Proverbi – Atama kakushite shiri kakusazu

camouflage - atama kakushite shiri kakusazuATAMA KAKUSHITE SHIRI KAKUSAZU

頭隠して尻隠さず

kana: あたまかくしてしりかくさず
Lett.: Nascondere la testa e non nascondere il sedere
Lib.: Coprire la testa e scordarsi il sedere

Non è un proverbio semplice come può sembrare, anzi, mi sembra difficile anche esprimerlo in una singola frase e non ho idea se esista un proverbio italiano che corrisponda bene a questo.

Vediamo con precisione il significato e poi alcune note.

  • Innanzitutto l’idea di base è quella di pensare di aver coperto un qualche misfatto, una cattiva azione, o un proprio difetto (i.e. fare in modo che nessuno si accorga di ciò che si è fatto o del difetto in questione), ma senza in realtà esserci riusciti del tutto.
  • Grammaticalmente parlando invece il dettaglio interessante è uno solo. La seconda forma verbale, kakusazu, sembra una comune forma in -zu. Gli studenti di giapponese di norma studiano la cosiddetta “forma in ~ずに -zu ni”, che a volte, non molti lo sanno, si presenta solo come -zu (con il “ni” sottinteso), col significato di “senza + verbo all’infinito”. Sono ancora meno quelli che sanno che in effetti la forma in -zu del verbo, tolto il “ni”, è una ren’youkei, cioè la base del verbo che alcuni conoscono come “base in -masu” o “base 2”. In quanto tale può essere considerata sostantivata (per questo può prendere la particella “ni”) o una forma sospensiva. Tuttavia non è questo il nostro caso!
  • Ancora meno persone sanno poi che esiste una forma della grammatica classica (ed è il caso del nostro proverbio di oggi) che termina in -zu ed è in effetti una base, detta shuushikei (base “terminale”), di un ausiliare da cui è derivato l’odierno ausiliare che presenta le forme in -zu e -nu. In pratica un tempo questo -zu poteva andare in posizione predicativa, i.e. a fine frase, oggigiorno invece l’ausiliare in questione è cambiato e così non lo si può più usare a fine frase, bensì solo nelle coordinate, dove compare come -zu (…V-zu + frase principale), e nelle subordinate (modali), dove compare come -zu ni o -zu (ni) ed è tradotto con “senza + verbo all’infinito”.
  • Il significato di questa base shuushikei (terminale) di questo ausiliare della lingua classica è semplicemente “non …”. Insomma, dire kakusazu a fine frase non è diverso da dire kakushimasen, kakusanai (le più note forme negative), kakusanu o kakusan (due meno note forme negative, dovute al moderno ausiliare che citavo prima e costruisce anche la forma in -zu ni).
  • Infine notate un’ultima cosa: mancano le particelle del complemento oggetto (を wo). La possibilità di sottintendere delle particelle è uno dei punti in comune (tanti, curiosamente) tra giapponese classico e il moderno giapponese colloquiale.

2 pensieri su “Proverbi – Atama kakushite shiri kakusazu

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