Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji?

Quando si affronta seriamente lo studio dei kanji, ci si scontra con il concetto di “radicale” e si leggono commenti (apparentemente) molto ragionevoli e fermissimi nell’affermarne l’importanza per lo studio dei caratteri giapponesi… fino alla fatidica frase “Devi imparare il radicale (ufficiale) di ogni kanji”, che per me è lì a fianco a “È necessario imparare il giusto ordine dei tratti di (kana e) kanji” sul podio delle boiate (nell’insegnamento del giapponese).

Il fatto è che certi “dogmi” vengono tramandati dai professori universitari ai loro studenti, che poi scrivono su internet e, in virtù della faticaccia che devono fare a scuola, si sentono adatti a pontificare sul tema. I giapponesi stessi la pensano allo stesso modo, ma hanno una tradizione in quanto a “non mettere in discussione il sistema” (scolastico o no).

E allora? Chi sei tu per dire che tutti gli altri hanno torto? …direte ragionevolmente voi.

Non che non capisca l’obiezione, ma lasciatemi dire solo un’altra cosa prima di tacciarmi di presunzione. Nessuno, né prof né studenti né i vostri amici giapponesi, NESSUNO dice mai perché tutto ciò sarebbe importantissimo.

Dell’ordine dei tratti nello scrivere i kanji ho già parlato nell’articolo La forma dei kanji: calligrafia, ordine e numero dei tratti, dei radicali parleremo oggi ovviamente, cercando di spiegare qual’è la verità alla base della leggenda… ovvero cosa è importante e cosa no. Ma andiamo con ordine e partiamo da cosa sono in effetti questi “radicali”.

Cosa sono i radicali?

Il concetto di radicali nasce in Cina, quando si decise di compilare un certo dizionario. Non essendoci lettere o kana per dare un ordine al dizionario, furono scelti (del tutto arbitrariamente) quelli che a noi sono noti come “radicali”.

Questi “radicali” altro non sono se non “pezzetti” di kanji…Basta vedere l’immagine qui sotto: il kanji è chiaramente formato da tre diversi “pezzi”.

studio i radicali dei kanji o no kanji kai

Se si osservano le ultime due righe della descrizione si nota che 角 è il radicale del kanji (部首 bushu in giapponese), mentre tutte e tre le parti che lo compongono 角 刀 e 牛 compaiono vicino alla scritta 構成要素 kousei youso, ovvero “componente”.

Oggigiorno i radicali sono ufficialmente 214. Ciascuno di questi “pezzetti” era usato come “titolo di un capitolo del dizionario”. Nel capitolo intitolato con un certo radicale erano elencati solo dei kanji che contenevano quel radicale (o “pezzetto” se preferite)… ma attenzione, non tutti i kanji che lo contenevano.

Se un kanji conteneva infatti due o tre “pezzi” che erano stati scelti come “radicali” (e che quindi davano il nome a diversi capitoli del dizionario), in quale capitolo bisognava inserire il kanji in questione? Anche questa scelta fu fatta arbitrariamente (anche se esistono delle “linee guida” di solito rispettate).

Ad esempio il kanji visto nell’immagini è formato da tre diverse componenti. Ciascuno di questi “pezzetti di kanji”, per coincidenza, è anche un radicale perché appartiene alla lista dei 214 radicali di cui sopra. Come “radicale ufficiale” (che può essere solo uno) del kanji 解 è stato scelto 角 (una delle “linee guida” cui accennavo è che in un kanji diviso in una parte destra e una sinistra, il radicale di solito è la componente di sinistra).

Su questo sito parlando di radicale (ufficiale)” mi riferisco al radicale scelto per un dato kanji, nel cui “capitolo” (sul dizionario) rientra il kanji in questione. Parlando di componente mi riferisco a una parte, un “pezzetto” di kanji ben individuabile e distinguibile dal resto.

Abbiamo visto le componenti di 解 mentre possiamo dividere, in due o tre, kanji come 時 (日 + 土 + 寸), 持, 待, 侍 e 等 o anche 道 che è 辶 + 首 e via così per tantissimi altri kanji (è la pratica a suggerirci come suddividere i kanji poiché si tende a imparare naturalmente il significato delle singole componenti).

