza con cui usi il giapponese vista la tua situazione, ma, vien da sé a mio parere, quello è un livello a cui arrivi in determinate situazioni.

          P.s.
          Tra parentesi visto l’argomento che ho trattato, se una volta imparati entrambi i kana volessi “switchare” windows, ed/od altri software in giapponese, sarebbe un suicidio? La logica mi dice che, probabilmente, essendo parole straniere dovrebbero esserci katakana a gogo ma non vorrei trovarmi con kanji a destra e a manca, anche se in realtà avendo appunto finito i kana probabilmente sarebbe comunque un modo per iniziare a fare sul serio… o no?!?
          Grazie!!! 😀 😀 😀

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        • Semmai non hai capito cosa volevo dire io, mi pare… Io dicevo che se parli 24/7 in un’altra lingua, allora sì, ti capita di pensare e buttare lì frasi in quella lingua anche con chi non la parla… Ovviamente bisogna vedere cosa intendete voi per “ti capita ogni tanto”. Io mi sto riferendo a una volta al giorno o giù di lì.

          p.s. non cambiare Windows 10 adesso, non è tutto katakana come pensi.
          p.p.s. non sottovaluto il mio giapponese, è il mio inglese che è ottimo… o meglio la comprensione dell’inglese, perché non ho più occasioni di parlarlo. Per capirci, ho preso il massimo punteggio quando ho fatto lo IELTS, mentre con il giapponese sono N1 del JLPT ma non con il massimo.

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        • Io personalmente mi stavo riferendo più al pensare che al parlare.
          Esempio stupido, per scrivere questa risposta l’ho pensata in inglese e poi tradotta in italiano.
          Poi spesso tendo a tradurre mentalmente qualsiasi cosa mi capiti sotto mano in inglese, giusto per lo sfizio di farlo, che ripeto on sarà mai come parlarlo 24/7 o vivere proprio nel paese della lingua che stai studiando, ma è comunque un allenamento ed un prendere confidenza con quell’idioma! Specialmente per imparare nuove parole che in questo o quell’esercizio magari non ti capiteranno mai.

          Comunque per capirci, il pensare in inglese lo paragonavo al tuo “aprire il frigo e pensare/(dire) in giapponese che bisogna andare a fare la spesa”.
          Per il parlare a qualcun altro invece non credo mi sia mai successo! Ma per contro ti dirò che nemmeno ho mai scritto/parlato a qualche inglese in italiano, anche se forse in quel caso sei più attento a quello che fai boh! 🙂

          P.s.
          C’ho windows 7 HAHAHA, ci son tornato da un bel po’!
          Azz è così male quindi? LOL Ma indi nemmeno in un’ottica di “ho finito i kana i kanji da qualche parte devo comunque cominciarli”?

          P.p.s.
          Sì beh parlarlo anch’io purtroppo, che credo che di solito sia quello che è più difficile esercitare in qualsiasi lingua a meno di non voler rompere a qualche nativo o simili, ma ugualmente quando devo scriverlo non devo tradurlo mentalmente.
          Oh intendiamoci che poi sia qualcosa che in realtà a livello subconscio facciamo in maniera talmente veloce e naturale da non accorgersene nemmeno non ne ho idea, non son un neuroscienziato e non so come funzioni! ^_^ Nemmeno sapevo esistesse un IELTS tra parentesi! O.o

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        • è così male quindi? LOL Ma indi nemmeno in un’ottica di “ho finito i kana i kanji da qualche parte devo comunque cominciarli”?

          Non sapresti più muoverti nel normale windows, non capiresti i messaggi di errore. Io ti consiglio di aspettare.
          p.s. se non hai windows 10 passare alla versione giapponese non è affatto semplice che io sappia….

