Domande – Venire, andare e tornare

keroro gunsou

Ho ricevuto una domanda interessante su facebook a proposito di un argomento che, mi sono reso conto, non abbiamo mai affrontato qui sul sito, sebbene sia molto importante. Mi riferisco, come suggerisce il titolo, ai verbi venire, andare e tornare.

Questi tre importanti verbi, come vedremo tra poco, in Giapponese sono quattro (?!)

1) 来る kuru, venire, e 行く iku, andare

Per certi versi quel che leggiamo nel titoletto dovrebbe essere sufficiente: kuru significa venire e iku significa andare, cosa c’è di difficile? Be’, non sempre è così.

Possiamo cominciare dal dire che questi verbi reggono di solito la posposizione に ni del moto a luogo e, un po’ più di rado, la posposizione へ he, che indica un moto a (o verso) un luogo. Insomma

日本 に/へ 行きます。Nihon ni/he ikimasu.
Andrò in Giappone.
立花さんは、明日の同窓会に来ますか。Tachibana-san wa, ashita no dousoukai ni kimasu ka.
Tachibana, verrà alla riunione di classe di domani?
困ったら、俺のところへ来てね。komattara, ore no tokoro he kite ne.
Se fossi in difficoltà, vieni da me, ok?
明日、田中さんがこちらへ来ます。Ashita, Tanaka-san ga kochira he kimasu.
Domani verrà qui Tanaka.

Potremmo dire che queste particelle, ni e he, si traducono con “a”, ma come vedete anche dagli esempi sopra, purtroppo l’italiano non è semplice come il giapponese e a volte traduciamo queste particelle con “a”, a volte con “in”, a volte perfino con “da”… e a volte non si traducono! Ma sono comunque legate allo spostamento verso un qualche luogo.

Inoltre sia kuru che iku possono usare le posposizioni kara e made, ovvero “da” e “fino a”

バイクでイタリアから日本まで行った。baiku de itaria kara nihon made itta.
Sono andato dall’Italia fino al Giappone in moto.
イタリアから来ました。itaria kara kimashita.
Vengo dall’Italia.

Qui tra l’altro troviamo una prima particolarità. In giapponese leggiamo “sono venuto dall’Italia”, ma traduciamo “vengo dall’Italia”, al presente. Usare il presente in giapponese in questo caso suonerebbe come “verrò/arriverò dall’Italia” (il futuro in giapponese non esiste, così si usa il presente al suo posto), che però è un’espressione non adatta quando siamo già arrivati in Giappone… insomma, anche qui, non è il giapponese ma l’italiano, in realtà, ad essere un po’ “strano” (anche in inglese in effetti si dice la stessa cosa: I come from Italy, con il verbo “come” al presente).

Un’altra particolarità è che a volte kuru si traduce meglio con “arrivare”…

お~い、みんな!田中さんが来たよ。 ooi, minna! tanaka-san ga kita yo.
Ehi, ragazzi! Guardate che è arrivato Tanaka!

Traducendo Tanaka-san ga kita con È venuto Tanaka suonerebbe come dire a qualcuno che “mentre non c’eri è venuto Tanaka”, non siete d’accordo? Anche qui però possiamo chiederci se questa non sia una particolarità dell’italiano e il giapponese non sia invece più “regolare” nel suo modo di esprimersi.

Non solo! A volte kuru è meglio reso da “tornare”!

La famosa espressione 行ってきます itte kimasu o 行ってくる itte kuru in forma colloquiale… e anche la risposta a questa espressione: la forma “super-cortese”, 行ってらっしゃい itterasshai (contrazione di itte irasshai) sono delle forme che significano sempre “andare e venire”, o meglio “vado e torno” nei primi due casi e “vai e torna” nell’ultimo.. perché per noi è molto più naturale usare “tornare” in queste espressioni (ma ricordatevi che ha questo senso solo in queste espressioni e in frasi tipo “mata kita”, lett. “sono venuto di nuovo” e quindi “sono tornato“).

Ancora una volta però il giapponese è molto regolare. Ha infatti una regola molto importante che rispetta sempre su iku e kuru:

  • iku indica uno spostamento che si allontana da dove si trova il parlante; kuru indica uno spostamento verso il luogo dove si trova il parlante.

…ecco perché “itte kuru”: iku e kuru sono l’opposto uno dell’altro e itte kuru significa “mi allontano da qui dove siamo e poi vengo qui dove siamo”. Ad ogni modo, questo fatto si intuisce forse meglio in altre occasioni.

Ad esempio noi diciamo “Vieni al cinema (con me)?”, mentre i giapponesi rigorosamente “Andiamo al cinema?” …perché se dicessi a qualcuno “vieni al cinema?” in giapponese significherebbe che mi trovo già al cinema e chiedo a quella persona di muoversi verso di me, verso il parlante. Un altro esempio

Domani verrò da Lei alle dieci.
明日、10時にそちらへ(来ます/行きます)。 Asu, juuji ni sochira he kimasu / ikimasu.

Anche se in italiano non direi mai “andrò da Lei/te” in questi casi, in giapponese devo usare il verbo andare perché andando a trovare qualcuno mi allontano dal luogo dove sono, mentre il verbo kuru è riservato ai casi in cui io torno o sono arrivato nel luogo dove sono, oppure ai casi in cui qualcuno si muove verso di me.

2) Tornare, ovvero 帰る kaeru e 戻る modoru.

Qui abbiamo un solo verbo in italiano, tornare, ma ben due in giapponese (e scegliamo di ignorare il terzo, ovvero proprio kuru, che solo raramente possiamo tradurre “tornare”). Tornando a casa al posto del classico “tadaima!” (che traduciamo “Sono tornato!” ma in effetti sottintende il verbo e significa semplicemente “proprio in questo momento”), potrei usare una qualunque delle espressioni qui sotto

お~い、みんな!(来た/戻った/帰った)ぞ。 ooi, minna! kita/modotta/kaetta zo.
Ehi ragazzi! (Guardate che) sono tornato!

Ma di kuru abbiamo parlato. Qual’è la differenza tra gli altri due verbi?

戻る modoru è il verbo che significa tornare in senso più generico.

帰る kaeru è il verbo che indica il tornare a “un luogo che ci compete” (possiamo dirle tornando a casa oppure tornando a lavoro dopo esserci assentati per una commissione di qualche tipo, ecc.).

Dunque se un cliente viene due volte in negozio o in azienda, la seconda volta posso dire che “è tornato” usando il verbo 戻った modotta o dicendo また来た mata kita (è venuto di nuovo da me in negozio). Se però viene una volta e poi “torna a casa (in questo caso si allontana da me) allora dirò semplicemente 帰った kaetta, perché è tornato a casa, nel luogo che gli compete, in un certo senso. Ovviamente non so se sia tornato a casa o no, quindi “a casa” non è detto espressamente… il vero senso è che “è tornato/se ne è andato verso il luogo che gli compete” …che però non è proprio una bella traduzione, vi pare? ^^;;

Un pensiero su “Domande – Venire, andare e tornare

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