Le componenti, come anche i radicali, possono essere a loro volta dei kanji se prese da sole: è il caso di 首 kubi, il kanji di “collo”, “testa”, che ritroviamo in 道 (il perché è spiegato nell’articolo Horror kanji – 道 la strada… verso l’inferno!). Oppure possono essere solo e soltanto dei pezzetti di kanji, come 辶 che ha un suo significato (etimologico) come componente (strada, cammino, viaggio), ma non è un kanji se preso da solo. Ci sono anche delle componenti a cui si stenta a dare un significato… come 丶 丿 e 亅, ma per fortuna non sono molte.

A cosa serve conoscere il radicale di un kanji?

L’utilità di conoscere il radicale di un kanji è insita nel concetto stesso di “radicale”. Se si conosce il radicale “ufficiale” del kanji, cioè il pezzetto ufficialmente scelto per indicizzare il kanji nei dizionari, si potrà cercare il kanji in questione sfogliando l’indice per radicali del nostro dizionario.

Sembrerebbe una cosa fantastica e indispensabile, ma io dico che è inutile e “dispendiosa”. Perché secondo voi?

Serve davvero conoscere il radicale di un kanji?

No. L’inutilità di conoscere il radicale (ufficiale) di un kanji è stata sancita dall’epoca moderna. Esistono infatti vari indici in un qualunque dizionario di kanji: per radicale, per pronuncia, per numero di tratti, per codice SKIP (per questi ultimi due basta saper contare i tratti di un kanji, conoscendo alcune regole, non serve ricordare a memoria il numero di tratti del kanji).

Ok, ma mi sembra comunque un’idea valida quella di poter consultare un indice in più! – dirà qualcuno.

Eh sì, sembrerebbe così, ma ci sono altre obiezioni in materia:

  1. Ci sono, come dicevo, delle linee guida che permettono di supporre quale sia il radicale ufficiale del kanji.
  2. Ricordare nozioni come radicale ufficiale e numero di tratti per ogni kanji è uno sforzo di memoria molto, molto pesante. Ancor più perché sono solo delle “nozioni senza reale fondamento”, senza un rapporto logico con il kanji (il radicale è scelto arbitrariamente, non è che ne spieghi qualcosa, che so, l’origine etimologica, mentre il numero di tratti è solo un numero).
  3. Se si è in grado di riconoscere le varie componenti del kanji e/o si conoscono le regole per contare i tratti e/o come tracciarli e/o l’ordine in cui farlo, moltissimi dizionari elettronici o online ci permettono comunque di trovare il nostro kanji…
    👉 (contando e) inserendo il numero di tratti
    👉 selezionando le componenti da una lista
    👉 tracciando a mano il kanji
    …per scrivere a mano il kanji basta riscriverlo con il giusto numero di tratti ed esce una lista con delle possibilità (che considerano la nostra possibile brutta calligrafia e il fatto che potremmo non conoscere l’ordine dei tratti ufficiale).

In virtù di tutto ciò, secondo voi vale ancora la pena di dar retta alla vecchia scuola di pensiero che recita come un mantra “è importantissimo imparare il radicale ufficiale di un kanji, il numero di tratti e l’ordine in cui tracciarlo”? Secondo me no.

Allora posso ignorare del tutto i radicali?

…ehm no. O meglio sì, i radicali sì, ma non le componenti. Ci sono vari motivi.

1. I kanji si scrivono una componente alla volta

Ricordare, dunque, un nuovo kanji non vuol dire ricordare una sequenza di una ventina di tratti, ad esempio, ma ricordare le tre o quattro componenti da cui quel kanji è formato (componenti che uno ha scritto talmente tante volte che non ha problemi a ricordarsele). Per esempio, riprendendo l’esempio fatto più su…

studio i radicali dei kanji o no kanji kai

…non è necessario ricordare tratto dopo tratto i 13 tratti che lo compongono. Basta ricordare le sue tre componenti, 角 corno, 刀 katana e 牛 mucca, e in che posizioni compaiono nel kanji. Sembra la stessa cosa dal punto di vista di un principiante, ma se avete già studiato le tre componenti in questione, vi assicuro, c’è una grossa differenza.

2. Le componenti aiutano a ricordare il significato dei kanji

Usare le componenti non aiuta solo a “velocizzare” la memorizzazione, la rende anche più efficiente. In due modi principalmente.