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        • HAHAHA! Beh dai muoversi forse sì, non so se cambino le posizioni dei vari comandi (file, nuovo, etc.)
          ma hai perfettamente ragione, non avevo nemmeno considerato eventuali errori… sarebbe effettivamente da suicidio! 😀 Col fatto che gioco se poi mi crasha e non ne capisco il motivo sbrocco! ^_^

          Se non erro c’erano già i pacchetti di lingue quindi cambiare comunque dovrebbe essere facile! 🙂

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  3. Ciao Kaze, innanzitutto ottimo articolo.
    Poi ti chiedo: secondo te è davvero utile guardare anime o film in giapponese con i sottotitoli? non si rischia di fare troppa poca attenzione al giapponese a causa del dover leggere i sottotitoli?…ricordo che una volta una mia ottima professoressa di inglese mi consiglio di non guardare film in inglese con i sottotitoli in italiano, poiché il cervello fatica a seguire due registri linguistici diversi contemporaneamente, quindi leggendo i sottotitoli automaticamente l’attenzione prestata al parlato cala.
    Secondo te è meglio sforzarsi a provare a vedere qualcosa senza sottotitoli anche se si riesce a comprendere poco o ritieni invece che possa essere più utile aiutarsi con i sottotitoli inizialmente?
    So che ovviamente questo può cambiare da persona a persona, dopotutto ognuno ha i suoi metodi che non devono necessariamente andare bene per tutti, ma ero comunque interessato a conoscere il tuo parere.

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    • Io ho sempre detto che “bisogna tenere le orecchie aperte”. Ho imparato moltissimo guardando anime con sottotitoli inglesi, quindi sì, aiuta, posto che uno riesca a “tenere le orecchie aperte”.
      Se proprio non ti riesce, guarda le cose due volte, prima con i sottotitoli, così capisci cosa succede, poi senza, così devi badare solo alle parole, tanto non hai l’ansia della trama.
      (Anche questo varierà da persona a persona, immagino, ma io ricordo che se avevo quest’ansia di sapere come andavano le cose, altro che fare più attenzione, andavo in confusione per via di questa “ansia” …non facevo che pensare “devo stare attento” e così non riuscivo a concentrarmi.)

      Non vedo la necessità di mettersi in una condizione di “nuota o affoga”. Più ti diverti a fare quel che fai, più impari… l’importante che effettivamente tu lo faccia: è ovvio che se leggi ma non ascolti affatto , allora non serve. Io ho sempre confrontato audio e subs, è così che ho imparato le prime parole, è così che ho iniziato a criticare le traduzioni degli anime e quindi a farne di mie.
      Dopodiché uno può passare a anime con subs in giapponese… così la lignua in ballo è una sola, ma questo è un esercizio un po’ diverso dal semplice ascolto, coinvolge la velocità di lettura, la conoscenza dei kanji ecc.
      Nel mio caso, poi, a volte trovo utili i subs giapponesi a volte mi sono d’intralcio… ma comunque qui stiamo parlando di cose che ti interesseranno fra qualche anno.

      Spero di aver risposto alla tua domanda.

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      • si si, più che altro volevo sapere come la pensavi, in realtà non ho particolare ansia di sapere come vanno le cose da distrarmi ed effettivamente anch’io ho imparato diversi vocaboli guardando anime sottotitolati…pensavo inoltre di scaricare qualche file audio da mettere sull’mp3, in modo da abituarmi un po’ all’ascolto anche quando mi trovo in giro o mentre guido…tu consiglieresti qualcosa in particolare? per non dover ascoltare quei file audio da cd di libro di testo con quell’accento innaturale…

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        • Anche qui contro quel che direbbero i professori, io consiglio le canzoni.
          Sì, è vero, a volte ci sono pronunce non naturali (come Pezzali che dice “discòteca” invece del normale discotèca), ma non sono così frequenti… e soprattutto le canzoni non sono noiose, non ti fanno perdere la concentrazione mentre guidi e non finiscono nemmeno ad essere solo rumore di fondo.
          Un audiolibro invece potrebbe richiederti più concentrazione e distrarti o farti disperare perché non capisci e finire ad essere solo rumore di fondo… ma soprattutto non è altrettanto divertente e siccome “se ti piace lo ricordi”, io andrei per le canzoni. Certo, se sei un fan degli audiolibri, bene.

