FAQ – Differenza tra pronunce ON e kun

N.B. Da adesso comincerò a taggare certi articoli che rispondono a domande frequenti con la tag FAQ (Frequently Asked Questions) ovvero, come dicono i giapponesi, よくある質問 yoku aru shitsumon.

Da una domanda di Sara:

Ciao 🙂 è da più o meno 5 mesi che studio Giapponese da autodidatta e non ho compreso molto bene la differenza tra la lettura On e kun :/ cioè da quel che ho capito la lettura On si usa quando c’è un kanji da solo?!

La regola generale – che però NON è sempre rispettata – è un po’ l’opposto di quel che immagini…

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Leggere materiale in originale

Da una domanda di nigosH:

mi piacerebbe sapere dove si può reperire online materiale di lettura di livello medio basso, ideale sarebbe fumetti ma qualsiasi cosa va bene.

Come fare a trovare materiale giapponese scritto in originale?

Possibilmente semplice e/o in livello graduati, per l’apprendimento, giusto? O magari preferite fumetti? Oppure siete ormai ferrati e volete cimentarvi con la letteratura. Sicuramente ci sono vari modi, ma potreste non esserne a conoscenza o evitarli perché “illegali” (in effetti siamo in una zona grigia, ma lasciamo perdere).

A prescindere dalle sfumature, di gusti e esigenze, questa è una domanda che ci siamo posti tutti (o almeno i più, suppongo). Cosa si può usare che sia legale E gratuito?

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Nuovi vocaboli – Kabe-don

kabedon114 modi per liberarsi da un kabedon. Situazione (vd. video) del tutto indesiderabile

Un vocabolo relativamente nuovo in giapponese (con cui inauguriamo una nuova “rubrica” di Giapponese contemporaneo e slang) è questo 壁ドン kabe-don.

Kabe significa “muro”. Invece “don”? Due interpretazioni. Una semplice: il “don” è il rumore della mano che sbatte sul muro (vd. immagine sopra).

Altra interpretazione, la mia preferita, è quasi uno scherzo, ma perdonatemela… Il don starebbe per 丼 letto don o donburi a seconda dei casi. Di questo secondo termine avrete sentito parlare, immagino, o forse avrete letto il mio articolo Stranezze giapponesi (21) – OOMORI & Co., oppure avete semplicemente ordinato un カツ丼 katsudon al ristorante giapponese.

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Parole con o senza kana?

okurigana 1

Da una domanda di Francesca in calce all’articolo I Numeri Fortunati:

Intanto complimenti per il sito e per il gran lavoro, davvero. Ho un dubbio sul famoso proverbio “Cadere sette volte e rialzarsi otto″. Ho trovato due modi per scriverlo:
七転び八起き e 七転八起, non capisco bene la differenza, qual è il più corretto? Grazie!

Quello della presenza/assenza dei kana (送り仮名 okurigana, per la precisione) in certe parole è un annoso problema. Ufficialmente risolto, ma nella pratica del tutto irrisolvibile.

Gli stessi giapponesi non sono immuni da okurigana 2problemi legati all’okurigana: Ci va o no? Qual è la corretta scrittura? E (spesso) Dove “finisce il kanji” e dove inizio a scrivere in kana?

Posso darvi un paio di esempi legati alla mia esperienza personale.

Primo. Una mia sensei mentre studiavo in Giappone scrisse alla lavagna 無駄ずかい , mudazukai, mentre la scrittura corretta è in realtà 無駄づかい , muda-dukai. L’errore è dovuto al fatto che la pronuncia dei due termini è identica (trascrivo “du”, ma leggo “zu”), è l’origine ad essere diversa in quanto la parola è composta e la seconda, presa a sé stante, in kana andrebbe scritta つかい .

Aggiungendo la sonorizzazione del nigori si ottiene la seconda scrittura vista sopra (mentre la prima è errore). Si trovano spesso, anche su internet, errori del genere (nell’immagine a fianco l’esempio di un cartello con tanto di correzione: chikazukeru si scrive 近づける e non 近ずける!).

