Parole con o senza kanji?

makoto ni katte nagara

Da una domanda di Daniele

Ho una curiosità, visto che sto cominciando ora a studiare il giapponese: come mai alcune parole giapponesi non hanno kanji? Probabilmente sarà una stupidaggine, però …. Grazie o arigatoo gozaimasu!

Invece, come quasi sempre accade quando i lettori mi dicono “sarà una stupidaggine”, è una domanda molto interessante!
In realtà tutte le parole hanno/avevano un kanji proprio. Anche le posposizioni!

Ad esempio まで “made”, cioè “fino (a)”, si trova scritto sempre in kana, ma, seppur assai di rado, potresti trovarlo scritto anche così, 迄 (si veda l’immagine sopra, dove compare insieme a un’altra parola normalmente sempre in kana: ながら nagara).

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Allo stesso modo la posposizione “no”, a volte (in genere sulle tombe), viene ancora scritta così: 之. Dunque la scritta che vedete in figura, cioè “tomba della famiglia Seto”, è scritta 瀬戸家之墓 (seto-ke no haka).

Una volta “importati” i kanji dalla Cina non si cominciò ad adattarli al giapponese… All’inizio il cinese stesso, nel suo complesso, era la lingua colta (come da noi lo è stato il latino) che permetteva la scrittura. Pian piano si è cominciato a indicarne la lettura, poi a modificarne la lettura, associando il giapponese parlato ai kanji scritti (facendo di fatto una parziale traduzione del testo)… tutto ciò e varie altre cose hanno portato gradualmente al giapponese moderno.

Ma il punto è che in origine c’erano i kanji (cinesi), poi si è associato loro delle parole giapponesi (del parlato) per chiarirne il senso, ma così facendo gli si è attribuita una pronuncia. E questo quando ancora non c’erano i kana. Inoltre dei kanji vennero usati a volte in modo ricorrente in modo puramente fonetico, cioè solo per il loro suono, al fine di rendere per iscritto una parola puramente giapponese… alcuni di questi si usano ancora in certe parole giapponesi (il primo e il secondo kanji di 奈良 Nara e 内緒 naisho), altri per parole (ateji) di origine straniera – principalmente – come ajia 亜細亜 (Asia), altri ancora hanno dato origine a qualcosa che non vi aspettereste mai…

L’origine dei kana

A ben vedere gli stessi kana (hiragana e katakana) hanno un’origine legata alla semplificazione nella scrittura di un kanji (è il caso dell’hiragana) o all’indicare un kanji scrivendo solo un suo elemento, solo un pezzo (è il caso del katakana). Dunque i kana in un certo senso SONO kanji e qualunque parola ci appaia in kana è scritta in effetti con dei kanji! …o almeno quel che ne resta dopo secoli di evoluzione della scrittura.

L’hiragana

Un esempio del primo caso è un altro kanji usato per scrivere の “no”, ovvero 乃 che “scritto velocemente” è diventato l’odierno “no”.
Un altro esempio per l’hiragana è め “me”, che si è evoluto dal kanji di “onna”, 女 , che ha anche la pronuncia, ormai rara “me”.
Un altro esempio ancora è か “ka”, che deriva da 加 (letto “ka”) e un altro ancora è す “su” che deriva da 寸 (oggi letto “sun”).

In tabella sotto avete i kanji da cui sono derivati i vari kana dell’hiragana.

hiraganaorigin

Il katakana

Un possibile esempio per il katakana è il kana リ , “ri”, che viene dal kanji 利 , pronunciato, indovinate un po’… “ri”. Un ulteriore esempio è quello di タ , “ta”, che viene dal kanji 多, pronunciato, ormai lo avrete capito, “ta”.

La tabella sotto – sul katakana ovviamente – è il corrispettivo della precedente, ma noterete che i katakana prendono un frammento (il primo kanji, letto kata, in katakana 片仮名 è lo stesso di 欠片 kakera, che significa “frammento”) di un kanji, così com’è, senza che questo sia stato modificato dalla scrittura corsiva (così è in genere facile riconoscere questi kana nei kanji “di appartenenza/origine”).