          In qualche modo tramite smartphone dovrebbe essere possibile prendere le radio giapponesi, ma seguire il parlato di una conversazione è secondo me molto più difficile, magari in futuro.

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        • In realtà, scusate se m’intrometto, per confermare la tua tesi fu proprio la mia prof. d’inglese delle medie a consigliarmi questo, ed ho passato un’intera estate ad ascoltarmi “The dream of the blue turtles” di Sting! Ovvio che, escluso slang e licenze poetiche, dev’essere qualche genere anche facile da capire (vedi Sting per l’inglese che piaceva a mia sorella e quindi l’avevo già disponibile), non suggerirei mai ad uno di ascoltare rap o black metal per capirci! 😉

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    • anch’io sto guardano anime in VO con sottotoli (in inglese dato che i manga li leggo in ingelese). Ho preso l’abitudine di farlo mentre stiro. Odio stirare, ma devo dire che ora l’appuntamento settimanale con il mio ferro da stiro è diventato meno pesante. Inoltre così facendo non riesco/posso sempre leggere i sottotitoli e per forza devo fare più attenzione all’audio. Pian piano riesco anche a distingure delle espressioni o qualche parola … beh di strada ne ho ancora moooolta da fare ma poco alla volta…
      パトリツィア

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  4. Seguirò il tuo consiglio con le canzoni allora (che è quello che già sto facendo), magari proverò con gli audiolibri in futuro (in effetti credo sia meglio non correre troppo e andare per gradi, altrimenti rischia di diventare controproducente).
    Grazie dei consigli.

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  5. Articolone stracommentato, vedo…..
    Kaze, perche consigli di non parlare direttamente di “studiare” ma girarci intorno con altri concetti edulcorati che poi sottintendono la stessa cosa? Bisogna studiare ragazzi, bisogna STU-DIA-RE.
    Ma, e qui cambio registro, studiare è BELLO.
    Non ho letto tutte le risposte con attenzione ma mi sembra che non venga mai menzionato il “PIACERE DI STUDIARE”.
    I casi sono due: o DOVETE studiare il giapponese (la vostra ditta vi ha spedito in Giappone, avete sposato una giapponese ecc.) oppure lo fate per vostro piacere. Nel secondo caso…..come può essere una cosa negativa?
    Sì capisco che uno parte con entusiasmo e poi sbatte la testa nell’assurdità dei 156 significati di JI, o nella incredibile complessità di alcuni kanji. Eh vabbè, ma poi vuoi mettere l’enorme soddisfazione di vedere i piccoli passi compiuti? Ovvio che non sarà una passeggiata, prevedibile che ci saranno momenti in cui uno impara un kanji e ne dimentica 4… ma ripeto: ci deve essre il piacere dello studio, non certo la paura o la rimozione conscia del concetto stesso.
    Io non amo i manga e non credo che andrò mai in Giappone, ma quando la sera apro Anki per imparare un nuovo kanji, o il Tae Kim per studiare una nuova regola io sto bene, MI SENTO BENE, così come si sente bene mia mamma a guardare la tv o mia moglie a leggere romanzi fantasy o mio figlio a giocare col Lego. E’ vero che a volte non ne ho voglia ma poi inizio e mi diverto, e a volte vado a letto tardi per ripassare.
    Un giorno ho deciso di imparare il cirillico, così per piacere mio. Già che c’ero ho fatto anche un corso di russo di 6 mesi. Ora leggo qualunque cosa in russo (anche se capisco poco) e quando capisco una parola o riconosco una costruzione particolare ne provo piacere. Potrà sembrare strano a molti, ma questo è il puro “piacere di sapere”, ed è quello che fa dimenticare la lunghezza del cammino per godere dei piccoli passi di cui è composto.
    Se non c’è questo piacere, ragazzi… sinceramente, ma chi ve lo fa fare?

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