Uhazukashiin secondo esempio è quello di un’altra mia sensei, che inizialmente mi aveva corretto una parola nel test di kanji (99/100, grazie di averlo chiesto) per poi accorgersi dell’errore.

La parola in questione era 恥ずかしい hazukashii (nell’immagine a sinistra). Si tratta di un termine che trae spesso in inganno per l’uso particolare dell’okurigana. hazukashii infatti, con il suo okurigana -zukashii, è decisamente insolito poiché di norma gli aggettivi che terminano in -shii hanno solo questa parte in kana, salvo determinati aggettivi che presentano in kana anche altre parti, in genere “ka” (es. 懐かしい natsu-kashii)… ed ecco quindi spiegato l’errore della mia prof che aveva scritto 恥かしい invece della forma corretta 恥ずかしい.

Perché vi dico tutto ciò?

Perché non dovete sentirvi soli se trovate difficoltà a ricordare il corretto okurigana di una parola o vi chiedete perché è così e non diversamente. Ci sono dietro delle ragioni, ovviamente. Ad esempio 懐かしい natsukashii si scrive così per conservare un’identica pronuncia della parte in kanji di questa parola se la si confronta con altre parole scritte con lo stesso kanji (i.e. 懷く natsuku e 懐ける natsukeru). Tuttavia, sarò franco, non serve sapere tutte queste ragioni: così come ai giapponesi, anche a voi basterà un po’ di “memoria bruta” (è ovvio che la “forza bruta” qui non serve a molto).

Dunque veniamo alla domanda di Francesca: 七転び八起き o 七転八起 ? Una delle due forme è un errore? Affatto, sono entrambe corrette.

Spesso gli stessi “errori” che si incontrano oggi giorno,okonau sono oggi degli errori solo perché sono state stabilite delle convenzioni in proposito (ad esempio persistono due scritture per la parola okonau: 行う e 行なう, ma solo la prima è “ufficiale”). In passato, come esistevano più forme di scrittura per i kana (come ho detto nell’articolo dove ho parlato di hentaigana, Parole con o senza kanji), così esistevano più modi di scrittura per l’okurigana.

Uno degli yojijukugo (四字熟語 composti di 4 kanji) più famosi e diffusi è certamente quello che si trova nei cartelli di quasi tutti i negozi, istituti, industrie, cantieri… Sto parlando della scritta 立入禁止 tachiiri kinshi (vietato l’ingresso). Il fatto è che la “normale” scrittura – la scrittura ufficiale – è quella con l’okurigana, ovvero 立禁止 (taCHI iRI kinshi). Eppure è la meno usata, perché? Perché inutilmente lunga e perché comunque tutti sanno come leggere quella scritta e non avranno il dubbio se si legga “tachiiri kinshi” oppure, con pronuncia d’origine cinese, “ritsunyuu kinshi”. Insomma, è entrata nell’uso normale la scrittura senza okurigana in questo caso.

tachiiri kinshiNel caso presentato dalla nostra Francesca la situazione è ancor più complessa.

Esiste la scrittura 七転び八起き nanakorobi yaoki; inoltre esiste anche la scrittura 七転八起 .

Quest’ultima può essere letta come se fosse scomparso, nell’uso comune, l’okurigana, cioè può leggersi come prima nanakorobi yaoki, con la pronuncia kun’yomi dei kanji (d’origine giapponese). Fin qui la situazione è uguale a quella di tachiiri kinshi… cosa cambia?

七転八起 può essere letto anche shichiten hakki, con la pronuncia on’yomi (d’origine cinese).

Dunque…

Per convenzione la scrittura con okurigana si legge con le pronunce kun’yomi dei kanji (è proprio l’okurigana a suggerirci la lettura “nanakorobi yaoki”). Invece la scrittura senza okurigana di norma si legge con le pronunce on’yomi dei kanji (i.e. è l’assenza dell’okurigana a suggerirci la lettura “shichiten hakki”).

