Domande – Le pronunce irregolari

Esistono in giapponese delle “pronunce irregolari”, o “speciali”, se preferite, oltre alle solite pronunce on e kun, quelle di origine cinese e di origine giapponese, che già conoscete e studiate, e alle pronunce “aggiuntive” tipicamente incontrate solo nei nomi (e quasi mai studiate, per fortuna).

Perché una pronuncia può dirsi irregolare? Ovviamente perché esistono per contro delle pronunce regolari. Queste sono le pronunce convenzionalmente permesse per così dire dal Ministero dell’Istruzione giapponese. Insomma se nella lista pubblicata dal Ministero, per un dato kanji è presente una data pronuncia, quella pronuncia è regolare e ufficiale.

Esistono vari tipi di pronunce irregolari nei kanji. Alcune di queste sono riconosciute come importanti, sebbene irregolari, dal Ministero stesso, così dopo la lista ufficiale dei kanji, viene dato un elenco di parole, non molte, in cui compaiono dei kanji con pronunce atipiche (NB l’elenco delle parole in cui si trovano kanji con pronuncia irregolare è disponibile qui sul sito).

Se sono “riconosciute”, è davvero il caso di definirle “irregolari”? Sì, perché non si incontrano spesso, ma solo in una o due parole… quelle citate nell’elenco, appunto. Quindi più che imparare quella pronuncia (a volte è letteralmente impossibile) è bene imparare la data parola in cui essa compare.

Dunque vediamo ora degli esempi per cercare di capire attraverso di essi che “tipi di pronunce irregolari” esistono.

(1) Pronunce ottenute da modifiche a pronunce regolari

In questo caso ricadono varie parole suggerite nella lista di vocaboli di cui sopra. Esempi chiari, riconoscibili immediatamente sono 心地 kokochi, sensazione, (il primo kanji di norma si leggerebbe kokoro) e 景色 keshiki, vista, panorama (il primo kanji di norma si leggerebbe “kei”).

Un altro esempio simile è 上手 jouzu, abile, punto forte, nel quale il primo kanji ha pronuncia regolare, il secondo invece normalmente sarebbe letto “shu”, ma qui diviene “su” e quindi è sonorizzato in “-zu”.

Quest’ultimo esempio ci porta al prossimo punto.

(2) 義訓 gikun

Il termine gikun si riferisce a parole di origine giapponese (o ai kanji con cui le si scrive) alle quali è stata attribuita una scrittura in base al senso della parola. I gikun si scrivono cioè con dei kanji messi lì in base al loro significato e ignorando la loro solita pronuncia.

Ad esempio la parola “umai” può avere lo stesso significato di 上手 jouzu e quando è così “umai” si scrive 上手い …che leggiamo appunto “umai”, non “jouzui”!.

Un esempio simile è la parola おいしい oishii, delizioso, che in kanji si scrive 美味しい perché i suoi kanji, 美味 bimi, significano “squisitezza” o “squisito”. Tra l’altro anche “umai” può significare “buono da mangiare”, così come oishii… è solo un po’ più colloquiale. Be’,  indovinate un po’ come si scrive in questo caso? Esatto 美味い …e ovviamente si legge ancora “umai”.

Altri gikun interessanti? Il termine “ama”, ad esempio, che indica qualcuno che si immerge per pescare… e si scrive 海女 o 海人. Il primo kanji è quello di 海 umi, mare. Il secondo kanji invece varia a seconda che il “sub” in questione sia donna (poiché il kanji 女 di 海女 indica una donna) oppure no (poiché il kanji 人 di 海人 significa solo “persona”).

Tra i miei preferiti c’è certamente kurage, medusa, che si scrive 海月 con i kanji di “mare” e di “luna”, dato che le meduse arrivano con le maree e le maree sono legate alla luna…

Ci sono tuttavia gikun molto più complessi da capire…

(3) Un confuso mix dei casi (1) e (2)

Immagino che il titolo lasci interdetti. Tanto per cominciare ci sono casi come il ben noto 今年 kotoshi (quest’anno, l’anno in corso) dove solo la prima parte è riconducibile al gruppo (2) dei gikun. Difatti la parola kotoshi viene palesemente da この年 kono toshi (questo anno) o meglio, in kanji, da 此の年. Sì, ha un “no” di troppo, ma accade spesso che il “no” sia eliso, come in 山手線 che si legge sia yamanote-sen che yamate-sen (si tratta della linea ferroviaria Yamanote, a Tokyo). In questa dicitura, 此の年/此年 si è poi sostituito il kanji 此 con 今 per intendere “attuale”, invece di semplicemente “questo”.

Se è vero che nel caso precedente un kanji è stato scambiato, a senso, con un altro, ma il secondo è rimasto con la sua pronuncia regolare, ci sono casi più problematici… per esempio 今朝 kesa, stamattina, che viene da kono asa (questa mattina) …perso il “no” il kanji 此 che veniva letto con la pronuncia alternativa “ke” è stato sostituito anche in questo caso da 今 , mentre il secondo kanji si legge solo “sa” invece di “asa”, per motivi fonetici.

