Happy Fukushima

Oggi sono cinque anni esatti dal disastro. Così vi propongo la versione di Happy (Pharrell Williams) girata a Fukushima (che tra parentesi significa “isola di felicità”) su iniziativa di un’azienda locale di social media. La “campagna” non ha riguardato solo Fukushima, anzi, ma ha avuto un grosso successo nella zona interessata dal terremoto e dal disastro nucleare dell’11 Marzo 2011 (che, ricordiamolo, non è avvenuto a Fukushima, ma ad Okuma). Che sia disinformazione, incoscienza, una campagna turistica o autentico desiderio di rivalsa, se qualcuno lo pensa, e pare sia così, ha il sacrosanto diritto di dirlo.

Ma Fukushima è sicura?

Le ultime letture che ho trovato (fine 2014), realizzate in risposta proprio alla moda di Happy, parlano al massimo di un 2.4 microsievert all’ora (ma tenete presente che Fukushima si trova a 60 Km dalla centrale Fukushima dai-ichi). Cifre del genere sono molto, molto al di sopra della norma, cioè 0.04 microsievert all’ora. Tuttavia ciò significa che stare a Fukushima per un giorno espone a 60 microsievert, cioè 6 lastre RX (che non è qualcosa che possa ucciderci). Starci 8 giorni equivale a una mammografia. Starci per un anno espone a 21 millisievert, cioè 60 volte la radioattività a cui è esposta una persona comune e 21 volte quello che è considerato un giusto limite per persone il cui lavoro non ha a che fare con la radioattività. Tuttavia è circa la metà del limite per le persone il cui lavoro ha a che fare con la radioattività.

Va detto però che chi lavora in presenza di radioattività non mangia in quel posto, non ingerisce cibi coltivati in terreno (debolmente) radioattivo e quindi non è esposto ad altra fonte di pericolo. Chi vive in un luogo più o meno contaminato non deve preoccuparsi solo della radioattività ancora emanata dal terreno, ma di quei radionuclidi che ingerisce e continuano a irradiare dall’interno del suo corpo finché non vengono eliminati in qualche modo… e per questo purtroppo non ci sono misurazioni.

Dunque vivere a Fukushima non può dirsi sicuro… potrebbe esserlo o perlomeno non essere mortale, di certo non dà motivo di essere “happy”, ma offre ogni ragione per aver voglia di tornare a vivere, liberarsi dalla paura, perché come dicono sempre in Giappone in modo quasi liberatorio, 仕方ない shikatanai (non c’è niente da fare). Tuttavia visitare Fukushima per un giorno, che è poi quel che vorrebbero facessimo gli autori del video, quello non è un problema.

Bene, spero abbiate apprezzato, per una volta un tentativo di affrontare l’argomento in modo obiettivo, invece di lanciarsi sui soliti slogan pro e antinucleare.

Vi lascio con una compilation di alcuni luoghi del Giappone colpiti dal terremoto dove sono stati realizzati video del genere. Usate l’iconcina in alto a sinistra nella finestra di youtube per passare subito ai video successivi! 😉

4 pensieri su “Happy Fukushima

  1. Bel video allegro! 🙂
    Tre cose però:
    1) ce l’avevano col tizio con la barba/pizzetto, appare almeno tre/quattro volte hehe!
    2) ho DOVUTO mettere pausa per capire se la ragazza nel negozio di chitarre faceva i tipici metal horns od il kitsune delle Babymetal, e nemmeno a 0.25x son riuscito a capirlo uffa.
    3) quello con tutte le bottiglie dietro, immagino sia un negozio di liquori o simili, già lo sento mio fratello! 😀

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  2. Appena visto il servizio del tg2: a quanto pare il problema sta, non nell’aria appunto, ma nell’acqua. Per raffreddare quel che rimane del materiale nucleare serve un quantitativo enorme di acqua, che a sua volta diventa radioattiva, e non può essere rigettata in mare. In pratica si stanno riempendo di barili di scorie e per smantellare la centrale serviranno circa 40 anni. Ma almeno sono bravi a mantenere la situazione sotto controllo.

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    • Quello riguarda i problemi attuali della centrale. La radioattività che si è dispersa nel territorio circostante per la fusione di tre reattori, quella è sul terreno nel raggio di chilometri e chilometri. È per questo che la gente nel raggio di 20 Km non può tornare a casa, non perché potrebbe “succedere qualcosa alla centrale”, perché è già successo pochi giorni dopo lo tsunami.

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