Tuttavia, nell’uso comune, per questa come per altre parole, quand’anche non si abbia l’okurigana, è possibile leggere con la pronuncia kun’yomi (e cioè nanakorobi yaoki), senza considerare che a volte è addirittura l’unica scelta possibile perché la parola letta con la pronuncia on’yomi non esiste (come nel caso del precedente “ritsunyuu”, pronuncia on’yomi dei kanji di “tachiiri kinshi”).

Il vero significato di nanakorobi yaoki!

Un fatto interessante legato al significato dell’espressione nanakorobi yaoki: il significato con cui è normalmente intesa, non è il più corretto. Di solito è inteso come motto e incoraggiamento a lottare, a non arrendersi mai. In realtà non è questo il senso, non direttamente e non nel modo epico in cui lo intendiamo noi occidentali.

L’idea che trasmette è quella degli alti e bassi della vita. Quindi si usa in frasi tipo “la vita è fatta di alti e bassi, bisogna andare avanti”. C’è insomma, una buona dose di rassegnazione, la “filosofia dello 仕方(が)ない shikata (ga) nai” come la chiamo io (cioè la filosofia del “non c’è nulla da fare”); un modo di pensare che permea la cultura giapponese – e, a quanto ho sentito, anche quella cinese – in un modo e ad un livello che è difficile anche solo da immaginare.

Anche quando potrebbe sembrare un incoraggiamento (3° esempio più giù), è più un rimprovero: la vita è ‘sta roba qui, rassegnati e tira avanti. Insomma, non ha appunto nulla di “epico”, come invece ci piace credere… questo anche se qualche giapponese vi facesse credere diversamente: è la cultura in cui quest’espressione è inserita ad essere talmente diversa dalla nostra, per cui una semplice traduzione non renderà mai correttamente il senso nella sua interezza.

Questi sono tre esempi presi dall’alc.co.jp un buon dizionario di frasi, online e gratuito.

七転び八起きの精神で毎日を生きていく
nanakorobi yaoki no seishin de mainichi wo ikite iku
A
ndare avanti con la propria vita con la mentalità da “nanakorobi yaoki” (che significa “fallisco, mi rialzo e vado avanti: non c’è altro modo”)

人生は山あり谷あり。 七転び八起き
jinsei wa yama ari tani ari. nanakorobi yaoki
La vita ha montagne e valli. La vita ha i suoi alti e bassi.

最初は成功しなくても、何度も試してみなさい。七転び八起き
saisho wa seikou shinakutemo, nandomo tameshite minasai. nanakorobi yaoki
Se anche all’inizio non hai successo, prova e riprova. La vita ha i suoi alti e bassi.

Spero gli esempi chiariscano il senso originale di questa espressione ^_^

Parole con o senza kanji?

makoto ni katte nagara

Da una domanda di Daniele

Ho una curiosità, visto che sto cominciando ora a studiare il giapponese: come mai alcune parole giapponesi non hanno kanji? Probabilmente sarà una stupidaggine, però …. Grazie o arigatoo gozaimasu!

Invece, come quasi sempre accade quando i lettori mi dicono “sarà una stupidaggine”, è una domanda molto interessante!
In realtà tutte le parole hanno/avevano un kanji proprio. Anche le posposizioni!

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CHIUSO, APERTO… and everything in between

unuborechuuDa una domanda posta da Giovanni sulla pagina Facebook di SdG:

Scusa Studiare (da) Giapponese,
potresti dirmi come si traducono le frasi “CHIUSO PER FERIE CHIUSO PER LUTTO CHIUSO APERTO, ossia tutte le frasi appese davanti ai negozi?

Ho pensato che creare un post di espressioni comuni fosse abbastanza interessante, per cui eccovelo qui, in tutto il suo splendore.

Trattandosi di espressioni, sarà inevitabilmente difficile (ancor più del solito) creare una precisa corrispondenza italiano-giapponese, ma ci proverò al meglio delle mie capacità.

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Domande – La forma in -mashou (ka)

Questo post funziona da ripasso e ho deciso di inserirlo nella pagina dove risponde alle domande che possono interessare tutti gli utenti e argomenti importanti ma difficili da inserire in un corso. La trovate a questo link: Risposte e Lezioni Extra.