Un caso simile, eppure ancora più complesso è il famoso 今日 kyou, la cui sorte è stata estremamente simile. In origine era この日 kono hi, o meglio 此日 …ma entrambi i kanji erano letti con pronuncia alternativa, kefu …ma la parola si è modificata foneticamente diventando il “kyou”, che conosciamo e amiamo (*´艸`*)

Notate che “kyou” è uno di quei casi in cui non possiamo nemmeno provare a dire “il primo kanji si legge X e il secondo si legge Y”: kyou, a differenza di jou-zu o ke-sa è un suono indivisibile, non si può spezzare in “kyo + u”, d’altronde si legge “kyoo”.

Senza arrivare a tanto però ci si può trovare comunque davvero incasinati… p.e. con la parola ふるさと furusato, paese natale. Normalmente si scrive 故郷 …che si legge furusato, appunto, ma anche kokyou (l’effettiva pronuncia di questi kanji). Al tempo stesso questo gikun, furusato, ha un suo modo originale di scriversi: 古里 cioè “vecchio villaggio” …ma non è usato di solito.

Una curiosità

Visto che abbiamo citato i gikun, vediamo un altro uso improprio dei kanji, gli ateji. Si tratta di quei composti in cui i kanji sono usati per il loro suono, ignorandone il significato (l’esatto opposto dei gikun). Esempi classici sono 出来る dekiru, poter fare (che nulla ha a che fare con 出 uscire e 来 venire), e 面白い omoshiroi, interessante, divertente (che non c’entra, ovviamente, con 面 facciata e 白 bianco). Ma anche tanti nomi di stati e geografici, p.e. アジア ajia, Asia, in effetti sarebbe scritto in kanji: 亜細亜 a-ji-a. Lo stesso vale per イタリア itaria, Italia, che sarebbe 伊太利亜 i-ta-ri-a o 伊太利 itari, da “Italy”.

(4) Pronunce irregolari per colpa dell’okurigana

Si potrebbero fare molti esempi in realtà, ma vediamone uno per tutti: osaeru, . Questo verbo si può scrivere sia 押さえる che 押える. La riforma dell’uso dei kana ha cercato di mantenere la stessa pronuncia per un kanji, quando possibile. Ora, siccome esiste 押す osu, l’idea è quella di mantenere la pronuncia “o” per il kanji e scrivere il resto come okurigana, ma a volte si ritrova la vecchia scrittura che porta a leggere il kanji “osa”.

(5) Pronunce irregolari per colpa dei kana

Vediamo due esempi che rappresentano anche due “tipici casi”. Da un lato abbiamo il termine 難しい , difficile, che si legge muzukashii e quindi si scrive in kana むずかしい. Per affinità di suono si può trovare anche la trascrizione in kana むづかしい mutsukashii.

Dall’altro abbiamo 寂しい solo, triste (perché solo). La sua lettura ufficiale è “sabishii”, ma a volte lo si trova letto “samishii” (e come lui altri vocaboli scambiano B e M, tra questi “samurai” che ha anche una antica lettura “saburai”).

(6) Pronunce irregolari che danno una sfumatura di senso

Non si tratta tanto di dare una pronuncia irregolare a un kanji, quanto di associare a una parola un kanji particolare, per conferire alla parola una certa sfumatura. Il tutto è molto simile a quel che accade per i gikun, ma mentre lì non avevamo una scrittura alternativa in kanji (es. kurage) o l’avevamo, sebbene non fosse utilizzata (come nel caso di furusato), qui si tratta di fornire un ulteriore possibile forma di scrittura per creare una diversa sfumatura per una data parola.

Questo modo di fare, attribuire kanji diversi a una stessa parola giapponese, è una pratica normale e origina varie pronunce regolari. Per esempio il verbo 見る miru, vedere, non si scrive solo con questo kanji, per conferire alla parola “miru” sfumature diverse le si attribuiscono kanji diversi. Si ottengono così le parole 見る appunto e 診る (usato quando uno si fa “vedere”, cioè esaminare, da un medico). Ma oltre a queste ci sono anche le scritture irregolari 観る e 看る (o dovremmo dire che questi kanji hanno la pronuncia irregolare “miru”?), usati rispettivamente quando si vede/apprezza qualcosa (es. uno spettacolo, un film o un programma) e quando si “bada a qualcuno” (d’altronde 看 è lo stesso kanji di 看病 kanbyou, accudire un malato).

Bene mi pare sia tutto… ma se vi venisse in mente altro, fatemelo sapere (╹◡╹)

3 pensieri su “Domande – Le pronunce irregolari

  1. Finalmente è uscito, lo avevo dato per disperso.
    grazie per l’interessante articolo, mi interessava sapere proprio quello che tu hai scritto su: むずかしい. e su むつかしい avendoli trovati più di una volta nei vari anime e drama cercavo di capire il perchè di questo scambio di lettere.

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