Katakanaorigine

Gli hentaigana

AW-WRF-1Quelli sopra sono gli attuali kana (con un paio di infiltrati antiquati, wi e we), ma esistono forme alternative ormai in disuso che però, davvero di rado, ancora si incontrano: gli 変体仮名 hentaigana, cioè i kana dalla forma irregolare. Il più comune è probabilmente quello che troviamo nella parola “unagi”, anguilla, perché lo si vede spesso nei nobori, le “bandiere” verticali che fungono da insegna dei negozi. In queste il kana な “na” è sostituito da una specie di kana ふ “fu”.

               Hiragana_NA_01

Questi “hentaigana” vengono da diverse “scritture corsive” per gli stessi kanji o da diversi kanji, a testimonianza di un’evoluzione dei kana dai kanji, peraltro non proprio semplice e lineare.

Per saperne di più sugli hentaigana potete controllare wikipedia, in ita, eng o jpn.

In conclusione

Insomma tutte le parole avevano dei kanji, per così dire. Può essere che una parola sia stata associata al kanji come pronuncia. Oppure si è presa una parola giapponese e si sono usati dei kanji per farne lo spelling, usando i kanji per il loro suono.

Inoltre quelle che oggi sono parole scritte senza kanji, solo con i kana, usano dei simboli fonetici (i kana, appunto) che un tempo erano in effetti dei kanji usati foneticamente (solo per il loro suono, al fine di rendere in modo scritto una parola giapponese).

Tuttavia ciò non toglie che parole che oggigiorno potrei scrivere in kanji siano poi scritte in hiragana. A volte il kanji è stato associato alla parola in base al senso, ma il suo uso non è diffuso in modo particolare. Un esempio potrebbe essere 但し tadashi, il cui kanji in cinese ha proprio il senso di “tadashi” (ma, però, tuttavia), che oggigiorno si scrive di norma in kana.

Si potrebbero portare molti altri esempi di congiunzioni, avverbi e termini simili. Inoltre esisterebbero delle linee guida del ministero su cosa scrivere in kanji e cosa in kana; linkati trovate gli esempi riportati dal ministero al termine dell’elenco dei jouyou kanji.

La lingua però è una cosa viva: ciascuno ha il suo modo di fare e può trovare poco pratica la scrittura in kanji di certe parole… oppure stilistcamente vuole interrompere una sequela di kanji con dei kana per rendere la scrittura più semplice.

A volte poi l’autore ne fa una scelta stilistica precisa. Ad esempio viene incontro al lettore semplificando la lettura di una parola (i.e. eliminando il kanji). Oppure decide di enfatizzare un termine (specie con il katakana) o addirittura di associare le parole scritte al personaggio che le pronuncia: nei manga un bambino parla spesso con parole scritte in hiragana – perché i bambini non conoscono i kanji – e gli stranieri hanno spesso le desinenze in -masu e desu scritti in katakana – perché tendono a pronunciarle male. O ancora l’autore non vuole essere chiaro e usa i kana, giocando su una loro doppia lettura… un esempio classico è il nome di un personaggio, riportato in kana nel dialogo finché non viene chiarito con che kanji è scritto (come saprete i nomi scritti in kanji possono avere più letture, ma è anche vero il contrario: un nome si può scrivere inkanji in più d’un modo).

Insomma, ci sono tanti motivi per cui un termine oggigiorno è scritto in kana e non in kanji, quello che manca sono regole definite: al 90% si tratta di consuetudine, di cosa è normale e comune fare, per il resto è questione di stile, di giocare con le parole, diremmo noi …con i kanji in questo caso.

6 pensieri su “Parole con o senza kanji?

  1. Molto, molto interessante. Conoscevo già abbastanza le trasformazioni da Kanji a Kana, ma ora è tutto più chiaro.
    Sei riuscito a rispondere a tutte le domande che mi venivano mentre leggevo l’articolo! Stilisticamente bello ed esauriente.

    Grazie

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