Rispetto a quanto trovate in questo post, è possibile un diverso approccio (più facile o difficle, dipende solo da voi e dal vostro modo di vedere). Ho scritto altri tre post in merito nelle Lezioni “in sintesi” per il JLPT N5. Li trovate ai link qui sotto e potete leggerli prima o dopo il post di oggi:

  1. Forma volitiva/esortativa in -ましょう
  2. Chiedere e proporre qualcosa (1) – il focus sul parlante: -ましょうか
  3. Chiedere e proporre qualcosa (2) – il focus sull’ascoltatore: -ませんか

L’idea per questo articolo nasce da una domanda di Eli.

”Vましょう si usa per proporre di fare qualcosa insieme.”
Negli esercizi di conversazione. però. mi pongono come esempio ciò che segue:
A: 私は明日銀行へ行きます。ローラさんも一緒に行きますか。
B: はい、行きます。何時頃行きますか。
A:2時頃行きましょう。
In base a quello appreso a lezione avrei utilizzato “ましょう” anche nella seconda e terza frase:
”ローラさんも一緒に行きましょう。”
”はい、行きましょう。”

Le mie domande sono: entrambe le forme sono corrette?
Se sì, quale è quella più corretta e perché?

 

Ed ecco la mia risposta.

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Vocaboli – Wakaru, wakaru…

Riprendo a postare attivamente ora che i recenti problemi, specie con WP, sono risolti finalmente (qualcuno avrà notato i cambiamenti: nuovo dominio, pubblicità… e improvvisi problemi alla grafica del blog).

A partire da un precedente commento e da un’interessante domanda di Flavio (che vi consiglio di leggere perché “di più ampio respiro”), mi sono reso conto che val la pena soffermarsi su un argomento molto frainteso.

L’uso di 分かる wakaru e 知る shiru

Quando uno studente sente dire che wakaru significa capire e shiru significa sapere, è fatta, sente di aver tutte le carte in mano per esprimersi come vuole. Le cose non sono affatto così semplici però.

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Domande (3) – La forma in “no desu”

Su richiesta di Lucka e Tenshi

La forma in のです “no desu” spesso contratta in “n-desu” è una forma abbastanza complessa, nel senso che è difficile da capire perché non ha un vero corrispettivo italiano e spesso non viene tradotta. Come prima cosa, però, specifichiamo che del のです esiste anche la forma piana, esistono cioè anche le rispettive forme colloquiali “no da” e “n-da”.

Vedremo innanzitutto come si usa nella frase, cioè come si lega a ciò che la precede e a ciò che, eventualmente, la segue (e dico “eventualmente” perché in genere è a fine frase). Proseguendo il discorso vedremo a cosa serve e come si usa.

  1. Come si costruisce una frase in “no desu”?
  2. Abbreviazioni di のです …non c’è solo んです!
  3. Cosa significa “aggiungere のです” a una frase? – Significati e usi di のです
    1. Fornire una spiegazione
    2. Cercare una spiegazione
    3. Trarre una conclusione o accorgersi di qualcosa
    4. Dare un ordine
  4. Coniugare のです …cosa vuol dire e perché farlo

Domande (2)

Da una domanda di Massimo-kun

YAPPARI come avv. ha molte traduzioni ma qual’è quella più usata?

Intanto specifico che yappari non è “da solo”, ha alcune varianti dallo stesso significato…
(1) やっぱ → (2) やっぱり → (3) やっぱし → (4) やはり
Sono in quest’ordine perché la 1 è la più colloquiale, la 4 è la più formale. Credo che yappashi venga storicamente dal dialetto di Kyoto, ma ormai si usano tutte e le si capisce ovunque.
Non li si usa mai, ma avrebbero i loro kanji (il primo è “freccia”, mentre il secondo è “allargare”/”estendere”, da cui “tirare indietro”, come tiri la corda dell’arco):
矢張り(yahari), 矢っ張り(yappari), 矢っ張(yappa), 矢っ張し(yappashi)

Veniamo al senso… Continue reading Domande (2)