Pillole di Giapponese 15 – Le (altre) particelle e il nostro primo verbo!

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Di particella abbiamo già parlato nelle ultime lezioni, ma lì si trattava di “particelle di fine frase”, oggi affronteremo le cosiddette “posposizioni”, che per comodità io chiamo sempre “particelle” (e basta). Per farlo però dobbiamo presentare anche un verbo. Uno qualunque andrebbe bene, ma ho deciso di partire dal verbo “arimasu”… Vi chiedete perché proprio “arimasu” e cosa vuol dire?

Scopritelo in questa nuova Pillola di Giapponese! (⌒▽⌒)

Il verbo “arimasu” è… un altro verbo essere! Σ(゚Д゚) O meglio è il verbo “esserci“; equivale insomma al nostro verbo essere, ma solo quando indica il trovarsi in un posto. Per esempio “Yokohama è in Giappone” (qui “è” = “si trova”) o C’è un elefante morto in cucina!” (qui “c’è” = esserci“) o “In Giappone ci sono due monti Fuji” (anche qui “ci sono” = “esserci”).

Un’ulteriore particolarità di questo verbo “arimasu” è che si usa solo quando il soggetto è qualcosa di inanimato, quindi sono escluse le persone e gli animali (vivi >.<). Viceversa un aspetto in comune con tutti gli altri verbi è il fatto che non cambia, qualunque sia il soggetto: “arimasu” si può tradurre sia con “c’è” sia con “ci sono” , o anche solo con “è” o “sono” a seconda della frase. Tutte le frasi degli esempi più su se tradotte finirebbero in “arimasu”.

Le particelle

Le particelle, o meglio le “posposizioni”, sono un po’ come delle etichette che si attaccano subito dopo una parola¹ per chiarire il ruolo di quella parola nella frase. Vediamone subito due.

  • が ga serve a sottolineare il soggetto di una frase.
  • に ni serve (tra le altre cose) a indicare il luogo in cui qualcosa/uno si trova.

Mettiamo ora insieme tutto quel che abbiamo imparato in un esempio.

ビル ばくだん あります。
biru ni bakudan ga arimasu.
C’è una bomba nell’ edificio. (Per favore contattate Steven Seagal)

Da notare come “ga” non abbia traduzione in italiano. Questo perché noi attacchiamo delle “preposizioni” (a, di, da, in, con, su, per, tra, fra) ai sostantivi (=nomi) che compaiono in una frase per indicare il loro ruolo nella frase; non lo facciamo però per tutti i nomi nella frase. Soggetto e complemento oggetto restano senza, in italiano, in giapponese però ogni sostantivo (nome) che compare ha la sua “etichetta”, così è tutto più chiaro!

¹Ecco perché si chiamano pos(t)posizioni e non preposizioni come in italiano: vengono scritte dopo e non prima della parola a cui si riferiscono. Per esempio “a Milano” in giapponese (di solito) sarà “Mirano ni“.

Anche per oggi ci fermiamo qui. Spero sia tutto chiaro, nel caso fatemi sapere nei commenti!

Gli articoli di questa rubrica sono raccolti nella pagina Pillole di Giapponese.

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