Le componenti, come accennato, hanno di solito dei significati. Il significato dei kanji è a volte legato al significato delle componenti. Non è sempre vero, ma, perlomeno, una delle componenti dà di solito un’indicazione sul significato del kanji. Per esempio in tutto ciò che riguarda i liquidi ricapita la componente detta sanzui, 氵, che ricorda tre gocce d’acqua (ed è una “abbreviazione” di 水 mizu, acqua fredda). Per esempio 池 ike, stagno, 海 umi, mare, 湖 mizuumi, lago, 海洋 kaiyou, oceano, 液 eki tai, liquido, 汽車 kisha, treno a vapore, ecc.

Ma non solo! E veniamo così al secondo punto (molto più interessante!)

Grazie ai significati delle componenti è possibile memorizzare il kanji: costruendo una frase o una vera e propria storiella che li riunisca tutti, è possibile fissare nella mente gli elementi del kanji e quindi riuscire a riscriverlo, semplicemente ricordando la storiella in questione!

Possibile? Non è che così mi devo ricordare il kanji E la storiella e così faccio più fatica?

No, perché con la memorizzazione, in questi casi, “more is less”, ovvero più la storiella è complessa, ma soprattutto particolare, strana, e più è facile ricordarla…  e con essa il kanji ovviamente!

Di questo metodo e dell’uso dell’etimologia (in modo molto simile) ho parlato nell’articolo FAQ – Il metodo Heisig.

3. La componente fonetica aiuta a ricordare la pronuncia

Quasi tutti i radicali/componenti hanno un significato (degno di questo nome), ma non tutti come nel caso del kanji visto più su, le varie componenti sono anche dei kanji a sé stanti, se prese da sole. Quando ciò succede però, quando cioè una componente, se presa a sé, è anche un kanji, in quanto kanji ha, ovviamente, perlomeno una pronuncia.

Un 70% dei kanji d’uso comune è formato da una componente che (come l’acqua nel caso degli esempi visti più su) suggerisce qualcosa del significato del kanji, e una componente che è stata inserita nel kanji in sostituzione di qualcos’altro, più difficile da scrivere, con l’obiettivo di suggerire la pronuncia del kanji… Chiameremo questa componente “fonetica” (dal greco “fonos”, suono).

È così che ci ritroviamo in una situazione per cui 召 紹 招 昭 e 詔 si pronunciano tutti SHOU! Gli ultimi 4 kanji avevano la stessa pronuncia shou ed erano scritti in modo diverso tra loro, ma si è deciso di semplificare la scrittura e nel contempo di suggerire la pronuncia del kanji, così in tutti è stato inserito il kanji 召.

È così che tanti kanji hanno perso il loro valore di “ideogrammi”, non sono più, cioè, dei “disegni” che rappresentano qualcosa, un oggetto o un’idea: per molti una parte del disegno è stata sostituita, inserendo un altro disegno, più semplice e con la stessa pronuncia che aveva il kanji.

Le situazioni poi sono varie. In certi casi c’è una ragione etimologica e anche se c’è una componente in comune, la pronuncia non c’entra. In altri casi, invece, la nuova componente inserita non si limita a semplificare la scrittura e suggerire la pronuncia, ma suggerisce anche un significato aggiuntivo, una sfumatura di senso.

La sostanza però è che in molti casi, grazie alle componenti potremo ragionevolmente provare a indovinare la pronuncia del kanji in esame! Ad esempio, secondo voi 照 come si pronuncia?

Piccola curiosità. Questo tipo di semplificazioni nascono ancora oggi. Per esempio c’è una scrittura non ufficiale dei kanji 摩 e 磨 (letti entrambi “ma” e con significato simile) che sostituisce quasi l’intero kanji con il katakana マ (ma), inserendolo sotto l’elemento 广.

Usare le componenti nello studio (ignorando i radicali)

Un ottimo metodo di studio (è stato il mio perlomeno) è quello fornito dall’ormai quasi introvabile, ottimo libriccino Kanji ABC: A Systematic Approach to Japanese Characters di Foerster e Tamura. Si tratta di studiare i kanji appoggiandosi molto al concetto di componente, raggruppandoli non per radicale (con uno stesso radicale ci sono spesso decine di kanji), ma per una componente in particolare, in modo da studiare insieme kanji con pronuncia simile (se li si riunisce in gruppetti di kanji che hanno in comune la stessa “componente fonetica”) e/o significato affine (se la componente che accomuna i kanji del gruppetto di kanji in questione è una componente che fornisce “una parte del significato” del kanji).

Ad esempio ricordo i kanji citati più su, e letti tutti SHOU, perché li ho studiati tutti insieme, nello stesso gruppetto. Non sempre la pronuncia è identica come in questo caso, a volte è solo simile, come nel caso di 軽 KEI, 経 KEI, 径 KEI, 茎 KEI e… 怪 KAI. Ma insomma, meglio di niente, no?

E soprattutto il gruppo, che è di quelli lunghi, è formato solo da 5 kanji. Se avessimo provato a studiare per radicali, cosa sarebbe successo?

Prendiamo il primo kanji: 軽 karu.i, KEI, leggero. Il suo radicale ufficiale è 車 kuruma, carro, veicolo. Se avessimo voluto studiare tutti i kanji con il radicale in questione, avremmo dovuto studiare un gruppo di ben 27 kanji …e sarebbe stata un’impresa scoraggiante.

Bene, abbiamo concluso questo lungo post. Spero sia stato utile a chiarirvi l’idea sull’uso dei radicali nello studio dei kanji, anzi, per la precisione sull’uso “ufficiale” dei radicali “ufficiali” (che di norma si porta avanti per istigazione di qualcuno, in classe o su internet) e sull’uso “non ufficiale” dei radicali, o meglio, delle “componenti”, molto, molto più ragionevole e pratico.

17 pensieri su “Miti dello studio – Studiare o no i radicali dei kanji?

  1. Grazie mille per il post! Ora mi è tutto più chiaro sui radicali quindi penso che continuerò a studiare i kanji semplicemente seguendo l’ordine scolastico almeno finchè non avrò più scioltezza con hiragana e katakana e soprattutto con la grammatica, allora proverò certametne il metodo di studiare i kanji in gruppi di componenti fonetici simile sperando funzioni anche per me ^_^ Grazie ancora

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    • Penso tu faccia bene a far così. È un metodo utile soprattutto per i kanji più complessi, mentre è bene sapere già quelli più semplici prima di usarlo perché molti di loro (molti dei kanji semplici) sono anche componenti, fonetiche e non.

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    • Non nascondo di non averla pensata, ma siccome ho scritto il post proprio il giorno in cui è scomparso mi sono detto “no, too soon”.

      Comunque, in breve e per non dare adito a possibili fraintendimenti da parte di altri utenti, io non sono contro i radicali. Sono pro studio delle componenti ma sono contro lo studio del radicale ufficiale per ogni kanji, che è una perdita di tempo.

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  2. Mi chiedo un paio di cose:

    1) il “trucchetto” con sanzui immagino non funzioni sempre e comunque? Nel senso ci saranno parole che lo usano ma che non hanno niente a che fare con l’acqua, od altri kanji che hanno parti comuni tra loro ma non come signifcato?

    2) Ogni tanto mi chiedo con che logica abbiano associato i kanji (o parole composte): per capirci passi da 足+音 = 足音 e simili a cose a cui, perlomeno io, ancora non ci vedo nesso logico… per dire nel tuo stesso esempio perché mucca+katana+corno prendono quel significato? L’unica spiegazione che mi riesco a dare è che dipenda dal diverso significato/lettura tra kun’yomi ed on’yomi ma boh! ^o^

    P.s.
    Fortissima l’immagine di copertina! “Rubata” da qualche parte o lavoro della tua signora?
    Ricordo d’aver visto sul post su Line tempo fa che è assai brava!!! ^_^

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    • Sì ad esempio, 家計簿 kakeibo è un quaderno con tutte le spese e i conti di casa. Il Bo finale è proprio un simile quaderno, un “registro” …e contiene sanzui. Comunque sanzui molto spesso indica una parentela con acqua o liquido.

      Perché katana era in effetti una lama e con una lama si tagliavano le corna ai buoi.
      Ora, l’idea di tagliare è connessa a quella di suddividere in piccole parti e da questa si arriva ai due significati di quel kanji: scogliere (sia nel senso di sciogliere lo zucchero nel caffè, sia nel senso di sciogliere un nodo) e risolvere (es. un problema).

      Sembrerà assurdo, ma anche in italiano queste parole sono collegate dall’etimologia (solvente e risolvere, ad esempio… la stessa parola soluzione ha due significati, ciascuno dei quali si ricollega a uno dei due significati del kanji. Es.: Una soluzione di acqua e zucchero/La soluzione del problema).

      Tutte le immagini con il logo sono realizzate apposta da lei per il sito!! 😃 È una cosa che desideravo da quando ho iniziato… che fortuna che lei sia in grado 😆

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      • Grazie e… sfruttatore!!! 😛

        Comunque l’altro giorno davo un’occhiata ai vocaboli per l’N5, che son parecchi… vorrei dire una montagna ma non vorrei esagerare hehe!
        Stavo cercando, per divertimento, di capire il significato di qualche parola solo dai kanji che conosco, visto che come scrivi te sapere il significato dei singoli kanji può appunto aiutarti ad intuire una parola che non conosci.
        Molte volte funziona, o comunque ti da un’idea ma magari non arriveresti alla parola esatta senza un aiuto quanto meno, ma altre volte mi pare campato in aria.

        Per esempio mi son accorto che conosco entrambi i kanji di sensei 先生, però se il primo lo associo a precedente ed il secondo a vita/vivere/nascere onestamente mi verrebbe a pensare a qualcuno che s’è reincarnato o simili… cioè potrei anche pensare a qualcuno che è talmente bravo/pieno di conoscenza che è come se abbia vissuto una vita precedente, ma solo partendo dal conoscere già il significato!!! ^_^”

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        • Chi è NATO PRIMA ha sempre qualcosa da insegnarti…

          Quest’idea comunque è meglio applicata a vocaboli che incontri più avanti. Es. 酸性雨 sanseiu è acido natura pioggia (piogge dalla natura acida, cioè piogge acide).
          地球温暖化 chikyuu ondanka
          Cioè terra-sfera e calore-calore-cambiamento …ovvero riscaldamento globale.
          懐中電灯
          Tasca dentro elettrica luce
          Luce elettrica dentro la tasca?
          Torcia tascabile!

          Certo, a volte è solo un indizio, ma aiuta.

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  3. In realtà trovo molto utile conoscere l’ordine dei tratti (o per lo meno le regole dell’ordine: dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra, l’angolo in alto a destra non è interrotto, ecc.)
    Ho un’app per android che si chiama “kanji recognizer” e riconosce i kanji anche con la calligrafia peggiore del mondo, basta che l’ordine e il numero dei tratti sia giusto. Un’altra app invece, yomiwa, vuole una calligrafia perfetta per riconoscere il kanji. Conoscete qualche altra app di riconoscimento dei kanji? o qualcosa simile alla ricerca per radicale di jisho.org ?

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    • Beh diciamo che rarissimi casi dove cambiano tutto di punto in bianco, almeno per i kanji iniziali che sto imparando, a forza di scriverli noti un certo pattern, tipo i quadrati in tutti quelli che ho visto son sempre verticale sinistra, L angolo in alto a destra e poi lo chiudono.

      Su Android sempre di Nikolay Elenkov uso WWWJDIC. Ha un riconoscimento suo ma ti suggerisce di installare proprio quella che usi tu, che si integra, e che è migliore. Il vantaggio di questa è che oltre disegnarli puoi cercarli per radicali o significato inglese. La ricerca per integrali, da quel che vedo dal tuo link, è praticamente uguale, in pratica li divide per tratti e poi quando selezioni uno ti deseleziona automaticamente quelli che non s’accoppiano col primo scelto e così via. La differenza più grande che noto, ed anche la più scomoda in realtà, è che nell’app su cell i kanji proposti non te li ordina per numero tratti ma a c***o LOL!!! Comunque fa il suo. In teoria ha anche un riconoscimento con la macchina fotografica, stile codice QR per capirci, ma onestamente quando l’ho testata ha fallito, ma magari è stata sfortuna, o font particolarmente incasinato, e non l’ho usata nuovamente per ora.

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    • Come dicevo conta più saperli tracciare ottenendo il giusto numero di tratti che non rispettare l’ordine.
      Non conosco app, se non Kanji draw che però è giusto discreta.
      Su PC invece l’IME pad di Microsoft IME è meglio di quello Google (che perde solo in questo) e riconosce puntualmente ogni kanji per quanto sbagliato sia l’ordine (quello di Google fatica anche se l’ordine è giusto!😅)

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